mercoledì 22 settembre 2021

L' ASSOCIAZIONE CRITICI MUSICALI ITALIANI è UN PREMIFICIO. SUO PRESIDENTE DA APPENA 25 ANNI E' ANGELO FOLETTO. Che altro si pretende

 L'Associazione nazionale critici musicali è stata fondata nel 1986 ed è attualmente composta da un centinaio di musicologi, giornalisti e critici musicali delle maggiori testate nazionali.

A partire dalla stagione 1980-81 l'associazione conferisce il Premio Franco Abbiati della Critica Musicale Italiana: il suo ruolo attivo nel mondo della critica musicale si delinea grazie al conferimento del prestigioso premio e anche attraverso lettere aperte e organizzazione di convegni.

L'assegnazione del Premio Abbiati un tempo era decisa tramite discussione assembleare plenaria; oggi avviene in seguito al lavoro di una commissione ristretta eletta dagli iscritti, che forniscono le prime designazioni artistiche su cui indirizzare la riflessione dei giurati. Il consiglio direttivo è formato da: Andrea Estero (Classic Voice, vicepresidente), Carlo Fiore (Classic Voice, segretario), Gian Paolo Minardi (Gazzetta di Parma), Paolo Petazzi (L'Unità), Alessandro Cammarano, Gianluigi Mattietti.

L'associazione è finanziata dai soci; alla sua guida si sono succeduti Duilio Courir (1987-1993) e Leonardo Pinzauti (1993-1996). Dal 1997 il presidente è Angelo Foletto (La Repubblica).

martedì 21 settembre 2021

Giornali italiani uno schifo! Quattro righe quattro su Bussotti

Facendo parte della categoria di coloro che per una vita sono vissuti anche scrivendo su giornali, e, nel mio caso, anche dirigendone  qualcuno (di musica), me ne vergogno per il trattamento indegno con cui hanno trattato la scomparsa di Bussotti, protagonista della cultura e della musica del Novecento. Artista poliedrico, musicista, pittore, regista, organizzatore musicale ( Biennale)  ecc...ecc... i giornali hanno  ne scritto in due trafiletti ripresi dalle agenzie; e in tale vergogna, si sono distinti il Corriere ed ancor più La repubblica. 

Non uno dei cosiddetti critici musicali dei grandi quotidiani che scrivono ormai solo quando le istituzioni pagano le pagine, ha chiesto di scrivere qualcosa di più completo ed anche critico, come Bussotti avrebbe meritato.

Se solo pensiamo al chiasso dei giornali alla morte - ricordiamo solo due esempi - di Fabrizio Frizzi o di Raffaella Carrà - sentiamo di vergognarci. Pagine e pagine, e per giorni, su due personaggi che hanno animato il mondo falso della tv e basta. Magari anche brave persone ma nient'altro. Di brave persone al mondo come loro e forse più di loro ne esistono e spargono bene in silenzio, e senza che nessuno ne parli.

 Perché invece di loro si è tanto parlato - anzi a proposito della Carrà, la Rai sta continuando con il suo necrologio di immagini da mesi - se nessun segno hanno lasciato nella storia del nostro paese, per il quale si avranno a ricordarli?

Questo fa ancora di più capire, oltre la fatuità di certo mondo dell'informazione, anche quanto sia diventata marginale la musica e la cultura nel nostro paese e nella considerazione che di essa ne hanno perfino i giornali.

 Oggi, tanto per fare un esempio, il Corriere fa due pagine a pagamento (del Teatro Bellini di Catania) e  in una di esse pubblica l'ennesima intervista ad una cantante che da bambina dopo aver visto un'opera decide che farà la cantante. Idiozie!

 Girata pagina, una seconda intervista, questa volta ad un 'minimale' compositore  inglese - che certo scrive per il cinema, e allora? - che ieri ha fatto ascoltare ad una platea  gremita ( Cavea dell'Auditorium) per il festival RomaEuropa, due suoi brani; il primo, imbarazzante per la sua inconsistenza - una suite per pochi strumenti con la lettura di alcuni testi che avrebbero dovuto suonare come condanna della guerra in Iraq; il secondo, una riscrittura di Vivaldi, alla fine della quale il pubblico ha applaudito, ma non abbiamo capito se a Vivaldi o a Max Richter, che non era riuscito, per quanto volesse fare l'originale a tutti i costi, a cancellare l'orma travolgente delle famose Stagioni.

 Ma il mondo va così!

lunedì 20 settembre 2021

90BUSSOTTI- Da oggi festa-commemorazione a Firenze ( da Redazione Nove da Firenze)

 

Morto Sylvano Bussotti, protagonista da domani delle sue celebrazioni

L'artista è scomparso a Milano, alla viglia dei festeggiamenti per i suoi 90 anni. Il cordoglio dell’assessore Sacchi


  
 
Morto Sylvano Bussotti, protagonista da domani delle sue celebrazioni

Alla vigilia dell’inaugurazione di “90BUSSOTTI | Ascolti e visioni su Sylvano Bussotti”, la cinque giorni che la città di Firenze stava preparando per festeggiare l’artista in occasione dei suoi 90 anni, Bussotti è morto a Milano, nell’istituto dove era ricoverato da tempo.

Sylvano Bussotti era nato a Firenze il primo ottobre 1931. E dal 20 al 25 settembre 2021, nell’ambito dell’Estate Fiorentina, la città aveva pianificato di  festeggiarlo con cinque giorni dedicati alla sua poliedrica produzione, per festeggiare simbolicamente la figura dell’artista e dell’uomo. Il progetto curato da Fabbrica EuropaFondazione Culturale StensenFlorence Queer FestivalTempo RealeMaschietto Editore, istituzioni cittadine a lui profondamente legate, in collaborazione con Maggio Musicale FiorentinoBussotti Opera Ballet e Museo Marino Marini, con il contributo del Comune di Firenze - Estate Fiorentina 2021 e con il coordinamento di Culter, vedrà coinvolti i suoi compagni di lavoro, gli amici e gli appassionati.

“Apprendo con grande dolore della morte di Sylvano Bussotti. Un personaggio poliedrico, che si era distinto nelle più svariate discipline artistiche, sempre lasciando il segno, sempre con uno sguardo originale e all’avanguardia. Ci accingevamo a celebrarne il novantesimo compleanno con una rassegna speciale all’interno dell’Estate Fiorentina, lo faremo, adesso, per ricordarlo e per tenere viva la sua opera”. Così Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura del Comune di Firenze, in merito alla scomparsa di Sylvano Bussotti.

Non è riuscito ad arrivare al suo compleanno, che sarebbe stato il primo ottobre, ma la manifestazione fiorentina in suo onore si terrà ugualmente. Anzi, a maggior ragione, per ricordarlo insieme a tutti i suoi amici di sempre.

Compositore, uomo di teatro, pittore, scenografo e costumista, Sylvano Bussotti incarna una totalità artistica dal talento indiscusso. Nei suoi lavori, con spregiudicatezza e libertà, le arti si incrociano, i segni si sovrappongono in forme diverse e originali, all’insegna di una visione in cui provocazione queer e rigore formale si fondono perfettamente.

