Diciassette chilometri separano San Basilio da Tor Vergata. Una distanza piccola sulla mappa, enorme nella storia di Niccolò Moriconi: dal Parchetto dove ha cominciato a immaginare una carriera musicale alla spianata in cui Ultimo canterà davanti a 250mila persone. In mezzo ci sono un pianoforte usato come rifugio, una chiavetta consegnata a Fabrizio Moro, la famiglia come nucleo centrale, Sanremo, le polemiche, gli stadi e soprattutto un rapporto viscerale con il proprio pubblico. Chi è davvero Ultimo e come ha costruito uno dei legami più potenti tra un artista e i suoi fan in Italia?
Ultimo, chi è
Niccolò Moriconi è nato a Roma il 27 gennaio 1996 ed è cresciuto a San Basilio, nella periferia nord-est della Capitale. Cantautore e musicista, suona pianoforte e chitarra. È figlio di Anna Sanseverino e Sandro Moriconi e ha due fratelli maggiori, Lorenzo e Valerio. Dal 2021 è legato a Jacqueline Luna Di Giacomo. Il 30 novembre 2024 i due sono diventati genitori di Enea, nato a New York. La sua carriera è il racconto di una crescita velocissima, ma non improvvisa. Da adolescente provò a entrare ad Amici e X Factor senza riuscirci. Anni dopo avrebbe spiegato di considerare quei rifiuti quasi necessari: aveva già scritto canzoni come Giusy, Sogni appesi e Piccola stella, ma probabilmente non era ancora il suo momento. Oggi, a trent’anni, arriva a Tor Vergata con un concerto da 250mila biglietti venduti in tre ore.
San Basilio, dove comincia la favola
La geografia emotiva di Ultimo parte da San Basilio. Il luogo simbolo è il Parchetto, l’area di largo Paolo Panelli dove Niccolò racconta di aver trascorso molto tempo da solo e con gli amici, scrivendo, pensando e immaginando una vita diversa. Negli anni quel luogo è diventato una meta per i fan. Panchine, muri e spazi sono stati riempiti di versi, dediche e riferimenti alle sue canzoni. Nel 2024 è arrivata anche una targa istituzionale che riconosce ufficialmente il legame tra Ultimo, il parco e il quartiere. Il 13 luglio 2025, durante il suo decimo Stadio Olimpico, la storia si è chiusa e riaperta ancora una volta nello stesso posto. Il concerto veniva trasmesso in diretta su un maxischermo al Parchetto davanti a migliaia di persone. Dopo aver annunciato dal palco il grande evento di Tor Vergata, Ultimo ha raggiunto a sorpresa San Basilio a bordo di un van per festeggiare insieme al pubblico. È forse l’immagine che spiega meglio il suo racconto: lo Stadio Olimpico pieno, l’annuncio del concerto più grande della carriera e poi il ritorno fisico nel luogo da cui tutto era cominciato.
La famiglia
La famiglia è un altro elemento centrale nel racconto pubblico di Ultimo. I genitori, Anna Sanseverino e Sandro Moriconi, si sono separati quando Niccolò era molto piccolo, mantenendo però nel tempo un rapporto familiare sereno. Entrambi compaiono nel documentario Ultimo - Vivo coi sogni appesi, insieme agli amici e alle persone che hanno accompagnato la sua crescita. Alla madre è legato un rapporto molto intenso. La canzone 7+3 è stata associata alla figura materna e Anna è spesso presente ai concerti e nei momenti pubblici più importanti del figlio. Negli anni ha costruito anche un rapporto molto stretto con Jacqueline Luna Di Giacomo. Quando fu annunciata la gravidanza, Anna scrisse pubblicamente che Jacqueline era «la figlia femmina che mi mancava». Con la nascita di Enea, la famiglia è entrata ancora più profondamente nel racconto artistico e personale di Ultimo.
Il pianoforte e il bisogno di scrivere
Prima dei numeri, degli stadi e dei record, c’è il pianoforte. Ultimo ha raccontato più volte la musica come una necessità precedente al successo. Scrivere canzoni non era inizialmente un progetto industriale, ma una forma di protezione. Nel documentario Vivo coi sogni appesi l’infanzia viene raccontata attraverso il bisogno precoce di comporre e suonare. Nel video-lettera pubblicato alla vigilia di Tor Vergata, Ultimo è tornato ancora una volta a quel bambino che andava a lezione di pianoforte, proteggeva la propria timidezza e diceva che le sue canzoni avrebbero salvato il mondo. Prima ancora di avere un pubblico, aveva già costruito il proprio universo.
