Pompei, con la sua straordinaria abbondanza di reperti organici perfettamente conservati, si conferma ancora un laboratorio unico per gli archeologi. Prima dell'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. l'attuale sito archeologico era una città romana prospera e vibrante. La vita quotidiana era scandita dal ritmo del mercato, dove i venditori offrivano una varietà di prodotti freschi e deliziosi. Ma cosa mangiavano realmente gli abitanti di Pompei? Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista "Scientific Reports" ha rivelato un quadro sorprendente sulla dieta degli antichi pompeiani.
Grazie all'analisi degli isotopi stabili di carbonio e azoto, un team di ricerca interdisciplinare ha ricostruito la dieta degli antichi pompeiani, insieme ai metodi con cui venivano allevati gli animali, coltivati i campi e sfruttate le risorse marine. i suini, ad esempio, mostravano regimi alimentari estremamente variabili, suggerendo modalità di allevamento differenti, probabilmente legate alla disponibilità locale di risorse o al contesto sociale. Anche capre e pecore erano allevate con approcci distinti, e la dieta vegetale comprendeva un'ampia varietà di legumi e cereali. Importante era anche la presenza di risorse ittiche, a conferma di un intenso sfruttamento delle acque marine, come già indicato da fonti letterarie antiche.
Un Mondo da Scoprire
Lo studio è il frutto di una collaborazione tra il Laboratorio di Ricerche Applicate "Annamaria Ciarallo" del Parco Archeologico di Pompei, il Laboratorio DistaBiF dell'Università della Campania "Luigi Vanvitelli", l'Università La Sapienza di Roma e il Dipartimento di Archeologia dell'Università di York.
Il direttore del Parco Archeologico, Gabriel Zuchtriegel, ha sottolineato l'importanza della ricerca continua anche dopo lo scavo, grazie all'uso di tecnologie e metodologie moderne che possono dare voce a resti silenziosi da secoli. «La ricerca continua anche dopo lo scavo; anzi, come mostra questo studio, un attento esame di testimonianze portate alla luce anche tempo fa, grazie all'uso di analisi e metodologie nuove, ci apre interi orizzonti di cui prima non avevamo idea. - ha sottolineato il direttore del Parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel -. Se un terzo della città antica di Pompei è ancora non scavato, la mole di dati potenzialmente ricavabile da analisi come queste non è nemmeno quantificabile, perché dipende dal progresso tecnologico e metodologico in corso. Sicuramente investiremo ancora nello studio dei resti umani e dei materiali organici a Pompei che riservono ancora molti segreti da svelare».
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