giovedì 30 giugno 2022

Lauree che in Italia garantiscono i migliori stipendi

 


Con più chance di trovare un lavoro entro un anno dalla fine degli studi ci sono i laureati del gruppo Informatico e tecnologie ICT, seguono quelli del gruppo medico-farmaceutico, ingegneria industriale, e il gruppo di architettura e ingegneria civile. Per quanto riguarda i dati relativi alla retribuzione bisogna recuperare quelli del 2021: resta in testa il primo gruppo (informatico e tecnologico), con stipendi che valgono rispettivamente 1.841 e 1.837 euro mensili netti. Lo stipendio medio di chi sceglie medicina è di 1.788 euro, seguono economia (1.644), e architettura e ingegneria (1.587). Ultimi gli psicologi, con soli 1.180 euro mensili (peccato, ne avremmo tutti così bisogno).

Leggo. Paola Barale: invecchio bene forse perché non ho avuto figli. Si capisce che la testa non l'assiste!

 La showgirl ha rilasciato una nuova intervista a ‘Il Corriere della Sera’. Da tempo si è buttata sul teatro e fa pochissima tv, anche se le offerte non mancano. La 55enne ha però rinunciato a cachet importanti, preferisce fare solo quello che è nelle sue corde.

Ha detto di no a diversi reality show. “Me lo chiedono di continuo, mi offrono anche grandi cifre. Non sarò mai ricca. Certo mi piace la bella vita. Ed è importante essere tranquilli quando, per esempio, si sta male e ci si deve curare. Ma so gestire il denaro e la mia felicità è più importante. I reality non hanno dei bei contenuti”, ha fatto sapere al quotidiano.

Paola ha anche rinunciato alla casa che aveva a Ibiza. Il motivo? “Io a Ibiza volevo viverci un tot di mesi l’anno. Ma con il teatro non ci riesco. E sono in un momento della vita in cui non voglio avere niente che mi limiti. Per lo stesso motivo non ho più cani, anche se li ho adorati e mi mancano”, ha aggiunto.

Infine ha sottolineato come la scelta di non avere figli potrebbe averla aiutata a invecchiare meglio. “Non avere figli è stata una scelta consapevole. Credo di invecchiare bene anche perché, non avendone, mi sento libera di testa”, ha concluso.

Universal Music Group acquista tutto il catalogo di Frank Zappa

 L'Universal Music Group ha acquisito le registrazioni, il catalogo delle canzoni, l’archivio cinematografico e i contenuti completi degli archivi (The Vault) di Frank Zappa. L’accordo è stato siglato dai figli del compositore, chitarrista ed attivista americano tra i figli di Frank Zappa, Moon, Dweezil, Ahmet e Diva (lo Zappa Trust). Il contenuto abbraccia l’intera carriera quarantennale del leggendario musicista. L’acquisizione include anche l’uso del nome Frank Zappa.



Lettore video di: RAI (Informativa sulla privacy)

In base al nuovo accordo, UMPG acquisisce il catalogo editoriale completo di Zappa con composizioni come Watermelon In Easter Hay, Cosmik Debris, Peaches En Regalia, Uncle Remus, Joe's Garage e centinaia di altri. Lo Zappa Trust ha dichiarato: “Dieci anni fa, nostra madre Gail ha collaborato con Universal per portare la musica di Frank Zappa nell'era digitale e aiutare a espandere la conoscenza delle sue composizioni in tutto il mondo, avviando una proficua collaborazione che ha portato a una crescita esponenziale. Universal Music Group ha ampiamente dimostrato la propria passione per l'arte di Frank e così l'intera famiglia Zappa è entusiasta di passare il testimone ai nuovi amministratori di tutto ciò che riguarda Frank Zappa. I vecchi e i nuovi fan otterranno più di ciò che vogliono: più musica di Frank Zappa per gli anni a venire”.

