sabato 2 luglio 2022

Bohème di Puccini da Leopoli a Torre del Lago, il 23 agosto

 Quella che il 23 agosto andrà in scena al Gran Teatro di Torre del Lago è La bohème del Teatro di Leopoli: 150 artisti, musicisti, cantanti, tecnici, che dall’Ucraina arriveranno nella patria di Puccini con un capolavoro capace di attraversare i confini, anche nel mezzo della guerra. Una trasferta emblematica il cui ricavato andrà a sostegno del sofferente teatro di Leopoli, intitolato a Solomea Krusceniski, leggenda della lirica, la Callas dell’Ucraina, la Duse dell’opera, adorata da D’Annunzio e Toscanini, morta nel 1952 a Leopoli, vissuta per 30 anni in Italia. «Solomea arrivò a Viareggio nel 1910, vi trovò l’amore, sposò il sindaco Cesare Riccioni, e alla sua morte lasciò al Comune la ricca biblioteca del marito. Una nostra grande concittadina», ricorda Maria Laura Simonetti, presidente della Fondazione Festival Puccini, il cui cartellone ospita La bohème ucraina. E allora, nel nome di Solomea, ecco che il Teatro di Leopoli rivivrà per una sera proprio accanto a casa Puccini. «Che di Solomea era amico devoto, visto che fu lei a riscattare Butterfly dall’insuccesso alla Scala portandola al trionfo tre mesi dopo a Brescia grazie alla sua voce melodiosa. Puccini le fu grato per sempre. Di certo sarebbe felice oggi di renderle omaggio con questo evento». Un’eredità artistica e umana – a Viareggio Solomea tenne nel 1915 un concerto a favore degli orfani di guerra – oggi più che mai significativa. «Il Teatro di Leopoli è il cuore della città, i cui abitanti tanto amano l’opera, la nostra in particolare» avverte Edoardo Crisafulli, addetto culturale dell’ambasciata italiana in Ucraina guidata da Pier Francesco Zazo. «Ambasciata che, in attesa che la situazione migliori a Kiev, riapre i battenti in questi giorni proprio a Leopoli. Il ponte stabilito con il Festival Pucciniano è l’avvio di un nostro progetto a sostegno delle istituzioni culturali ucraine in collaborazione con il nostro ministero della cultura».

Madrid. Orchestra sinfonica di Kiev al vertice Nato

 La bacchetta di Luigi Gaggero si è alzata al museo del Prado di Madrid. Di fronte la compagine che dal 2018 lo ha scelto come suo direttore principale: la Symphony Orchestra di Kiev. Chiamata dalla Nato per la serata-evento durante il vertice spagnolo. Sul podio l’eclettico maestro genovese che ha condotto il concerto offerto ai leader dell’Alleanza Atlantica. «L’orchestra – racconta – sta avendo un ruolo importante nella difesa della “voce musicale” ucraina. La Nato ci ha voluti proprio per dare uno spazio simbolico a questa voce».

© Fornito da Avvenire

Sui leggi le partiture di due artisti del Paese sotto attacco. Da una parte la Sinfonia in Do di Berezovsky, «contemporaneo di Mozart e primo compositore “ufficiale” della musica ucraina»; e dall’altra, la Melodia di Skoryk, «un brano che nacque come colonna sonora di un film sovietico ma che, in virtù della sua struggente malinconia, è diventato oggi molto popolare in Ucraina anche fra coloro che non hanno mai visto la pellicola», spiega il direttore d’orchestra.


Video: Ucraina, concerto per la pace all'Arenile di Bagnoli: incasso devoluto ai profughi (Ansa)

Nessuno dei suoi musicisti è rimasto ferito durante i raid di Mosca nelle prime settimane di conflitto. Ad aprile, il governo ucraino ha permesso loro di lasciare il Paese. «Forse hanno pensato che con i loro violini hanno più forza che con un kalashnikov», dice Gaggero. Si sono ritrovati a Varsavia dopo circa un mese senza prove. E la formazione ha cominciato un tour in Europa che «considera la sua casa», sottolinea il maestro. E aggiunge: «Non solo la musica ucraina nasce con un compositore che come Mozart ha studiato in Italia con padre Martini ma anche la stessa Kyiv Symphony Orchestra è, in fondo, un microcosmo che rappresenta bene questa attenzione all’Occidente, come dimostra la collaborazione con me italiano. E da questa complementarità nasce la nostra qualità e la nostra identità musicale. E tutto ciò è, a mio parere, è la vera integrazione europea: le voci, le tradizioni di ogni singolo Paese sono uniche e insostituibili; unendosi insieme, possono creare una “casa europea” in cui è possibile abitare guidati dai valori che la nostra civiltà ha costruito ed espresso nel corso dei secoli».

