venerdì 11 settembre 2026

Quella volta che Papa Francesco andò a trovare Emma Bonino, appena dimessa dall'ospedale ( da Corriere dea Sera, di Gian Guido Vecchi)

  Si conoscevano già da anni ma l’immagine che resterà è quella del 5 novembre di due anni fa, due persone anziane in sedia a rotelle su una terrazza dietro Campo de’ Fiori, tutt’intorno il verde delle piante e la luce autunnale sui tetti di Roma e al centro, posate sul tavolo, una scatola di cioccolatini e le rose che Francesco aveva portato a Emma Bonino. Pochi giorni prima, lei era stata dimessa dall’ospedale e lui, che quella mattina aveva inaugurato l’anno accademico alla Gregoriana, si era concesso una piccola deviazione per farle un’improvvisata. La leader radicale si era ritrovata davanti il Papa, con mazzo di rose e cioccolatini, che l’aveva salutata con un semplice «cerea». 

Il nonno del pontefice, Giovanni Angelo Bergoglio, veniva da Bricco Marmorito, un paesino del Monferrato che dista una sessantina di chilometri dalla Bra di Emma, e certo le comuni origini piemontesi hanno avuto una parte nella simpatia e poi nell’amicizia più improbabili che si potessero immaginare, il vescovo di Roma e la donna che aveva guidato le battaglie storiche per il divorzio e l’aborto. «Non condivido le sue idee ma conosce l’Africa meglio di tutti. Di fronte a questa donna dico, chapeau», aveva raccontato il Papa al direttore del Corriere, Luciano Fontana. E lei, dopo la visita «graditissima» del Papa, aveva sorriso: «Sono rimasta molto colpita dalla forza e dalla comprensione che mi ha dimostrato. Ma mi ha colpito soprattutto quando mi ha detto che per lui sono “un esempio di libertà e resistenza”, mi ha riempito di gioia».

Del resto, la stima reciproca si fondava anche su impegni comuni al Successore di Pietro e alla grande laica. Migranti, pace, povertà, ambiente, carceri. Pochi mesi dopo l’elezione di Bergoglio, nel settembre del 2013, Bonino aveva aderito da ministro degli Esteri al digiuno per la pace in Siria, un appello rivolto dal Papa ai credenti e a «tutti gli uomini e le donne di buona volontà». All’inizio del 2015, Emma aveva rivelato di avere un tumore al polmone e di lì a qualche mese Francesco le aveva fatto la prima sorpresa: «Ho ricevuto una chiamata da Sua Santità Papa Bergoglio. Una telefonata tanto inaspettata quanto graditissima. Un segno di attenzione straordinaria di cui sono molto, molto grata», face sapere. Prima di raccontare, in un sorriso, a Radio Radicale: «Il Papa mi ha incoraggiato a tenere duro perché l’erba cattiva non muore mai, anche se mia madre diceva che sono un’erba resistente, ma cattiva no».

Del resto, «abbiamo parlato di migranti, povertà e del Mediterraneo», aveva detto: «Gli ho ricordato che i migranti, se mai riusciamo ad accoglierli, poi li mettiamo in carcere e per questo le carceri sono piene. E poi gli ho ricordato anche la conversazione che abbiamo avuto nell’aprile dello scorso anno e che poi propiziò la sua telefonata a Marco Pannella, all’epoca in clinica allora per un difficile intervento. Ho detto al Santo Padre che, in ogni caso, Pannella e i radicali continuano su questo fronte di attenzione: sulle carceri, ma anche allo stato di diritto e ai più poveri». Un anno più tardi, durante il Giubileo dei carcerati del 2016, mentre il Papa si rivolgeva alle «autorità civili di ogni Paese» e all’Angelus invocava un «atto di clemenza» per i detenuti, una delegazione della marcia radicale per l’amnistia guidata da Bonino era stata accolta per la prima volta tra i fedeli di piazza San Pietro. È sull’attenzione agli ultimi che si incontravano la visione laica e umanista di Bonino e la visione evangelica «sine glossa» di Bergoglio, il richiamo alle parole di Gesù sul Giudizio universale: «ho avuto fame e mi avete dato da magiare», «ero straniero e mi avete accolto», «ero in carcere e siete venuti a trovarmi»…

Quando Bergoglio morì, l’anno scorso, Emma Bonino dettò parole che potrebbero accompagnare anche lei: «Ho accolto con profonda commozione la notizia della morte di Papa Francesco e con un enorme senso di vuoto. La tristezza è mitigata dal fatto che Papa Francesco, anche se duramente provato dalla malattia, fino all'ultimo ha voluto e saputo esercitare in pienezza la sua funzione, senza risparmiarsi, e con gioia».

