giovedì 2 luglio 2026

Suonare ad Auschwitz di Francesco Lotoro

                       SUONARE AD AUSCHWITZ? 

                    CERTAMENTE SI' E CON IL BIS


          


In genere non è estremamente importante per un concertista il luogo dove suona o canta.

Certo, è fondamentale riscontrare ottima acustica, buon strumento, buon palco, buoni microfoni (se servono) ma tutto sommato un musicista – onnivoro per natura – suona un po' dappertutto; l'importante è che si creino quelle connessioni tra palco e pubblico utili e necessarie a far diventare persino un piccolo concerto una sorta di evento di cui si avrà memoria. 

Tutto questo è abbastanza valido nella normale dialettica concertistica; non è esattamente la stessa cosa se si suona ad Auschwitz. 


È superfluo ricordare cosa possa significare Auschwitz nell'immaginario storico; suonare ad Auschwitz – personalmente ho suonato laggiù molte volte – fa diventare diversa ogni cosa, dal luogo al pianista sino al pianoforte e alla musica stessa che si va a suonare.

Non ho conoscenza di altri luoghi sulla Terra che possano vantare la forza dirompente di rimodulare e trasformare tutto sino a tal punto; Auschwitz è un luogo dove la storia è entrata sì dal cancello principale ma con il tritapietre facendo strage non soltanto di uomini, donne e bambini ma di tutto ciò che riguarda l’uomo e il suo pensiero. 

Sono già due anni che, grazie al Counter Extremism Project creato da Mark Wallace e al progetto Archer at House 88, suono presso la casa che fu della celebre 'iena di Auschwitz' ossia il comandante Rudolf Höss, peraltro impiccato nello stesso Lager di cui fu comandante. 

All'inizio il pretesto fu un documentario della BBC sulla musica prodotta nei Lager; mi intervistarono e chiesero di suonare qualcosa su un ottimo pianoforte nel piccolo giardinetto retrostante la famigerata casa di Auschwitz, registrai un pezzo pianistico scritto peraltro proprio lì ad Auschwitz I Stammlager da Adam Kopicinski.

Da quel momento, suonare ad Auschwitz è diventato quasi una consuetudine della storia di questa letteratura nonché della storia della Fondazione ILMC di Barletta e di quella di musicisti per i quali DOVE si suona ha forse ancora più importanza di COSA si suona.


Suonare ad Auschwitz non è affatto una cosa normale e, ogni volta, questa sorta di liturgia laica del ricordare dove stai suonando e chi c'era laddove sei seduto sullo sgabello al pianoforte si trasforma in una sorta di memorandum dell’esistere. 

Nei momenti in cui si suona scatta ovviamente il mestiere e si pensa soltanto alle note ma un attimo prima e un attimo dopo torna una sorta di rumore sordo del luogo a ricordarti che, se oggi lì un pianista Italiano (o come è avvenuto recentemente, un pianista e il baritono italiano Angelo De Leonardis) possono suonare immersi nella bellezza sonora di un favoloso pianoforte messo a disposizione dal Counter Extremism Project, se oggi tutto questo è possibile, è perché migliaia e migliaia di uomini sono passati prima di noi da quel luogo e nella maggior parte dei casi hanno colà lasciato la vita.

In cambio di quelle vite, un'ora di concerto è ben poca cosa, una minuscola goccia in un oceano riparatorio che, alla stregua di un salvifico tsunami, dovrebbe inondare tutti i Lager e non basteranno mille vite a sanare artisticamente ciò che umanamente e storicamente si è spezzato.

Durante il concerto di Auschwitz sono stati eseguiti brani scritti non solo in quel Lager ma anche a Buchenwald, Dachau, Theresienstadt e persino il meraviglioso Kaddish scritto da Otto Stransky e storicamente interpretato da Paul O'Montis (foto), ebreo ungherese omosessuale il quale finì la sua vita suicida a Sachsenhausen; il giorno dopo è stata la volta di Bielsko-Biała, città slesiana ottenuta dall'unione di due città separate da un ponte.

Quella che una volta era la tedesca Bialitz fu sede di una grande comunità ebraica devastata dalla Shoah; oggi di quella grande comunità rimane una comunità ebraica riformata sulla parte di Bielsko e una minuscola comunità ebraica tradizionalista residente a Biala. 

Il concerto si è svolto nella sala cerimoniale del cimitero.

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