Marcello Veneziani attacca la destra al potere: nessuna discontinuità, nessun cambiamento reale e una classe dirigente giudicata inadeguata, priva di visione e coraggio.
“Non mi hanno deluso perché non mi ero illuso”
Le parole di Marcello Veneziani suonano come una sentenza netta sulla destra oggi al governo. Intervenendo a un podcast promosso dalla Svimez, lo scrittore ha tracciato un bilancio severo dell’attuale classe dirigente, chiarendo fin dall’inizio di non provare delusione. Il motivo è semplice: “Non sono deluso, perché non mi ero mai illuso”.
Veneziani ha ricordato come, già prima delle elezioni, avesse sostenuto la coalizione di centrodestra senza però alimentare aspettative. “Avevo detto: non fatevi illusioni. Quando la destra arriva al governo fa esattamente ciò che si faceva prima”, ha spiegato, sottolineando come il margine di manovra dell’esecutivo sia, a suo giudizio, estremamente limitato. “Non ha il potere di cambiare davvero. Se provasse una reale discontinuità con certi poteri internazionali e interni, verrebbe licenziata in un attimo”.
La stoccata più dura: “Classe dirigente veramente scarsa”
Il passaggio più duro riguarda però la qualità della classe dirigente. Veneziani non usa mezzi termini: “La classe dirigente della destra è scarsa, veramente scarsa, e ha avuto come unico orizzonte quello elettorale”. Una critica che va oltre il singolo provvedimento o la singola scelta politica e investe l’intero impianto culturale e strategico dell’area di governo.
Secondo lo scrittore, non c’è stato nemmeno il tentativo di costruire una nuova leadership all’altezza delle sfide. Nessun rinnovamento, nessuna visione di lungo periodo, ma solo gestione dell’esistente e attenzione al consenso immediato. Una continuità che, a suo dire, spiega perché “nella vita degli italiani non sia cambiato nulla”, né sul piano sociale, né su quello culturale, né per chi si riconosce nel mondo della destra.
Veneziani ha anche richiamato il tema del clima culturale, parlando di un perdurare di “intolleranza e censura verso le idee che non rientrano nel mainstream”, un elemento che, secondo lui, non si è affatto attenuato con il cambio di governo.
Sud senza guida e il vuoto della leadership
Lo sguardo critico di Veneziani si allarga poi al Sud, dove il giudizio è altrettanto severo. Alla domanda su chi oggi possa rappresentare il Mezzogiorno, la risposta è disarmante: “Se guardo al ceto politico, sindacale o a quelli che un tempo erano gruppi dirigenti del Sud, trovo il silenzio assoluto. Una vera classe dirigente del Sud oggi non la vedo più”.
Secondo lo scrittore, l’immagine del Mezzogiorno sopravvive soprattutto grazie a scrittori, attori e registi, e in parte al cinema, che ha contribuito a restituire identità e complessità a territori spesso ridotti a stereotipo. Ma sul piano politico e istituzionale, il vuoto resta evidente.
Ai giovani del Sud Veneziani non consiglia una fuga definitiva né una rassegnazione immobile. Propone invece una “tornanza”: partire per formarsi e fare esperienza, ma mantenere l’idea del ritorno o di una doppia presenza. Per il futuro del Mezzogiorno immagina figure ibride, “centauri”, capaci di unire cultura umanistica e competenze manageriali, considerate l’unica vera possibilità di rilancio.

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