Meloni stile Trump. Torna sui migranti, il ritornello ascoltato tante volte, quando l'Italia non è cambiata con le Destre ( da Open.online, di Stefania Carboni)

 

meloni trump rimpatri immigrati

Certo, l’aereo non è lo stesso, ma la pista d’atterraggio c’è. Gli scalini pure, l’immigrato irregolare (e in questo caso che delinque) anche. Sembrerebbe un post alla Donald Trump, di quelli diffusi dal presidente Usa alle prime operazioni dell’Ice. Invece, mesi e mesi dopo, lo stesso stile è usato dalla nostra presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in una clip rilanciata sui suoi canali social.

«In Italia le regole si rispettano e chi delinque e non ha diritto di restare viene espulso e rimpatriato», scrive la premier. «Continua il nostro lavoro per rafforzare i controlli, rendere più efficaci le espulsioni e garantire più sicurezza ai cittadini», aggiunge mostrando le immagini di alcune persone accompagnate a bordo di aerei dalle forze dell’ordine per essere rimpatriate.

giovedì 10 settembre 2026

Trump mente anche sulla sua partecipazione - che non ci fu - all'11 settembre di 25 anni fa a New York - afferma il nipote del presidente ( da Cinemaserietv.it, di Fabio Fusco)

 

Il nipote di Trump smonta le storie sull’11 settembre: “Mio zio sta mentendo”

A pochi giorni dal 25esimo anniversario degli attentati dell’11 settembre, Fred Trump, nipote del presidente Donald Trump, ha pubblicato sui social una serie di dichiarazioni che contraddicono apertamente le affermazioni fatte dallo zio riguardo al suo presunto coinvolgimento nelle operazioni di soccorso presso le Torri Gemelle.

Fred Trump, figlio del fratello maggiore del presidente, suo omonim, morto nel 1981, ha espresso pubblicamente il suo dissenso martedì, affermando che le storie raccontate da Donald Trump nei giorni precedenti l’anniversario degli attentati non corrispondono alla realtà dei fatti.

La prima affermazione contestata riguarda l’asserito invio di numerosi operai da parte di Trump per contribuire alle operazioni di soccorso sul luogo del disastro. Secondo Fred, questa dichiarazione lo offende a tal punto da sentire il bisogno di parlare apertamente. Il nipote del presidente sostiene che lo zio non stava costruendo alcun grattacielo a Manhattan in quel periodo, dato che la Trump World Tower era stata inaugurata mesi prima dell’attacco.

Fred Trump precisa inoltre che l’unico personale che il presidente avrebbe potuto eventualmente inviare sul sito sarebbe stato composto da impiegati amministrativi e contabili della Trump Tower. “Conoscevo molti di loro e sono abbastanza sicuro che non fossero fisicamente in grado di aiutare, anche se sicuramente avrebbero voluto provare”, ha dichiarato.

La seconda contestazione riguarda il racconto fatto dal presidente Trump martedì, in cui affermava di essere stato “trascinato via” dall’edificio U.S. Steel da due vigili del fuoco subito dopo l’11 settembre, per timore che la struttura potesse collassare. Secondo Fred, questa versione dei fatti non può essere vera.

Il nipote spiega che il fratello di una sua compagna, ingegnere, fu chiamato per effettuare un’ispezione immediata dell’edificio. Sebbene inizialmente ci fossero state preoccupazioni, l’edificio non fu evacuato perché stesse “scricchiolando e fosse pronto a crollare”, come invece suggerirebbe il racconto del presidente.

Vale la pena notare che Trump, al momento dell’attacco, si trovava nel suo ufficio a diverse miglia di distanza verso nord, mentre chiamava uno show televisivo locale. Secondo TMZ il presidente potrebbe essersi riferito ai giorni successivi all’attacco, considerando che un edificio federale vicino a U.S. Steel fu effettivamente evacuato il 12 settembre. Tuttavia, non esistono reportage giornalistici contemporanei che corroborino la sua versione.

Martedì sera, in risposta alle contestazioni, il presidente Trump ha pubblicato un messaggio su Truth Social insistendo sulla veridicità di tutte le sue affermazioni riguardo all’11 settembre.

I rapporti tra Fred e lo zio non sono particolarmente stretti. Nel 2024, Fred Trump ha pubblicato un memoir intitolato All in the Family: The Trumps and How We Got This Way, nel quale ha già espresso critiche nei confronti del presidente. La Casa Bianca non ha ancora rilasciato commenti ufficiali in merito alle dichiarazioni del nipote.

A proposito, sapete che un’altra nipote di Trump, che è una psicologa, ha espresso forti preoccupazioni per la salute mentale del presidente USA?

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