Come la Nazionale ai Mondiali: il cinema italiano resta fuori da Cannes
Niente film italiani in concorso a Cannes. Dopo il forfait di Nanni Moretti, era scontato. Succederà questa notte, il nuovo film del regista già vincitore della Palma d’oro, non è pronto (andrà a Venezia? Chi vivrà vedrà). Ormai da anni i registi italiani che Cannes apprezza e seleziona nel concorso principale sono pochi: oltre a Moretti, Paolo Sorrentino, Matteo Garrone, Alice Rohrwacher, Mario Martone (l’anno scorso eravamo rappresentati dal suo Fuori) e, quando gira film e non serie, Marco Bellocchio. Nessuno di questi ha opere pronte e quindi, in questo 2026, l’Italia salta un giro. Era successo anche a Berlino. Non è un’annata da ricordare.
Inutile misurare le parole: per il sistema-cinema italiano è un momento terribile. Sono di questi giorni le polemiche sulle scelte delle commissioni ministeriali preposte al finanziamento dei film. Tutti abbiamo letto delle folli decisioni di premiare con moneta sonante Gigi D’Alessio e Pier Francesco Pingitore (sì, quello del Bagaglino) bocciando la sceneggiatura postuma di Bernardo Bertolucci. Tutti abbiamo apprezzato le dimissioni (non forzate, e sacrosante) del collega Paolo Mereghetti, critico del Corriere della sera e membro di una delle suddette commissioni. E tutti abbiamo letto la grottesca nota del sottosegretario alla cultura Lucia Borgonzoni nella quale ci si aspettano “le dovute dimissioni degli esperti responsabili di tali valutazioni” (come se non li avessero nominati loro). Sta passando una nuova moda, in questo governo: combinano nefandezze e poi fanno dimettere qualcuno (mai i veri responsabili). Vista la contingenza, e la stuzzicante sovrapposizione fra le beghe ministeriali e l’assenza italiana a Cannes, partono spontanee una domanda e un paragone.
La domanda: è colpa del governo se nessun film italiano viene selezionato a Cannes? Ovviamente no… o forse sì? Diciamo che le politiche forcaiole, passata la bolla legata all’ultimo tax credit, cominciano a presentare il conto. E aggiungiamo che l’Italia non è certo “di moda” all’estero in questo momento. Saltiamo Cannes e Berlino e il paragone ovvio è con la nazionale di calcio che non va ai mondiali. Nel cinema e nello sport abbiamo splendide individualità (Jannik Sinner, Federica Brignone e Kimi Antonelli come i suddetti grandi registi che quest’anno marcano visita) ma abbiamo istituzioni fatiscenti e dove bisogna “fare squadra” crolliamo miseramente. Forzando il paragone, i nostri cineasti sono come i nostri giocatori: non abbiamo un Paul Thomas Anderson o un Lamine Yamal ma abbiamo comunque gente di talento, che però non è supportata da strutture adeguate. E soprattutto abbiamo un ministero della Cultura (diretta espressione del governo) che sta tentando di affossare il cinema, noto covo di comunisti, in tutti i modi possibili. Dopo il flop della nazionale di calcio Gravina e Gattuso si sono dimessi. Giuli Borgonzoni & soci, che sono i Gravina e i Gattuso del cinema, potrebbero prendere esempio.


