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mercoledì 17 febbraio 2016

Piero Buscaroli. Lo ignorano anche da morto.

Ieri è morto Piero Buscaroli, giornalista di razza, storico e studioso della musica finissimo ed acuto. E per questo secondo suo impegno lo hanno sempre snobbato, messo da parte, ignorato.
Lo conoscevamo da una trentina d'anni, dai tempi di 'Piano Time', quando gli chiedemmo di scrivere per la nostra rivista un saggio, e fu davvero ammirevole, su Furtwaengler che noi pubblicammo orgogliosi e che suscitò - c'era da attenderselo - non poche polemiche.  Conserviamo ancora due sue lettere di fuoco, che un giorno pubblicheremo, nelle quali, in una, se la prendeva con un illustre musicologo italiano del quale non condivideva nulla di ciò che aveva scritto su Mozart (erano gli anni in cui si approntava quella mangiatoia del bicentenario della morte di Mozart; e, nell'altra, molto più colorita e durissima nel linguaggio, svillaneggiava un lettore che aveva ravvisato in quel suo saggio su Furwaengler, apologia del nazifascismo, di cui del resto lui non aveva mai fatto mistero. Da qui a decretarne l'ostracismo da ogni consesso di studio ce ne corre. Noi lo difendemmo.
 Quando uscì la sua monumentale biografia di Beethoven, ne scrivemmo lodando la profondità di pensiero e la agguerrita difesa delle sue tesi, rivoluzionarie alcune, a fronte della corrente musicologia, fonti documentarie alla mano. Ne scrivemmo pure quando non vedemmo presentato in tutti i luoghi deputati quella sua ricerca musicologica. E, ancora una volta,  per biasimare l'Accademia di Santa Cecilia che, nei suoi programmi di sala, citando e consigliando la bibliografia sia beethoveniana che bachiana (è sua anche una monumentale ricerca su Bach) si guardava bene dal citare i due volumi di Buscaroli, a vantaggio di musicologi in miniatura ma appartenenti alle cricche di ogni genere.
Un nostro amico, compositore, ci faceva giustamente notare, di recente, quanto il 'settarismo' domini anche settori che dovrebbero esserne del tutto impermeabili, come quello della ricerca. Se con uno studioso, anche di vaglia, non ho buoni rapporti, dimentico volutamente dal citarlo. Si usa così, ed è vergognoso.
 A tal proposito, agli inizi della nostra carriera,  restammo di stucco un giorno quando, nelle sacre stanze dell'Enciclopedia Treccani, con la quale allora collaboravamo, alla nostra proposta di dedicare una voce al musicologo Claudio Casini, autore di parecchi volumi di storia musicale  e biografici, ci sentimmo rispondere: 'ci ha fatto uno sgarbo, non avrà mai una voce (lemma) nelle nostre opere'. Se questo era il metro, in uso in casa Treccani, non è difficile immaginare cosa può accadere ed accade in altri ambienti dalla storia e dalla attendibilità non altrettanto lunghe e gloriose.
 Ciò che con Buscaroli, però, ci trovava in disaccordo, anche in riferimento al suo Beethoven, era la sua convinzione di poter ed anzi dover riscrivere, per intero, la storia della musica; non convinceva neanche  noi che siamo stati sempre convinti che molte cose andrebbero riviste ed anche riscritte, e qualche modestissimo esempio l'abbiamo fornito, quando ci siamo occupati approfonditamente di Alberto Savinio, in relazione ai suoi scritti musicali, raccolti in 'Scatola sonora'.
 Una delle ultime volte che, indirettamente, abbiamo avuto  un qualche rapporto con lui,  è stata una sua lettera  di pochi anni fa, inviata alla redazione di Music@- bimestrale che abbiamo inventato e diretto per un settennato - nella quale, seccamente e senza mezzi termini, ingiungeva imperiosamente, con modi sgarbati, di non inviargli più la rivista.
Ma a quella lettera non abbiamo dato tanto peso; Music@, comunque, non gliel'abbiamo più inviata.

domenica 20 dicembre 2015

Giacomo Puccini .Pubblicato da Olschki il primo volume (1877-1896) dell'espistolario

Quando l'intero epistolario sarà completato, comprenderà ben nove volumi, il nono relativo al solo 1924, più altri due, per Supplementi e Documenti. Ma per la pubblicazione completa sarà necessario attendere anni, forse decenni. Intanto sfogliamo il primo volume, che racconta Puccini dagli inizi alla 'Bohéme'.