Il nome Ultimo
Anche il nome d’arte contiene una dichiarazione. Ultimo rappresenta la posizione di chi si sente fuori posto, trascurato, distante dai primi della classe. Da questa idea è nato negli anni un intero vocabolario: la Generazione Ultimo, il Raduno degli Ultimi, la favola, i sogni appesi. È una narrazione potente perché vive di un paradosso evidente: uno degli artisti di maggior successo commerciale del Paese continua a raccontarsi attraverso il linguaggio di chi sente di partire svantaggiato. È una contraddizione solo apparente. Il pubblico non si identifica nel cantante da record, ma nel ragazzo che, nonostante i record, continua a parlare delle paure che conosceva prima di diventare famoso.
Fabrizio Moro e la chiavetta che ha cambiato tutto
Uno dei passaggi decisivi della carriera arriva attraverso Fabrizio Moro. Nel 2016 Ultimo riuscì a fargli avere una chiavetta con alcuni provini. Dentro c’erano già brani come Giusy e Sogni appesi. Moro lo ascoltò e gli diede una possibilità. Nel maggio 2017 Ultimo salì sul palco del PalaLottomatica prima di un suo concerto. Oggi, quasi dieci anni dopo, le parti si ribaltano simbolicamente. A Tor Vergata sarà Fabrizio Moro a suonare prima di Ultimo. Niccolò ha voluto però chiarire che non si tratta di una semplice apertura: «Non vivo questa cosa come un’apertura al mio concerto, ma come un suo vero e proprio concerto prima del mio». Non è soltanto una scelta artistica. È una delle immagini più forti della sua carriera: l’uomo che per primo aveva creduto in lui torna sul palco prima del concerto più grande della sua vita.
A Sanremo l'amore dei fan contro le critiche della stampa
Nel 2018 Ultimo vince la categoria Nuove Proposte del Festival di Sanremo con Il ballo delle incertezze. La canzone contiene già quasi tutto il suo mondo: fragilità, desiderio di riscatto, paura, sogno e sensazione di essere fuori posto. La vittoria accelera una crescita che da quel momento diventa impressionante. Peter Pan conquista il pubblico, i concerti aumentano di dimensione e, nel giro di pochissimo tempo, Ultimo passa dai club ai palazzetti e poi agli stadi.
Nel 2019 torna al Festival tra i Big con I tuoi particolari. È il grande favorito del pubblico e chiude al secondo posto dietro Mahmood. La conferenza stampa successiva diventa però uno dei momenti più controversi della sua carriera. Ultimo reagisce con rabbia alle domande di alcuni giornalisti e accusa una parte della sala stampa di averlo trattato con pregiudizio. La tensione cresce e la frattura con una parte della stampa diventa una parte stessa del suo personaggio pubblico. Nel gennaio 2026, ricordando quella notte, ha raccontato che dopo la conferenza un addetto ai lavori gli disse: «Te la sei rovinata da solo la carriera». La frase, sette anni dopo, acquista un valore narrativo quasi perfetto. Quella carriera che sembrava essersi rovinata porta oggi 250mila persone a Tor Vergata.
Nel 2023 Ultimo torna al Festival con Alba e si classifica quarto. Il suo rapporto con Sanremo è ormai diventato una storia a parte: prima la consacrazione, poi la ferita, infine il ritorno. Ma nel frattempo il centro del suo successo si era spostato definitivamente altrove. Gli stadi.
Vivo coi sogni appesi
Nel 2023 arriva su Prime Video Ultimo - Vivo coi sogni appesi. Il documentario, della durata di un’ora e diciannove minuti, racconta la vita dell’artista attraverso il tour dei 15 stadi, l’infanzia, la famiglia, gli amici, l’ascesa rapidissima e lo stop imposto dalla pandemia. Il punto più interessante è proprio il contrasto tra due idee apparentemente opposte: la crescita è stata velocissima, ma Ultimo non la racconta come un successo improvviso. Nel film compaiono i genitori, gli amici storici, i backstage, la paura che il tour negli stadi rinviato per la pandemia non potesse più realizzarsi e il passaggio da Niccolò alla figura pubblica di Ultimo. Compare anche Federica Lelli, la sua ex fidanzata storica.