Ad oggi sono 122 gli album ufficiali di Zappa e rappresentano solo una piccola parte delle registrazioni nell'ampio ed esaustivo Vault zappiano. Documentatore ossessivo, Frank ha praticamente registrato quasi tutte le session, le prove, le esibizioni dal vivo e persino le jam casuali in una varietà di formati audio e video. UMG prevede di immergersi nel Vault per nuovi progetti d'archivio per i decenni a venire. Inoltre, con il nome Zappa, UMG coinvolgerà fan esistenti e nuovo pubblico in tutto il mondo con merchandising, lungometraggi, esperienze interattive, token (NFT) e altri progetti Web3 di prossima generazione. Morto nel 1993 a 52 anni, nel 1995 Zappa è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame e ha ricevuto il Grammy Award alla carriera della Recording Academy nel 1997.

IT'S ART, che Franceschini ha voluto e definito la 'Netflix della cultura italiana', si è rivelata un DISASTRO ( da TRUE-news.it, di Luigi Lupo)

 

It’s Art”, altro che “Netflix italiana”. Il flop di Franceschini che nasconde pure i dati

Doveva essere la "Netflix della cultura italiana", invece si sta rivelando l'ennesimo flop di Franceschini come ministro della Cultura.

Doveva essere la “Netflix della cultura italiana”, invece si sta rivelando l’ennesimo flop di Franceschini come ministro della Cultura. A un anno dalla sua nascita, It’s Art, la piattaforma streaming “per valorizzare la cultura italiana”, starebbe funzionando solo come macchina da soldi per Chili, l’azienda che detiene il 49% delle quote della partecipata con Cassa Depositi e Prestiti.  Il condizionale è d’obbligo perché non si conosce ancora il bilancio della società.

Il deputato Belotti: “3o milioni di spesa, errata la strategia di promozione”

Il deputato della Lega, Daniele Belotti, ha seguito sin dall’inizio i passi falsi della piattaforma: “Avevamo parlato di 100mila utenti nei primi tempi, numeri ridicoli per una piattaforma digitale. Per un’operazione costata 30 milioni di euro, di cui 10 da parte di Cdp e un’altra decina da parte del Ministero dei Beni Culturali. Altri 10 provenivano dalla società Chili”.

Pochi utenti, quindi, per un investimento oneroso. “E’ stata sbagliata la promozione – denuncia Belotti. Come si fa a fare concorrenza alle altre piattaforme se nessuno sa sul mercato che la piattaforma esiste? Come fa It’s Art a conquistare utenti?“. I dati degli utenti, dopo un anno dall’esordio del servizio, non sono pubblici. “Li abbiamo più volte chiesti – prosegue il deputato – ma Franceschini non li ha mostrati“.

Il balletto degli amministratori delegati

Sul fronte del cambio degli amministratori delegati, invece, i numeri ci sono. Eccome. It’s Art ha cambiato due volte amministratore delegato in poco tempoGuido Casali, il primo alla guida del servizio, ha lasciato il flop di Franceschini a inizio anno. Il comunicato dell’azienda parlava di “ragioni personali”, l’Ansa di “divergenze sulle strategie di sviluppo della piattaforma”. Lo scorso febbraio ha preso il suo posto Andrea Castellari, manager con una formazione in scienze politiche (ha studiato alla Statale di Milano dal 1990 al 1995) e in amministrazione e gestione aziendale, con una lunga carriera nel mondo dell’entertainment e dei media digitali.

Ha ricoperto per oltre vent’anni importanti incarichi in alcune delle maggiori realtà internazionali: è stato EVP e CEO Italia, Medio Oriente e Turchia di ViacomCBS, SVP South Europe di Discovery e Vice President e Direttore Commerciale di Turner, società del gruppo Time Warner. Precedentemente, Castellari ha lavorato per un decennio nel mondo della carta stampata, in gruppi come Mondadori e Hachette Rusconi.

Gli utenti registrati sono solo 153mila

Chissà se Castellari sta riuscendo a dare la giusta direzione a un progetto che, secondo quanto riporta tag43.it, a gennaio contava “565.622 sessioni di streaming per un totale di 115.200 di ore di trasmissione online.

Gli utenti registrati sono 153.476 con un +25mila solo nel mese di dicembre, e quasi 5 milioni e mezzo di pagine viste”. Il numero degli utenti è irrisorio se si confronta con gli altri player: Netflix ha 6 milioni stimati alla fine del 2021, seguita da Dazn (2,5 milioni), Disney+ (2 milioni), Amazon Prime Video (1,8 milioni) e TIMVision (1,5 milioni). Non va meglio sui social: la pagina Facebook conta 20mila “mi piace”, su Instagram solo 11mila follower.

