Si conoscevano già da anni ma l’immagine che resterà è quella del 5 novembre di due anni fa, due persone anziane in sedia a rotelle su una terrazza dietro Campo de’ Fiori, tutt’intorno il verde delle piante e la luce autunnale sui tetti di Roma e al centro, posate sul tavolo, una scatola di cioccolatini e le rose che Francesco aveva portato a Emma Bonino. Pochi giorni prima, lei era stata dimessa dall’ospedale e lui, che quella mattina aveva inaugurato l’anno accademico alla Gregoriana, si era concesso una piccola deviazione per farle un’improvvisata. La leader radicale si era ritrovata davanti il Papa, con mazzo di rose e cioccolatini, che l’aveva salutata con un semplice «cerea».
Il nonno del pontefice, Giovanni Angelo Bergoglio, veniva da Bricco Marmorito, un paesino del Monferrato che dista una sessantina di chilometri dalla Bra di Emma, e certo le comuni origini piemontesi hanno avuto una parte nella simpatia e poi nell’amicizia più improbabili che si potessero immaginare, il vescovo di Roma e la donna che aveva guidato le battaglie storiche per il divorzio e l’aborto. «Non condivido le sue idee ma conosce l’Africa meglio di tutti. Di fronte a questa donna dico, chapeau», aveva raccontato il Papa al direttore del Corriere, Luciano Fontana. E lei, dopo la visita «graditissima» del Papa, aveva sorriso: «Sono rimasta molto colpita dalla forza e dalla comprensione che mi ha dimostrato. Ma mi ha colpito soprattutto quando mi ha detto che per lui sono “un esempio di libertà e resistenza”, mi ha riempito di gioia».
Del resto, la stima reciproca si fondava anche su impegni comuni al Successore di Pietro e alla grande laica. Migranti, pace, povertà, ambiente, carceri. Pochi mesi dopo l’elezione di Bergoglio, nel settembre del 2013, Bonino aveva aderito da ministro degli Esteri al digiuno per la pace in Siria, un appello rivolto dal Papa ai credenti e a «tutti gli uomini e le donne di buona volontà». All’inizio del 2015, Emma aveva rivelato di avere un tumore al polmone e di lì a qualche mese Francesco le aveva fatto la prima sorpresa: «Ho ricevuto una chiamata da Sua Santità Papa Bergoglio. Una telefonata tanto inaspettata quanto graditissima. Un segno di attenzione straordinaria di cui sono molto, molto grata», face sapere. Prima di raccontare, in un sorriso, a Radio Radicale: «Il Papa mi ha incoraggiato a tenere duro perché l’erba cattiva non muore mai, anche se mia madre diceva che sono un’erba resistente, ma cattiva no».
Del resto, «abbiamo parlato di migranti, povertà e del Mediterraneo», aveva detto: «Gli ho ricordato che i migranti, se mai riusciamo ad accoglierli, poi li mettiamo in carcere e per questo le carceri sono piene. E poi gli ho ricordato anche la conversazione che abbiamo avuto nell’aprile dello scorso anno e che poi propiziò la sua telefonata a Marco Pannella, all’epoca in clinica allora per un difficile intervento. Ho detto al Santo Padre che, in ogni caso, Pannella e i radicali continuano su questo fronte di attenzione: sulle carceri, ma anche allo stato di diritto e ai più poveri». Un anno più tardi, durante il Giubileo dei carcerati del 2016, mentre il Papa si rivolgeva alle «autorità civili di ogni Paese» e all’Angelus invocava un «atto di clemenza» per i detenuti, una delegazione della marcia radicale per l’amnistia guidata da Bonino era stata accolta per la prima volta tra i fedeli di piazza San Pietro. È sull’attenzione agli ultimi che si incontravano la visione laica e umanista di Bonino e la visione evangelica «sine glossa» di Bergoglio, il richiamo alle parole di Gesù sul Giudizio universale: «ho avuto fame e mi avete dato da magiare», «ero straniero e mi avete accolto», «ero in carcere e siete venuti a trovarmi»…
Quando Bergoglio morì, l’anno scorso, Emma Bonino dettò parole che potrebbero accompagnare anche lei: «Ho accolto con profonda commozione la notizia della morte di Papa Francesco e con un enorme senso di vuoto. La tristezza è mitigata dal fatto che Papa Francesco, anche se duramente provato dalla malattia, fino all'ultimo ha voluto e saputo esercitare in pienezza la sua funzione, senza risparmiarsi, e con gioia».