La compagine filarmonica di Kiev ha trovato una residenza in Germania, a Gera. «In questa città avremo probabilmente la nostra stagione principale – annuncia Gaggero – che sarà costellata da diverse tournée: Spagna, Portogallo, Londra, Germania e Austria fra le prossime tappe. Non ho ancora perso la speranza di poter aggiungere l’Italia a questa lista».

A Nicola Piovani Dottorato honoris causa all'Università di Perugia

 Si è emozionato Nicola Piovani dopo aver ricevuto il dottorato Honoris Causa in “Storia, arti e linguaggi nell'Europa antica e moderna” dall'Università di Perugia. «Rispetto ai tanti riconoscimenti e premi ricevuti in carriera - ha raccontato - questo era un tassello mancante». La dedica commossa è a sua madre. «Un'emozione fortissima - spiega - ho cercato di contenerla e di nasconderla in tutti i modi ma mi sembra che non ci sono riuscito - rimarca il compositore - ho studiato Filosofia alla Sapienza e non mi sono mai laureato e l'unico dispiacere è che mia madre non è qui oggi perché non avevo ancora ottenuto quel pezzo di carta a cui teneva».

Il promotore dell'iniziativa, il professore Alessandro Tinterri, docente di Storia del teatro e dello spettacolo presso il Dipartimento di Lettere – Lingue, letterature e civiltà antiche e moderne, che ha avviato l’iter per il conferimento del titolo, ha introdotto il Dottorando Nicola Piovani, del quale ha evidenziato l’eccezionale figura di musicista e di uomo di cultura. «Musicista versatile – ha rilevato Tinterri - compositore impegnato sul versante dello spettacolo, sia cinematografico sia teatrale, autore di musiche da concerto, ma anche di musica cosiddetta leggera, Nicola Piovani ha dimostrato di possedere una personalità artistica in grado di attraversare mondi diversi dell’espressione artistica musicale, senza mai venire meno alla qualità della sua produzione, mettendo in relazione culture diverse». 

Piovani ha annunciato anche che sta lavorando ad una cantata sinfonica, “Il sangue e la parola”, su un testo ispirato alle Eumenidi di Eschilo e alla Costituzione italiana e alle «strane coincidenze» che ci sono tra il discorso di Atena e le parole dei nostri padri costituenti.

«Questo discorso di Atena è di una modernità impressionante... - commenta Piovani - Non la violenza decide chi ha ragione, non la violenza decide chi è il giusto, ma la parola. Stessa cosa che è successa all'Italia - evidenzia il maestro - quando si è trovata a lasciarsi alle spalle anni di violenza, sangue, sopraffazione e fra mille difficoltà ha scritto la sua costituzione, una fra le più belle e avanzate che esistano».

PUGLIA. Le Bande in piazza ( da Nuovo Quotidiano di Puglia, di Stefano Martella)

 La formazione dei primi gruppi bandistici pugliesi risale ai primi dell'Ottocento. Se ne segnala la presenza a Orsara di Puglia, in provincia di Foggia, a Acquaviva delle Fonti in provincia di Bari, per poi affermarsi in modo sempre più consistente in moltissimi paesi della regione. In quegli anni la caratteristica principale di queste formazioni musicali era la natura popolare, per l'estrazione sociale dei componenti, per lo più artigiani, bottegai, barbieri, più raramente anche contadini. Da quell'epoca ne hanno fatta tanta di strada le bande pugliesi. Si sono trasformate, si sono specializzate, fino a forgiare talenti musicali di livello nazionale. Ma su un punto sono rimaste sempre fedeli: l'identità.

La tradizione e la legge per tutelarla

È grazie alla banda se il popolo pugliese, impossibilitato ad andare a teatro, ha conosciuto l'opera. Dalle bande moltissima gente, fino a trent'anni fa, ha imparato a conoscere le opere liriche, brani sinfonici che non avevano mai sentito altrove. La banda porta ancora oggi il teatro tra la gente, nelle suggestive casse armoniche luminose, palcoscenici che trasformano le piazze in teatri popolari. 

