mercoledì 9 luglio 2025

Arena di Verona, Svenimenti a catena in palcoscenico ( da Corriere del Veneto, di Marianna Peluso)

 

Caldo, comparse e coristi svengono sul palco dell'Arena di Verona: «Costumi soffocanti, intervenga lo Spisal»


I lavoratori puntano il dito contro gli abiti del Nabucco: «Scarponi, casacche e una griglia in plastica, con luci a led, che pesa 10 chili». La Fondazione: «Adottiamo contromisure». Cardiofrequenzimetri per misurare lo stress termico

Arena di Verona, comparse e coristi svengono sul palco per il caldo: «Costumi soffocanti, intervenga lo Spisal»

Tessuti sintetici non traspiranti (foto Sartori) e l'ibragatura con led

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«Sembra Squid Game». La metafora scelta dalle rappresentanze sindacali Slc Cgil e Fistel Cisl per descrivere la situazione all’interno della Fondazione Arena di Verona è drastica. Dopo una serie di malori tra artisti del coro, mimi e comparse durante le rappresentazioni dell’ultimo Nabucco e di quella che, dalla centesima stagione lirica, è passata agni annali come Aida di cristallo, è stato divulgato un comunicato: «Alla fine di ogni spettacolo si redige un vero e proprio bollettino medico – si legge -. Le condizioni sul palco sono talmente estreme da ricordare la serie in cui quasi tutti i partecipanti fanno una brutta fine».

Cinque malori nell'ultimo fine settimana

Cinque i casi solo nell’ultimo fine settimana. «In Aida del 29 giugno un’artista è svenuta mentre cantava, altre due sono state colpite da malore. Il giorno prima, in Nabucco, quattro artisti del coro hanno richiesto l’intervento sanitario». A fronte della situazione, le rappresentanze hanno inoltrato una richiesta di intervento allo Spisal, il servizio di prevenzione e sicurezza dell’Ulss, chiedendo un’immediata ispezione. «L’Arena di Verona è un luogo di lavoro — scrivono — e come tale deve rispettare le normative a tutela della salute. Se non si agisce, non ci si dovrà stupire se ci saranno infortuni gravi».

«Costumi di scena pesanti, opprimenti e dolorosi»

Il cuore della questione sono i costumi firmati da Stefano Poda. Secondo i lavoratori, i suoi abiti di scena sono pesanti, poco traspiranti, in alcuni casi dolorosi. «Scarponi da motociclista, pantaloni a balze, casacche. Nel terzo atto ci mettono addosso una griglia rigida in plastica, con luci a led, che pesa circa 10 chili – racconta un artista -. Mi tagliava le spalle e ho dovuto inserire un asciugamani sotto. E intanto devo anche cantare, con elmi, cappucci, visiere e una cappa finale di plastica. È disumano». Non si tratta di una testimonianza isolata: «Il palco è rovente, i costumi sono talmente rigidi che ti costringono a cantare col mento in su. La corazza in plastica tocca il collo. Bardati così, in alcune scene dobbiamo stare più vicini possibile, non vediamo neppure il direttore d’orchestra da quanto siamo compressi».


La Fondazione: «Gli abiti vanno indossati integralmente»

A peggiorare il quadro, emerge che proprio i costumi di Nabucco, pur essendo indicati come i più pesanti mai indossati in scena da artisti con pluriennale esperienza di palcoscenico, non prevedono la possibilità di alleggerimenti. A confermarlo è una comunicazione ufficiale firmata da Fondazione Arena il 13 giugno scorso e appesa nei camerini : «I costumi dell’opera non prevedono stratificazioni, pertanto non sono possibili riduzioni». L’unico elemento ritenuto «rimovibile» è la struttura plastica con led sopra il kimono, che deve essere comunque mantenuta, «in considerazione della trama aperta e del tempo limitato di esposizione (6 minuti circa)». Anche in caso di condizioni meteorologiche estreme, insomma, alcuni elementi devono essere indossati integralmente.
Durante Aida reinterpretata da Poda, viene invece consentita la rimozione della corazza plastica solo in condizioni di rischio accertato. «Ci dicono di togliere qualcosa solo se c’è bollino rosso - precisano -. Ma poi, appena scende il sole, pretendono che ci rimettiamo tutto, anche se fa ancora caldissimo».

Ballerini e comparse monitorati con cardiofrequenzimetri

Per tutta risposta, la direzione dell’ente lirico, proprio martedì ha annunciato l’avvio di un progetto di monitoraggio dello stress termico, che prevede il controllo dei materiali e il monitoraggio della frequenza cardiaca di un campione di coristi, comparse e ballerini mediante cardiofrequenzimetri indossati sotto gli abiti durante le recite. «Il benessere dei lavoratori è la nostra priorità e deve essere affrontato in maniera scientifica – ha dichiarato Stefano Trespidi, direttore del personale ad interim –. Abbiamo avviato uno studio innovativo, mai sperimentato prima da nessuno». Ma tra gli artisti, la fiducia è scarsa: «ci era stato detto che i costumi di Nabucco sarebbero stati leggeri. Invece non lasciano traspirare la pelle, non ci permettono di muoverci, di cantare, né di respirare. Come si può fare arte così?». Una richiesta intrecciata a una reale necessità: «Ci chiediamo se valga la pena soffrire così. Nessuno mette in discussione il valore artistico di uno spettacolo, ma la salute delle persone dovrebbe venire prima». 

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