Pace fatta a Ravenna per la nomina della nuova direzione artistica del noto festival che da sempre ha avuto, non solo al vertice una Muti ( Cristina Mangiavillani) ma anche la protezione e il soccorso del celebre marito Riccardo? Sembra di sì, almeno per ora. La giovane coppia designata avrà un tutore per il primo anno ( 2026) poi se la vedrà da sola per i due successivi.
Concediamoci un momento di 'leggerezza' prima di affrontare il problema che vogliamo porci.
Raf, Ref, Rof, Mof. Tolto il Mof (Macerata Opera Festival) che sembra il suono che viene dalla cucina quando non riesce un soufflé; per gli altri tre è aperta la gara a chi fa il verso più onomatopeico .
Intanto Raf, il cantante, si è risentito ed ha preteso dai ravennati che ogni volta che citano il festival Ravenna Festival con quell'acronimo abbiano a specificare che non si tratta di lui.
Per gli altri due Ref e Rof, va detto che forse il più accettabile è proprio il più antico, inventato in quel di Pesaro, in onore del celebre concittadino Gioacchino (Rossini Opera Festival) e che somiglia tanto al verso che fanno i coniglietti se accarezzati; mentre quello del festival romano ( Roma Europa Festival) somiglia tanto allo sbuffo che facevano i vecchi treni a carbone al momento della partenza dalle stazioni.
Chiuso il momento di leggerezza, torniamo alla questione per cui stiamo scrivendo, e cioè... che cosa sarebbe accaduto se non fosse prevalsa, per la nomina alla direzione artistica la linea esposta ma anche pretesa da Cristina Muti e De Rosa? Intendiamo per la collaborazione del celebre marito della signora al festival? Muti se ne sarebbe disinteressato o avrebbe continuato a collaborarvi con i suoi concerti, e non solo con quelli - riuscendo a far mettere l'anima in pace a sua moglie (che è poi quella che in casa ed anche fuori(?) comanda, come ebbe a dirmi tanti anni fa Vincenzo Vitale amico intimo della coppia, quando mi presentò , ai tempi di Piano Time, a Cistina, nell'auditorium della Conciliazione, alla fine di uno degli ultimi concerti diretti da Riccardo Muti a Roma) ?
Devo rivelare, senza che il maestro abbia a volermene un colloquio avuto con lui a L'Aquila, quando venne a dirigervi e prima a concertare un bel concerto, dopo il terribile terremoto del 2009.
Si parlò di tante cose come anche del suo prossimo futuro impegno al Teatro dell'Opera di Roma, di cui già si parlava, ma che noi sapevamo già perchè una mattina , nella piazza antistante il Caffè Tomaselli, a Salisburgo, incrociammo Bruno Vespa. Che ci fai Bruno qui? gli chiedemmo a bruciapelo data la nostra lunga amicizia, pensando che quel suo viaggio aveva uno scopo particolare. La sua risposta fu: sono qui con Alemanno per convincere Muti ad accettare l'incarico di 'direttore musicale' all'Opera di Roma ( dove Bruno era stato nominato da Alemanno a rappresentarlo nel CdA, e di fatto quindi aveva il ruolo di Vice presidente del teatro.
Muti in quell'occasione, a L'Aquila, ci disse, testualmente: all'Opera di Roma farò quello che ho fatto a Ravenna, non solo dirigerò io, ma vi porterò anche i migliori direttori e musicisti... Si sa come poi andò a finire. Muti non volle accettare un ruolo troppo impegnativo, vi importò uno spettacolo per Nabucco fatto a Salisburgo, e poi alla prima tempesta tagliò la corda, e vani furono gli appelli di tutti, Vespa ed Alemanno compresi.
Forse l'impresa che meglio gli riuscì - ma si disse anche allora che il suggerimento era venuto da Cristina - fu l'affidamento della direzione artistica al giovane Vlad, Alessio ( fu vera gloria? o solo pagamento del debito di riconoscenza verso il babbo, Roman, che lo aveva voluto giovane a Firenze?).
Poi Muti dall'America comunicò, con lettera indirizzata a Fuortes, che lasciava l'Opera ( se la prese allora Paolo Isotta col 'Maestro', perchè non era stato da lui preavvertito, al punto che sulla famiglia Muti nei libri che scrisse dopo quell'episodio versò fiumi di...)
Da quel momento Muti all'Opera di Roma, della cui orchestra mi aveva cantato le meraviglie - sempre in quel colloquio - non ha messo più piede ( come ha fatto anche con l'Orchestra della Scala).
E torniamo alla domanda iniziale. E se non fosse prevalsa la linea della successione pretesa da Cristina Muti e De Rosa, il celebre marito avrebbe da quel momento in poi, girato alla larga dal celebre festival che lui aveva contribuito a rendere famoso?
Noi osiamo pensare che non l'avrebbe fatto, sarebbe stata troppo sporca quella sua decisione, solo per assecondare ancora una volta sua moglie.
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