Ma i tempi attuali hanno messo in crisi anche questa colonna identitaria. «Adesso la banda è diventata un po' la Cenerentola delle arti musicali. Fino a poco tempo fa i primi strumenti delle migliori orchestre italiane erano strumentisti che provenivano dalle bande meridionali, soprattutto pugliesi, ma anche abruzzesi e campane» ricorda Giovanni Pellegrini, maestro della banda di Lecce. Un'istituzione che ha bisogno di una mano. In questa direzione va la proposta collettiva di legge regionale per salvaguardare un patrimonio tradizionale come quello delle bande da giro avanzata nella VI commissione Cultura presieduta dal consigliere regionale dem Donato Metallo. «La banda è la festa stessa. Lo è ancora oggi quando in piena notte, nella piazza della mia città piena di gente, aspettiamo in religioso silenzio l'ultimo atto della festa: il Bolero di Ravel. Anche per questo ho avviato l'iter della legge pugliese sulle bande da giro. Per valorizzarle, sostenerle, salvarle» spiega Metallo. 

«Le nostre bande significano territorio, tradizione, folklore, comunità» ha evidenziato Graziano Cennamo, presidente di PugliArmonica, secondo il quale «il movimento bandistico pugliese aveva la necessità di un riordino e allo stesso tempo di risorse economiche, preziose per fare in modo che questa tradizione non perda quel mordente che ha sempre avuto».

 

Tirano un sospiro di sollievo i protagonisti, i maestri bandisti. Quanti ricordi scivolano nel passato. Angelo Schirinzi, maestro della banda di Conversano, si vede ancora bambino con i pantaloncini corti, mentre la banda girava per i vicoli del paese e lui a rincorrerla, provando ad acciuffare quella serenità, quella gioia che trasmetteva. Anche per lui la figura del nonno è stata cruciale. «Mio nonno era un sassofonista della banda di Conversano negli anni '30 e lui mi trasmise questa grande passione per la banda e per la musica» spiega. 

Anche per Gaetano Cellamara, direttore della banda di Rutigliano, la figura che ha sancito la nascita di una passione è la stessa che ha accomunato tantissimi bambini: il nonno. «La mia passione per la banda nasce fin da piccolo - ricorda Cellamara - quando il nonno, durante le feste del paese, mi veniva a prendere e mi portava a sentire la banda. Ero attratto da tutte quelle persone che soffiando in quegli strumenti facevano uscire suoni che penetravano nel mio corpo e io vibravo di gioia. Quando poi quell'unica persona senza strumenti, con i suoi movimenti parlava con i musicanti, io ero ancora più attratto e dicevo al nonno: da grande voglio essere come lui, voglio portare a tutti quello che sento».

«Organismo meraviglioso». Giovanni Pellegrini, maestro della banda di Lecce, definisce con queste due parole l'istituzione bandistica. La sua passione per questo antico mestiere è nata da un rapimento in piena regola. «Tutto iniziò all'età di quattro anni - ricorda il maestro - era il 1965, il giorno di San Vito, che è il patrono di Polignano. Passò la banda vicino casa mia e fui immediatamente attratto da questo suono. Anzi, fui letteralmente catturato. Per questo iniziai a seguirla. Fu un bel problema, perché mi persi completamente dentro il paese. Per fortuna dei musicisti della banda mi riaccompagnarono a casa». Fu la scintilla che fece nascere la passione. All'età di sette anni il maestro Pellegrini disse al padre che voleva iniziare a prendere lezioni di musica. 

All'epoca in un piccolo paese come Polignano a mare, l'unico in grado di poter insegnare musica era proprio il capobanda. «Così iniziai, continua a ricordare Pellegrini, ma non potevi scegliere uno strumento in particolare, te ne veniva affidato uno in base alle disponibilità. Quindi mi diedero un tricorno soprano. E iniziai a studiare. Dopo due anni mi fecero fare la prima comparsa in banda, poi a undici mi iscrissi definitivamente in conservatorio». Così fu sancito un vero e proprio matrimonio. Per lui come per tanti altri maestri bandisti pugliesi.

Orchestra sinfonica di Milano: nuovo nome e nuova stagione 2022 - 23 ( da Il Giorno, di Grazia Lissi)

 La nuova stagione dell’Orchestra Sinfonica di Milano che si svolge all’Auditorium, Largo Mahler, s’annuncia indimenticabile: dalla musica sinfonica, alla barocca, dal rock al pop.

