venerdì 25 novembre 2022

Adesso si dovrà pensare a dove, come e con chi sostituire Alessandro Giuli in tv e nei giornali

 Sangiulinao ha voluto subito togliersi un pensiero, nominando a tambur battente Alessandri Giuli a presidente del MAXXI di Roma, in sostituzione di Giovanna Melandri, dopo due mandati. La quale non si aspettava il licenziamento e neanche la celerità con cui  si è provveduto. Tuttavia un qualche altro lavoro alla Melandri glielo troveranno, naturalmente ben retribuito. Come quello del MAXXI.  Giustamente.

 Ricordiamo che all'inizio la Melandri aveva dichiarato che avrebbe lavorato gratis, dal secondo anno in avanti - se non ci sbagliamo - con l'avallo del Cda, formato da  Monique Veaute e Alice Trussardi assieme a Lei - ha avuto, pretendendolo  ed ottenendolo da se stessa, il suo bello stipendio di 100.000 Euro l'anno con l'aggiunta di premi ' di risultato' che  dopo il primo anno avevano fatto salire il suo compenso a 120.000 Euro circa. 

  Che sarà più o meno ciò che prenderà anche Giuli, a meno che non pretenderà un aumento, richiesta non improbabile, come si è visto in altri casi in passato senza che nessuno protestasse. Stiamo pensando a Luciano Berio che quando all'Accademia di Santa Cecilia, sostituì Bruno Cagli, si alzo lo stipendio portandolo ad oltre 300.000 Euro, stipendio che Cagli al suo ritorno in Accademia mantenne -  mica scemo! L'attuale sovrintendente, Michele dall'Ongaro,  ne percepisce uno non tanto male, benché più basso come da legge , e cioè 240.000 Euro l'anno, che a noi sembra comunque troppooooo!

 Ora il problema che la nomina di Giuli  si porta appresso è dove, come e con chi sostituirlo nelle numerose trasmissioni televisive nelle quali fa l'opinionista ed anche al giornale per il quale scrive, Libero, perché - pensiamo - il suo ruolo non gli consentirebbe di continuare. O no?

 Purchè non lo si sostituisca con un altro giornalista od opinionista 'di destra', come il 'duro' Borgonovo. A noi noi di giornalisti di quella 'pasta', Borgonovo basta e avanza.

Il Senato irlandese riconosce il genocidio del popolo ucraino, l'Holodomor

 Ringrazio il Senato irlandese, Seanad Éireann, per aver riconosciuto l'Holodomor del 1932-1933 come genocidio del popolo ucraino. Essendo sopravvissuta alla Grande Carestia, l'Irlanda conosce l'orrore della fame e condivide il nostro dolore. Ricorderemo sempre questa mossa amichevole", ha commentato il ministro degli Esteri ucraino Dimitro Kuleba sul suo profilo Twitter.

L'ambasciata ucraina nel Paese ha definito la mossa "storica". "L'Irlanda è uno dei nostri amici più cari che non ha paura di chiamare le cose con il loro nome", si legge sullo stesso social network.

Con questa decisione, l'Irlanda si unisce ad altri Paesi, come la Romania, che hanno riconosciuto l'Holodomor, che sarà commemorato il 28 novembre, come genocidio del popolo ucraino, una grande carestia tra il 1932 e il 1933 che ha causato la morte di diversi milioni di persone, secondo l'agenzia di stampa UNIAN.

Le 'agevolazioni' del governo russo per i lavoratori che vanno in guerra in Ucraina. Non sarà perchè molti di loro non torneranno?

 Il governo russo ha annunciato venerdì che ogni giorno in cui i lavoratori russi mobilitati parteciperanno all’invasione dell’Ucraina conterà come due giorni di anzianità sul lavoro che avevano prima di essere reclutati per partecipare alla guerra, lanciata il 24 febbraio su ordine del presidente russo Vladimir Putin.

«Dal punto di vista dell’anzianità (lavorativa), i cittadini che partecipano all’operazione militare speciale vedranno ogni giorno di partecipazione come due giorni di lavoro», ha dichiarato il ministro del Lavoro russo Anton Kotiakov all’agenzia di stampa russa Interfax.

Ha sostenuto che «questo permette loro di ottenere una maggiore anzianità, che avrà un impatto corrispondente sulle loro pensioni in futuro», ricordando che le autorità russe avevano precedentemente annunciato altre garanzie per preservare i diritti del lavoro di coloro che sono stati mobilitati per partecipare alla guerra in Ucraina.

A fine settembre il Parlamento russo ha approvato una serie di misure volte a preservare i posti di lavoro di coloro che sono mobilitati per la guerra, tra cui il divieto di rescindere il contratto di un dipendente durante questo periodo, tranne nei casi di scioglimento di un’impresa o di cessazione delle attività da parte del datore di lavoro, nonché in caso di scadenza del periodo contrattuale del dipendente.