It’s Art, inoltre, usa il meccanismo del pay per view, ovvero è possibile pagare per vedere un singolo contenuto. Un film, un documentario, un concerto. Ma i costi sono tutto fuorchè concorrenziali. “15 euro per un live di Baglioni – spiega il deputato della Lega – mi sembrano un po’ troppi”.

Nei prossimi giorni, annuncia Belotti, “chiederemo nuovamente l’accesso agli atti per capire come è messo il bilancio della società“. Che è pubblica per il 51% delle quote.

Doveva essere la Netflix italiana, ma ha tutta l’aria di un flop a là Franceschini.

MiTo Settembre Musica 2022 vuole far LUCE. Troppa accecaI Finanziamento statale extra assicurato. Musiche che faranno la storia: Boccadoro, Laganà, Gon ed altri

 

MITO SettembreMusica 2022: numerosi eventi e 116 concerti che esplorano le relazioni tra musica e luce

La Presidente Anna Gastel: "Luce che scaccia le tenebre, luce della ragione, luce in fondo al tunnel, luce che scalda, luce dello spirito, luce della rinascita, questo è la musica. Un linguaggio che speriamo possa raggiungere anche nuovi ascoltatori, in un programma per tutti"

29 Giugno 2022

MITO Settembremusica 2022 torna con un programma di eventi che esplorano le relazioni tra musica e luce

Dal 5 al 25 settembre 2022 ricomincia il Festival MITO SettembreMusica che nella sua sedicesima edizione acquista un valore particolarmente simbolico ben espresso dal tema generale “Luci”. Dal 5 al 25 settembre 2022, a Torino e a Milano, sono in cartellone 116 concerti per una proposta artistica che in un momento storico fatto di molte “ombre” vuole “portare la luce” attraverso la grande musica, essere inclusiva, accogliere e abbracciare un pubblico di tutte le età.

MITO 2022: 116 concerti per la sedicesima edizione, con ospiti internazionali

Uno degli obiettivi del Festival è infatti offrire momenti di incontro, confronto e socialità che l'ascolto condiviso dei capolavori del nostro patrimonio culturale – bene comune irrinunciabile – sa far nascere e crescere e che MITO vuole incoraggiare e promuovere. Nel 2022, inoltre, MITO SettembreMusica è stato riconosciuto dal Parlamento Italiano – su proposta del Ministro Dario Franceschini – “Festival di assoluto prestigio internazionale” e ha dunque ricevuto un importante finanziamento straordinario di un milione di euro.

«Con MITO SettembreMusica torna la luce – commentano i Sindaci di Torino e Milano Stefano Lo Russo e Giuseppe Sala. Dopo due edizioni caratterizzate da diverse limitazioni, causate dalla pandemia, il Festival che tradizionalmente unisce Milano e Torino in un unico palinsesto musicale riprende la sua dimensione naturale. Quella delle grandi compagini internazionali, quella degli artisti provenienti da ogni parte del mondo, quella della curiosità musicale, proposta nelle grandi e piccole sale delle due città, finalmente con la piena disponibilità della loro capienza».

Nicola Campogrande: "In un periodo complicato come questo, ci sembra importante fare un appello ai brani che hanno segnato la storia"

Seguendo il filo conduttore del tema “Luci”, tutti i programmi dei concerti sono impaginati appositamente per proporre al pubblico una nuova esperienza d'ascolto, indagando le relazioni tra la musica e la luce: si tratta di sinestesie tra suoni e immagini che a volte emergono esplicitamente dalle indicazioni scritte dal compositore in partitura, come chiaro, scuro o luminoso, e altre volte sono il frutto di riflessioni suggerite dall'ascolto della musica.