90BUSSOTTI affronterà in particolare tre aspetti della molteplice attività bussottiana: la produzione filmica e sonora, le occasioni coreografiche e il contesto storico artistico in cui il compositore fiorentino fu attivo.

La rassegna avrà inizio lunedì 20 settembre al PARC Performing Arts Research Centre (ore 19), nell’ambito del Festival Fabbrica Europa, con la conferenza di Luca Scarlini I mille volti del desiderio: fantasmi di Fedra nell’opera di Bussotti”. Fedra è figura centrale dell'opera di Bussotti, a partire dalla suggestione della tragedia di Jean Racine, affrontata nella musicalissima traduzione di Giuseppe Ungaretti, con numerosi lavori per teatro, danza, musica. Nel 1980 andò in scena alla Piccola Scala “Le Racine”, di cui Silvia Lelli e Roberto Masotti hanno raccontato con una documentazione fotografica inedita la costruzione di questo lavoro, che ambienta il dramma raciniano in un caffè fatto di specchi e segreti, in cui si svolge la tragedia sotto lo sguardo complice, eppure distaccato del pianista del locale.

Mercoledì 22 settembre, alla Fondazione Culturale Stensen (ore 21), si terrà una serata di proiezioni e performance, a cura di Tempo Reale all’interno del Tempo Reale Festival. Nell’ottica di quell’idea di opera d’arte totale che Sylvano Bussotti incarna in tutto il suo percorso, il cinema gioca un ruolo da protagonista. Insieme all’esperimento d’avanguardia assoluta che è stato “Rara Film” (1965-69), il lungometraggio “Apology” ne costituisce uno dei tasselli più significativi.

Realizzato a Berlino nel 1972, con la musica di Sylvano Bussotti, è una vera rarità, da lungo tempo in attesa di un processo significativo di sonificazione. Si cimenta in quest’impresa un quintetto eterogeneo di interpreti – Monica Benvenuti, voce, Luca Paoloni, violino, Umi Carroy, pianoforte, Jonathan Faralli, percussioni e Francesco Giomi, elettronica – ormai ampiamente abituati al confronto con la musica di Bussotti e dedicatari, in più occasioni, di sue opere originali.

Aprono il programma i “5 Videogiornali della sestina musicale 91”, divertenti videoclip realizzati nel 1991 per la Sezione Musica della Biennale di Venezia, in cui Bussotti si relaziona con alcuni personaggi emblematici della cultura pop italiana del tempo: Maurizio Costanzo, Alvaro Restrepo, Patty Pravo, Moira Orfei e Moana Pozzi.

Nella giornata di giovedì 23 settembre si terrà poi, per il Florence Queer Festival (cinema teatro La Compagnia, ore 18), la proiezione del film “Bussotti par lui même” (1975), un lungometraggio di rara visione, realizzato da Carlo Piccardi per la Televisione della Svizzera Italiana, in stretta collaborazione con il compositore. Oltre a presentare una ricca antologia della musica da lui creata fino ad allora, il film è un documento e un manifesto poetico che mette in evidenza lo stretto intreccio tra suono e gesto teatrale, sempre presente nell’opera bussottiana. Con Elise Ross, Giancarlo Cardini, Italo Gomez, Romano Amidei e Rocco Quaglia, che sarà presente in sala e farà una breve introduzione al film con Luca Scarlini e Bruno Casini.

Sabato 25 settembre i festeggiamenti si chiuderanno con un doppio appuntamento. Al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, nel pomeriggio (ore 17.30), si terrà la presentazione del libro di Renzo Cresti “Sylvano Bussotti e l’opera geniale”, recentemente uscito per i tipi di Maschietto Editore. Il volume racconta l’infanzia fiorentina di Bussotti, il suo rapporto con lo zio ed il fratello, entrambi pittori, grazie ai quali cominciò ad essere l’artista che è diventato; narra del suo incontro con Alberto Arbasino, Aldo Braibanti, John Cage, Carmelo Bene, Umberto Eco e Pier Paolo Pasolini; raccoglie un suo inedito ed una selezione di sue partiture, vere e proprie opere d’arte in cui la tradizionale notazione si alterna a una esperienza pittografica; contiene un’intervista a Rocco Quaglia, coreografo, ballerino, collaboratore e compagno di Bussotti dagli anni Settanta e un CD con brani di Bussotti interpretati da Monica Benvenuti e Francesco Giomi.

Il giornalista Gabriele Rizza ne parlerà con l’autore, Rocco Quaglia e il Maestro Vincenzo Saldarelli, che al termine eseguirà “Ultima rara (pop song)”. Per l’occasione il Maggio Musicale Fiorentino esporrà bozzetti e figurini realizzati da Bussotti e conservati nel suo archivio.

In serata, infine, al Museo Marino Marini (ore 20.15) si terrà “Ermafrodito”, concerto-coreografia narrato da Luca Scarlini con la musica di Sylvano Bussotti (Ermafrodito Gran Fantasia mitologica per chitarra, 1997). “Ermafrodito”è una scrittura per chitarra e danza intorno a una figura centrale dell’immaginario di Sylvano Bussotti, cantore di un mondo queer di desideri, epifanie e fantasmi. Alberto Mesirca, tra i maggiori chitarristi di oggi, si confronterà con la danza di Luisa Cortesi nella composizione di un originale lavoro sull'oscurità del corpo e sui suoi rituali. A ritmare la composizione spunti dalle opere letterarie, dalle poesie e dai diari, solo parzialmente editi nel libro I miei teatri, con prefazione di Umberto Eco. L’evento sarà ad ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria.

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Sylvano Bussotti è scomparso. Il primo ottobre avrebbe compiuto 90 anni

Se ne è andato ieri , da tempo era malato. in questi gironi  in Italia sono programmati molti concerti 'in suo onore', ora diventai 'alla memoria'.  Dalla Biennale di Venezia, al Romaueropa Festival, in collaborazione con Santa Cecilia di cui era accademico, e poi a Firenze dove proprio in questi giorni era stato annunciato un festival monografico dedicatogli.

L'ultima volta che abbiamo avuto rapporto con lui è stato un paio d'anni fa: giugno 2019.  Gli chiedemmo autorizzazione formale a pubblicare quella montagna di articoli che negli anni di collaborazione convinta  aveva scritto per il nostro Piano Time - anni Ottanta, cominciando con la sua 'Lettera da Genazzano', la cittadina laziale che egli voleva divenisse la sua Bayreuth, e continuando con il 'Bussottioperaballett'. In sua vece ci rispose Rocco, il 6 giugno , il compagno di una vita, e suo coniuge, perchè Sylvano  non stava affatto bene:

Caro Pietro, 

  ho ricevuto la tua mail, riflettevo sul modo giusto di risponderti.
Sylvano da qualche anno è malato di alzheimer e la sua firma non è più quella di una volta, anzi spesso è uno scarabocchio illeggibile,  detto questo penso che sia un' ottima idea pubblicare questi scritti, cosi come destinare l’eventuale somma, ricavata dalle vendite, alla Casa Verdi. La casa editrice dovrebbe accontentarsi della mia di firma come coniuge da qualche anno.
Fatemi sapere se la cosa è possibile.
vi abbracciamo entrambi

Rocco


Di quegli articoli,  buona parte di essi, quasi sempre accompagnati da disegni e grafici, conserviamo non solo memoria, ma anche gli originali. Li ricevevamo  attraverso Lalla Brau che in quegli anni era a Roma, dal negozio di Piazza Venezia, 'longa manus' di Ricordi, suo editore.