Inoltre, durante il periodo di sospensione del contratto a causa della mobilitazione, il dipendente mantiene i suoi diritti di lavoro, mentre per i familiari sono previste garanzie aggiuntive come il non essere inviati in viaggio di lavoro o l’orario di lavoro straordinario, notturno o nei fine settimana, con una preferenza per il mantenimento del posto di lavoro in caso di ridimensionamento.

Trieste. Il sincrotone svela il mistero del suono degli Stradivari? ( da Trieste News, di Zeno Saracino)

  I violini Stradivari suonavano così bene per una colla animale applicata al legno? È, in sintesi, l’ipotesi lanciata da un prestigioso studio pubblicato sulla rivista scientifica Analytical Chemistry, frutto di una collaborazione del consorzio dell’Europa centro-orientale CERIC-ERIC con Elettra Sincrotrone Trieste.


Specificatamente i violini Stradivari sono stati analizzati con nano-microscopia a infrarossi che ha svelato, sulla superficie esterna del legno, la presenza di un trattamento a base proteica, con ogni probabilità una colla animale a base di collagene o caseina, probabilmente pennellata sul legno e poi parzialmente assorbita dallo stesso. La colla influenzava il suono dello strumento, conferendogli quell’inconfondibile chiarezza.

La prima autrice della ricerca è Chiaramaria Stani, collaboratrice scientifica del Consorzio Centro Europeo delle Infrastrutture di Ricerca (CERIC) nell’area dei beni culturali. Fondato dalla Commissione Europea nel 2014, il Consorzio offre a ricercatori e industrie un unico punto di accesso a oltre 50 tecniche e laboratori in otto Paesi dell’Europa centro-orientale per la ricerca multidisciplinare a livello micro- e nano-metrico nei campi dei materiali avanzati, dei biomateriali e delle nanotecnologie.

Le analisi sono state svolte su due violini prodotti da Stradivari, il Toscano (1690), custodito presso l’Accademia di Santa Cecilia a Roma, e il San Lorenzo (1718), conservato a Tokyo sotto la cura del restauratore ed estimatore Sota Nakazawa.

“Da diversi anni gli esperti del settore dibattono sull’impiego da parte di Stradivari di uno strato preparatorio interposto tra la vernice e il legno, al fine di uniformare la superficie di quest’ultimo”, riporta Giacomo Fiocco, co-autore della ricerca.
In precedenza, le analisi di microscopia a infrarossi svolte presso la linea di luce SISSI del Sincrotrone Elettra avevano fatto ipotizzare la presenza di materiale organico applicato direttamente sul legno, al di sotto degli strati di vernice. Tuttavia, non era stato possibile accertare con esattezza la sua natura chimica.

Tra gli autori figura anche Lisa Vaccari, responsabile della linea di luce SISSI di Elettra, la quale afferma: “Grazie all’applicazione delle tecniche avanzate disponibili presso il nostro laboratorio è stato possibile ottenere risultati straordinari su campioni estremamente complessi, dimostrando le potenzialità delle metodologie applicate e aprendo nuovi scenari per lo studio dei beni culturali”.
L’accesso alle strumentazioni scientifiche presso Elettra 2 Sincrotrone Trieste, sito in AREA Science Park, è stato reso possibile grazie a un bando del Consorzio Centro Europeo delle Infrastrutture di Ricerca (CERIC), di cui Elettra è partner italiano.

“Non siamo ancora in grado di definire in modo univoco la tecnica costruttiva del maestro cremonese, ma grazie a questo lavoro abbiamo fatto un sostanziale passo in avanti nel comprendere come Stradivari costruisse i suoi incredibili strumenti” conclude Marco Malagodi, responsabile scientifico del Laboratorio Arvedi di Diagnostica Non Invasiva dell’Università di Pavia e co-autore dello studio.

Lo spaccone leghista potrebbe essere arrivato al suo capolinea politico ( da Il Riformista, di Giovanni Pisano)

 Il crollo nei sondaggi, con la Lega superata anche dal Terzo Polo di Renzi e Calenda, l’ossessione per i social e per quei maledetti algoritmi che portano il Capitano a parlare di qualsiasi cosa. E ancora: la corsa per intestarsi o, quantomeno, per annunciare, prima di tutti, le ultime decisioni del nuovo governo Meloni (con Giorgia che continua a volare nei sondaggi), oltre alle parole a fine settembre di Roberto Maroni (l’ex ministro e governatore, tra i fondatori del Carroccio, scomparso pochi giorni fa) che auspicava un nuovo segretario dopo la debacle elettorale.

matteo salvini flop

L’avventura di Matteo Salvini alla guida del partito della Lega sarebbe vicina al capolinea. E’ da tempo che si rincorrono voci e indiscrezioni su un possibile cambio al vertice della segreteria del Carroccio. Ad oggi non c’è nulla di ufficiale ma nei primi mesi del 2023 qualcosa davvero potrebbe cambiare in vista del congresso del partito.