«L’idea, il gioco della luce è applicato a un cartellone che, volutamente, propone molti capolavori, pagine fondamentali, capisaldi della musica classica – spiega il direttore artistico Nicola Campogrande. Perché, soprattutto in un periodo complicato e drammatico come quello che stiamo attraversando, ci sembra bello e importante fare una sorta di appello ai brani che hanno segnato la storia, invitandoli metaforicamente ad essere con noi, a manifestarsi in sala da concerto come punti fermi, appigli culturali».

Questa edizione intende, quindi, “illuminare” le grandi pagine della storia della musica attraverso accostamenti inediti, interpretazioni originali e nuove chiavi di lettura, anche con brani in prima esecuzione.

«Luce che scaccia le tenebre, luce della ragione, luce in fondo al tunnel, luce che scalda, luce dello spirito, luce della rinascita, questo è la musica – dice la Presidente Anna Gastel. Un linguaggio che speriamo possa raggiungere anche nuovi ascoltatori, in un programma per tutti, neofiti ed esperti, nel quale ognuno può creare il proprio palinsesto e seguire giorno per giorno i concerti delle due città con biglietti a prezzi popolari».

MITO, il programma completo

Alcuni dei pilastri su cui si fonda l'edizione 2022 – ovvero internazionalitàcapisaldi della musica classica e novità – sono già evidenti nella serata d'apertura del Festival intitolata “Luci immaginarie”, in programma lunedì 5 settembre all'Auditorium “Giovanni Agnelli” del Lingotto di Torino e martedì 6 settembre al Teatro alla Scala di Milano. Protagonista una grande compagine rinomata nel mondo come la londinese Philharmonia Orchestra diretta per l'occasione da John Axelrod, che propone capolavori come Peer Gynt di Grieg e Shéhérazade di Rimskij-Korsakov, abbinate alla prima esecuzione italiana di The imagined forest della giovanissima e pluri-premiata compositrice inglese Grace-Evangeline Mason. O ancora nel concerto conclusivo tutto mozartiano dal titolo “Cristalli”, sabato 24 settembre al Conservatorio di Torino e domenica 25 settembre al Conservatorio di Milano, dove la Mahler Chamber Orchestra, formazione europea nata nel 1997 sotto l’egida di Claudio Abbado, presenta senza direttore un programma inusuale con Leif Ove Andsnes in veste di solista.

Tra gli ulteriori appuntamenti sinfonici da non perdere si segnalano il graditissimo ritorno al Festival, nella doppia veste di direttrice d'orchestra e soprano, della canadese Barbara Hannigan, che sul podio dell'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia propone la Sinfonia Il miracolo di Haydn e la Quarta Sinfonia di Mahler cantando nel Lied finale Das himmlische Leben (La vita celeste), il 16 al Teatro Dal Verme di Milano e il 17 all'Auditorium del Lingotto di Torino.

Immancabile l'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, guidata dal suo Direttore ospite principale, lo statunitense di origini messicane Robert Trevino, che affianca la Symphonie Fantastique di Berlioz alla prima italiana di The wonder of life di Régis Campo, il 9 all'Auditorium Rai di Torino e il 10 al Conservatorio di Milano. Concerto festoso, poi, per celebrare i duecento anni di indipendenza del Brasile con i giovani dell'effervescente Neojiba Orchestra - Orchestra Giovanile dello Stato di Bahia, diretta da Ricardo Castro, insieme a un'istituzione del pianoforte come la portoghese Maria João Pires che suona il Terzo Concerto op. 37 di Beethoven. Ritmi, colori e strumenti sudamericani sono parte della serata grazie alle pagine di Antônio Carlos Gomez, Heitor Villa Lobos e Jamberê Cerqueira, il 13 al Conservatorio di Milano e il 14 all'Auditorium del Lingotto di Torino.

Altri attesi ritorni al Festival sono la leggenda del pianoforte Ivo Pogorelich, impegnato nel recital “Luci erranti” con fantasie di Mozart, Chopin e Schumann e con il Prélude di Ravel, il raffinato tenore inglese Ian Bostridge, che canta Les illuminations op. 18 di Britten, e ancora il violista Nils Mönkemeyer, che suona con il Bach Consort Wien in un concerto che esplora il barocco e il Novecento tra Sudamerica ed Europa.