Come dicevamo, li abbiamo  proposti ad una casa editrice creata e retta da volenterosi giovani musicologi;  loro  al principio hanno accettato, entusiasti dell'offerta, perché trattasi di una cinquantina circa di articoli, mai più ripubblicati dopo la prima uscita su Piano Time - seconda metà degli anni Ottanta - ma poi , dopo aver avuto anche l'autorizzazione di Bussotti, da Rocco,  volevano addebitare a noi le spese per la digitalizzazione dei testi che noi gli avremmo procurato fotocopiando le pagine di Piano Time  e fornendo direttamente gli originali ove possibile. E la storia si è conclusa senza nulla di fatto. Oggi gli editori fanno così. 


La proposta l'avevamo fatta anche perchè in una delle biografia ultime dedicate a Bussotti, l'autore ( Luigi Esposito, Un male incontenibileSylvano Bussotti, artista senza confini. Bietti editore) che si dichiarava a conoscenza del musicista ed in rapporto con lui, aveva liquidato  la sua collaborazione a Piano Time, durata anni, con quattro stupide parole" in quegli anni aveva collaborato saltuariamente a ... e citava più di una rivista oltre Piano Time. Falso. 

(Ecco come riporta la collaborazione di Bussotti a riviste di musica negli anni Ottanta, Luigi Esposito: " Sempre negli anni Ottanta, Bussotti collaborò con le riviste Discoteca, Musica/Realtà e Piano Time e i suoi interventi erano molto seguiti, da giovani compositori e musicisti e da colleghi già affermati").

Vero è che Bussotti h scritto qualche articolo sia su Discoteca che su Musica/Realtà, ma da giugno 1985 a marzo 1990,  dunque per un quinquennio circa, scrisse esclusivamente per Piano Time, la bellezza di 52 articoli, senza saltare mai un numero; a quei suoi articoli vanno aggiunti altri pezzi in forma di intervista e perfino un'autointervista, di cui conserviamo gelosamente l'originale scritto con inchiostri diversi per domande e risposte. Non l'abbiamo detto ancora, ma tutti gli articoli di Bussotti ci pervenivano manoscritti,  e scritti di suo pugno. Bussotti, lo ribadiamo, nella seconda metà degli anni Ottanta, aveva collaborato assiduamente - con uno spazio fisso interamente affidato a lui - solo con Piano Time. E con nessun altra rivista

 Che Bussotti sia stato per anni un protagonista della musica  e non solo di essa, dovendosi naturalmente aggiungere altri capitoli alla sua attività multiforme, le sue regie d'opera ed anche le sue opere di natura 'pittorica', come lo erano del resto anche le sue partiture, è a tutti noto. Dunque non staremo qui a ripercorrere i tanti capitoli della sua storia di protagonista della musica del Novecento.

La sua 'fedeltà' infine, caratteristica forse non a tutti nota a causa della sua 'infedeltà' di artista, l'abbiamo concretamente sperimentata  almeno in due occasioni. La prima, quando dopo un nostro diverbio con Pestalozza - ragione del diverbio un nostro trafiletto, 'dissacrante' per Pestalozza, sull'allora segretario PCI Occhetto,  a seguioto del quale egli ordinò a un musicologo e ad un compositore notisimi ambedue, e fedelissimi del PCI di interrompere la collaborazione, cosa che fecero immediatamente comunicandocela senza pudore - con Luigi Pestalozza (la storia ci sembra di averla raccontata su questo blog) questi chiese  anche a Bussotti di interrompere la collaborazione alla nostra rivista, e Bussotti gli rispose picche; la seconda quando avendo noi interrotto la direzione, per dissapori con l'editore di Piano Time, la collaborazione con il mensile la interruppe anche lui.

Nel 2011, al compimento del suo ottantesimo anno di età,  gli dedicammo un ampio servizio su Music@- la gloriosa rivista edita dal Conservatorio dell'Aquila, finita oggi nella m... per colpa dei nuovi reggitori di quell'istituto di musica - e Bussotti in quell'occasione ci inviò una cartolina, sul cui retro aveva annotato una breve composizione dedicataci.  Fu l'ultimo suo regalo cosciente.

 

domenica 19 settembre 2021

Riaperto a Perugia l'oratorio barocco di S. Cecilia. Ospiterà musica ( da La Nazione, di Sofia Coletta)

 Il gioiello del Barocco riapre le sue porte alla musica, alla cultura, al pubblico. Dopo lunghi mesi di chiusure e difficoltà, lo splendido Oratorio di Santa Cecilia in via Fratti, nel cuore dell’acropoli, riprende finalmente le sua attività. La ripartenza si deve all’associazione Musicittà, assegnataria della nuova gestione. Per la grande occasione ha varato la ricchissima stagione artistica “Vivosòno“ che dall’anteprima del prossimo week-end fino all’agosto 2022 proporrà concerti, spettacoli, danza, rassegne, laboratori, attività formative.

A raccontare la nuova avventura dell’Auditorium sono state  Barbara Griffini, presidente di Musicittà, Carmen Cicconofri, vicepresidente e direttore artistico della stagione, insieme a Nicola Pisello. Con loro Leonardo Varasano, assessore alla cultura del Comune che ha l’usufrutto del Santa Cecilia, di proprietà dei Padri Filippini. "Ci sono voluti molti mesi per rimettere a norma questo luogo per il pubblico spettacolo" dice l’assessore ricordando gli interventi per l’adeguamento e il certificato di prevenzione incendi di uno spazio che ha una capienza reale di 130 posti, ridotti per il momento a 50. "Questo è un giorno lieto, c’è una nuova progettualità, si riporta la musica adatta a questo luogo prezioso". 

L’associazione Musicittà, a cui si deve il coro “Coristi a Priori“, ha le idee chiare sulla gestione. "Il nostro progetto – dicono Griffini e Cicconofri – è di riconciliare il classico e il contemporaneo per ridare lustro all’identità storico-artistica di uno spazio che ha vocazione per la musica corale".

Ed ecco la stagione “VivoSòno“ interamente finanziata con il bando della Regione per lo spettacolo dal vivo. Si articola in 14 appuntamenti, dieci all’Oratorio perugino, gli altri quattro al Caporali di Panicale, all’Auditorium San Domenico di Foligno, alla Chiesa di San Leonardo di Assisi e alla Collegiata di Collescipoli d’intesa con altre associazioni. L’inaugurazione, in grande stile, è fissata per giovedì 28 ottobre con i “Folk Songs“ di Britten con il tenore Mark Milhofer e Marco Scolastra al pianoforte. Quindi la stagione seguirà quattro filoni: la musica barocca, i giovani talenti della lirica (i vincitori del Concorso Europeo dello Sperimentale e “La serva padrona), la musica corale (da segnalare il debutto di “To the Hands“) e la danza contemporanea con la compagnia Malacarne di Alice Gosti. Oltre agli spettacoli, dal primo ottobre ci saranno laboratori sulla voce per tutte le fasce di età. Intanto il 25 e 26 settembre un piccolo festival “aprirà“ l’auditorium e anticiperà al pubblico eventi e laboratori della stagione. L’ingresso è gratuito con prenotazione sulla pagina Facebook Coristi a Priori, con link diretti ai singoli spettacoli.