A prevalere la linea moderata di un partito che con Salvini è diventato troppo populista con deliri di onnipotenza (Papeete…) che hanno fatto sempre più sprofondare una Lega che, paradossalmente, ha perso voti nelle roccaforti del nord. Il principale indiziato alla segreteria è il governatore veneto Luca Zaia che in una recente intervista al Corriere della Sera ha spiegato di non avere rapporti conflittuali con lo stesso Salvini, “come spesso raccontato dai media, anzi. Sono concentrato sul mio impegno con il popolo veneto, che tre anni fa mi ha rieletto presidente con il 77% dei voti”

giovedì 24 novembre 2022

Giuli succede a Melandri. Ma attento a non partire con il piede sbagliato

 Ho letto da qualche parte di Giuli, giornalista di Libero, che succede alla Melandri, per decisione del ministro Sangiuliano e della Meloni.

 Quella qualifica è certamente riduttiva, perché  non è la testata per la quale lavora ad indicare la sua idoneità a guidare un Museo dedicato alle arti del Novecento.

 Giuli ha forse  migliori credenziali di quelle che aveva la Melandri, la quale però,  ma non per le credenziali, era passata prima dal Ministero della Cultura.  

 Dunque l'una e l'altro il grande salto l'hanno fatto per ragioni di appartenenza principalmente, e la Melandri come ricompensa della perdita dello scranno  in Parlamento e al dicastero della cultura. 

 A Giuli che non è da meno della Melandri, viene consegnato un MAXXI in ottima salute e comunque in condizioni migliori di quelle in cui la Melandri lo trovò ( così ha detto oggi la presidente uscente). 

 Il vertice del MAXXI, rappresentato, prima dalla Melandri ed ora da Giuli,   ha anche tre direttori artistici (per fortuna, per il MAXXI). I quali, a differenza del presidente, sono stati cooptati non per ragioni di appartenenza - che nelle due presidenze hanno prevalso, ribadiamolo - ma principalmente per le loro rispettive competenze.

 L'errore che Giuli non può e  non deve fare è licenziare, appena insediato, i direttori che, a buon bisogno e per correttezza, presenteranno al nuovo presidente le loro dimissioni; ma lui dovrà respingerle ed anzi pregarli di restare per continuare a fare bene - come sembra abbiano fatto fino ad oggi con la Melandri - il loro lavoro. 

 Per far capire ancor più chiaramente il nostro pensiero - che offriamo, non richiesti, al ministro Sangiuliano ed alla premier Meloni, qualora vogliano  dare una svolta vera ed efficace all'amministrazione nel paese - consideriamo che al posto della Melandri ci fosse stato uno, mettiamo, come Sgarbi, che non era al secondo mandato e perciò era anche ragionevole non affidargli anche il terzo e che fosse stato messo lì dal precedente governo. 

 Sangiuliano avrebbe avuto buone ragioni per mandarlo a casa? No, nessuna, perché quale che fosse stato l'indirizzo politico di Sgarbi ( nel caso specifico difficile da inquadrare, date le infinte giravolte) lui aveva le carte in regola per dirigere un Museo e per restarci.

 Mentre, invece, e qui cambiamo caso, la consulenza di Beatrice Venezi al ministero di Sangiuliano è nata esclusivamente dalla sua appartenenza partitica e perciò se il prossimo ministro del prossimo governo non di destra, decidesse di farne a meno, potrebbe tranquillamente farlo, anzi sarebbe opportuno che lo faccia, perché la Venezi, chiamata in virtù della sua attività di direttrice d'orchestra, deve ancora dimostrare  che sa fare ilo suo mestiere,  ed è stata scelta sbandierando la sua 'fama internazionale' CHE NON HA. Se lo mettano in testa sia Sangiuliano che la Meloni. 

Lo dice un critico che la Venezi non includerebbe certamente nell'albo che ha ventilato, anzi minacciato, di voler fare o proporre, parlando quasi da vice-ministro mentre è, tutto sommato, soltanto una consulente.