Anche in Italia, tutti noi che a vario titolo ci occupiamo o siamo interessati alla musica, anche da semplici ascoltatori, se che per qualche motivo vogliamo conoscere più da vicino i grandi musicisti, non abbiamo motivo per lamentarci. Da qualche tempo possiamo leggere anche nella nostra lingua, l'epistolario completo di musicisti come Beethoven ( fatto tradurre dall'Accademia di Santa Cecilia) o Rossini, edito dalla omonima Fondazione pesarese, e, più recente ancora, di Mozart tradotto in lingua italiana da un mozartiano doc, che di mestiere fa il notaio e di nome fa Marco Murara.
Invece, per Puccini, il nostro operista più rappresentato nel mondo assieme a Verdi, del quale è nota buona parte della ricchissima corrispondenza, s'è dovuto attendere, per l'avvio della pubblicazione dell'epistolario completo, che il Ministero dei beni e delle attività culturali, con la tempestività e l'accortezza che contraddistingue da sempre la sua attività, costituisse nel 2007- dunque l'altro ieri - il Comitato per l'Edizione nazionale delle opere di Giacomo Puccini. Nella quale 'edizione' si è ritenuto opportuno anzi importante includere, accanto ovviamente alle opere, anche l'epistolario del musicista dal quale ci si attende nuova luce sulla genesi , composizione e successiva fortuna, dei suoi capolavori, che si contano in dodici appena, ma intramontabili.
A fronte dei quali dodici titoli si stima che quando la pubblicazione dell'epistolario, di cui ora è uscito il primo volume, presso l'editore Olschki, relativo agli anni 1877-1896, sarà completato, potrebbero essere quasi ventimila le lettere pubblicate, salvo ulteriori aggiunte; già oggi se ne conoscono ottomila circa, ed ogni giorno sbucano fuori delle altre, anche nelle aste internazionali dove i cimeli pucciniani, soprattutto manoscritti musicali o lettere e cartoline, costituiscono ancora un grande richiamo per collezionisti e pucciniani doc. Ancora l'altro ieri, su ebay, una semplice cartolina di Puccini veniva proposta all'acquisto per 1.500,00 Euro. Una bella somma per una semplice cartolina con firma e qualche rigo di scritto.
Il primo volume, 688 pagine, che abbraccia il periodo degli studi del musicista, dei primi successi fino al capolavoro, fresco come la sua giovinezza, Bohème, tenuta a battesimo il 1 febbraio del 1896, da Arturo Toscanini a Torino, contiene ben 784 lettere, includendovi le poche inserite nell'appendice. E ci svela una personalità molto più complessa del musicista che credevamo di conoscere a fondo. Dapprincipio prevale la fitta rete di rapporti con la famiglia e gli amici, quasi tutti legati a Lucca; andando avanti nel tempo, emerge la figura indipendente di un musicista, dalla marcata individualità, man mano che egli si sente più sicuro di sé come compositore. Dal momento in cui le sue opere ottengono riconoscimenti in Italia e all'estero, i destinatari delle sue lettere cambiano. Scrive più sovente a direttori, al suo editore Giulio Ricordi, ai cantanti; e lo si sa spessissimo in viaggio per seguire da vicino la concertazione e messinscena delle sue opere. Ma di edizioni delle lettere di Puccini se ne conoscono più d'una, sebbene l'edizione critica appena avviata si vede costretta a correggere date, destinatari ed anche la stessa lezione di alcune di esse, male interpretate in passato. E c'è anche un particolare curioso che attesta come anche le finanze del musicista vanno rapidamente evolvendosi a suo favore. Dalle prime lettere scritte su carta semplice e dozzinale, si passa a lettere su carta più pregiata ed anche intestata.
In breve, la storia delle più note edizioni, parziali dell' espistolario pucciniano, fino ad oggi.
Il primo a raccogliere e pubblicare un buon numero di lettere fu un suo amico, che fu anche librettista di alcune sue opere ( La rondine, Il tabarro, Suor Angelica e, in coppia con Renato Simoni, Turandot): Giuseppe Adami, nel lontano 1928. Uno dei collaboratori che più da vicino avevano conosciuto e lavorato con il musicista, al punto da fargli dichiarare in una lettera del 1923: ” Adamino conosce meglio di tutti al mondo il suo Giacomo Puccini”. Quella primizia epistolare pucciniana era ordinata in maniera singolare, con scopi che diremmo didascalici. Le 240 lettere ivi contenute erano distribuite in dodici capitoli, ciascuno dei quali dedicato ad un titolo operistico pucciniano, del quale le lettere spiegavano e raccontavano genesi, gestazione, abbozzi e composizione ed ogni altra notizia utile.
Dopo quella prima impresa editoriale, quasi all'indomani della prematura morte del musicista per cancro, a Bruxelles, nel 1924 che aveva 66 anni, si dovette attendere la fine degli anni Cinquanta del secolo passato, per vedere la pubblicazione, a cura di Eugenio Gara, dei 'Carteggi pucciniani'; e, nello stesso anno, delle 'lettere a Riccardo Schnabl' ( confidente per molti anni del musicista, conservate al Conservatorio di Milano) a cura di Simonetta Puccini, nipote del compositore; mentre poi dovevano passare oltre quindici anni, per 'Puccini com'era' a cura di Arnaldo Marchetti, che conteneva 400 lettere; ed infine le lettere, appena quattro, dello scrittore e giornalista Ferdinando Fontana (che scrisse i libretti de Le villi ed Edgar) a Puccini, pubblicate nei Quaderni Pucciniani, nel 1992, ancora a cura di Simonetta Puccini.
A queste pubblicazioni, strettamente riservate alla corrispondenza, occorre aggiungere anche le lettere pubblicate nelle numerose biografie del musicista, seppure in misura molto inferiore rispetto agli espistolari, e con l'handicap che, delle lettere citate, vi si possono leggere soltanto degli stralci, funzionali a ciò che il biografo vuole far conoscere o dimostrare. E i biografi pucciniani , anche in Italia, sono finora numerosi: fra tutti Mosco Carner, Casini, Pinzauti fino al più recente Michele Girardi, accreditato studioso dell'opera del musicista, il quale ha intitolato la sua biografia critica: 'L'arte internazionale di un musicista italiano', allo scopo preciso di capovolgere una prospettiva critica negativa riguardante l'opera, nel suo complesso, avanzata da un noto storico della musica, Fausto Torrefranca ( in 'Giacomo Puccini e l'opera internazionale', 1912; un 'pamphlet che attesta la malafede del suo autore', secondo Michele Girardi), due anni dopo il battesimo a New York, della Fanciulla del West, con il concomitante obiettivo di opporre a Puccini, sostenendola a spada tratta, la cosiddetta 'generazione dell'Ottanta', e cioè, Gianfrancesco Malipiero, Alfredo Casella, Ottorino Respighi, fra i principali esponenti.