Scorrendo il programma di MITO gli amanti della musica barocca, e in particolare di Johann Sebastian Bach, trovano una ricca offerta declinata in concerti con musicisti di prestigio e proposte nelle quali i brani sono accostati in modo inusuale o vengono ripensate alcune pietre miliari del repertorio. Quattro pagine tra le più celebri del grande compositore tedesco sono interpretate dall'Amsterdam Baroque Orchestra diretta da Ton Koopman, mentre è curioso il concerto intitolato “La doppia arte della fuga”, nel quale il compositore Reinhard Febel, col suo Diciotto studi sull’Arte della fuga di Bach, rilegge il capolavoro, di cui si ascoltano tutte le note, in una sorta di remix – che suona molto attuale nell'epoca del digitale – affidato al Duo Tal & Groethuysen. Ed è ancora l'ascolto di un Bach insolito quello delle Variazioni Goldberg eseguite dal fisarmonicista Samuele Telari, così come è un concerto davvero singolare quello con due clavicembali accordati in due modi diversi e suonati da Luca Guglielmi.

Tanta è l'attenzione che quest'anno MITO SettembreMusica dedica al pubblico dei più piccoli, ampliando e arricchendo la proposta artistica con novità assolute e grandi interpreti. E lo dimostrano anche i tre melologhi per adulti e bambini che contengono ben due commissioni del Festival 2022 in prima esecuzione assoluta: quella a Carlo Boccadoro, che ha creato Animalia – su testi di Martino Gozzi – per “Luci bestiali” (il 10 a Torino e l'11 a Milano), e quella a Federico Gon, che ha composto Il piccolo Franz e il pifferaio magico per “Monelli” (il 24 a Torino e il 25 a Milano).

Sul palco del primo concerto Laura Curino come voce recitante e l'Ensemble Cameristico dell’Orchestra Filarmonica di Torino diretto dallo stesso Boccadoro, e del secondo Elio come voce recitante (al suo ritorno dopo l'edizione dello scorso anno) e l'Orchestra degli allievi dei Conservatori di Torino e Milano diretti da Andreas Gies. Infine, i giovani de LaFil guidati da Marco Seco, con la voce recitante di Licia Maglietta, sono protagonisti dell'appuntamento dal titolo “Elefanti”, che propone un doppio Babar: quello celebre dell'Histoire de Babar le petit éléphant di Poulenc e quello del compositore François Narboni intitolato Le voyage de Babar, creato sfruttando un testo originale di Brunhoff non utilizzato da Poulenc (17 a Torino e 18 a Milano).

È in prima esecuzione assoluta, inoltre, la nuova versione da camera del melologo Enoch Arden op. 38 di Richard Strauss realizzata da Ruggero Laganà, impegnato anche al pianoforte, che vede protagonista l'attrice Lella Costa come voce recitante (il 19 a Torino, il 20 Milano). Luce accesa, poi, sulle prime esecuzioni italiane, tra cui spiccano One di James MacMillan e I still dance di John Adams interpretate rispettivamente dall'Orchestra I Pomeriggi Musicali diretta da James Feddeck (l'8 a Torino e il 9 a Milano) e da quella del Teatro Regio di Torino guidata da Stanislav. Kochanovsky (il 23 a Torino e il 24 a Milano), impegnate in due programmi tra Inghilterra e Scozia e tra Stati Uniti e Francia.

MITO 2022, nasce la residenza artistica 

L'edizione 2022 di MITO SettembreMusica introduce altre due importanti novità. La prima è la presenza di un festival nel festival con quattordici pianisti italiani che offrono in luoghi decentrati delle due città altrettanti concerti monografici dedicati a grandi compositori, per approfondirne la cifra stilistica, la poetica e la tecnica pianistica. Dal Beethoven di Andrea Lucchesini al Rachmaninov di Alessandro Taverna, dallo Schubert di Filippo Gorini allo Skrjabin di Mariangela Vacatello, passando per lo Chopin di Gloria Campaner, il Liszt di Maurizio Baglini e il Čajkovskij di Benedetto Lupo, solo per citarne alcuni. L'altra vede – per la prima volta – la nascita di una residenza artistica al Festival. Si tratta del finlandese Meta4 Quartet, già applaudito nella scorsa edizione, che tiene tre concerti in entrambi i capoluoghi: suona in Absolute Jest di John Adams insieme all'Orchestra Sinfonica di Milano (sul podio Patrick Fournillier), pagina che rimanda a Beethoven e alla sua Nona, in programma grazie alla partecipazione del Coro del Teatro Regio di Torino, dopo aver ripercorso l’intera storia del quartetto d'archi, da Boccherini ad Adams, in due diversi appuntamenti. della Fondazione Compagnia di San Paolo, degli sponsor Iren, Pirelli e Fondazione Fiera Milano e con il contributo di Fondazione CRT.

