domenica 8 dicembre 2024

Il Teatro vive per l'opera. Siamo lontanissimi dai tempi della sua nascita che, curiosamente, c'è chi rimpiange

Alcune fra le tante cronache della serata inaugurale della Scala,  lamentavano che non c'era quest'anno tutto il corredo di vipponi e gente inutile che facevano la gioia dei gossipari di sempre.  Stupisce che Il Fatto quotidiano, rimpianga quei tempi in cui più del palcoscenico contava il foyer, e più dei costumi dei personaggi le mise di starlette - più 'smise', a dire il vero per il poco tessuto a disposizione - che passato sant'Ambrogio, si eclissano, in attesa della prossima occasione.

 Certo quest'anno c'era la 'prima' della nuova Notre Dame a Parigi, che ha tolto spazio e riflettori alla Scala, perchè capita una volta sola - si spera, almeno per i prossimi due o tre secoli - ed anche perchè è un esempio di come si possa far nuovamente risplendere un tesoro in tempi record, che, solo 5 anni fa,  si temeva perduto per sempre.

Per far rinascere La Fenice di Venezia,  un cantiere più ridotto di quello di Notre Dame, ci sono voluti più di 5 anni.

 Comunque ieri sera la Scala ha dato una lezione al mondo dell'opera, con un allestimento di grande classe, anche se discutibile l'idea di Muscato di ambientare i quattro atti in quattro diversi tempi di guerra, compreso il presente, e con  una resa musicale -  direzione, orchestra, coro e solisti - strepitosa. che abbiamo molto apprezzato e seguito con grande attenzione.

 Per questo non ci è sfuggito un passaggio che avrebbe fatto la gioia di Salvini se il truce segretario leghista  avesse frequentato, anche casualmente, il teatro (comunque è sempre in tempo , ci sono diverse repliche, ci vada con la sua Francesca). Ci riferiamo all'episodio che vede in primo piano Fra Melitone - manzoniano' s'è detto - assieme al padre guardiano', che dispensa carità ai poveri che assediano il convento. Ma che non disdegna di rimproverarli, perchè hanno molti figli (tutti i poveri ne hanno, insiste) e perchè  richiedono la carità per mestiere - ci è sembrato di udire le reprimende del segretario leghista contro i disgraziati migranti che hanno il telefonino.

 La Forza  è una lezione per tutti quelli che sono contrari alle guerre - e chi non lo è al di fuori dei produttori di armi e dei dittatori sanguinari.  

Infine, sulla mancata presenza di Mattarella e Meloni. Già l'anno scorso Mattarella  non andò alla Scala,  non ricordiamo più il motivo, ma certamente era assente giustificato, come lo era anche ieri.

 Sulla Meloni, invece, le cose stanno diversamente. Andò alla Scala, insieme al suo ex, all'indomani della sua elezione a premier, solo per farsi vedere, ne siamo convinti. L'opera, il teatro, la musica non rientrano nei suoi orizzonti di interesse.  E del resto, quella sua visita alla Scala,  era la prima in assoluto in un teatro, nei suoi 49 anni di vita e negli oltre 20 di carriera politica e di governo; e temiamo che  resterà anche unica, perchè se ci riprovasse - ma non corriamo questo pericolo - sarebbe accolta da fischi  molto più sonori di quelli lanciati all'indirizzo della Netrebko (solo perchè russa), dopo che si è visto come tratta il mondo della cultura in generale e della musica; e che si è capito che mira solo ad occupare  posti, per dispensare favori ed incarichi a fedelissimi.

 A tal proposito si è appreso che al Massimo di Palermo, dove Marco Betta è stato riconfermato sovrintendente, la Destra vorrebbe come direttore artistico  e musicale (espressamente richiesti dal sovrin tendente), Veronesi  o Fratta, ambedue già passati dal capoluogo siciliano, ingloriosamente, e dopo che, nel caso di Veronesi, la gestione del Comitato Puccini  si è rivelata disastrosa. Conta la fedeltà al partito della premier o alla destra al governo. Siamo in attesa di vedere come si chiuderà la partita della Fenice di Venezia, dove , sempre il Governo, vorrebbe un suo fedelissimo, anzi un ultrà, dai tempi dell'MSI e di Almirante,  forse anche da prima.

 Solo due parole per quel salottino stantio che ogni anno viene allestito  e affidato a due padroni di casa  che vediamo già ogni sera in tv, intitolato 'aspettando' ...Noi vorremmo vedere l'opera in cartellone, senza il salottino che Rai Cultura ci propina ogni anno, e senza i suoi ospiti 'eccezionali' dei quali a noi ed a moltissimi altri non frega assolutamente  nulla. Perchè, a differenza di quel che pensa Rai Cultura, noi siamo convinti che l'opera 'tiri' anche senza quegli inutili aiutanti e fiancheggiatori.   

  

  

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