giovedì 3 febbraio 2022

Elle Kappa. E' sua la più bella

L'Italia disegnata da Matterella. Neanche John Lennon con 'Imagine'

                                      (Elle Kappa, Punto di svista su Repubblica)



Imagine di John Lennon. Testo nella traduzione italiana:

Immaginate che non ci sia alcun paradiso
Se ci provate è facile
Nessun inferno sotto di noi
Sopra di noi solo il cielo
Immaginate  tutta le gente
Che vive solo per l’oggi

Immaginate che non ci siano patrie
Non è difficile farlo
Nulla per cui uccidere o morire
Ed anche alcuna religione
Immaginate tutta la gente 
Che vive la vita in pace

Si potrebbe dire che io sia un sognatore
Ma io non sono l’unico
Spero che un giorno vi unirete a noi
Ed il mondo sarà come un’unica entità

Immaginate che non ci siano proprietà
Mi domando se si possa
Nessuna necessità di cupidigia o brama
Una fratellanza di uomini
Immaginate tutta le gente
Condividere tutto il mondo 

Si potrebbe dire che io sia un sognatore
Ma io non sono l’unico
Spero che un giorno vi unirete a noi
Ed il mondo sarà come un’unica entità.

Giorgio Mattarella Presidente della repubblica ha giurato. Salvini positivo

                                             Salvini positivo. Al Covid


Messaggio di positività

Amici sono in buona compagnia: ai 10 milioni di Italiani positivi e poi guariti, da oggi mi aggiungo io!

Giornata di lavoro come tante altre, tampone di controllo come tanti altri, nessun sintomo di nessun genere, ma risultato positivo. Proprio nel giorno del panettone di San Biagio..!!
A casa al volo qui a Roma, armato di computer, telefono e pazienza😊💪.

                 SALVINI LAVORA SEMPRE  PER NOI!

OGGI, solo PER SALVINI E' Il GIORNO DEL PANETTONE DI SAN BIAGIO.
Mentre per tutto il resto del Paese, invece,  è il giorno del  giuramento da Presidente della repubblica di Sergio Mattarella.
Del panettone, anche di quello di San Biagio, non ci  frega nulla, perché  lo abbiamo mangiato tutto a Natale.


Dario Salvatori, severo 'guru' sanremese, apra bene gli occhi e 'appizzi gli orecchi. In difesa di Francesca Michielin - Vince Tempera sui 'finti direttori' a Sanremo

 Pochi minuti fa abbiamo ascoltato, un pò allibiti per tanta durezza, le accuse mosse da Dario Salvatori a Francesca Michielin, la cui colpa è stata quella di offrirsi come 'direttrice d'orchestra' all'amica Emma, per la sua esibizione sanremese.

 La notizia non era nuova.  Abbiamo letto della generosa quanto azzardata offerta di Michielin già settimane fa; e allora, non certo ora - perché  noi non necessitiamo della conferma della prova, al contrario di Salvatori che quindi avrebbe dato credito alla Michielin prima di vederla  davanti ad un'orchestra - pensammo quale rischio la giovane cantante avesse deciso di correre, forte solo degli studi in corso al Conservatorio  di Castelfranco Veneto,

Emma, nella sua generosità, e per non fare uno sgarbo all'amica, ha accettato l'offerta e si è messa nelle mani, ancora troppo inesperte, della Michielin, promossa - dopo quali esami?- direttrice d'orchestra. 

 Noi non abbiamo visto neanche un pò il Festival,  che da sempre consideriamo noioso e 'fiera delle vanità' di tanti dilettanti, anche sul podio, al cui stuolo ora si è unita anche la nostra improvvisata direttrice.

 Per nostra fortuna ieri Rai 5 dava una bella edizione del Don Giovanni mozartiano diretto da Muti e con la regia di Strehler, una edizione scaligera di molti anni fa che noi utilizzammo in uno dei cicli di 'All'Opera!'- roba ormai di un secolo fa. 

 Difendiamo la Michielin? No, anche se la sua ingenua offerta, benchè generosa, come generosissima è stata Emma ad accoglierla, avrebbe dovuto far riflettere gli organizzatori del festival consigliandole ancora di aspettare tempi migliori, più maturi per non offrire una prova  che era facile ipotizzare imbarazzante. Perchè non l'hanno fatto? Perchè se avessero giudicato la Michielin con lo stesso metro severo che ha usato Salvatori nei suoi confronti, molte altre teste sarebbero dovute cadere dal podio sanremese. E non limitatamente a quest'anno.

