mercoledì 4 marzo 2026

COSì FAN TUTTI: DA MUTI AD ABBADO. ESERCIZI DI MEMORIA

  Finchè non ci abbandona e perchè non ci abbandoni, esercitiamo - come consigliavano i latini - la memoria: memoria nisi exerceas, minuitur. E, se anche non siamo sicuri che non ne abbiamo già scritto,  chiediamo comunque aiuto alla nostra memoria per  riflettere su certi comportamenti che accomunano tutti coloro che hanno potere, in ogni campo, a destra come a sinistra ( intendiamo, come tendenza politica).

 Noi ci fermeremo alla musica, il mondo che crediamo di conoscere meglio.

 Abbiamo scritto questa mattina del maldestro tentativo per povero Colabianchi di farsi 'amico' il maestro Muti, affidando a suo figlio una consulenza triennale, pagata - sinceramente - una miseria (30.000 Euro ad anno) per quel che gli si richiedeva (consulenza per le tournée internazionali: avrebbe dovuto organizzarle o procurarle? Sempre poco il compenso). E Domenico Muti, figlio di Riccardo, dopo attenta riflessione, a distanza di  soli tre mesi dall'accettazione dell'incarico vi ha rinunciato.

 Domenico Muti avrebbe avuto bisogno di quello stipendio inferiore anche a  quello di un impiegato del catasto - come si usa dire in tono dispregiativo - quando  amministra l'azienda di famiglia che fattura diversi milioni di Euro l'anno? Verrebbe anche da chiedersi: ma perchè ha accettato? Perchè si era accordato con Colabianchi per uno sforzo minimo?

 Ma ora, riflettendo ancora, è emerso un altro particolare della vicenda. Domenico Muti ottiene,  o accetta, quella consulenza il 5 di novembre dell'anno scorso, a meno di un mese dal concerto che suo padre con la Cherubini ha tenuto al teatro  La Fenice: 9 ottobre.

 Tale vicinanza è per noi segno di una spocchia e di una arroganza del potere che se ne frega delle buone maniere. La vicinanza delle due  date è segno di cattiva creanza.

 Ma è Muti  che è così e pretende da coloro che gratifica della sua presenza - sempre ben pagata s'intende - un tornaconto per la sua famiglia, o, come lui, hanno fatto  in passato anche altri? Un esempio? Claudio Abbado?

 Una sera, a cena a casa di Franco di Mare, mi è toccato quasi litigare con una signora che difendeva Abbado, esaltandolo, contro Muti. Abbado non era come Muti che lei definiva spocchioso, pieno di sè, familista ecce... tutti i difetti di questo mondo. Lui era un signore che non si sarebbe mai abbassato a queste miserie.

 Mo, cara signora, le dissi. Le assicuro che Abbado faceva la stessa cosa.  Le raccontai che  avevo scritto su una delle riviste che avevo diretto - mi pare Applausi- come Abbado nella stessa stagione in cui dirigeva in un teatro, riusciva a procurare un incarico per suo figlio Daniele, regista. Forse non c'era neanche bisogno che lo chiedesse espressamente, tanto era forte il servilismo di certi dirigenti delle nostre fondazioni musicali. Ma forse anche lui  elemosinava incarichi per suo figlio. Se fosse così non mi meraviglierei.

 E, del resto, quando era a Berlino, chi si occupava delle tournée internazionali (o forse solo europee o italiane) dell'Orchestra'  se non  sua figlia Alessandra - e non credo gratuitamente?

 Se vado indietro con la memoria, mi sovviene che dalle pagine di Piano Time, quel capolavoro di rivista musicale che inventai e diressi per un settennato negli anni Ottanta, scrissi dell'incarico  a Macerata se ricordo bene, di Marcello Abbado, fratello di Claudio, padre di Roberto ( direttore anch'egli che sta facendo una bella carriera, forse senza stampelle dinastiche) con un compenso di riguardo. Scrissi allora - chissà cosa pensarono gli Abbado di noi che dicevamo la verità - che la consistenza del suo compenso aveva una giustificazione familiare: lui a Macerata non avrebbe giocato da solo, sarebbe sceso dalla Lombardia nella Marche con tutta la squadra.

 Non ricordo se riuscii a convincere la signora della mia tesi. Ricordo solo che tenni  i toni bassi a differenza della signora, che certo nella materia era molto meno addentro di me (  la sua conoscenza di Abbado si esauriva in un paio di giorni di frequentazione in preparazione di una intervista tv per la Rai), e ricordo anche che Franco se la prese con la signora tanto che nei mesi successivi,  non la incontrammo più alle cene a casa sua. 

 E prima che la memoria mi abbandoni, ne ho scritto per dirvi che sono tutti uguali, senza ritegno e con la faccia tosta. E se anche Muti e Abbado  approfittano del loro potere per far compensare  i loro famigliari, vuol dire che per i poveri cristi non c'è possibilità alcuna di accedere a certi favori, nonostante meriti e capacità. Conta più la famiglia o l'appartenenza.

Un ultimo caso. Giulia Minoli, figlia di Giovanni e Matilde Bernabei, ebbe bisogno della creazione del Museo del Teatro San Carlo, voluto da suo marito Salvo Nastasi, allora commissario della fondazione napoletana, per trovare un impiego, ben compensato,  ovviamente.  Poi Lei ha fondato anche una associazione che recita: le opportunità di una crisi.  Ma per lei come per tanti altri come lei, non c'è neanche bisogno di una crisi per  avere delle opportunità. E' bastata e basta la famigghia!

 Che altro?

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