Lucia Ronchetti spiega la 'sua' Biennale. ( da La Voce di New York)

 

Lucia Ronchetti alla guida della Biennale musicale per unire passato, presente e futuro

La direttrice si racconta in un'intervista rilasciata in esclusiva, parlando dell'evento e di come le donne possano emergere nel mondo della musica

Lucia Ronchetti, Direttore del settore Musica de La Biennale di Venezia ©Andrea Avezzù

Al via, in seno a La Biennale di Venezia, la Biennale Musica 2021, che si terrà dal 17 al 26 settembre nel cuore della città lagunare straripante, in un’edizione di fiduciosa rinascita postpandemica, di eventi culturali e manifestazioni multidisciplinari. Il 65° Festival Internazionale di Musica Contemporanea, che vanta la direzione della compositrice Lucia Ronchetti, ha come titolo ChorusesDrammaturgie vocali: una rivelazione dell’intento di porre al centro dell’attenzione il trattamento compositivo della voce. Attraverso una serie di concerti, installazioni sonore, happening vocali, incontri, conferenze, performances sperimentali, un’opera processionale e un lavoro di teatro musicale da camera che avranno luogo in diversi siti e teatri storici di Venezia, si presenteranno i differenti aspetti della vocalità nella produzione musicale contemporanea. Saranno coinvolti nel Festival importanti ensemble corali veneziani, il Coro della Cappella Marciana e del Teatro “La Fenice” di Venezia, accanto ad alcuni tra i più rappresentativi ensemble corali e vocali europei come il Theatre of Voices di Copenhagen, il SWR Vokalensemble e i Neue Vocalsolisten di Stoccarda, gli ensemble vocali Sequenza 9.3 e Accentus di Parigi, con la partecipazione dell’Orchestra del Teatro “La Fenice” e dal Parco della Musica Contemporanea Ensemble. Saranno presenti inoltre compositori di differenti generazioni che hanno realizzato importanti lavori vocali e corali a cappella, vocalists e performers di differenti tradizioni musicali, sound artists che integrano la voce nei loro progetti sonori. Senza trascurare l’aspetto divulgativo con incontri, conferenze e lezioni di musica in collaborazione con Rai Radio 3. La direttrice Lucia Ronchetti ne parla per La Voce di New York.

Ensemble Accentus interprete della prima mondiale Reconeissance di Kaija Saariaho _ a cappella _ ©Julien Benhamou

Esiste un filo rosso, o piuttosto una linea interrotta da rinsaldare che collega, sul piano vocale, la tradizione musicale veneziana alla contemporaneità musicale?

“Sicuramente esiste un forte collegamento tra lo sviluppo della polifonia vocale ideato e sperimentato dalla Scuola di San Marco nel 1500 e la scrittura vocale a cappella contemporanea. Possiamo dire che la scrittura vocale di oggi, basata sul valore sonoro del testo, sull’elaborazione di un contrappunto che prevede la creazione di uno spazio sonoro tra le voci e l’uso della emissione vocale non “operatica”, sia fondata sulle ricerche stilistiche della Scuola di San Marco. La storia della musica non è cronologica, è una linea virtuale verticale che affonda in profondità verso la stessa miniera sonora e anche i compositori che non sono coscienti del loro riferirsi al passato, in realtà fanno parte di una catena di comunicazione forte e costante che continuamente si ritrova su questa linea verticale. Come la più profonda miniera della terra, a Johannesburg, raggiunge i quattro chilometri di profondità, così la musica veneziana vocale del 1500 è la sorgente e il riferimento più forte e più profondo del nostro passato vocale. Nel festival sarà presente per la prima volta nella storia della Biennale Musica, il coro di San Marco, la Cappella Marciana, il coro nato per la scuola compositiva di Willaert, con due concerti fondamentali, i Liturgical Chants del compositore ucraino Valentin Silvestrov, per la rinascita della musica sacra contemporanea, e il concerto-installazione di Christina Kubisch, Travelling voices, nato dalla stretta collaborazione tra la sound artist tedesca e il direttore della Cappella Marciana, Marco Gemmani”.

La vocalità sarà esplorata in tutte le sue potenzialità. Può farci qualche esempio delle forme musicali che saranno esplorate e dei tipi di ensemble che saranno coinvolti nella Biennale Musica di quest’anno?

“Le forme della vocalità sono molteplici e straordinarie, perché non sono solo le forme della musica classica e del repertorio, ma anche quelle della coralità popolare e delle forme artistiche musicali non scritte, che hanno avuto un lungo sviluppo e una piena realizzazione in Italia, ma anche e soprattutto a Venezia. Nel festival si assisterà a forme vocali processionali (l’opera processionale di Marta Gentilucci creata dal coro Sequenza 9.3 diretto da Catherine Simonpietri), a concerti tradizionali con prime esecuzioni assolute (per esempio il lavoro After Arethusa di Sivan Eldar, creato dal coro accentus diretto da Marcus Creed), all’opera da camera Only the sound remains di Kaija Saariaho, vicina alla prime forme operistiche veneziane per molti aspetti, ad installazioni sonore site-specific basate sulle voci dei turisti e dei passanti (per esempio il lavoro di Chonglian Yu all’Arsenale che riconosce Piazza San Marco come un’opera vocale collettiva), ricostruzioni acustiche di concerti antichi in San Marco e del loro svanire nel tempo (il lavoro di Jack Sheen al Conservatorio), performance sperimentali dove frammenti di voci radiofoniche e campionate sono elaborate in tempo reale (la performance Zero di Daniele Carcassi al Teatro delle Tese), concerti con canzoni provenienti da varie tradizioni dove il cantante diviene un cantastorie contemporaneo (il concerto di Elina Duni) e a performance vocali di compositori/autori che attraverso la voce, parlano della loro personale esperienza di vita e del loro sguardo sulla realtà (Jennifer Walshe, Zuli, Joy Frempong)”.

Joy Frempong _ ©Florianaeby

Nella Storia della Musica, in alcune epoche parola e musica hanno avuto un rapporto osmotico, in altre l’una è stata ancella dell’altra. Quale pensa sia attualmente la valenza della parola nella musica contemporanea, nei lavori ove venga contemplata?

“Personalmente penso che il testo messo in musica sia alla base del lavoro compositivo, lo influenza e lo determina. Nella Querelle des bouffons, sarei senza dubbio per il primato del testo sulla musica, ma non nel senso della necessità di lasciare sempre chiaro il significato del testo, piuttosto nel senso della tradizione italiana creata da De Rore, Monteverdi, Gesualdo, Malipiero, Nono, Berio, Bussotti e Sciarrino grazie ai quali il testo è diventato esso stesso musica, attraverso il rispetto, l’analisi e l’ascolto del suono insito nella parola”.

