Nella vigilia delle cruciali elezioni ungheresi, torna al centro del dibattito politico, e degli ultimi comizi dei due candidati, Viktor Orban e Peter Magyar, una controversa frase pronunciata dal presidente ucraino Volodymir Zelensky un mese fa. Il capo di Stato di Kiev, infatti, annunciò il 5 marzo scorso che, se una sola “persona” nell’Unione Europea avesse bloccato l’assegnazione dei 90 miliardi di euro di prestiti di riparazione all’Ucraina, avrebbe comunicato il numero e l’indirizzo di questa stessa persona alle sue Forze armate.
Una minaccia che non è stata dimenticata dal diretto interessato (la “persona” a cui si riferiva Zelensky senza nominarla era, a detta di ogni commentatore e oltre ogni ragionevole dubbio, il premier magiaro uscente, responsabile di aver posto il veto sui prestiti a Kiev, unico in Europa). Minaccia che i sostenitori di Orban, a poche ore dall’apertura dei seggi, hanno ripescato.
“Minacciare di morte un leader europeo è qualcosa di volgare e disgustoso. Soprattutto da parte di un signore che stiamo riempiendo di miliardi per difendere e ricostruire il suo Paese” ha dichiarato il vicepremier italiano Matteo Salvini a Milano. “Se si occupasse del suo Paese invece di minacciare di morte quelli che non gli stanno simpatici, farebbe cosa utile” ha aggiunto il leader della Lega, da sempre fiero sostenitore di Orban. “Rispetto il voto ungherese nonostante le entrate a gamba tesa di Zelensky, di Soros e della Von der Leyen. Anche Vance a gamba tesa? Non ha minacciato di morte Orban, come ha fatto Zelensky” ha concluso il ministro dei Trasporti.
Il riferimento al vicepresidente americano - nei giorni scorsi in Ungheria prima di proseguire per il Pakistan, per mostrarsi accanto al primo ministro uscente e fornirgli, mediaticamente, una plastica vicinanza e un concreto sostegno in vista dell’attesissima prova elettorale - è legato al commento dello stesso Vance sull’infelice frase di Zelensky: “Fino a ieri non ero nemmeno a conoscenza del fatto che Zelensky avesse detto che avrebbe mandato soldati alla residenza del primo ministro” Orban, “me lo ha detto Viktor, sono andato a verificare e quasi non riuscivo a crederci, ma è vero. È scandaloso”.
Il vicepresidente americano lo ha detto al Mathias Corvinus Collegium (Mcc) di Budapest, think-tank vicino al governo ungherese e al mondo conservatore Maga. “Non si dovrebbe mai avere un capo di governo o di Stato straniero che minaccia il leader di un Paese alleato. È assurdo, è inaccettabile” ha precisato Vance.
Lo scontro “a distanza” del 5 marzo tra Zelensky e Budapest, tra minacce e proteste
Secondo quanto riferito dall'agenzia ucraina Interfax il 5 marzo scorso, infatti, il presidente ucraino, riferendosi oltre ogni ragionevole dubbio al leader ungherese, aveva detto che avrebbe dato “l'indirizzo” di “una persona” che nell’Ue blocca l’assegnazione di 90 miliardi di euro di prestiti di riparazione a Kiev “alle nostre Forze Armate”.
“Lasciate che lo chiamino e comunichino nella loro lingua”, aveva puntualizzato Zelensky, che aveva anche espresso la speranza che il partito del primo ministro ungherese venga sconfitto alle elezioni di domani e che, in tal modo, sia possibile la normalizzazione delle relazioni con l'Ungheria.
Immediata la reazione di Budapest, che aveva parlato di “minaccia palese” a Viktor Orban. “Quando qualcuno - aveva affermato il portavoce del governo, Zoltan Kovacs - minaccia di dare l'indirizzo di una persona ai soldati ucraini solo perché non sostiene un altro pacchetto di armi da 90 miliardi di euro, non si tratta di diplomazia, ma di una minaccia palese. È oltraggioso” aveva scritto Kovacs.
Ma anche l’Unione europea non aveva rinunciato a esprimersi: “In relazione ai commenti fatti dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky” verso il premier ungherese, “siamo molto chiari come Commissione europea, che questo tipo di linguaggio non è accettabile. Non devono esserci minacce contro gli Stati membri dell'Ue”, aveva detto un portavoce della Commissione di Bruxelles il 6 marzo scorso, aggiungendo che “il nostro obiettivo più importante in questo momento è erogare il prestito concordato dal Consiglio europeo, un impegno che ci aspettiamo tutti i leader dell'Ue rispettino. Detto questo, l'escalation della retorica da tutte le parti non è né utile né favorevole al raggiungimento di questo obiettivo”.
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