 Nelle rare pause, in cui ci siamo messi, negli anni davanti alla tv per  Sanremo, la prima e costante riflessione che abbiamo sempre fatto sulla semi nullità e noia della canzoni,  si è accompagnata ad una seconda, dedotta dai rari momenti in cui la telecamera inquadrava i direttori - li chiamano così, anche quelli di Sanremo!. La totale bocciatura della maggior parte di essi.  In base a tale nostra esperienza non crediamo, anzi siamo certi, che la Michielin , non abbia potuto fare molto peggio di gran parte di essi.

Del resto non è accaduto, pochi giorni fa, che uno dei direttori fissi di Sanremo, Tempera, alla notizia che Vessicchio non avrebbe diretto perchè positivo al Covid, lanciasse un allarme: troppi dilettanti ( 'direttori finti' ha detto lui, e prima che si esibisse la Michielin) sul podio a Sanremo? Certamente non si riferiva alla Michielin, e comunque non solo a Lei, eventualmente.

 Salvatori dovrebbe prestare più attenzione a quel che accade sul podio. Stando a Sanremo, a differenza di chi vede il festival in tv,  ha modo di osservare tutti i direttori, e allora parli anche degli altri. Perchè non lo ha fatto gli anni passati? O quelli non si toccano perché fanno parte del giro che lui frequenta da sempre, mentre dà addosso alla Michielin, novellina ed indifesa, perché ha osato voler far parte di quella schiera di 'dilettanti' allo sbaraglio, senza la sua autorizzazione? 


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Vince Tempera sui 'finti direttori' di Sanremo;

Negli ultimi anni le esibizioni avvengono spesso con l'ausilio di finti direttori d'orchestra, vengono utilizzate molto le sequenze: basta alzare un braccio e la sequenza parte, l'orchestra allora segue e suona. Non lo ammette nessuno ma è così".

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P.S.

Non soddisfatti ci siamo presi la briga di guardare il video di Emma che canta, con la Michielin che dirige, e ci siamo domandati - a confronto anche delle esibizioni della Mena e Zanicchi, che abbiamo visto in sequenza subito dopo, per un utile confronto - se la regia non fosse molto interessata a sottolineare la inesperienza della Michielin. Mentre non ha insistito, quella  stessa regia sui rispettivi direttori delle altre canzoni. 

A noi basta, comunque, qualche passata esperienza per trarre le conclusioni. Michielin imbarazza certo, anche perchè intimidita dall'orchestra e preoccupata di far far bella figura all' amica,  quanto meno non danneggiarla, ma - lo ripetiamo e ribadiamo - gli altri direttori, tali solo perchè sul podio sanremese, non erano e non sono tanto diversi da Lei.    

mercoledì 2 febbraio 2022

Teatro Regio di Torino. Si fa Bohème per la riapertura dopo i lavori di ristrutturazione, ma del nuovo sovrintendente non v'è ancora traccia

Dopo le ultime elezioni comunali  di primavera, Rosanna Purchia ha lasciato il Teatro Regio, ed è passata al Comune, per occupare la poltrona di Assessora alla cultura. Da allora il Regio è senza sovrintendente. Più volte il sindaco ha promesso come imminente la sua nomina - aveva detto che all'inizio dell'anno l'avremmo avuto - ma ancora non c'è.

 E le notizie che arrivano dal teatro ci parlano a lungo della serata inaugurale, ma sull'assenza protratta fino ad oggi del sovrintendente, neanche un accenno.

 Ne parlano invece i giornali, dove si legge che il candidato n.1 a tale incarico sembra essere, nonostante molti contro, l'attuale direttore generale del teatro che la Purchia si portò da Napoli, e cioè Guido Mulè, commercialista, fratello del più noto Giorgio, giornalista, parlamentare ed ora sottosegretario.

 Del quale si legge che nell'ultimo anno si sarebbe aumentato notevolmente il compenso, sebbene non ancora promosso sovrintendente che avrebbe potuto, nel caso, giustificare tale aumento.

 Se un teatro può restare senza sovrintendente per molti mesi,  agli occhi dei cittadini potrebbe voler significare che la sua presenza è pleonastica ed irrilevante. Ciò che diciamo per Torino, lo abbiamo detto anche per Roma, dove ci sono voluti sei mesi circa perché il nuovo sindaco Gualtieri, trovasse il sostituto di Fuortes passato ad amministrare la Rai.

Ma allora, forse, in qualche altro teatro si potrebbe adottare la soluzione di Venezia, dove La Fenice, dopo l'uscita di Chiarot, è stata affidata a Ortombina, già direttore artistico ed ora anche sovrintendente, il quale si avvale, per la gestione amministrativa, di un direttore generale - e Venezia  non ha un direttore musicale. 

Si potrebbe adottare la soluzione veneziana a Torino. Perchè l'assessora Purchia non decide in tal senso, affidando il teatro interamente a Schwarz, attuale direttore artistico, e lasciando l'amministrazione vera e propria nelle mani del direttore generale Mulé?

