Da giorni si continua a parlare della situazione su lidi e spiagge di ogni parte d'Italia, dalla Romagna alla Liguria, dalla Versilia al Salento: la costante è vedere ombrelloni e lettini vuoti. Colpa del prezzo? Colpa della crisi che ha messo in ginocchio le famiglie? Se al celebre Twiga questa crisi non si vede, non è così invece in larga parte degli altri stabilimenti balneari, che lamentano cali generalizzati e iniziano a proporre le loro ricette.
Innanzitutto respingendo l'idea che la colpa sia dei gestori per via dei prezzi troppo alti: «La colpa non è certo nostra. Le famiglie non hanno soldi, non sanno come arrivare a fine mese, mutui e bollette insostenibili. E ovviamente si vede costretta a tagliare svago e tempo libero. Questa campagna mediatica contro i balneari sta facendo un danno enorme all'Italia, oggi mi ha chiamato persino il Times», afferma, in un'intervista a Repubblica, Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari e titolare di un lido a Comacchio.
«Da me 18 euro per lettini e ombrellone»
«Le famiglie sono costrette a ridurre i giorni di vacanza - aggiunge - e se devono scegliere magari fanno due o tre giorni a Ferragosto. Il mercato degli stabilimenti offre un panorama variegato: ce ne sono per tutte le tasche. E non è vero che tutti hanno prezzi altissimi». Nel suo quanto costano due lettini e un ombrellone? «Diciotto euro. Domenica pieni, gli altri giorni vuoti anche noi. Ma se andate in giro vedete che neanche le spiagge libere sono piene. La gente non si muove».
«Come organizzazione di categoria abbiamo dato indicazione di limitare l'aumento dei costi», sottolinea. «Il governo italiano non ci ha salvato affatto, anzi vuole immolare gli stabilimenti sull'altare di qualche interesse europeo più importante. Tutte le concessioni verranno messe a gara entro il 2027. Non è neanche un esproprio, ma una confisca, in stile cubano», conclude Licordari.
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