domenica 5 luglio 2026

A volte le donne, anche magistrate, sono dure nei confronti di altre donne. La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo per il caso in oggetto, ha condannato l'Italia e un pubblico ministero coinvolto nel caso ( da Leggo)

 

Denuncia il marito per violenza, la pm: «Nel sesso è comune per gli uomini vincere un po' di resistenza». La Cedu condanna l'Italia a risarcire la donna© - licenza temporanea -

La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha condannato l'Italia per i tempi eccessivi della giustizia civile e penale nel gestire un caso di violenza domestica ai danni di Audrey Ubeda, una donna francese, e dei suoi due figli. Secondo i giudici di Strasburgo, le indagini non sono state né tempestive né approfondite, e il comportamento di uno dei pubblici ministeri coinvolti ha riflesso pregiudizi di genere inaccettabili.

La richiesta di archiviazione "sessista e stereotipata"

Al centro del caso c'è la richiesta di archiviazione presentata nel novembre 2021 da una pm, che aveva minimizzato un episodio in cui il compagno della donna, le avrebbe puntato un coltello alla gola, derubricandolo a «uno scherzo di cattivo gusto».

La pm, infatti, aveva liquidato un episodio, durante il quale il compagno della donna, identificato come G.P., avrebbe puntato un coltello alla gola della signora come uno «scherzo di cattivo gusto» e aveva affermato che era difficile dimostrare che G.P. fosse a conoscenza della mancanza di consenso della signora al rapporto sessuale, considerando che «[era] normale che gli uomini dovessero superare un minimo livello di resistenza che ogni donna tendeva a opporre quando [era] stanca della vita quotidiana e un uomo [le faceva] avance sessuali».

Per la Cedu queste motivazioni tradiscono una visione sessista e stereotipata, in linea con le criticità già segnalate dal GREVIO, l'organismo del Consiglio d'Europa che monitora la lotta alla violenza contro le donne: stereotipi di questo tipo rischiano di esporre le vittime a una vittimizzazione secondaria proprio nelle aule di giustizia.

Un sistema che non ha saputo leggere la violenza domestica

Nonostante la richiesta della pm sia stata respinta dopo le obiezioni della donna, la Corte ha rilevato che nel complesso le autorità italiane non hanno colto la complessità delle dinamiche di violenza domestica, né hanno risposto in modo proporzionato alla gravità dei fatti denunciati. Sul piano civile, il tribunale dei minori ha impiegato più di tre anni per revocare la responsabilità genitoriale all'ex compagno, senza tenere nel dovuto conto le accuse di violenza.

 

Il processo va avanti: condanna in primo grado

La vicenda giudiziaria sanzionata dalla Corte europea è poi proseguita negli anni. La richiesta di archiviazione della pm per le violenze domestiche, definita «sessista e stereotipata» dalla Cedu, era stata respinta dal gip. Il fascicolo, trasferito a un'altra magistrata, è approdato a un processo di primo grado nel quale l'ex compagno della donna è stato condannato a quattro anni e sei mesi. L'uomo, attualmente libero in attesa dell'appello, si è invece visto sottrarre dal Tribunale dei minori di Napoli la potestà genitoriale sui due figli.

La vita di Audrey oggi

Dopo essere stata costretta a vivere per alcuni anni con i figli minorenni in una comunità protetta, per timore di ritorsioni da parte dell'ex compagno, Audrey Ubeda oggi sta ricostruendo la propria esistenza insieme ai ragazzi, di 15 e 12 anni. «Rispetto al passato siamo liberi», racconta all'ANSA, «ma è comunque grave che non ci sia stata nessuna misura di allontanamento nei confronti del mio ex compagno, che in teoria potrebbe avvicinarci quando vuole». Per tutelarsi, madre e figli osservano ancora oggi alcune precauzioni: il figlio quindicenne si tiene ad esempio lontano dai social network. «Il mio impegno contro la violenza sulle donne lo conduco facendo molte cose, ma in silenzio e vivendo il più possibile lontano dai riflettori», aggiunge.

Nata in Francia da padre spagnolo e madre campana, 42 anni, laureata in Economia, Audrey si sente italiana a tutti gli effetti e si è trasferita nel Salernitano, dove oggi lavora in un'azienda. Nonostante il percorso doloroso, non ha perso fiducia nella giustizia: «Ho patito discriminazioni e ritardi, ma ho anche incontrato persone come la pm Marina Colucci, che a Benevento si è occupata in seconda battuta del mio caso e ha lavorato con grande tenacia e determinazione».

Il risarcimento e il futuro

La Cedu ha disposto anche un risarcimento danni a favore della donna e dei due figli. «Le somme arriveranno tra qualche mese», spiega Audrey, «io intendo devolvere una parte di ciò che riceverò a una associazione del territorio che mi ha sostenuto durante il mio percorso».

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