Lei per prima, come compositrice, sonda le potenzialità drammaturgiche della voce. Crede che la parola nella musica colta possa avere ancora un legame vivo con la società, come è accaduto in altre epoche?

“Sicuramente è un legame forte e molto importante. Nel mondo dell’opera contemporanea, per esempio, il librettista lavora in collaborazione con il compositore e dal dialogo dipende la riuscita del lavoro e la possibilità di comunicare le proprie idee al grande pubblico. Le esperienze di collaborazione che hanno vissuto Francesco Cavalli con Cicognini, Claudio Monteverdi con Rinuccini, Lorenzo Da Ponte con Mozart e Hugo von Hofmannsthall con Strauss, hanno generato capolavori che il pubblico apprezza da tutti i punti di vista. Oggi molti compositori ricercano questo tipo di collaborazione forte e ideale. Non sempre si riesce, ma c’è sempre questo tentativo. Io attualmente sto collaborando con la scrittrice ucraina Katja Petrowskaja per un’opera per il Festival di Schwetzingen e l’Opera di Lucerna basata su Il Sosia di Dostoevskij e devo dire che il dialogo con Katija è talmente complesso, emozionante e fertile che diventa parte della drammaturgia, parte della partitura”.

Chonglian Yu, I see the cloud in the water _ installazione sonora Biennale College Musica _ ©Andrea Avezzù

Esiste, nell’Opera contemporanea, una continuità con la tradizione e in particolare col secolo aureo, l’Ottocento, tale da poter parlare ancora oggi di una specificità italiana nel mondo?

“Assolutamente sì, molti compositori sono attivi nella produzione di opere liriche in Europa e alcuni lavori hanno avuto un tale successo da essere stati ripresi da molte istituzioni nel mondo con molte nuove produzioni. I più riconosciuti sono sicuramente “L’amour de loin” di Kaija Saariaho, “Luci mie traditrici” di Salvatore Sciarrino, “Written on skin ” di George Benjamin, per parlare solo delle produzioni recenti. Ci sono vari compositori italiani attivi nel mondo operistico europeo, e, nonostante in Italia non vengano riconosciuti quali eredi dei grandi operisti ottocenteschi, all’estero nessuno ne dubita. Oltre a Salvatore Sciarrino, sono molto attivi e riconosciuti sul fronte operistico Luca Francesconi e Giorgio Battistelli. Oltre a questa realtà europea attiva e appassionata di musica italiana, penso che alcune opere di Gianfrancesco Malipiero, Luigi Dallapiccola, Sylvano Bussotti, Luigi Nono e Luciano Berio saranno nel futuro eseguite più regolarmente e repertorizzate anche in Italia”.

Ampio spazio sarà assegnato nella Biennale Musica 2021 all’elettronica, la cui cura sarà affidata al Centro di Informatica Musicale e Multimediale della Biennale di Venezia. Da compositrice, pensa che nell’era digitale l’elettronica, unitamente alle esperienze di spazializzazione del suono, debba essere un elemento maggiormente valorizzato nelle occasioni d’ascolto?

“La musica elettronica è un termine generale che contiene tanti significati e diverse tecniche ed esperienze d’ascolto. Viviamo in un’epoca in cui il suono registrato, amplificato e diffuso ci è accanto in ogni momento della nostra vita: dal supermercato all’aeroporto siamo in costante ascolto, volontario o passivo di suoni diffusi. Assistiamo anche all’adeguarsi progressivo delle performance live dei grandi solisti al suono che ormai riconosciamo come il più gratificante all’ascolto, che è quello delle registrazioni di grande livello. Questo significa che i compositori contemporanei e i performer devono riflettere sulle possibilità tecnologiche e sulla necessità dell’ascolto continuo che si è generata nelle nuove generazioni e lavorare artisticamente per la creazione di un nuovo repertorio di musica “elettronica” generata dalla diffusione del suono e dal suo trattamento. È un argomento complesso che affronterò nel terzo festival Micro-music nel 2023”.

Per quali ragioni ritiene sia ancora un universo pressoché sconosciuto al grande pubblico?

“La musica elettronica contemporanea si è sviluppata su vari fronti. I performer sperimentali e l’elettronica legata alla scena indie è molto complessa e sperimentale e ha un grandissimo pubblico. Tutto è relativo al modo in cui i concerti si propongono e alla tradizione dell’istituzione che organizza. Io voglio rispettare la tradizione della Biennale Musica, da sempre legata alla produzione colta di musica scritta, ma penso che in altri ambiti musicali siano presenti artisti importanti che meritano visibilità e dialogo con la musica colta. Per evitare che la musica colta diventi un reparto etnico, visitato dai soli addetti ai lavori, è importante istituire un dialogo, con il passato e con i vari fronti della contemporaneità, quello che spero di riuscire a fare nel futuro immediato”.

In questa edizione sarà dato anche largo spazio ai giovani autori, alcuni dei quali, selezionati da Biennale College, comporranno nuovi lavori ad hoc. Lei è anche una docente di composizione [ai Ferienkurse di Darmstadt e docente di composizione invitata presso la Hochschule für Musik und Darstellende Kunst Frankfurt, n.d.r.]. Percepisce in quest’epoca un rinnovato fermento creativo giovanile?

“Sì, penso che la nuovissima generazione di compositori sia straordinariamente colta, aperta e intelligente. Nel mio ultimo soggiorno a Darmstadt come docente di composizione ho incontrato giovanissimi compositori e compositrici che sono il frutto di una nuova libertà di formazione, persone in movimento e in costante ascolto di altre realtà musicali rispetto alle proprie e che capiscono meglio le proprie radici e le proprie tradizioni, proprio perché si confrontano con altre. Non hanno paura della propria religiosità, delle loro credenze, studiano le tecniche musicali precipue della loro tradizione musicale, cercano di capire l’origine della propria lingua e cultura. Penso che il mondo musicale stia cambiando in meglio”.

Christina Kubisch – prove all’interno della Basilica di San Marco _ ©Andrea Avezzù

Le compositrici non sono ancora abbastanza valorizzate. Lei rappresenta un’eccezione virtuosa, anche se ha sostenuto di esser stata ostacolata all’inizio nei suoi studi musicali. Pensa che ci sia un’attenzione crescente nei confronti delle compositrici o che siano ancora destinate a rimanere all’ombra della storia com’è stato in passato?

“In Italia molte donne compositrici rimangono in ombra. Posso dirlo perché da quando ho iniziato a studiare composizione al Conservatorio di Santa Cecilia nel 1978, ho visto tante ragazze nei corsi di composizione e insegnando via via in tanti conservatori italiani, a Cagliari, Alessandria, Cosenza, Frosinone, Salerno, ho incontrato tante studentesse di composizione, ma nessuna di queste compositrici sembra essere presente nei grandi festival e nelle grandi stagioni concertistiche europee. Evidentemente, l’impatto con la realtà operativa dell’essere compositore dopo gli studi permane molto difficile. Le uniche compositrici italiane veramente presenti in Europa sono persone che da subito hanno deciso di andare via dall’Italia e di completare i loro studi all’estero. Basti citare per tutte tre compositrici straordinarie, Marta Gentilucci, Francesca Verunelli e Clara Iannotta che sono state vincitrici del Prix de Rome di Villa Medici, quindi riconosciute come grandi compositori dal governo francese, ma fuggite dall’Italia subito dopo il diploma e quasi sconosciute in Italia”.