Ecco le rassegne di successo: “Crescendo in Musica” e “Musica da Cameretta” dedicate ai bambini, il ciclo “Musica & Scienza”, i “Concerti da gustare” dove lo spettatore pubblico ascolta musica assaggiando le ghiotte creazioni di Ernst Knam, maître Chocolatier, i sei concerti della rassegna POPs, tra cui spiccano le serate dedicate ai classici della cinematografia, da Jurassic Park a Star Wars. Arrivano i “Concerti Ristretti”, brevi esibizioni dell’Orchestra da Camera di circa un’ora, un’iniziativa per avvicinare chi non conosce la classica ma desidera farlo. Trentadue appuntamenti sinfonici, una rassegna di musica da camera con il Teatro Gerolamo, concerti dedicati ai più piccoli con attori e registi del Teatro Paolo Grassi.

Concerto inaugurale l’11 settembre al Teatro alla Scala, con Andrey Boreyko che ricopre il ruolo di direttore residente dell’orchestra, con lui i fratelli Lucas e Arthur Jussen, artisti in residenza, in programma l’Ouverture de I Maestri Cantori di Norimberga di Wagner, il Concerto per due pianoforti e orchestra di Mendelssohn e la Sinfonia n.4 di Cajkovskij. Grandi le star della musica ospiti da Kochanovsky che dirige  Musorgskij a Joel Sandelson con Concerto per pianoforte e orchestra n. 5 detto “Imperatore” di Beethoven con Roberto Cominati al pianoforte. Grande attesa per i Maestri Michele Mariotti, Maxim Rysanov, Emmanuel Tjeknavorian, Pablo Heras-Casado, Victor-Pablo Perez. 

Alondra de la Parra, di origini messicane, e Jaume Santonja nato nel 1986, sono i due direttori principali ospiti dell’Orchestra, due personalità forti e carismatiche. Kolja Blacher, direttore dell’Orchestra da Camera, figlio d’arte, prosegue la grande tradizione mitteleuropea.

Silvia Colasanti è la compositrice in residenza dell’Orchestra Sinfonica di Milano, un legame importante che si è intensificato dopo le interessanti collaborazioni delle stagioni passate. Il 15 ottobre un concerto straordinario per i 150 anni del Corpo Nazionale degli Alpini; sempre a ottobre il Requiem di Verdi diretto da Claus Peter Flor, un “must” che torna nel palinsesto dell’Orchestra di casa all’Auditorium. A dicembre il Messiah di Händel con l’Ensemble Strumentale e Vocale laBarocca diretto da Ruben Jais; la Nona di Beethoven che chiude l’anno è diretta da Thomas Guggeis. Il Requiem di Mozart diretto da Claus Peter Flor è abbinato ai Kindertotenlieder di Mahler. Il 2023 vedrà salire sul podio Tarmo Peltokoski per dirigere Cajkoskij e Poulenc con Jean Rondeau alla tastiera; fra i finalisti al Premio Chopin di Varsavia il pianista italiano Alexander Gadjiev debutta con l’Orchestra diretto da Oleg Gaetani.

Da non perdere il “Rach Festival”, appuntamento in quattro tappe nella produzione per pianoforte e orchestra di Rachmaninov insieme ad Alexander Romanovsky. (Info: sinfonicadimilano.org)

PISA. La nuova stagione al Teatro Verdi. Direttore artistico Cristian Carrara ( da La Nazione, di Eleonora Mancini)

 Il nuovo corso del Teatro Verdi è segnato; ‘leggerezza’, ‘tradizione’, ‘popolare’, ‘apertura’ sono alcune delle parole chiave che connotano la nuova stagione del Verdi, la prima firmata dal direttore artistico Cristian Carrara, affermato compositore. 

La presentazione delle stagioni di opera, prosa e danza si è tenuta nel Giardino Scotto e, per la prima volta, si è trasformato in evento, richiamando un ampio pubblico di appassionati, storici abbonati, politici e addetti ai lavori. 

Mentre è in fase di definizione il cartellone della danza, che ha già la certezza della Coppélia del 18 dicembre con le scene di Emanuele Luzzati, la parte del leone è certamente riservata alla lirica con importanti sorprese e novità. 

