Antonio, il talento per la musica e l'autismo:
«Non può iscriversi alle scuole di musica
perché mancano prof di sostegno»
La storia di Antonio, 20 anni, che ha vinto premi musicali ma non ha un diploma e non può proseguire il suo percorso. L'appello di genitori e della professoressa che l'ha seguito al liceo: «Anche io all'inizio non sapevo niente ma poi mi sono specializzata, basta la volontà
Si è capito subito che Antonio era portato per la musica, sin da quando aveva due anni, quando batteva ritmicamente le dita su qualsiasi superficie gli capitasse sotto tiro. «Quando suo zio lo portava sulle spalle, lui batteva le mani sulla sua testa calva, come se fosse un tamburo». Una volta, avrà avuto tre anni, i genitori gli comprarono un tamburello da un venditore ambulante senegalese, Antonio cominciò a suonarlo talmente bene, che l’ambulante senegalese tornò il giorno dopo con un djembè ancora più bello e glielo regalò. Ce l’aveva nel sangue, il ritmo della musica. «Era ancora piccolissimo quando iniziò a suonare la pianola del padre, in pochi minuti imparò a memoria Twinkle Twinke Little Star».
Però non è mai riuscito a leggerla, la musica, essendo autistico. Eppure, nonostante l’impossibilità di leggere uno spartito, non ha mai abbandonato la sua passione primordiale. Tanto che oggi, a 20 anni, è un vero e proprio talento. Ha imparato musiche e canzoni attraverso l’udito e non attraverso la lettura delle note. Attraverso i tutorial su Youtube e attraverso i suoi maestri, ha osservato attentamente i movimenti delle dita e li ha ripetuti capillarmente. «Ha iniziato con le canzoni che amava il padre, De Andrè, Guccini, De Gregori – racconta la madre, Jacki Wairimu - Le ascoltava più volte e poi le risuonava. Se sbagliava, ripartiva dall’inizio senza mai stancarsi».
Alla scuola primaria Agnesi c’era un pianoforte semiabbandonato e lui, attraverso le sue melodie, l’ha fatto rivivere. Alle medie ha continuato a suonare, anche le percussioni. Alle superiori si è iscritto al liceo Dante a indirizzo musicale, dove è stato meticolosamente seguito dalla professoressa Maria Teresa Valastro. Ha imparato i classici, da Mozart a Beethoven, da Bach a Chopin. E ha vinto numerosi premi, che hanno certificato le sue abilità musicali. Però non ha potuto conseguire un diploma regolare, viste le sue difficoltà nell’apprendere le altre materie.
Si è laureato informalmente col massimo dei voti, ma il suo attestato non ha valore legale come titolo di studio. E quindi, paradossalmente, non può iscriversi a nessuna università e neppure a nessuna scuola musicale avanzata. «Abbiamo provato a iscriverlo nelle principali scuole di musica toscane – ha raccontato la madre – ma ci hanno detto che i piani di studi non permettono a nessun insegnante di seguire individualmente Antonio». Che così, adesso, rischia di restare senza musica, almeno sul fronte formativo.
Da qui nasce l’appello dei familiari alle scuole di musica, e l’appello della professoressa Valastro: «Le scuole musicali ci dicono che non hanno docenti con competenze in grado di seguirlo da vicino. Neppure io ce l’avevo quando Antonio arrivò al Dante, ma col tempo mi sono specializzata. E quindi tutti potrebbero farlo, basterebbe averne la volontà».
Il suo appello non è soltanto alle scuole di musica, ma alle istituzioni in generale, al fine di «prevedere per questi ragazzi che sono eccellenze dei percorsi con progetti ad hoc per continuare a far fare loro musica perché per questi ragazzi, come Antonio, la musica è vita».

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