La Biennale prevede anche incontri, conferenze e un ciclo di lezioni di musica dal vivo sulla polifonia vocale veneziana, in collaborazione con Rai Radio 3, condotte dal musicologo e compositore Giovanni Bietti. Quanto  è importante, in generale, la divulgazione musicale per avvicinare una più larga fetta di pubblico alla musica contemporanea?

“Le Lezioni di Musica di Radio Tre, curate da Paola Damiani, non sono solo un mezzo divulgativo della musica classica e contemporanea, ma una produzione musicale importante, specifica della radio italiana, che prevede l’analisi e l’ascolto guidato dei grandi lavori musicali da parte di compositori e performer attivi e riconosciuti. È quindi la creazione di una collezione di visioni musicali da parte di musicisti attivi che, parlando di lavori importanti, espongono le loro idee estetiche e stilistiche. Per questo penso che sia importante coinvolgere questa realtà nel festival, come ritengo importantissime tutte le figure professionali legate alla teoria musicale e alla descrizione critica delle partiture. Vorrei che queste professioni trovassero nella Biennale Musica una possibile esibizione performativa, che il pubblico apprezzasse il discorso sulla musica quanto la musica stessa. Naturalmente i musicologi, critici musicali e giornalisti invitati saranno dei virtuosi, delle persone capaci di comunicare verbalmente e oratoriamente il proprio pensiero e la propria visione. La prima conferenza sarà tenuta da Gianmario Borio, responsabile musicale della Fondazione Cini, uno dei più riconosciuti e ammirati musicologi italiani”.

Elina Duni _ ©Clément Puig _ ECM Records

“Choruses” è un festival itinerante, una sorta di “pellegrinaggio musicale” attraverso luoghi e teatri storici di Venezia. Cosa si deve aspettare quest’anno di nuovo l’ascoltatore?

“Di nuovo, rispetto ai festival europei, c’è lo spazio temporale che occupa ogni composizione. Grandi lavori di 25 minuti e di un’ora intera che daranno all’ascoltatore la possibilità di capire a fondo quel lavoro e quello stile musicale, nell’ambito di concerti relativamente brevi, che non creeranno stanchezza e senso di soffocamento, almeno spero. Poi la ripresa della tradizione della Biennale Musica, il suo legame con le altre istituzioni musicali della città, San Marco, La Fenice, il Conservatorio, per un coinvolgimento attivo delle diverse professionalità musicali attive nella città. Il mio sogno è anche quello di coinvolgere nel futuro le Grandi Scuole veneziane e le chiese, sedi degli organi importanti della città, e far rinascere almeno virtualmente i tanti teatri musicali scomparsi che hanno dato luogo ad un repertorio ricco di capolavori eseguiti in tutto il mondo”.

Si aspetta che, dopo la parentesi pandemica, ci sia un maggiore desiderio delle persone di godere della musica dal vivo?

“Il desiderio è tanto ma anche la paura, vivremo ancora un periodo difficile fatto di sensazioni contraddittorie, che influenzerà il pubblico presente ai concerti. Ringrazio comunque il team e la direzione della Biennale del lavoro enorme che stanno facendo per realizzare tutti i festival dal vivo e in sicurezza, garantendo al pubblico la serenità necessaria per l’ascolto”.

Biennale Musica 2021, Direttrice Lucia Ronchetti. Programma

 

Biennale Musica 2021, Choruses

Il Festival della Biennale Musica si svolge in diversi luoghi storici di Venezia e tende a mettere in risalto la tradizione musicale veneziana collegandola alla attualità compositiva contemporanea.

Si intitola Choruses – Drammaturgie vocali il 65. Festival Internazionale di Musica Contemporanea della Biennale di Venezia, che si svolgerà dal 17 al 26 settembre sotto la direzione della compositrice Lucia Ronchetti. Al centro dell’attenzione “il trattamento compositivo della voce, a partire dai lavori corali monumentali degli ultimi decenni fino alle esplorazioni drammaturgiche della produzione vocale più recente” (L. Ronchetti).

Concerti, installazioni sonore, performance sperimentali, happening vocali, un'opera processionale e un lavoro di teatro musicale da camera, presenteranno i differenti aspetti della voce nella creatività contemporanea.

Il festival presenta importanti ensemble corali veneziani, il Coro della Cappella Marciana e del Teatro La Fenice di Venezia, accanto ad alcuni tra i più rappresentativi ensemble corali e vocali europei: il Theatre of Voices di Copenhagen, il SWR Vokalensemble e i Neue Vocalsolisten di Stoccarda, gli ensemble vocali Sequenza 9.3 e Accentus di Parigi, con la partecipazione l’Orchestra del Teatro La Fenice e dal Parco della Musica Contemporanea Ensemble.

Al Centro di Informatica Musicale e Multimediale della Biennale di Venezia (CIMM) è affidata la cura della diffusione e spazializzazione delle parti elettroniche presenti in alcuni dei lavori.

Saranno presenti nel festival compositori di differenti generazioni che hanno realizzato importanti lavori vocali e corali a cappella, vocalists e performers di differenti tradizioni musicali, sound artists che integrano la voce nei loro progetti sonori. I giovani compositori e performers selezionati da Biennale College comporranno dei nuovi lavori nelle diverse forme compositive presenti nel festival.

Gli incontri, le conferenze e le Lezioni di Musica in collaborazione con Rai Radio3 hanno la funzione di evidenziare il rapporto tra la tradizione musicale vocale veneziana e la contemporaneità.

Choruses è un festival diffuso che invita a una sorta di “pellegrinaggio dell’ascoltatore” attraverso luoghi e teatri storici - dall’Arsenale (Tese, Sale d’Armi, Piccolo Arsenale) alla Basilica di San Marco al Teatro La Fenice al Malibran, dall’Auditorium Lo Squero della Fondazione G. Cini al Conservatorio B. Marcello fino al Teatro Parco Bissuola a Mestre.

Comporre per l'insieme delle voci

Kaija Saariaho, Hans Abrahamsen, George Lewis, David Lang, Luca FrancesconiSivan Eldar, Sergej Newski, Samir Odeh-Tamimi, Francesco Filidei, Jennifer WalsheGeorge Aperghis, Arvo Pärt, Sylvano Bussotti, Morton Feldman: compositori di diverse generazioni che concepiscono la scrittura vocale come uno strumento di sperimentazione e innovazione per la contemporaneità.

