Nuovo attacco di Donald Trump all'Italia. In un post su Truth social, il presidente americano ha scritto: «L'Italia non c'è stata per noi, noi non lo saremo per lei». E perché non ci siano dubbi sui motivi per cui accusa il nostro Paese, Trump allega un articolo dei giorni scorsi del Guardian che riportava la notizia del no dell'Italia all'uso delle base di Sigonella per gli aerei americani impegnati nella guerra in Iran.
L'affondo del presidente americano arriva dopo l'ennesimo attacco alla premier Giorgia Meloni: «È stata negativa», ha detto Trump facendo riferimento alla postura italiana sulla guerra in Iran. Rispondendo alla giornalista star di Fox Maria Bartiromo (a cui il governo sette mesi fa concesse la cittadinanza italiana), spiega che la relazione con lei e l'Italia non è più la stessa: «Chiunque abbia rifiutato il proprio aiuto nella gestione della situazione con l'Iran, con quel Paese non abbiamo più lo stesso rapporto. Giusto per vostra informazione: l'Italia riceve grandi quantità di petrolio dallo Stretto».
Intanto, la premier vola a Parigi e partecipa alla conferenza sul blocco a Hormuz, organizzata da Emmanuel Macron, con Keir Starmer e Friedrich Merz. Al centro, una possibile spedizione europea nello Stretto, per le attività di sminamento. La presenza a Parigi consente a Meloni di riaffermare un posizionamento attivo dell'Italia con la coalizione dei volenterosi e di ribilanciare le tensioni con gli Stati Uniti. L'impegno dei leader europei nello Stretto avverrebbe comunque solo con un cessate il fuoco solido. Ma un'azione dell'Europa per difendere la navigazione è richiesta urgentemente dagli americani. Tanto che il capo del Pentagono, Pete Hegseth, fa riferimento ai molti alleati che «parlano molto e non fanno nulla»: «Questa è una via navigabile che il commercio americano non utilizza poi così tanto. Noi non dipendiamo dall'energia proveniente dallo Stretto di Hormuz, ma l'Asia sì, e l'Europa sì, e gran parte del resto del mondo sì», sottolinea, ricordando che «sentiamo e vediamo i discorsi al riguardo, ma quando quei paesi erano necessari, non non erano al nostro fianco». Se la situazione dovesse concludersi, «cosa che crediamo accadrà, allora accoglieremmo con favore l'intervento di altri paesi a posteriori», ammette, avvertendo però che «non si può vivere in un mondo - e questo e un messaggio al resto del mondo e ai nostri alleati - in cui ci si affida semplicemente all'America per fare continuamente il lavoro pesante».
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