mercoledì 7 gennaio 2026

Napoli. Teatro San Carlo: una partita a scacchi fra Manfredi e Macciardi (da Corriere del Mezzogiorno, di Paolo Grassi)

 



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Dopo mesi di polemiche e scontri politico-istituzionali solo apparentemente superati all’atto della designazione del nuovo sovrintendente, Fulvio Macciardi, e a prescindere da come si svilupperanno le inchieste avviate dalla Procura della Repubblica e dalla magistratura contabile (è bene sempre ricordare che si tratta di fascicoli che non riguardano l’attuale gestione del Teatro), attorno al San Carlo si torna a respirare un’aria pesante. 

Del resto, se non fosse chiaro, il sindaco di Napoli e presidente della Fondazione, Gaetano Manfredi, insieme con la rappresentante della Città Metropolitana nel consiglio d’indirizzo, Maria Grazia Falciatore, ha sollecitato l’intervento sia del Tribunale civile sia del Tar — che si pronuncerà a breve — con azioni legali che potrebbero rimettere tutto in discussione. Nomina di Macciardi compresa. E dunque non ci si può stupire se i rapporti tra i due vertici del San Carlo non siano, almeno al momento, improntati al sereno. Prova ne siano (anche) le parole del sovrintendente stesso, nell’intervista pubblicata ieri da Il Mattino: si è sentito o visto con Manfredi? «No». Lo farà? «Io sono a disposizione e ho chiesto più volte di poter prevedere incontri ma evidentemente ci sono dei tempi che altri sceglieranno per me... Un minimo di cordialità ordinaria c’è, adesso serve condivisione strategica e fattuale». Il faccia a faccia, che Macciardi avrebbe (ri)sollecitato ancora a inizio settimana, comunque s’avrà da fare.

Se non altro perché ci sono scadenze importanti di cui bisogna necessariamente discutere in tempi brevi: dal bilancio alla nuova programmazione. Nessun (vero) disgelo all’orizzonte, dunque, come trapela chiaramente dal Municipio. Peraltro, dall’insediamento in poi il sovrintendente — che è ovviamente interessato alle possibili conseguenze dell’imminente responso del Tribunale amministrativo — sta legittimamente organizzando un team di figure professionali specifiche chiamate a gestire il Massimo in linea con la strategia che intende seguire di qui ai prossimi 5 anni. Iniziative non a caso, vista la situazione, comunicate al presidente in maniera formale, per iscritto. E il sindaco? Non ha mai digerito, senza farne mistero, lo «sgarbo istituzionale» (come lo ha spesso definito) che ha aperto le porte alla designazione dell’ex numero uno del Teatro Comunale di Bologna. E altrettanto legittimamente pretende chiarezza. «Io guardo solo ai risultati. La mia unica preoccupazione — ha spiegato lo scorso fine settimana — è la qualità dell’offerta artistica del San Carlo, la competitività del Lirico. Usciamo da una stagione di altissimo livello e non ci possiamo permettere di tornare indietro». Una carezza niente male. La più classica situazione da separati in casa: tra presidente e sovrintendete, va ribadito, c’è di mezzo una (doppia) questione legale: Tar e Tribunale civile. Se dovessero prevalere le istanze sollecitate nei ricorsi di Manfredi — il quale contesta, a vari livelli, l’intero iter che ha portato alla successione di Lissner — a cascata si potrebbe anche tornare alla scorsa estate: con un vuoto di governance da riempire. E se ne vedrebbero delle belle. 

Nell’altra ipotesi, invece, la partita (politica) sul San Carlo sarebbe praticamente chiusa. Con buona pace del sindaco-presidente e di chi continua ad agitare lo spettro del ribaltone. Certo, si dirà, rispetto a qualche settimana fa è entrato in gioco un nuovo attore: il presidente della Regione, Roberto Fico, che dell’ex ministro dell’Università è molto più di un alleato nel Campo largo. Cosa farà adesso l’esponente 5S, dal momento che il rappresentante indicato nel Cdi dal suo predecessore, Vincenzo De Luca, ossia Riccardo Realfonzo, tra i maggiori economisti del Sud, è stato decisivo per la designazione di Macciardi al pari dei delegati del Mic (l’imprenditrice Marilù Faraone Mennella, vicepresidente come Realfonzo, e il rettore Gianfranco Nicoletti)? Difficile se non impossibile — per diversi motivi, non ultimi quelli di carattere legale — che Fico possa andare a un cambio di nome nel Consiglio. Si vocifera, però, che qualcuno gli abbia suggerito una mossa clamorosa: entrare in prima persona nel Cdi. Pure qui oggettivamente difficile. Si vedrà... La vicenda, vista la caratura dei protagonisti, è di sicuro destinata a far (ancora) rumore a livello nazionale. In campo, infatti, ci sono il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che ha vergato il decreto con la designazione di Macciardi; il suo sottosegretario Gianmarco Mazzi, che ha la delega al settore; il primo cittadino partenopeo, che è per giunta numero uno di Anci; il neo governatore della Campania. E lo stesso ex sovrintendente del teatro felsineo, che guida anche l’Anfols, l’associazione delle fondazioni lirico-sinfoniche italiane. A giorni, forse a ore, il Tar permetterà di dare le prime importanti risposte. Poi sarà la volta del Tribunale civile. Comunque vada è un inizio anno molto intenso. E la partita a scacchi continua, al netto delle dichiarazioni di facciata.

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