giovedì 1 gennaio 2026

O Fenice, sì bella e perduta. A margine del Concerto di Capodanno 'veneziano'

 Avete visto il palco reale? C'era Mazzi e Mollicone; capite in che mani siamo finiti? Potevano mancare i supporter della direttrice scarsa B.V, assente giustificata, speriamo per sempre? C'era il sindaco Brugnaro,  geneticamente analfabeta,  il quale vuole vedere 'suonare' la direttrice scarsa; mentre non c'era nel palco reale il sovrintendente Colabianchi che tutti vorrebbero si dimetta, e lui farebbe bene a farlo. Perchè non c'era? Perchè - ha dichiarato, costrettovi, lo speaker (mai successo prima in venti e passa anni del Concerto) ci ha raggiunti (il sovrintendente) per augurare a tutti Buon anno, ma soprattutto per dire che, nonostante tutto, lui era ancora lì, quando avrebbe da tempo dovuto dimettersi, ma non l'ha fatto per l' indottrinamento ricevuto, prima nell'MSI ed ora in FdI,  del 'boia chi molla'!

 Guardando il Palco 'reale' della Fenice ci è  sembrato di rivedere l'analogo palco del Teatro dell'Opera di Roma, in epoca Alemanno, quando  ospitava, oltre le figure istituzionali, gente di ogni risma e perfino indegne  se non ripugnanti; signore che un tempo si definivano 'cortigiane'-  ragione per la quale la premier Meloni, di recente, apostrofata allo stesso modo, si è risentita (la Meloni, però, ha sbagliato esegesi del termine, isolandolo dal contesto).

 Messe da parte quelle volgarissime presenze, abbiamo apprezzato il lungo calorosissimo applauso rivolto ad orchestra coro, solisti e direttore dal pubblico in sala al momento degli auguri per il Nuovo Anno. Avranno voluto dire qualcosa, quegli applausi più prolungati e calorosi di quelli, già abbastanza calorosi, per  i due solisti, al termine, rispettivamente di Nessun dorma e Casta diva,  che sia il precedente sovrintendente, Ortombina, ora agli onori immeritati della Scala, sia Colabianchi, al vertice della Fenice - immeritatamente ed ingiuriosamente per il passato glorioso della  storia e tradizione del teatro veneziano - mettono in programma ogni anno.  Ai due sembra non bastino i due pezzi d'obbligo dall'esito  prevedibile: Va Pensiero e Libiam nei lieti calici che noi introducemmo a chiusura del concerto come pezzi d'obbligo e tali sono rimasti dalla prima edizione del concerto ad oggi.

 Potremmo dire anche dell'articolazione del programma, ma evitiamo per non tirarla per le lunghe. Diciamo soltanto che fino a Nessun Dorma,  in parecchi si saranno addormentati per via di brani sconosciuti e quasi tutti inadatti al Concerto di Capodanno,  e male articolati nella loro successione; ed anche aggiungere qualche nota sugli inserti ballettistici, la cui cosa migliore era la cosiddetta location veneziana, indimenticabile. Come indimenticabile (perchè incomprensibile) era  quel balletto 'acquatico' sull'Intermezzo di Cavalleria Rusticana.

  Per il resto: Ottimi i solisti, il tenore un pò meno, ottima l'orchestra,  e bene il coro. sebbene piatto; buono  il direttore.

Il Concerto , come ogni anno, frutta al teatro il maggior incasso della stagione. Ma nessuno ricorda che quel concerto non sarebbe mai nato senza l'idea a la passione di Anna Averardi che lo propose alla Rai, all'indomani della riapertura del teatro, e che ha resistito negli anni, crescendo nel successo, nonostante gli attacchi ripetuti dei nostalgici di Vienna. Anche per la nostra vigile accortezza nella stesura del programma, che la Rai ci incaricò dalla prima edizione di seguire,  che ha assicurato al concerto  quasi 5.000.000 di telespettatori nelle prime edizioni. Tanto che, quando lasciammo  l'incarico, quegli spettatori nel giro di un solo anno  scesero a quota 3.000.000, segnando la vittoria di  Pirro-Ortombina.

Peggio sicuramente con Colabianchi che, senza la militanza nell'MSI e FdI, nella più fortunata congiuntura, starebbe a dirigere un teatro di periferia, non la Fenice.

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