La musica vocale di Kaija Saariaho, Leone d’Oro alla carriera di questa edizione del Festival, è basata su testi di autori importanti di diverse epoche che trattano temi universali quali la solitudine del viaggio, la distanza, la morte. I testi sono analizzati dalla compositrice quali materiali sonori e come indicazioni e suggestioni di ascolto. A lei il Festival dedica una ritratto in quattro opere: la prima assoluta di Reconnaissance, interpretato dall’ensemble Accentus, protagonista anche della prima esecuzione italiana di Tag des Jahrs; la prima europea di Only the Sound Remains, nel nuovo allestimento di Aleksi Barriere e con l’interpretazione del Theatre of Voices di Paul Hillier; la prima esecuzione italiana di Oltra mar, che inaugura il Festival al Teatro La Fenice con l’Orchestra e il Coro stessi diretti da Ernest Martinez-Izquierdo.

La versione per orchestra di Children’s Corner di Claude Debussy composta del compositore danese Hans Abrahamsen, programmato nel concerto inaugurale, mette in evidenza il rapporto fondamentale tra i compositori della seconda generazione spettrale e la ricerca timbrica operata da Debussy.

Stessa classe, 1952, anche per George Lewis, riconosciuto protagonista dello sperimentalismo della diaspora africana, artista multimediale, professore di composizione alla Columbia University e attualmente artista in residenza presso il Wissenschaftskolleg zu Berlin. Il suo nuovo lavoro, commissionato dalla Biennale, riguarda Anthony William Amo, il primo filosofo di origine africana. Il nuovo brano per voci ed elettronica verrà eseguito in prima assoluta dai Neue Vocalsolisten, destinatari del Leone d’Argento.

Di David Lang, protagonista del post-minimalismo americano e fondatore di Bang On A Can, verrà invece eseguito The Little Match Girl Passion, brano premiato nel 2008 con il Pulitzer per la musica e interpretato dal Theatre of Voices di Paul Hillier, che lo ha registrato per l’etichetta Harmonia Mundi vincendo nel 2010 un Grammy Award.

Luca Francesconi sarà presente alla Biennale Musica 2021 con Herzstück, un lavoro per ensemble vocale composto per i Neue Vocalsolisten, su testo di Heiner Müller, autore dal quale è stato tratto il libretto della sua opera Quartett, una delle produzioni operistiche contemporanee di più grande successo, che vanta innumerevoli riprese e nuove produzioni in tutto il mondo.

Alla generazione degli anni ’70 e ’80 appartengono Sivan Eldar, Sergej Newski, Samir Odeh-Tamimi, Francesco Filidei che al festival presenteranno rispettivamente tre prime assolute e una prima italiana.

La compositrice Sivan Eldar, con studi tra Israele e Stati Uniti, dove si è laureata a Berkeley con Frank Bedrossian, Edmund Campion, oggi risiede a Parigi e dal 2019 è in residenza all’Orchestra Nazionale Montpellier (Opéra Comédie). Sivan Eldar rilegge il mito in After Arethusa, avvalendosi della scrittura di Cordelia Lynn, autrice di teatro e librettista con cui ha collaborato più volte (insieme debutteranno all’Opéra de Lille nella stagione 2021-22).

Nato a Mosca nel 1972, Sergej Newski si forma in Germania, con Jörg Herchet a Dresda e con Friedrich Goldmann a Berlino, dove ancora oggi risiede. A Newski i Neue Vocalsolisten hanno commissionato un nuovo brano, Die Einfachen, ispirato al reportage della storica Irina Roldugina su "I semplici", il nome del movimento gay della Leningrado degli anni 20.

Presente sulla scena europea al pari di Newski, e come lui residente a Berlino, l’israelo-palestinese Samir Odeh-Tamimi è nato a Jaljuliya, città araba in Israele nel 1970: interprete della musica tradizionale araba, studia poi musicologia e composizione a Kiel e Brema. A Venezia presenta il brano Timna. Fra i compositori più riconosciuti della sua generazione, Francesco Filidei presenterà in prima assoluta Tutto in una volta, titolo tratto da una poesia di Nanni Balestrini.

Fra le personalità artistiche più rilevanti del panorama musicale contemporaneo, Georges Aperghis è stato attratto dalla ripetitività ossessiva di Adolf Wölfli. Wölfli-Kantata, in prima per l’Italia, sembra riflettere la fitta trama dell’artista svizzero, considerato maestro dell’Art Brut. Il lavoro monumentale per ensemble vocale e coro composto a 36 parti reali verrà eseguito dai Neue Vocalsolisten uniti al coro SWR Vokalensemble.

Di Arvo Pärt verrà eseguito lo Stabat Mater nella versione originale del 1985 per trio di voci e archi. Un canto liturgico il cui testo per il compositore estone “ci presenta l’esistenza simultanea di dolore incommensurabile di questo evento e di potenziale consolazione”. Condivide un destino comune con Pärt Valentin Silvestrov, che qui torna “alla sorgente della musica” come nei Liturgical Chants.

Pittore, regista, scenografo, artista, Sylvano Bussotti è alla Biennale con Per 24 voci adulte o bianche, una sorta di happening vocale che vanta una versione teatrale del Living Theatre (nel 1967 a Bordeaux). Parte del ciclo Cinque frammenti all’Italia, in cui Bussotti “scompone testi di Rilke, Adorno, Braibanti, Michelangelo, D'Annunzio, Baudelaire, Jacopone da Todi … oscillando tra libertà sconfinata e rigoroso attaccamento a un metodo”.

Rothko Chapel di Morton Feldman, come molti lavori del compositore statunitense, si ispira alle grandi tele dell’espressionismo astratto americano, in questo caso l’edifico ottagonale della Rothko Chapel.

"Il linguaggio di Rothko arriva fino al bordo delle sue tele e io volevo ottenere lo stesso effetto con la mia musica, che avrebbe dovuto permeare l'intera stanza ottagonale e non essere ascoltata in un punto definito".

Progetto compositivo per la Basilica di San Marco e la Cappella Marciana

È nell’acustica perfetta della Cappella Marciana della Basilica di San Marco che trova spazio Il viaggio della voce, composizione site-specific per voci registrate commissionata dalla Biennale a Christina Kubisch, pioniera della sound art tedesca, già professore presso la Hochschule der Bildenden Künste di Saarbrücken, dove ha fondato il primo dipartimento tedesco di arte audio-visiva.

Induzione elettromagnetica, raggi ultravioletti, energia solare, Kubitch è un’artista interessata a un ascolto spaziale fuori dai luoghi deputati che impongono la frontalità dell’esecuzione. I suoi lavori sono frutto di studi approfonditi della specificità del luogo prescelto. Così anche la Cappella Marciana diventa oggetto delle sue ricerche.

Colpita dalla Venezia rinascimentale e barocca verso cui convergono musicisti da tutta Europa Christina Kubisch si chiede: “Che cosa succederebbe se quei viaggi si ripetessero con le possibilità di oggi? Se le voci rinascimentali dei compositori di San Marco tornassero al loro paese d’origine ma in un mondo contemporaneo?”.

Da qui ha inizio Il viaggio della voce, dalle voci registrate dei cantori di San Marco, portate come proprio “bagaglio” da Christina Kubisch in giro per l’Europa a dialogare con altri spazi: “con chiese, chiostri (ma forse anche uffici moderni), dove i suoni pre-registrati vengono diffusi e registrati di nuovo… dando vita a “una nuova polifonia astratta”.

