Che siano i valzer carezzevoli o le polke scatenate degli Strauss, o il sognante intermezzo dalla Cavalleria Rusticana di Mascagni, non può esserci Capodanno senza musica (classica). E da qualche anno – almeno qui in Italia, televisivamente parlando – si rinnova la “disfida“ fra due capitali della cultura, Vienna, con i suoi Philharmoniker e il loro suono cristallino e inconfondibile (su Raidue), e Venezia, con l’abbraccio incantevole della Fenice e i riflessi di una città meravigliosa (su Raiuno). Prettamente sinfonico il concerto in Austria, più dedicato al canto italiano quello in laguna.
È stato così anche ieri: il Musikverein ha accolto sul podio, per la prima volta, Yannick Nézet-Séguin, canadese, che nel “suo“ Capodanno ha voluto portare l’arcobaleno dei colori del mondo e le influenze perfino esotiche che entrarono nel repertorio degli Strauss e dei musicisti a loro contemporanei, mentre alla Fenice il maestro Michele Mariotti, anch’egli al debutto nel Capodanno veneziano, ha proposto un viaggio nell’opera italiana con le voci del soprano Rosa Feola e del tenore Jonathan Tetelman, dirigendo anche alcune perle, come la Barcarola dal Silvano di Mascagni, per arrivare ai grandi classici, Casta Diva dalla Norma di Bellini, il duetto dalla Bohème di Puccini e il brindisi dalla Traviata di Verdi, immancabile come la Marcia di Radetzky a Vienna.
"Voglio che questo concerto sia fun, divertimento, gioia e pace", aveva annunciato Nézet-Seguin. E così è stato: abbiamo visto i Wiener cantare nel Malapou Galoppe di Lanner e nella Marcia egiziana di Johann Strauss, mentre nel galop che Hans Christian Lumbye compose per l’inaugurazione della ferrovia danese il direttore si è trasformato in capostazione, con tanto di fischietto e paletta. Poi alla fine ha augurato a tutti "pace e gentilezza nei cuori". Quella pace che ancora la Fenice fatica a trovare, dopo le polemiche per la nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale. Pur applauditissimo, il concerto di ieri è stato velato di qualche tensione: non ci sono state proteste plateali ma i professori d’orchestra, i cantanti del coro e lo stesso maestro Mariotti hanno indossato una spilletta gialla con una chiave di violino e un cuore al centro, un piccolo “segno“ che i lavoratori dell’ente lirico hanno donato anche agli spettatori. Ed è saltato il saluto augurale che il sindaco e il sovrintendente portavano all’orchestra e al coro poco prima dell’inizio del concerto.
Intanto al termine del concerto di Vienna – come da tradizione – è stato annunciato il direttore scelto per l’edizione 2027: sarà Tugan Sokhiev che dal 2014 al 2022 è stato direttore musicale del teatro Bolshoj di Mosca (oltre che dell’Orchestre National du Capitol di Tolosa) e si è dimesso quando i direttori russi hanno dovuto affrontare le “forche caudine“ dei teatri internazionali. Assai riservato e ben diverso, per temperamento, da Valery Gergiev, amico di Putin, Sokhiev ha lasciato gli incarichi ma ha affidato a Facebook il suo rammarico: "Non ho mai sostenuto e sono sempre stato contrario a qualsiasi tipo di conflitto. Io e i miei colleghi siamo vittime della cancel culture, noi che con la nostra arte ricordiamo gli orrori della guerra". I Wiener lo hanno invitato più volte e Sokhiev ha anche diretto il galà per i duecento anni dalla nascita di Strauss figlio: "È un caro amico musicale e personale della nostra orchestra dal 2009 – ha detto Daniel Froschauer, presidente dei Wiener –. Già dalle nostre prime esibizioni insieme si è rapidamente alimentato un forte senso di reciproca fiducia e comprensione musicale. Attendiamo con grande trepidazione i nostri progetti futuri e il prossimo Capodanno".

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