Nel mondo ormai ci sono due Occidenti. Incompatibili tra loro. Quello di cultura cristiana, che aspira a un mondo pacifico e solidale, che considera l’uguaglianza tra gli uomini un valore fondamentale, perché è l’uguaglianza tra gli uomini l’anima e la base del vangelo. E questo mondo è guidato dal papa. Soprattutto da quando 13 anni fa fu eletto Bergoglio, ma anche ora con Papa Leone, che sui temi della pace e della solidarietà non si discosta di un centimetro dalle idee di Bergoglio. Anzi, in alcuni momenti le proclama addirittura con meno attenzione diplomatica.
Poi c’è il mondo di Trump. Che è la declinazione estrema dell’Occidente ipercapitalistico e guerresco. Dominato dal profitto, dalla forza, e dall’industria delle armi. È un mondo precedente a Trump, ma che finora aveva sempre cercato compromessi e attenuazioni del suo distacco dalla cultura cristiana. Alternando sapienza e ipocrisia. Trump, esasperando i toni, ha reso del tutto incompatibili questi due Occidenti. E oggi si è spinto anche oltre. Il suo vice presidente J.D. Vance, incontrando il capo della chiesa cattolica americana, ha minacciato un vero e proprio intervento della potenza americana contro papa Leone. Ha evocato “Avignone”.
Cos’è Avignone? La città francese nella quale i re di Francia deportarono i papi nel 1300, perché volevano condizionare il magistero e le politiche. Li fecero prigionieri. È il periodo più buio della Chiesa cattolica, durò 70 anni. Cosa intendeva Vance quando ha usato la parola “Avignone”? Probabilmente una soluzione alla Maduro.
Esagero? No: voi avete presente chi è Trump? Si dice che Giuseppe Stalin, quando i suoi consiglieri gli spiegarono che non era il caso di mettersi contro il papa (credo che fosse Pio XII), chiese: “Quante divisioni ha il papa?”. Trump e il suo vice devono essere tipi ai quali, in fondo, Stalin non dispiace.
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