Federica Lelli e le canzoni dei primi anni
Prima di Jacqueline, la relazione pubblica più importante di Ultimo è stata quella con Federica Lelli. I due sono stati insieme durante gli anni in cui Niccolò cercava ancora di costruire la propria carriera. Diverse canzoni sono state associate alla loro storia. La più significativa è 22 settembre. Nel documentario Federica racconta un viaggio a Londra e una giornata trascorsa insieme sulla ruota panoramica. Quella data rimase nella memoria di Niccolò e anni dopo diventò una canzone. Nel 2023 Federica è stata vista tra il pubblico a San Siro mentre cantava proprio 22 settembre. È uno degli elementi ricorrenti della poetica di Ultimo: la trasformazione della memoria privata in una frase che migliaia di persone possono fare propria.
Jacqueline Luna e il figlio Enea
Dal 2021 Ultimo è legato a Jacqueline Luna Di Giacomo, figlia di Heather Parisi e dell’ortopedico Giovanni Di Giacomo. La loro conoscenza parte dai social. Ultimo ha raccontato di aver visto la foto di una giacca realizzata da Jacqueline con una toppa a forma di chitarra e di averle scritto scherzando: «Vuoi essere la chitarrista del mio prossimo tour?».
I due si sono poi incontrati a Trastevere. Ultimo ha raccontato che tra loro era nata un’intimità molto forte ancora prima del primo bacio e che, appena possibile, la raggiunse negli Stati Uniti. La relazione si è sviluppata tra Roma e America, viaggi e periodi di lontananza, con una comunicazione social molto meno continua rispetto a quella di molte coppie famose.
Il 30 novembre 2024 Ultimo e Jacqueline sono diventati genitori di Enea, nato a New York. La gravidanza era stata annunciata sul palco dello Stadio Olimpico nel giugno dello stesso anno. La nascita del figlio ha aperto una nuova fase della vita privata e artistica del cantante. Famiglia, paternità e paura di perdere ciò che si ama entrano sempre più frequentemente nella sua comunicazione pubblica. Nei primi mesi del 2026 Jacqueline ha pubblicato anche immagini della famiglia insieme a New York, dopo mesi di voci su una possibile crisi mai confermata. Nel giorno di Tor Vergata è tornata a Roma per essere al fianco di Ultimo.
L’ipocondria
Ultimo ha raccontato pubblicamente anche la propria ipocondria. In una lunga intervista al Corriere della Sera del 2023 aveva spiegato di sottoporsi con grande frequenza a controlli e visite e di vivere con una forte attenzione ai sintomi e alle malattie.
Già nel 2019 Le Iene avevano costruito uno scherzo proprio sfruttando questa sua paura. L’ipocondria non è un dettaglio laterale della sua personalità. È coerente con uno dei motori più ricorrenti della sua scrittura: la paura di perdere, di non avere abbastanza tempo, di non riuscire a proteggere ciò che ama.
I numeri di una carriera da record
A un certo punto bisogna guardare i numeri, perché spiegano la dimensione del fenomeno. Nell’ottobre 2024 Vivo Concerti indicava già per Ultimo:
- oltre 1,75 milioni di biglietti venduti in carriera;
- 42 stadi programmati o realizzati;
- 80 dischi di platino;
- 18 dischi d’oro;
- oltre 5 milioni di copie vendute;
- oltre 2 miliardi di stream su Spotify.
Da allora i numeri sono ulteriormente cresciuti. Il profilo Spotify dell’artista indica oggi 85 dischi di platino e 19 dischi d’oro. Nel gennaio 2025 tutte le nove date del tour negli stadi risultavano già sold out con sette mesi di anticipo. A Roma Ultimo ha raggiunto il traguardo dei dieci concerti allo Stadio Olimpico prima dei trent’anni. Poi Tor Vergata: 250mila biglietti venduti in tre ore.
La discografia e i brani più famosi
La discografia in studio di Ultimo è composta da:
- Pianeti - 2017
- Peter Pan - 2018
- Colpa delle favole - 2019
- Solo - 2021
- Alba - 2023
- Altrove - 2024
- Il giorno che aspettavo - 2026
A questi si aggiungono i progetti live legati ai tour negli stadi.