Musica. Ecco come si risparmia in Italia

L'altro ieri siamo andati a rileggerci la cosiddetta 'Legge Madia' del 2015, riguardante il pubblico impiego, dove è scritto che il titolare di pensione, in età di pensione, non può avere un incarico fisso in una istituzione pubblica (o in quelle che fanno conto del finanziamento pubblico) per più di un anno e, comunque, senza compenso.

 Dunque se ai vertici di molte istituzioni, come ad esempio, le Fondazioni liriche  italiane, si mettessero tutti pensionati, per un anno almeno, lo Stato risparmierebbe alcuni milioni di stipendio. Qualche caso c'è già (Trieste, con il sovrintendente Polo).

 Ma risparmia anche, lo Stato s'intende, quando  ai vertici viene cassata una delle figure apicali, ammesso naturalmente che chi svolge i due ruoli ( sovrintendenza e direzione artistica) non si attribuisca il doppio stipendio, che comunque non può superare i 240.000 Euro complessivi.  

In molte istituzione tale semplificazione, utile o dannosa, è già in atto, salvo poi rilevare che  ad affiancare il sovrintendente-direttore artistico  c'è una segreteria 'artistica' affollatissima (come nel caso dell'Accademia di Santa Cecilia, che poi ha anche un 'direttore musicale', Pappano, che, per tale suo ruolo, come anche per ogni concerto che dirige in stagione o in tournée, non lavora certo gratis).

Più che al risparmio, tale parziale  decapitazione al vertice sembra dettata dal fastidio che il sovrintendente,  che si picca di capire di musica ( circostanza purtroppo frequente) nutre verso il suo alter ego consulente musicale. Ieri scrivevamo che all'Opera di Roma si sta riflettendo sulla opportunità che Alessio Vlad rimanga a fare il direttore artistico, essendoci già un direttore musicale ed un sovrintendente che vuole decidere tutto lui anche di musica di cui dubitiamo che capisca a dovere. 

Nei mesi passati  si è fatto notare come in Italia abbiano ottenuto incarichi dirigenziali  note personalità straniere che nei loro paesi non potevano più ottenerne, perché pensionati.  Forse perchè non hanno pensioni in Italia, benché l'età  della pensione ce l'abbiamo sia nei loro paesi che in Italia?

 E' questo l'escamotage cui si è ricorsi,  complici cavilli di legge, per affidare incarichi a Lissner come a Pereira? Mentre, se fossero italiani e pensionati italiani, potrebbero svolgere quei ruoli per un anno solo e senza stipendio? e solo con un rimborso spese che, ahimè, essendo molti di loro abituati troppo male per gli agi di cui hanno goduto in passato in Italia ( si è scritto tante volte senza essere mai smentiti che Lissner alla Scala, costava, complessivamente, all'incirca 1.000.000 di Euro all'anno) potrebbe anche essere superiore al compenso massimo consentito?

 Insomma, tanto per esser chiari, sarebbe interessante sapere quanto costa a Napoli il sovrintendente Lissner, pensionato in Francia e supermanager in Italia. Il sindaco, Manfredi,  succeduto a De Magistris che lo chiamò, dovrebbe rendere noto il suo costo, perchè si tratta di soldi pubblici.

Musica in Italia nel periodo post pandemico. Tutto come prima, salvo il pubblico che non c'è

 Quando  due anni fa, all'inizio della pandemia, fummo tutti rinchiusi, a doppia mandata, in casa, e chiusero anche tutti i luoghi di aggregazione, compresi quelli di spettacolo ( sale da concerto, teatri, cinema) dopo i primi giorni di grande paura, cominciammo a ragionare  su come saremmo usciti dalla pandemia, una volta addomesticato il virus, e a quali cambiamenti, perfino profittando della pandemia, avremmo dovuto mettere mano, in ogni campo, perchè - dicevano tutti - dopo nulla sarà più come prima.

 In effetti si aveva ragione ad interrogarsi su molti aspetti della nostra vita sociale, in un periodo abbastanza lungo in cui tutto il mondo  si era fermato nella corsa vorticosa quotidiana, ed era costretto, se lo avesse voluto, a fare il punto della situazione.

 E, i più ottimisti, cominciarono ad avanzare ipotesi di vita postpandemica del genere: saremo tutti migliori, perchè - spiegavano - la mazzata del Covid  difficilmente arriva e passa senza lasciare traccia.