«Con grande piacere confermiamo il nostro sostegno a MITO SettembreMusica, fra i più rinomati festival di musica classica in Europa, di cui siamo partner sin dal suo esordio. Questa importante iniziativa, che coinvolge Milano e Torino le due città di radicamento della Banca, è da sempre in piena sintonia con l’obiettivo di Intesa Sanpaolo di rendere la musica e l’arte un patrimonio universale, accessibile a tutti e in particolare ai giovani», ha commentato Fabrizio Paschina, Executive Director Comunicazione e Immagine Intesa Sanpaolo, in occasione della conferenza stampa di oggi.

La Rai si conferma Media Partner del festival con Rai Cultura e Rai5, che realizzano un documentario sul festival, e con Rai Radio3, che trasmette i concerti in diretta o in differita radiofonica. È rinnovata la Media Partnership con la Radiotelevisione svizzera – ReteDue.

Uno degli aspetti distintivi del Festival è offrire appuntamenti in orari diversi nell'arco dell'intera giornata, da quelli serali in sedi prestigiose, come l'Auditorium "Giovanni Agnelli" del Lingotto, il Teatro alla Scala, l'Auditorium Rai "Arturo Toscanini", il Teatro dal Verme e i rispettivi conservatori delle due città, a quelli diurni, per arrivare a estendersi nei luoghi decentrati. Sono confermate le introduzioni all'ascolto dei concerti, quest'anno curate da Alberto Brunero e Stefano Catucci a Torino e da Gaia Varon, Oreste Bossini e Nicola Pedone a Milano. I prezzi sono ancora una volta molto contenuti: quelli per i concerti serali vanno dai 10 ai 25 euro (ma chi è nato dal 2008 in poi paga solo 5 euro); quelli serali in luoghi decentrati con i 14 pianisti italiani, gli appuntamenti pomeridiani e per i bambini sono invece proposti a 5 euro; non mancano, poi, i concerti gratuiti.


Putin ironizza sui leader europei che vorrebbero emularlo mettendosi a torso nudo. Lui, invece, che spettacolo! ( da La Stampa.it)

 Vladimir Putin risponde ai leader dei Paesi del G7 che, in occasione del vertice appena concluso al castello di Elmau, in Baviera, si sono lasciati andare a qualche battuta sul torso nudo che notoriamente il Presidente russo ama sfoggiare durante battute di pesca o caccia. I nove (oltre ai leader dei sette Paesi anche la Presidente della Commissione Ue e il Presidente del Consiglio Ue) offrirebbero uno «spettacolo disgustoso» se si spogliassero, ha detto Putin da Ashgabat, dove si è recato per il vertice dei Paesi del Caspio che si è tenuto, intorno a un tavolo rettangolare enorme, con i 5 leader dei Paesi rivieraschi rigorosamente in giacca e cravatta, abbassando ulteriormente il livello del dibattito. Contrariamente a lui, i capi di Stato e di governo dei sette Paesi a economia più avanzata, non fanno sport, esercizio fisico, abusano di alcol e hanno pessime abitudini, ha aggiunto. «Non so come vogliano spogliarsi, se sotto o sopra la cintura. Ma penso che in entrambi i casi sarebbe uno spettacolo disgustoso». A dare inizio alla ricreazione a Elmau era stato, non avrebbe potuto essere altrimenti, il Premier britannico Boris Johnson. Dicendo che tutti potevano togliersi i vestiti per «far vedere che siamo più forti di Putin». La palla era stata raccolta, senza sforzo apparente, dal Premier canadese Justin Trudeau, secondo cui i leader avrebbero potuto cercare di emulare le immagini di Putin, con l'immagine di una cavalcata a torso nudo. «Oh, yes. Una cavalcata è la cosa migliore», ha aggiunto von der Leyen. «Dobbiamo mostrare loro i nostri pettorali», la conclusione di Boris Johnson, che non sembra al massimo della forma fisica e apprezzare l'alcol, a giudicare quantomeno dai subject delle mail che inviava agli ospiti dei suoi party a Downing street.

