Città del Vaticano, 02 aprile 2025 Si è tenuta a San Pietro, in Vaticano, la celebrazione per i 20 anni dalla scomparsa di Papa Giovanni Paolo II. La premier Meloni ha partecipato alla celebrazione ricevendo anche l'Eucarestia, insieme al sottosegretario Mantovano.
"I principi a cui tutti i nostri Stati membri aderiscono volontariamente sono chiari: la nostra è un'unione di libertà e uguaglianza e tutti dovrebbero poter essere se stessi, vivere e amare liberamente".
Così il commissario Ue per la giustizia, Michael McGrath, intervenendo in un dibattito al Parlamento europeo sulla messa al bando del Pride in Ungheria.
"La Commissione non esiterà a intraprendere ulteriori azioni e, ove opportuno, ad avviare procedure di infrazione per garantire il rispetto dello stato di diritto e dei diritti fondamentali" ha aggiunto.
La Commissione, ha spiegato McGrath, sta svolgendo "un'analisi approfondita" della legge adottata dal Parlamento ungherese che limita il diritto di riunione, vietando l'organizzazione e la partecipazione a manifestazioni che violino la 'legge sulla protezione dell'infanzia' del 2021 e già oggetto di una procedura d'infrazione. La restrizione del diritto di riunione pacifica "non è l'unica questione che desta serie preoccupazioni" ha proseguito il commissario che ha puntato il dito contro l'estensione, prevista dalla legge, dell'uso del "riconoscimento facciale a tutti i reati amministrativi, comprese le violazioni delle norme sul diritto di riunione". "Tutto questo avviene in un contesto in cui le molestie motivate dall'odio contro le persone Lgbtqi sono in aumento in tutto il mondo" ha evidenziato McGrath, ribadendo che la Commissione "è al fianco della comunità Lgbtqi in Ungheria e in tutti gli Stati membri". "Vorrei assicurarvi che gli sviluppi relativi allo stato di diritto in Ungheria hanno la nostra piena attenzione, e ciò include la mia personale, piena attenzione", ha aggiunto.
Per Von der Leyen è «il caos»: l'Europa pronta a reagire e a negoziare
I dazi imposti dagli Stati Uniti sotto la presidenza di Donald Trump rappresentano un colpo significativo per l'economia globale, un'azione che non passerà senza conseguenze. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, è visibilmente preoccupata. Risponde all'annuncio del presidente americano da Samarcanda, in Uzbekistan. Avverte che milioni di consumatori in tutto il mondo subiranno gli effetti «disastrosi» della decisione: «Non sembra esserci ordine nel disordine. Non c'è un percorso chiaro attraverso la complessità e il caos che si sta creando quando tutti i partner commerciali degli Stati Uniti vengono colpiti. Negli ultimi ottant'anni, il commercio tra Europa e Usa ha creato milioni di posti di lavoro. I consumatori di tutto l'Atlantico hanno beneficiato di una riduzione dei prezzi».
Pur manifestando la disponibilità dell'Unione Europea a reagire, la presidente della Commissione europea lascia intendere che Bruxelles sia pronta anche a negoziare con Washington per evitare il conflitto commerciale: «Siamo pronti a negoziare, non è troppo tardi» dice, suggerendo che la diplomazia resti una via percorribile. La Commissione Europea ha già avviato il lavoro su un primo pacchetto di contromisure, focalizzandosi in particolare sulle tariffe sull'acciaio, ma ha anche messo in preventivo ulteriori dazi qualora i negoziati dovessero fallire. Per Von der Leyen, che pur riconosce alcuni punti sollevati da Trump, come il fatto che alcuni Paesi possano approfittare delle regole commerciali attuali, l'uso indiscriminato delle tariffe come strumento principale per risolvere le problematiche del commercio globale non è una soluzione sostenibile: «Ricorrere alle tariffe come primo e ultimo strumento non risolverà il problema» ha chiarito, ribadendo l'importanza di trovare soluzioni diplomatiche che tutelino gli interessi di tutti i partner commerciali.
Anche la Cina ha espresso una ferma opposizione ai nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti, in particolare quelli che colpiscono i suoi prodotti. Il governo cinese ha annunciato di essere pronto a prendere misure di ritorsione, accusando gli Stati Uniti di violare le regole del commercio internazionale e di danneggiare i «diritti e interessi» della Cina. Il ministero del Commercio cinese ha emesso un comunicato in cui sottolinea che le misure tariffarie americane sono ingiustificate e non rispettano gli accordi internazionali, minacciando una risposta adeguata per difendere i propri interessi economici.
Il Giappone, per parte sua, ha manifestato un netto disappunto verso le nuove tariffe imposte dagli Stati Uniti, inclusa una tassa del 24% sui prodotti giapponesi. Il ministro del Commercio e dell'Industria, Yoji Muto, ha definito «estremamente deplorevoli» le misure adottate da Washington. Muto ha anche riferito di aver sollevato il problema con il suo omologo americano, il ministro del Commercio Howard Lutnick, poco prima degli annunci ufficiali del presidente Trump, esprimendo la forte opposizione del Giappone all'adozione di politiche tariffarie unilaterali.
Cina chiede a Usa di annullare subito i dazi e dialogare
Il Ministero del Commercio cinese ha chiesto oggi a Washington di "annullare immediatamente" i nuovi dazi, avvertendo che "mettono a repentaglio lo sviluppo economico globale" e danneggerebbero gli interessi degli Stati Uniti e le catene di fornitura internazionali.
"La Cina esorta gli Usa ad annullare immediatamente le misure tariffarie unilaterali e a risolvere adeguatamente le divergenze con i partner commerciali attraverso un dialogo paritario", ha affermato il dicastero di Pechino aggiungendo che "non c'è un vincitore in una guerra commerciale e non c'è via d'uscita per il protezionismo"
La Cina ha dichiarato di "opporsi fermamente" all'imposizione di nuovi dazi Usa sulle sue esportazioni, promettendo "contromisure per salvaguardare i propri diritti e interessi". Le tariffe americane "non sono conformi alle norme del commercio internazionale e danneggiano gravemente i legittimi diritti e interessi delle parti coinvolte", ha affermato il Ministero del Commercio di Pechino in una nota.