mercoledì 9 luglio 2025

Aria' a Roma nun te vonno ar Campidoglio, gl'abbasta tu sorella a Chigi ( da RomaToday, di Matteo Scartlino)

 

L'unica certezza del centrodestra a Roma è la profezia di Giorgia Meloni

Dopo la sfida lanciata da Arianna Meloni e la reazione fredda dei romani, si evidenzia sempre più l'assenza di un vero progetto politico alternativo per la Capitale. E Gualtieri gongola

“Ora il Pdl a Roma non vincerebbe neppure se candidasse Gesù Cristo”. Era il 2013 e Giorgia Meloni commentava così la corsa al bis di Gianni Alemanno. All’epoca Fratelli d’Italia, neonato, arrancava tra il 2 e il 3 per cento, e lei, volto ancora di rottura ma presentabile perché moderato e di governo (veniva dall'esperienza da ministro del governo Berlusconi, ndr), non poteva sapere che quella previsione — dodici anni dopo — sarebbe apparsa ancora così azzeccata. Come lei, anche chi scrive, difficilmente avrebbe immaginato che dopo 12 anni, quattro sindaci e un trionfo nazionale netto e senza appello, si fosse ancora in una situazione di così tanto disamore tra i romani e il centrodestra. 

Eppure, dopo le recenti dichiarazioni di Arianna Meloni sul progetto di “conquistare Roma”, le reazioni sotto la notizia — sui social — hanno rivelato altro: una freddezza diffusa, punteggiata da una certa disaffezione viscerale. Il tutto affiancato, sorprendentemente, da attestati di stima nei confronti dell’attuale sindaco Gualtieri.

Nel pieno dell’emergenza esplosione, abbiamo pubblicato la notizia sui nostri canali social. In poche ore, i commenti sono diventati migliaia, oltre 3500. E il tenore? Potete leggerlo e interpretarlo voi stessi. Si va dal “Dopo Alemanno, no grazie” al più diretto “Volete distruggere anche Roma”, passando per il velenoso “I romani non vedono l’ora di dare una bella lezione alla famiglia Meloni & company”. C’è spazio anche per i complimenti a Gualtieri: “Per trovare un altro sindaco come Gualtieri bisognerà aspettare altri 50 anni. Contano i fatti, non le chiacchiere”.

E la sorpresa non è stata solo nostra. Sappiamo con certezza che quei commenti sono arrivati fino al Campidoglio, dove — si racconta — non hanno lasciato indifferenti. Non che dalle parti di Palazzo Senatorio mancasse consapevolezza del consenso crescente per il primo cittadino: da un anno e mezzo a questa parte, i sondaggi interni ne attestano un andamento positivo, spinto anche e soprattutto dal successo sui social. Ma leggere attestati di stima così netti su Facebook, terreno solitamente ostile per ogni sindaco di Roma in carica — specie se di centrosinistra — ha spiazzato anche i più ottimisti. Ancor di più, considerando che i social, e in particolare Facebook, sono spesso terreno fertile per il centrodestra e la Meloni in particolare.

Nemmeno dalle parti di Fratelli d’Italia sono passate inosservate quelle reazioni. Anzi, forse proprio per questo, l’uscita pubblica di Arianna Meloni non si è trasformata (non ancora?) in una vera campagna mediatica strutturata, come forse ci si immaginava. A conti fatti è diventata più una dichiarazione fatta alla festa del partito romano, per attivisti che chiedevano una scossa, una scarica di energia, per ravvivare un'apatia diffusa, allontanando quella sensazione che al partito, di Roma, in fondo non interessi nulla. Così prima lo slogan (Sei grande, tornerai Roma, ndr), poi le dichiarazioni: poteva sembrare l’inizio del classico “armiamoci. partiamo e pijamose Roma”. E invece…

La risposta della città è parsa fredda, quasi glaciale, nonostante le temperature infuocate. Roma, ancora segnata dall’esperienza Alemanno, non sembra pronta a consegnarsi di nuovo al centrodestra, né tantomeno mostra fiducia in un governo nazionale che, almeno sulla Capitale, non sembra convincere. Pare inoltre finita l'epoca dei salti nel buio, dei "sindaci da provare tanto peggio di quello di prima". Dei patrioti di destra che chiamano esercito, dei marziani calati dall'alto, dell'uno vale uno. La sensazione è che i romani siano in cerca di stabilità, di un lavoro quotidiano che restituisca quantomeno la parvenza di una città normale. Gualtieri, con i suoi limiti, questa normalità sta provando a restituirla e i romani iniziano a percepirlo.

Al momento, non si intravede nessun progetto credibile per contrastare la ricandidatura di Gualtieri. Un mese fa abbiamo lanciato, tra lo stupore, la notizia di un primo dibattito in corso, con un poker di ipotesi e di scenari, al momento i più credibili. Il profilo identitario alla Rampelli non convince i moderati della coalizione. Nessun nome forte — nemmeno Arianna Meloni, per intendersi — sembra avere davvero voglia di mettersi in gioco. Nemmeno i ministri con agganci romani, come Andrea Abodi, sembrano disposti a lasciare il governo in nome della sfida capitolina. Resta l’ipotesi civica. Il nome di Giovanni Malagò, ad esempio. Anche lì però senza una certezza, o almeno una sensazione concreta di vittoria, difficile ipotizzare un suo impegno diretto.

Il centrodestra verso Roma 2027: chi sarà il candidato anti-Gualtieri?

E così, per Gualtieri, la strada verso il 2027 — per quanto ancora lunga — sembra oggi decisamente spianata. Perché al di là delle uscite a effetto, Fratelli d’Italia e più in generale il centrodestra, a Roma, non sembrano avere ancora trovato una narrazione, un candidato, né soprattutto un'idea diversa da quella del 2013 dell'attuale presidente del consiglio: inutile spingere su Roma, non vinceremmo neanche candidando Gesù Cristo. 
 



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L'unica certezza del centrodestra a Roma è la profezia di Giorgia Meloni
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