Questo Governo passerà alla storia dello spettacolo in Italia per un solo fatto, per aver cambiato nome al Fondo statale che finanzia lo spettacolo dal vivo.
Un tempo , e da tempo immemorabile, si chiamava FUS ( Fondo Unico dello Spettacolo), Meloni, che ha fatto l'università 'di lingue e del merito' l'ha voluto chiamare, d'accordo con Sangiuliano ministro ricattato da una donna, FNSV ( Fondo Nazionale Spettacolo dal Vivo): impronunciabile per tutti, ma non per chi come Meloni, ha studiato lingue.
Adesso si attende la riforma 'epocale' - catastrofale - delle Fondazioni liriche sulle quali hanno già messo le loro mani, sporche di interessi, che nulla hanno a che vedere con lo spettacolo ivi ospitato e per la salvaguardia della qualità dello stesso e delle scelte. Mettono fedelissimi e danno loro più fondi ( il caso dell'Arena di Verona con Gasdia, 'Mazziana' di ferro, e i finanziamenti aggiuntivi ad ogni passo, ne è la dimostrazione).
Adesso si attende il colpo di grazia inferto da qual genio di Mazzi, sanremese, factotum di un ministero di incapaci, con la ristrutturazione dei CdI di dette fondazioni, nelle quali il Ministero avrà di fatto la maggioranza e potrà perciò fare il buono e cattivo tempo a cominciare dalla nomina dei vertici.
Ciò che sta accadendo al Teatro San Carlo di Napoli, in queste ore, con il sindaco Manfredi, presidente del CdI in minoranza, ne è la prova provata. Lì' il CdI , a metà ( membri del Ministero e Regione), si sarebbe riunito ed avrebbe deciso di fare il nome di Macciardi, gradito a Mazzi - sarebbe un titolo di demerito, ma...- al Ministro per la nomina. Si tratterebbe del candidato anche di De Luca, non di Manfredi, e perciò con l'ennesima porcata De Luca, dopo Gergiev, l'avrebbe avuta vinta.
Può un teatro storico come quello napoletano finire nelle mani di incapaci, che badano solo agli interessi di parte, anzi di partito?
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