Le lettere.
Apre la raccolta, una lettera inviata da Puccini a sua madre, Albina Magi, datata 10 novembre 1880 e spedita da milano , nella quale, dopo averla ringraziata per la lettera inviatagli con riposta pagata – 'perché ho la stoja', che tradotto vuol dire: sono senza il becco di un quattrino - le comunica che ha passato l'esame di ammissione al Conservatorio di Milano, nonostante l'età, perché gli hanno assicurato che giudicheranno prevalentemente il valore degli elaborati scritti. E lui è stato il migliore. Adesso ha bisogno di vestiti e scarpe nuove, e spera anche che comincerà a mangiare decentemente, ora che va ad abitare 'davanti a Trattoria'.
L'ultima lettera pubblicata in questa prima raccolta reca la data del 30 ( o forse 31) dicembre del 1896. E' indirizzata al m. Carlo Angeloni, insegnate di 'contrappunto' , del quale con orgoglio si vantava di essere stato allievo, al quale chiede di rispondere con sollecitudine alla richiesta di Mascagni, al quale Puccini lo aveva segnalato, che lo voleva come insegnante al Liceo musicale di Pesaro. Angeloni non accetterà, anche per il magro stipendio.
Segue un'appendice contenente otto lettere delle quali si pubblicano date e destinatari, e sommariamente anche il contenuto, ma il cui testo integrale, per rispettare la volontà degli eredi del maestro', non viene pubblicato. Strana circostanza e decisione per una edizione critica completa della corrispondenza di Puccini, a quasi un secolo dalla morte del musicista e con l'unica erede , la nipote Simonetta, che non si dice per quali ragioni non vuole pubblicati i testi delle lettere suddette. Per le quali bisognerà attendere...

Una lettera ( BOX)
(Inviata ad Elvira Bonturi, sua convivente e futura moglie (Puccini la sposerà nel 1904, dopo ventennale convivenza, alla morte del suo primo marito), da Roma, su carta intestata 'Hotel de Milan Rome, e datata 11 febbraio 1896, nel corso delle prove per la 'prima' romana di Bohème, una decina di giorni dopo la 'prima' a Torino)

Cara Elvira
Son dolori! Siamo senza Musetta! E anche la Pandolfini ( Mimì, ndr.) – vale poco. Buono Apostulo ( Giovanni Apostolu, Rodolfo ndr.) e discreti gli altri meno Colline che è ottimo – Mascheroni (direttore d'orchestra ndr.) Cane al solito.
Io ritengo che tu resti ancora a Milano tanto con questa baraonda di prove ti dovrei lasciare sola sempre – tanta è la confusione che c'è – acccidenti al teatro all'arte a tutto!

In fretta perchè sono le 11 e vado a mandar giù alla peggio un boccone. Saluta Ida Cioncio Beo – tuo Topisio ( soprannome usato dal musicista, che nella versione femminile, Topisia, indicava Elvira, ndr.)