martedì 8 luglio 2025

Effetto 'Grandi Famiglie'. Dai Muti ai Vlad, Panni, Buitoni, o ai Fortuna, Passigli. e l'elenco potrebbe continuare

 Cristina  Mangiavillani Muti, presidente onoraria del Festival di Ravenna, alla cui creazione ed al successivo sviluppo e successo, complice Riccardo, grande direttore e suo marito, ha contribuito in maniera non irrilevante, ha designato Lei i successori alla direzione artistica del Festival. 

 Del suo ruolo dunque nella storia e fortuna del festival nessuno nutre dubbi, neanche noi, che già anni fa abbiamo scritto, anche su questo blog, che nel panorama  festivaliero di pregio in Italia, il Festival di Ravenna (e se vogliamo anche RomEuropa) hanno assunto il ruolo, anche in fatto di innovazione e sperimentazione, che un tempo era  distintivo assoluto del Festival di Spoleto.

 (Su Spoleto, poi, andrebbe fatto un discorso a parte, anche perchè ora il ministro Giuli, complice l' autorità comunale, ha designato a succedere a Monique Veaute alla direzione artistica, per il prossimo biennio, un 'agente di danza' 'nudo e crudo', Cipriani,  incompetente su qualunque altro campo, all'infuori di quello della produzione e distribuzione di spettacoli del suo settore, ma evidentemente ben visto dall'attuale governo destro. E comunque, per  la prima volta un agente - che bada soprattutto agli affari nel suo settore, viene messo alla guida di un festival dalla storia gloriosa, nel quale inietterà linfa affatto vitale fornita direttamente apertamente, e senza  scrupoli, dai suoi protettori).

 Torniamo al Caso 'Ravenna - Cristina Muti'. Ha diritto Cristina Muti a designare i successori alla direzione artistica del Festival alla cui creazione e successo Lei ha contribuito, complice Riccardo Muti, in maniera determinante - lo ripetiamo, a scanso di equivoci?

 Secondo noi no, benché si sono letti diversi ed opposti pareri a riguardo. Fondati alcuni sulla riconoscenza verso la grande signora, altri sulla sua conoscenza dei meccanismi anche nascosti del festival e dunque capace di individuare chi può preservarli e mantenerli.

 Certamente godere dei suoi preziosi consigli non può danneggiare il futuro del festival. Che però non è suo, anche se da molte iniziative prese negli anni, viene il dubbio che Lei possa averlo considerato tale ( pensiamo al debutto di sua figlia Chiara, o all' invito del marito di Lei - tanto per citare le più note, che a noi non sono mai piaciute).

 Anche le grandi famiglie, alle quali si deve non poca riconoscenza per il lavoro svolto a favore della cultura e dello spettacolo in Italia, devono essere coscienti, senza negar loro merito alcuno, che hanno amministrato un bene 'pubblico', non uno 'di famiglia', dove il proprietario può designare il suo erede, a suo rischio e pericolo. 

 Perfino in Italia, la successione ai membri di tali famiglie può giovare alle istituzioni interessate; perchè - per fortuna -  non viene sempre il peggio da un cambiamento.

 Abbiamo citato  alcune di questa grandi famiglie, che hanno fatto la storia della cultura in Italia, lo ripetiamo, che però sarebbe ora che si facciano da parte e  lascino entrare aria nuova nelle istituzioni che hanno finora amministrato quasi sempre bene e con successo.

Muti a Ravenna, Vlad da Milano a Roma a Ravello, Panni a Roma (Accademia Filarmonica), Buitoni a Perugia ( Amici della Musica), Passigli a Firenze ( Amci della Musica), dove matteremmo anche la famiglia Spini; Fortuna alla Istituzione Universitaria dei Concerti ( dove dal fondatore le redini sono passate nelle mani di sua moglie, poi di sua figlia, deceduta prematuramente e, infine, in  quelle del  di lei marito) ecc... vanno ringraziati ma poi devono farsi da parte, per un ricambio spesso salutare in quelle istituzioni. perchè nessuno è indispensabile, e spesso il meglio può venire dopo.

 Al di fuori del discorso riguardante le grandi famiglie, la necessità di cambiamenti è da invocare sempre, perchè la permanenza a lungo in alcuni incarichi di responsabilità, può far sedimentare anche vizi che sono sotto gli occhi di tutti e non alleva e forma chi possa prendere il  loro posto,  una volta o l'altra quando dovranno farsi da parte.

 Un esempio che ci ha toccato da vicino può illuminare tale discorso.

  Al festival della Nazioni di Città di Castello, dopo 25 anni di routine, alla fine del 2003 i notabili decisero di cambiare direzione artistica - evidentemente anche loro che avevano sempre messo bocca sulle decisioni artistiche,  non ne potevamo più di tale routine. Chiesero a Salvatore Sciarrino, il loro più illustre cittadino  musicista, di assumere la direzione artistica, lui rispose che non aveva tempo e fece il nostro nome. Fummo immediatamente nominati e nel giro di un paio di mmesi organizzammo una edizione del Festival, quella del 2004, come se ne ne erano mai più viste dai tempi di Giuseppe Juhar.

 I notabili, naturalmente, dopo aver ipocritamente applaudito a quella edizione,  vistisi esautorati  e privati dei loro giocattolini di intervento,  crearono attorno a noi terra bruciata tanto che decidemmo di andarcene, nonostante che le autorità cittadine ( sindaco, Verini) ed alcune anche regionali (Prodi) ci avessero assicurato anche pubblicamente il loro plauso e sostegno.

 Via noi per altri venti anni è tornata la routine al Festival delle Nazioni, fino all'altro ieri, quando sempre quei notabili hanno  deciso per un cambiamento nella direzione artistica. Staremo a vedere.

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