Le canzoni che raccontano Ultimo
Per capire Ultimo non serve un elenco infinito. Alcune canzoni possono essere lette quasi come capitoli della sua biografia.
- Il ballo delle incertezze è il ragazzo che si sente fuori posto.
- Pianeti è l’inizio di un universo personale.
- Peter Pan è il rifiuto della crescita intesa come resa.
- I tuoi particolari porta con sé Sanremo e la ferita del 2019.
- 22 settembre è la memoria privata trasformata in memoria collettiva.
- Sogni appesi è il manifesto esistenziale.
- Piccola stella è il bisogno di una presenza che protegga.
- 7+3 racconta il legame familiare.
- Altrove è la ricerca di una dimensione più adulta.
Il giorno che aspettavo è il presente: la sensazione di essere arrivato nel luogo che aveva immaginato molto prima che gli altri potessero vederlo.
Perché Ultimo è così amato?
La risposta più semplice sarebbe: perché scrive canzoni che funzionano.Ma non basta. Il rapporto costruito con il pubblico è più complesso e nasce dalla combinazione di diversi elementi.
Non interpreta il vincente
Il primo paradosso è evidente. Ultimo è uno degli artisti di maggior successo commerciale della sua generazione, ma continua a parlare con il vocabolario degli insicuri, degli esclusi, di chi si sente sempre un passo indietro. Il suo pubblico non si identifica con la star che riempie gli stadi. Si identifica con il ragazzo che, nonostante gli stadi, continua a dire di avere paura.
Scrive frasi che possono diventare di tutti
La sua scrittura è immediata, emotiva e facilmente appropriabile. Le frasi finiscono sui tatuaggi, sulle dediche, nelle caption, negli striscioni e sui muri. Il Parchetto di San Basilio è la manifestazione fisica di questo fenomeno: le parole dell’artista vengono letteralmente riscritte dal pubblico nello spazio pubblico. Non restano dentro la canzone. Diventano linguaggio comune.
Ha costruito una comunità
La comunicazione ufficiale parla di Generazione Ultimo. È certamente anche un’identità costruita e alimentata professionalmente, ma una parte dei rituali è nata e cresciuta spontaneamente. Il Parchetto. Il 22 settembre. I fan che seguono più date. Le attese. Le lettere. La “favola”. La sensazione di non andare semplicemente a vedere un concerto, ma di partecipare a qualcosa a cui si appartiene.
Il conflitto con la stampa ha rafforzato la narrazione
Non si può dimostrare matematicamente che lo scontro con la stampa del 2019 abbia aumentato l’amore dei fan. Ma è difficile non vedere quanto sia narrativamente potente la sequenza. Ultimo perde Sanremo nonostante il grande peso del televoto. Litiga con i giornalisti. Gli viene detto che si è rovinato la carriera. Sette anni dopo vende 250mila biglietti in tre ore. Per una comunità costruita intorno all’idea degli “ultimi contro i primi”, è quasi il finale perfetto di una favola.
La sua vita privata entra nelle canzoni
San Basilio, la madre, il padre, gli amici, Federica, Jacqueline, Enea. Il pubblico conosce la geografia emotiva di Ultimo. Non conosce necessariamente ogni dettaglio e l’artista mantiene zone di riservatezza, ma sa abbastanza per riconoscere persone, luoghi e momenti nelle canzoni. La vita privata non è completamente esposta. È trasformata in mitologia.
Il live è il vero centro del fenomeno
Ultimo non è diventato un fenomeno esclusivamente attraverso streaming, playlist o passaggi radiofonici. Il cuore del suo percorso è il live. Dai club ai palazzetti, dai palazzetti agli stadi, dagli stadi al Raduno degli Ultimi. Lo stadio non è soltanto il luogo in cui canta. È il momento in cui ogni singolo fan vede materializzarsi davanti a sé la comunità della quale sente di far parte. Forse è questa la chiave del fenomeno Ultimo. Non ha venduto soltanto l’idea che un ragazzo di San Basilio potesse arrivare a Tor Vergata. Ha convinto centinaia di migliaia di persone che, cantando insieme, anche una parte della loro storia potesse arrivare fin lì.
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