martedì 14 aprile 2026

Era ora. Trump va fermato con qualunque emendamento della costituzione americana, per evitare guai al suo paese e al mondo. Ne ha procurati già abbastanza (da Corriere Adriatico)

 

«Trump pazzo o furbo come una volpe?»: si accende il dibattito sulla salute del tycoon. E c'è chi invoca il 25esimo emendamento© - licenza temporanea -

Imprevedibile, lo è sempre stato. Senza peli sulla lingua, anche. Però per molti, dietro alle ultime uscite di Donald Trump ci sarebbe qualcosa di più del suo carattere schietto e sfacciato. Dal caso Ice alle dichiarazioni sull'Iran, fino all'attacco a Papa Leone, negli ultimi mesi il presidente statunitense è stato protagonista di molti episodi che hanno fatto storcere il naso non solo ai suoi avversari, ma anche ai suoi sostenitori. Al punto da far ipotizzare addirittura problemi di salute.

I motivi dietro alla preoccupazione

A pesare è soprattutto il tono, oltre che il contenuto. Nel pieno della crisi con Teheran, Trump ha alzato drasticamente il livello dello scontro verbale, arrivando a evocare scenari catastrofici e a sostenere che, senza un intervento deciso, le conseguenze per il mondo sarebbero state devastanti. Una retorica che ha accompagnato le scelte politiche, ma che ha colpito osservatori e analisti per la sua intensità e per la frequenza con cui si è spinta oltre i registri tradizionali della diplomazia. Il caso più eclatante resta però quello che lo ha visto contrapposto direttamente a Papa Leone XIV. Dopo le parole del pontefice contro la guerra, Trump ha risposto con attacchi personali, definendolo «debole» e «terribile in politica estera», arrivando a sostenere che non dovrebbe occuparsi di politica. Non solo: in una serie di messaggi, ha anche attribuito al Papa posizioni mai espresse, come il presunto sostegno all'armamento nucleare dell’Iran, un'affermazione poi smentita dai fatti. Lo scontro è rapidamente degenerato, diventando qualcosa di più di una divergenza tra leader. Trump ha rilanciato più volte le sue critiche senza fare marcia indietro, mentre dal Vaticano è arrivata una risposta ferma, con il pontefice deciso a continuare a condannare il conflitto. In mezzo, un episodio simbolico che ha fatto discutere quanto le parole: la pubblicazione, poi cancellata, di un'immagine generata con intelligenza artificiale che lo ritraeva in una posa simile a quella di Gesù, giudicata da molti inappropriata e offensiva anche in ambienti religiosi conservatori.

Le reazioni e la risposta della Casa Bianca

Ed è stata proprio la somma di questi elementi ad aver riportato al centro una questione finora rimasta ai margini: quella dell'idoneità mentale del presidente. Un tema delicato, che non si basa su diagnosi ufficiali ma su una percezione crescente, alimentata da episodi ravvicinati e sempre più polarizzanti, al punto da portare alcuni a chiedersi se il presidente è «furbo come una volpe» o se è «pazzo e basta». La Casa Bianca respinge però le critiche e parla di un Trump lucido che tiene i suoi avversari costantemente sotto pressione. I suoi scatti d'ira però stanno sollevando molti dubbi sulla leadership americana in un periodo di guerra. I democratici contestano da tempo l'idoneità psicologica di Trump e chiedono che sia invocato il 25esimo emendamento per rimuoverlo. Timori però stanno emergendo anche fra ex generali ed ex diplomatici, riporta il New York Times. Molti fra gli ex alleati del presidente hanno già apertamente preso le distanze: da Marjorie Taylor Greene a Candance Owens, molti hanno messo in dubbio le capacità del presidente. «È un folle» e i suoi ultimi commenti su Truth mettono in evidenza il «livello della sua follia», ha osservato Ty Cobb, avvocato della Casa Bianca durante i primi quattro anni di Trump. L'ex portavoce della Casa Bianca Stephanie Grisham ha detto che Trump «chiaramente non sta bene».

Il 25esimo emendamento

Il riferimento al 25esimo emendamento della Costituzione americana non è casuale. Approvato nel 1967, dopo l'assassinio di John F. Kennedy, questo strumento serve a garantire la continuità del potere esecutivo in caso di impossibilità del presidente di svolgere le proprie funzioni. In particolare, la sezione più discussa è la quarta, che consente al vicepresidente e alla maggioranza dei membri del governo di dichiarare il presidente "incapace" di esercitare i suoi poteri. In quel caso, il vicepresidente assume immediatamente il ruolo di presidente ad interim. Il meccanismo, però, è complesso: il presidente può contestare la decisione e, se lo fa, spetta al Congresso dirimere la questione, con una maggioranza qualificata dei due terzi necessaria per confermare la rimozione. Si tratta quindi di una procedura estrema, mai utilizzata finora per destituire un presidente contro la sua volontà, e pensata per situazioni eccezionali, più che per controversie politiche o valutazioni soggettive sulla leadership.

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