 Ripetiamo per l'ennesima volta che una come Lei, supportata da suo padre (ex dirigente nazionale di Forza Nuova, attivo professionalmente nel settore degli eventi e del made in Italy, ed ora a capo, proprietario, di una agenzia, dal nome curioso,  H20 promotion, che promuove sua figlia) e dalle sua innegabili doti,  fra le quali  brilla per assenza quella di direttrice d'orchestra, se fosse stata veramente brava chissà quale carriera avrebbe fatto, in una decina d'anni circa. E, invece, sta sempre al palo, anche se partecipa ad eventi che suo padre le procura perché è giovane, bella, elegante e ingioiellata, spigliata e basta,  che la espongono più di altre direttrici, anche italiane, più meritevoli perchè più brave nel loro mestiere.

Giovanna Melandri ha salutato oggi ufficialmente il MAXXI che ha guidato per 10 anni

 La notizia ufficiale dell’insediamento di Alessandro Giuli come nuovo presidente della Fondazione MAXXI definisce il sistematico cambiamento di prospettive già nell’aria da tempo nel mondo della cultura.

Anche il Museo delle arti del XXI secolo cambia radicalmente orientamento: l’era di Giovanna Melandri giunge al tramonto dopo un percorso durato 10 anni, segnato da un impulso fondamentale alla crescita di un’istituzione, guidata per tutto l’arco della permanenza dell’ex ministro con polso e rigore. Il 1 novembre 2022 è infatti definitivamente scaduto il suo mandato e il nuovo Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, ha confermato la volontà di affidare nelle mani del giornalista del quotidiano Libero, l’Istituzione romana.

Durante la conferenza stampa tenutasi proprio nelle sale che hanno visto Melandri sempre presente nelle quotidiane attività del MAXXI arriva oggi il cordiale saluto a tutte le personalità che hanno saputo accompagnarla in un viaggio durato due mandati ma a cui oggi si impone definitivamente la parole “fine”: «Un avvicendamento della governance è sempre possibile. Servire vuol dire lasciare un posto migliore rispetto a come è stato trovato. Noi oggi affidiamo ad Alessandro Giuli un gioiello internazionale, un gioiello che ha bisogno di cure. Abbiamo realizzato un polo nazionale al servizio della crescita dell’arte, un museo che ha messo l’agilità del privato al servizio del pubblico. Abbiamo creato uno spazio di formazione ed elaborazione internazionale aperto e libero»

L’ormai ex presidente si dedica a un ringraziamento diffuso, il primo pensiero va ai direttori del MAXXI, Hou Hanrou, Bartolomeo Pietromarchi e Margherita Guccione:«Hou Hanru devo ringraziarti per averci aiutato a guardare lontano con una visione unica con uno spirito libero fuori dal mercato. Questa istituzione ti deve tantissimo. Bartolomeo Pietromarchi hai fatto fiorire la collezione, hai fatto fiorire quella meraviglia che è il MAXXI L’Aquila, ci hai portato nel metaverso, grazie grazie grazie. Margherito Guccione, solo tu conosci ogni centimetro di questo museo e hai pazientemente costruito un lavoro incredibile. La tenacia e la costanza con cui Margherita è andata a scovare gli archivi è unica e dovrà essere il punto di riferimento strategico per il grande MAXXI. Con te, Pippo Ciorra, Domitilla Dardi e tutto il team degli architetti, avete fatto un lavoro strepitoso».

Un monito segue i fastosi ringraziamenti: «Le istituzioni sono sempre più grandi di ognuno di noi. Io credo fortemente nel valore sacro delle istituzioni e soprattutto per quelle che lavorano nella cultura. Abbiamo creato processi sani e sostenibili che potessero accogliere nelle mura di Zaha Hadid la libertà e la rappresentazione sensibile del vero».
Giovanna Melandri lascia il MAXXI con animo leggero: «Sono gioiosa e tranquilla perché so che questo team garantirà una continuità importantissima per questa istituzione. Siate generosi e creativi e tutto andrà bene».

Tanti gli interrogativi sul domani del Museo, l’ex presidente si dedica infatti a un breve richiamo a quello che è stata una delle sue missioni principali nell’ultimo biennio: «Il futuro si chiama Grande MAXXI, un progetto visionario, questo trae ispirazione dai valori del New europea Bauhaus, il nostro progetto che mi auguro dal profondo del cuore che la nuova governance possa continuare sul percorso già tracciato. Abbiamo immaginato un museo produttivo di soluzioni. Un centro al servizio del paese pronto a produrre progetti di rigenerazione. Il tema dell’ecologia è sulla bocca di tutti. Qui abbiamo provato a rappresentare il cambiamento che vorremmo vedere nel mondo».
La chiusura della conferenza vede Giovanna Melandri prendere in prestito le parole di Bob Dylan, protagonista di una prossima mostra, in apertura a dicembre: «Don’t look back, sono orgogliosa di quello che è stato fatto, che le rose continuino a fiorire sul sentiero del Museo. Viva il MAXXI»