Draghi rientra in anticipo da Madrid e sale al Quirinale. Tensioni nel maggioranze smorzate? ( Rai News)

 Che le parole tradissero un certo nervosismo, cercando di tranquillizzare cronisti e commentatori nel tentativo di dare un'immagine di calma e serenità, lo si è capito fin da ieri sera, quando il premier Draghi, da Madrid per il vertice Nato, ha ribadito che “il governo non rischia” e che il chiarimento con Giuseppe Conte sarebbe proseguito nelle ore successive.

Giuseppe Conte e Mario Draghi © Fornito da RaiNews Giuseppe Conte e Mario Draghi

Rientrato a Roma, intorno a mezzogiorno il presidente del Consiglio è salito al Quirinale dal capo dello Stato, ufficialmente per aggiornarlo sulle conclusioni del meeting spagnolo; molto più verosimilmente, per affrontare l'intricato garbuglio delle tensioni che scuotono la maggioranza, con la spina nel fianco di Giuseppe Conte, che mostra sempre più insofferenza a restare in maggioranza.

Al centro delle questioni sull'appoggio del Movimento 5 Stelle alla composita alleanza che tiene in piedi l'esecutivo c'è l'insofferenza sempre più evidente del leader 5S (e predecessore di Draghi a Palazzo Chigi) a confermare nei fatti quello che da settimane va dicendo a parole, cioè che il governo deve proseguire nella sua attività. Con diversi “ma” a corredo.

L'approccio di Roma alla situazione internazionale e alla guerra in Ucraina ha fornito più di un'occasione per traballare. Alla fine, la partita si è conclusa con il sì alla risoluzione dell'esecutivo di rinnovare gli aiuti militari a Kiev fino alla fine dell'anno. Atto che però ha avuto come sua principale conseguenza l'uscita di Luigi Di Maio dal Movimento e la costituzione di un nuovo gruppo parlamentare, Insieme per il futuro.


Video: Governo: alta tensione. Draghi da Mattarella (Mediaset)

Chi è rimasto nei 5S ha invece rinnovato il pressing su Giuseppe Conte per uscire dal governo ed eventualmente mantenere l'appoggio esterno. Ciò spiegherebbe la voce, circolata ieri in rete e sui giornali, secondo cui Mario Draghi avrebbe chiesto a Beppe Grillo di rimuovere Conte dalla leadership del Movimento; voce del resto smentita fermamente da Palazzo Chigi ma che è bastata a gettare benzina sul fuoco della polemica: “Trovo sinceramente grave che un premier tecnico che ha avuto da noi sin dall'inizio investitura, si intrometta nella vita di forze politiche che lo sostengono” ha dichiarato “l'avvocato del popolo” dei governi gialloverde e giallorosso.

Draghi, nel bel mezzo degli impegni internazionali da affrontare nel vertice dell'Alleanza atlantica che ha aperto le porte a Svezia e Finlandia, ha quindi dovuto subito minimizzare, dicendo di aver chiamato Conte e di aver “iniziato un chiarimento”, precisando che il colloquio sarebbe proseguito oggi in attesa di un faccia a faccia “al più presto”.

Oggi si terrà quindi il Consiglio dei ministri per tornare ad affrontare i nodi del caro bollette e dell'assestamento di bilancio. Intanto, sul fronte parlamentare, la Lega incassa il rinvio di una settimana della discussione dei provvedimenti su legalizzazione della cannabis e Ius Scholae, su cui aveva alzato le barricate con Fratelli d'Italia. "Non sono assolutamente la priorità per il nostro paese. La speranza è che vengano totalmente tolti da ogni calendario" ha commentato il deputato leghista Edoardo Ziello.