Dei cinque titoli in programma, tra i quali il Don Pasquale di Donizetti (sabato 3 e domenica 4 dicembre, in collaborazione con il Comunale di Bologna), la Manon Lescaut di Puccini (venerdì 13 e domenica 14 gennaio) e le Nozze di Figaro di Mozart (sabato 4 e domenica 5 febbraio), da segnalare sono la Norma (sabato 29 e domenica 30 ottobre) nel nuovo allestimento del Teatro di Pisa con il Circuito OperaLombarda, che riporterà in scena gli allestimenti realizzati dalle maestranze del Verdi, e la Juditha Triumphans (venerdì 17 e domenica 19 marzo), l’oratorio militare di Antonio Vivaldi nella nuova produzione e allestimento del Verdi. 

Di sicuro richiamo sarà un nuovo formato di eventi che la nuova direzione artistica del Teatro Verdi ha pensato per le famiglie e i bambini: "Abbiamo voluto creare un cartellone adatto al grande pubblico, capace di suscitare interesse anche negli spettatori più esigenti – ha spiegato Carrara -.Quest’anno per le famiglie e i bambini prenderà il via una ministagione di tre spettacoli, nei quali la musica parla il linguaggio semplice della bellezza e del gioco". Si parte sabato 12 novembre alle 18 con "Mozart in Equilibrio", e poi sabato 1 aprile la fiaba musicale del Piccolo Principe e infine, sabato 22 aprile Pizz’n’zip. 

Dieci i titoli della stagione di Prosa che apre il 5 novembre con Samusà interpretato da Virginia Raffaele e diretto da Federico Tiezzi; in arrivo anche Alessandro Benvenuti con I Separabili (10 dicembre) e ancora il Malato Immaginario, Festen, e, sabato 11 febbraio, Mine Vaganti, prima regia teatrale di Ferzan Ozpetek con Francesco Pannofino, Iaia Forte, Simona Marchini. In programma anche le Variazioni enigmatiche di Schmitt, lo Zio Vanja di Anton Cechov, e infine l’Amore nel cuore, Il sogno del gabbiano e i Miracoli Metropolitani. "In questa stagione – ha aggiunto Patrizia Paoletti Tangheroni, presidente della Fondazione Teatro Verdi – vedremo il Teatro aprirsi alla città con eventi culturali come mostre, convegni e presentazioni di libri"

Santa Cecilia. Nuovi accademici effettivi e onorari

 Sara Mingardo, Ottavio Dantone e Massimo Biscardi sono i tre musicisti che l'Assemblea degli Accademici ha eletto tra gli Accademici Effettivi. Tutti loro "emergono nell'arte musicale, nelle scienze e nelle dottrine ad essa attinenti" come recita lo Statuto della Fondazione. Kirill Petrenko e Jordi Savall sono stati nominati Accademici Onorari.

A Santa Cecilia, Mingardi, Dantone e Biscardi nuovi accademici © ANSA A Santa Cecilia, Mingardi, Dantone e Biscardi nuovi accademici

Sara Mingardo è un'interprete molto ricercata e molto apprezzata per il suo vasto repertorio. È docente al corso di Alta Formazione in Canto Barocco all'Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Ha collaborato a lungo con Claudio Abbado e collabora regolarmente con i maggiori teatri del mondo. 

Ottavio Dantone, dopo il diploma al Conservatorio G. Verdi di Milano in organo e clavicembalo, si è segnalato presto come uno dei clavicembalisti più esperti e dotati. È stato il primo italiano ad aver ottenuto riconoscimenti a livello internazionale in ambito clavicembalistico. Dal 1996 è il Direttore Musicale dell'Accademia Bizantina di Ravenna. 

Massimo Biscardi dal febbraio 2014 è Sovrintendente della Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari. Nato a Monopoli nel 1955, si è diplomato in pianoforte al Conservatorio "Niccolò Piccinni" di Bari. Dal 1989 al 1991 è stato direttore artistico e direttore musicale dell'Orchestra Sinfonica di Lecce. Dal 1992 al 2010 è stato direttore artistico del Lirico di Cagliari. 

La nomina di Accademico Onorario - riservata a musicisti stranieri - è andata a Petrenko, direttore principale dei Berliner Philharmoniker, per la sua lunga collaborazione con l'Accademia cominciata nel novembre 2010. Nell'ultima stagione si è esibito al Parco Musica di Roma con l'Orchestra ceciliana e con i suoi i Berliner Philharmoniker. 

Jordi Savall da più di cinquant'anni fa conoscere al mondo meraviglie musicali con la sua viola da gamba o in veste di direttore. Le sue attività di concertista, insegnante, ricercatore lo situano tra i protagonisti della riproposta della musica antica. (ANSA).