Con 194 voti per L’anniversario (Feltrinelli), Andrea Bajani si è aggiudicato il Premio Strega 2025: un romanzo «contro il patriarcato», che intreccia autobiografia e fiction per raccontare le dinamiche soffocanti di una famiglia. Una vittoria annunciata, ma non priva di tensioni: dalla svista sul tabellone (che inizialmente riportava 187 voti) fino all’assenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha disertato l’evento per una mostra a Berlino. Al secondo posto Elisabetta Rasy con Perduto è questo mare (Rizzoli), in cui affiorano le figure di un padre visionario e dell’amico Raffaele La Capria. Terza classificata Nadia Terranova con Quello che so di te (Guanda), un’indagine personale sulla bisnonna Venera, internata per 11 giorni in manicomio nel 1928. Seguono Chiudo la porta e urlo (Mondadori) di Paolo Nori, un’opera che rilegge in chiave narrativa le poesie di Raffaello Baldini, e Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia (TerraRossa), esordio dell’anestesista Michele Ruol, che affronta il lutto attraverso gli oggetti come tracce dell’intimità perduta.
Lo scontro tra il ministro Giuli e la Fondazione Bellonci
Il forfait del ministro Giuli ha alimentato le polemiche degli ultimi giorni, culminate con l’annuncio a poche ore dalla cerimonia: il ministero si riserva di proporre il trasferimento dell’edizione 2026 da Villa Giulia a Cinecittà. Una proposta che ha il sapore di essere una provocazione alla Fondazione Bellonci, che organizza il Premio, accusata dal ministro di non avergli inviato i libri finalisti. Secca la replica del direttore Stefano Petrocchi: «Li spediamo solo ai giurati, e il ministro si è dimesso dalla giuria». I volumi sono comunque stati inviati il giorno stesso in Germania. La proposta di Giuli arriva per altro in un momento di forte instabilità per gli studios di Roma, con le dimissioni sia della presidente di Cinecittà, Chiara Sbarigia, sia di Nicola Borrelli, dirigente del settore Cinema e audiovisivo del ministero. In ogni caso, la Fondazione è aperta a discuterne. Il presidente Giovanni Solimine ha detto: «Sono più di 70 anni che lo Strega si fa qui, siamo legati a questo posto, ma se necessario si può fare altrove, a Roma ci sono tante possibilità».
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