martedì 19 agosto 2025

Alla Meloni, nell'Università del Fascio di Colle Oppio, Roma, avrebbero potuto insegnarle il rispetto per la stampa libera? ( da La Stampa)

 «Che la presidente del Consiglio non ami i giornalisti e le domande della stampa è cosa nota. Negli anni ha sostituito le conferenze stampa (tranne quella di fine anno, ma con domande depositate in anticipo) con lunghi monologhi online, senza contraddittorio, senza domande. Propaganda, non informazione. Una situazione di mancanza di rispetto nei confronti della stampa che ha avuto la sua conferma nel vertice con il presidente Trump». Lo scrive, in una nota, la segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante, nel commentare le parole della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, catturate in un fuori onda da La Stampa. Nel corso del vertice sull'Ucraina al quale hanno partecipato i leader europei e il presidente ucraino Zelensky, la premier si è rivolta a Donald Trump dicendo “Io non voglio mai parlare con la stampa italiana”.

Alle dichiarazioni della segretaria generale della Fnsi fa eco la senatrice di Italia Viva Silvia Fregolent: «Il fuori onda con Trump è chiarissimo: Meloni non regge il confronto con le domande, cioè con la democrazia. Un premier che scappa dai giornalisti scappa anche dai cittadini. Altro che patriota coraggiosa: Meloni si sente al sicuro solo nei monologhi registrati e nelle dirette social».

Su X interviene anche Calenda: «Il leader di un Paese democratico non ha paura della stampa e sa che è suo dovere interloquire con tutti i giornali. Dire “Io non voglio mai parlare con la stampa italiana” ad un aspirante autocrate che compila quotidianamente liste di proscrizione dei giornalisti è ancora più grave. Pessima figura».

Il segretario di Più Europa Riccardo Magi commentando il vertice, scrive: «L'Oscar come peggiore protagonista ovviamente va a Giorgia Meloni, che in un indegno fuori onda ha confermato a Trump il suo totale disprezzo per la stampa e la libertà di informazione: d'altronde abbiamo ben capito che Meloni vorrebbe giornalisti compiacenti e stampa adulante».

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