La
musica - ci ha ricordato il Maestro israeliano Omer Meir Wellber in
una bellissima lezione tenuta al Jewish and the City Festival di
Milano - ha bisogno di qualcuno che la componga, di qualcuno che la
esegua, e di qualcuno che la ascolti. Se manca
uno
di questi tre ‘attori’ la musica è niente, non è. Ecco perché
auguro il maggior successo possibile a un altro noto direttore
d’orchestra, l’ungherese Iván Fischer, che ha composto e appena
messo in scena a Budapest l’opera lirica ‘La giovenca rossa’,
schietta denuncia della deriva populista, intollerante, razzista e
antiebraica in atto nel suo Paese (e in una discreta fetta d’Europa).
Che musica sia, dunque.
Fischer
l’ha composta, gli orchestrali l’hanno suonata e i cantanti
cantata, ma il pubblico, soprattutto gli uomini del potere, l’avranno
ascoltata?
Riferimenti
ritmici klezmer, rap e mozartiani, narrano un pogrom scatenatosi in
Ungheria nel 1882 con la solita accusa del sangue (gli ebrei
avrebbero ucciso una giovane contadina).
Così
la ‘prima’ dell’opera si trasforma in un colossale j’accuse
contro il governo di Viktor Orban oltre che, naturalmente, in un dito
puntato contro la società che alle ultime elezioni ha dato quasi il
20 per cento al partito neonazista Jobbik.
Iván
Fischer, già direttore principale della Washington National Symphony
Orchestra,
dice
di credere fermamente nella “responsabilità della cultura riguardo
a ciò che accade ogni giorno”.
E
in Ungheria non è l’unico ad avere ancora una visione critica e
attiva del ruolo dell’intellettuale. Lui, ebreo, si sente a
disagio, tuttavia continua a dedicarsi
alla
Budapest Festival Orchestra anche se ha fatto trasferire la famiglia
a Berlino. Sembra di tornare indietro, che la Storia si ripeta.
Giorno dopo giorno, caso dopo caso. Il famosissimo pianista András
Schiff giura che non metterà mai più piede
nella
sua amata patria finché al governo ci sarà Orban; il popolare
attore e regista Róbert Alföldi viene prima rimosso da direttore
del Teatro Nazionale
perché
non è allineato e poi messo in ridicolo
per
la sua omosessualità. Che brutta musica.
Stefano
Jesurum. Corriere della Sera, 22 ottobre 2013)
P.S. Due anni fa Stefano Jesurum, scriveva questo articolo sul suo giornale, il Corriere, denunciando una situazione che già allora si presentava assai difficile e che avrebbe dovuto indurre tutto il mondo, almeno quello occidentale, a riflettere. Oggi che è sotto gli occhi di tutti la deriva populista, intollerante e razzista, e pure antiebraica, l'Europa vi assiste impotente, ma COLPEVOLE ( P.A.)
P.S. Due anni fa Stefano Jesurum, scriveva questo articolo sul suo giornale, il Corriere, denunciando una situazione che già allora si presentava assai difficile e che avrebbe dovuto indurre tutto il mondo, almeno quello occidentale, a riflettere. Oggi che è sotto gli occhi di tutti la deriva populista, intollerante e razzista, e pure antiebraica, l'Europa vi assiste impotente, ma COLPEVOLE ( P.A.)
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