Il programma di Musica e Spiritualità
Cantare Dio (11 gennaio)
Il primo appuntamento si concentra su opere che raccontano la ricerca intensa e sofferta del divino, dal Barocco al Novecento: Pergolesi (Stabat Mater), Bach (Passione secondo Matteo), Mozart (Ave Verum Corpus), Mahler (Terza e Quarta Sinfonia).
La musica e l’eterno (8 febbraio)
Il secondo appuntamento racconta meravigliosi brani che descrivono la dimensione dell’eternità, da Beethoven che nella Nona Sinfonia evoca il Padre sopra la volta celeste, a Wagner che nel Preludio del Lohengrin rappresenta gli angeli che fanno scendere la coppa del Graal sulla terra, al Parsifal, opera ancora incentrata sulla ricerca del Graal.
Il grande teatro della morte (26 aprile)
Nel terzo appuntamento vedremo relazioni e differenze tra capolavori come il sofferto Requiem di Mozart e quello drammatico e teatrale di Verdi, l’austero Requiem di Brahms e quello raffinatissimo e sereno di Fauré. Una spiritualità forte emerge anche da brani sinfonici come la Patetica di Čajkovskij, Morte e trasfigurazione di Richard Strauss e la “Morte di Isotta” dal Tristano di Wagner.
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Ormai non c'è limite all'attività divulgativa - così intesa dal diretto interessato - di Corrado Augias in favore della musica.
Lo si è ascoltato alla Rai parlare di musica, lo si legge quotidianamente dalle pagine di Repubblica, scrive libri sulla musica, dichiarando addirittura che se non avesse fatto il mestiere che fa, avrebbe voluto fare il musicista, senza spiegarci su quale base fondi questa sua pur legittima aspirazione, se non quella del dilettante, dell'amatore forse, meglio ancora: dell'orecchiante. Una passione che però ha mantenuto sotto la cenere per decenni e che ora, in vecchiaia, dopo aver toccato tutto lo scibile (si è avventurato anche nella scienza religiosa, fra teologia ed esegesi biblica, scienze impraticabili da dilettanti) ci ha fatto scoprire.
Lui potrebbe ribattere a tal proposito, appellandosi a quei fascicoli dedicati alla musica che fece molti anni fa per La Repubblica. Anche in quel caso da dilettante, assolutamente estraneo alla materia, come ci ha rivelato un suo collega del giornale che di quei fascicoli aveva la responsabilità.
A fronte di tanta sfrontatezza la nostra reazione è di invidia per uno che sprezzante del pericolo di rasentare il ridicolo si lancia in qualunque avventura, con l'avallo di coloro che sanno che il suo modo di porgere le cose fa passare sopra la sostanza delle cose stesse; ma anche di ammirazione per chi, verso la fine della carriera giornalistica - ha oltre novant'anni - gloriosa in diversi campi, finisce miseramente come quei grandi cantanti che non capendo quando è l'ora di lasciare il palcoscenico, attendono che glielo facciano capire, sonoramente, dalla platea.
Esaminando i titoli dei tre incontri si capisce come Augias, aiutato dal bravo Canonici - ottimo illustratore e spalla musicale - giri attorno al tema del 'Sacro' nella musica, toccandone vari aspetti, senza mai giungere ad una conclusione per almeno uno di essi. Dalla fede dei musicisti, alla definizione di musica sacra, all'uso e funzione della musica nella liturgia, nel qual ultimo caso se la cava con la solita frase ad effetto, anche se vera, verissima: ciò che si ascolta in chiesa, cantato dai fedeli cattolici, non è che una lagna indecorosa. Su questo siamo d'accordo.
Comunque sull'argomento anche in anni recenti sono stati scritti libri di un qualche valore e competenza. E Augias, e la sua squadra per salvargli la faccia, vi faranno sicuramente ricorso. Se avranno voglia di affrontare, documentandosi, una questione di non facilissima soluzione.
Noi siamo colpiti dal fatto che una istituzione dalla storia gloriosa, fondata sulla grande professionalità musicale, contando sul seguito che Augias ha, si affidi ad un dilettante per divulgare la musica. ( Pietro Acquafredda)
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