“I viaggi della voce quindi non si creano al computer con un programma digitale – scrive la Kubisch - ma, anche se certi procedimenti elettronici saranno necessari, si tratta del procedimento di un momento nel corso del tempo. Ci vuole molto tempo. Viaggi lenti e lunghi e non troppi. Poi tutto questo materiale torna a Venezia a San Marco per essere diffuso, alternato in una serata con il canto "reale" del coro del maestro Gemmani”.

Moving Still - Processional crossings

Commissionata dalla Biennale, l’opera processionale intitolata Moving still – processional crossings è ideata da Marta Gentilucci - compositrice italiana con formazione internazionale, dottore in composizione a Harvard e compositrice in residenza di ricerca all’Ircam di Parigi - in collaborazione con quattro poetesse contemporanee autrici dei testi inediti. Sono Elisa BiaginiIrène GayraudShara McCallum e Evie Shockley, provenienti da lingue, culture, estetiche diverse ma accomunate dal “lavoro sull’oralità, sull’importanza della trasmissione sonora del testo” (M. Gentilucci).

L’opera si svolgerà lungo un percorso che parte nel tardo pomeriggio dai Giardini attraversa le calli e i campi di Venezia incontrando il pubblico in movimento per la città, per concludersi all’interno del Teatro alle Tese. Una riflessione sull’andare e lo spostarsi di un gruppo di persone in tutte le sue varianti - dall’atto religioso al corteo di protesta alla migrazione, “sul dovere o potere andare altrove”.
Concepita per ensemble vocale misto e quattro voci recitanti, l’opera vedrà protagoniste le dodici voci dell’ensemble Sequenza 9.3 di Parigi cui si uniranno altrettante voci dalle classi di canto del Conservatorio di Venezia, tutte sotto la guida di Catherine Simonpietri. Firma la regia Antonello Pocetti.

Solo Voices

Compositrice, performer, vocalist, Jennifer Walshe a Venezia sarà protagonista di un assolo per voce, video ed elettronica: Is It Cool To Try Hard Now? Se la sua musica ha ricevuto tanti riconoscimenti - Kranichsteiner Musikpreis ai Ferienkurse für Neue Musik di Darmstadt, Foundation for Contemporary Arts di New York, BASCA British Composer Award for Innovation – Jennifer Walshe è famosa anche per progetti multimediali - composizioni, installazioni, partiture grafiche, film, fotografie, sculture - presentati in musei e gallerie di New York, Houston, San Francisco, Tel Aviv e in Europa.

Canta in nove lingue mescolando stili e repertori Elina Duni, cantante e compositrice jazz emigrata a dieci anni in Svizzera dall’Albania e considerata “fra le voci più intense della nuova scena musicale europea”. Così Partir, il concerto solista che vede Elina Duni protagonista alla Biennale, affronta temi universali come la partenza, l’esilio, l’abbandono attingendo al repertorio tradizionale balcanico, yiddish, armeno e del meridione italiano, sviluppando “la sua personale ricerca espressiva grazie alla fusione delle melodie della tradizione con sonorità jazz e dipingendo un quadro sonoro nel quale si intersecano storie musicali diverse”.

Compositrice e vocalist di origine svizzera e ghanese, Joy Frempong presenta un progetto che esplora i diversi mondi performativi dello spoken-word: un assolo per voce, loop machines, tastiere, campionamenti ed elementi narrativi. Parte dei suoni e delle storie verrano campionate a Venezia, una città da cui Frempong è stata fortemente attratta e che ha visitato molte volte dopo il suo primo viaggio alla Biennale d'Arte all'età di 17 anni.

Sound artist, multi strumentista, producer, Zuli, ovvero Ahmed El Ghazoly, opera nella scena alternativa clubbing del Cairo e in quella elettronica con il Kairo Ist Koming (KIK). A livello internazionale vanta collaborazioni con Aphex Twin, Autechre, Ben Ufo, Bradley Zero e Richie Hawtin. A Venezia propone un set che intesse voce umana e nuove tecnologie, esplorando la capacità di questo affascinante strumento umano di “esprimere idee musicali attraverso metodi diversi come il campionamento e la correzione del tono (tramite Autotune, Melodyne e vari software)”.

Biennale College Musica

In sintonia con il tema del Festival, Biennale College affronta quest’anno “le potenzialità drammaturgiche della voce, promuovendo nuove opere musicali a cappella, installazioni sonore e performance site specific sempre dedicate alla voce e dislocate in diversi luoghi della città di Venezia” (L. Ronchetti).

I programmi di seminari teorico-pratici che coinvolgono i giovani artisti selezionati, articolati in diverse sessioni tra aprile e settembre e guidati da una squadra di tutor (Samir Odeh-Tamimi, Jennifer Walshe, Andreas Fischer, Guido Barbieri, Thierry Coduys, Guglielmo Bottin, Roberto Benozzo, Catherine Simonpietri) si concluderanno con la presentazione di sei opere originali e l’esecuzione di importanti pagine di musica vocale contemporanea.

Dalle 154 partecipazioni da 26 Paesi diversi, sono stati selezionati 4 compositori, 3 performer, 1 ensemble vocale. Sono i compositori Maria Vincenza Cabizza, Manuel Hidalgo Navas che presenteranno due brani originali per ensemble vocale; i compositori Jack Sheen e Chonglian Yu, che saranno autori di due installazioni sonore site specific utilizzando anche materiali vocali pre-registrati; i performer Daniele Carcassi, Xu Tong Lee e Agita Reke, che presenteranno performance sperimentali operanti sulla voce pre-registrata; infine l’ensemble vocale Evo, costituito da Veronica Bartolomei, Eleonora Braconi, Alessandro Cavazzani, Cinzia D'Anella, Ervin Dos Santos, Emanuele Gizzi, saranno interpreti per il Festival di alcune pagine fondamentali della letteratura vocale contemporanea.

La parte elettronica sarà prodotta nella sede del Centro di Informatica Musicale e Multimediale della Biennale di Venezia (CIMM), che metterà a disposizione hardware e software necessari sotto la guida dell’ingegnere del suono Thierry Coduys.

In collaborazione con Rai Radio 3 cinque audio-documentari verranno realizzati da Giovanna Natalini per la trasmissione Tre soldi: un diario di bordo del laboratorio compositivo e performativo dei giovani artisti di Biennale College, dall’ideazione alla realizzazione dei loro progetti originali.

Lezioni di musica

Un Festival dedicato alla coralità nella città che è stata officina del contrappunto vocale si confronta con questo antico passato attraverso quattro lezioni di musica dal vivo. In collaborazione con Rai Radio 3 e con la cura di Paola Damiani, il compositore, musicologo e pianista Giovanni Bietti condurrà dalla Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian, sede della Biennale, quattro lezioni sulla polifonia vocale veneziana: dai Salmi di Adrien Willaert al Magnificat di Antonio Vivaldi, “per mostrare all’ascoltatore la modernità stupefacente di questa musica, che continua a essere fonte d’ispirazione per molte composizioni d’oggi” (G. Bietti).