 Purtroppo si è visto che tutto o quasi è rimasto come prima, salvo naturalmente il costo in fatto di vittime e la sofferenza diffusa che il virus ha prodotto. Sono rimasti, come in ogni tempo, tutti quei mostri  che, già all'indomani del terremoto aquilano e di altri disastri imparammo  a stanare, i quali pensarono subito, sfregandosi le mani, alle enormi possibilità che quei disastri offrivano a loro, moderni predoni, in fatto di guadagni, benchè macchiati di sangue e lacrime.  Ma questi sono fatti che di cui la magistratura si occuperà e forse riuscirà anche a stroncarli. Almeno lo speriamo.

 Dove tutto sembra essere tornato come prima è nel settore dello spettacolo che poi è quello che più ci interessa.

 Leggevamo ieri una dichiarazione del giovane direttore Lorenzo Viotti che ci ha confermato nelle nostre previsioni non proprio rosee, e cioè - diceva il direttore - che i teatri a Roma come a Vienna o altrove sono VUOTI. Se non proprio vuoti, fanno davvero fatica a riempirsi, perchè la paura non è ancora stata domata, e perchè non può essere che  mentre stiamo per uscire dal disastro pandemico, tutto torni come prima. Che è esattamente ciò a cui assistiamo. 

Nulla è accaduto nel settore dello spettacolo dal vivo, come conseguenza pratica dei buoni propositi di qualche mese fa. Non ci sembra di vedere un qualche cambiamento, anche  di quelli semplici da impiantare.

 Si era detto: riguardiamo la durata e la conformazione dei concerti: niente di fatto. Si era detto anche avviamo tecniche di acquisizione di nuovo pubblico, andando a cercarlo. Anche qui nulla di fatto. Qualcuno, non certo  fra i diretti interessati, cioè le star di varia luminosità, aveva anche avanzato l'idea di riguardare  e rivedere  le modalità e l'entità dei loro cachet. Ma che, vi pare mai che faranno qualcosa del genere? Non conosciamo l'entità di simili compensi, ma crediamo che conoscendoli, inorridiremmo, come ci capita di inorridire ogni volta che sentiamo le cifre di passaggi, prestiti ed acquisti del calcio mercato.

Quando le partite si giocavano a porte chiuse, i titolari dei vari club lamentavano l'enorme ammanco nelle casse delle società. Mai però che si è detto e deciso di porre un calmiere a questo sciagurato, inutile mercato sportivo, che di sportivo ha ormai troppo poco. 

 Tornando alla musica, perchè, ad esempio, proprio per riportare il pubblico a teatro o in sala da concerto, non si sono rivisti i programmi, rendendoli popolari, e badando nella loro stesura più  che a quei quattro  critici stantii che non pagano il biglietto, alle platee?  Perchè non si è messo mano ad una sana politica dei prezzi, altro elemento importante per  rifidelizzare il pubblico già esistente e  per crearne di nuovo? 

 Tra le tante cose che abbiamo letto, solo qualche cenno a tutto ciò. la Scala di Meyer, ad esempio, ha messo mano ad un calmiere dei prezzi dei biglietti; ed ora Pereira, a Firenze, ha deciso che per ogni spettacolo del Maggio Musicale Fiorentino, ci sarà una serata con biglietti il cui costo sarà abbattuto del 50%. Non è tantissimo, ma è già qualcosa.

 Il discorso tante volte ascoltato, in periodi di vacche grasse - anche se  è da decenni che viviamo anni di vacche magre - e cioè che una serata a teatro non costava poi tanto di più di una in pizzeria, non ha senso. La cultura, la bellezza, se si vogliono educare i cittadini ad ambedue, non devono costare, perché proprio coloro che ne avrebbero più bisogno non hanno i mezzi necessari. 

Sembra non riesca a capire chi dice che il costo dei biglietti per concerti e teatri non si discostano molto da quelli che si praticano in altre nazioni,  che, in Italia, gli stipendi sono tutti al di sotto di quelli di molte altre nazioni europee, se non addirittura di tutte, e dove, questa sì  che è la più alta fra le nazioni europee, la disoccupazione non accenna a calare in misura considerevole.

 Ogni volta che viene riproposto tale argomento, si  deve opporre  la protesta contro chi, ai vertici di gran parte delle istituzioni culturali e di spettacolo finanziate dallo Stato, viene lautamente compensato in fatto di stipendio.

Noi, lo ripeteremo fino alla noia, inorridiamo al pensiero che uno come Michele dall'Ongaro, sovrintendente di Santa Cecilia, e come lui altri,  guadagni 240.000 Euro l'anno, che è poi il compenso del Presidente della Repubblica, od anche quello dell'Ad della Rai che ha 13.000 dipendenti ed un bilancio miliardario il cui andamento dipende molto dalla sua azione. A Santa Cecilia, piove o tira vento, il compenso dei vertici è sempre lo stesso (oltre dall'Ongaro, altri dirigenti dell'Accademia hanno stipendi sproporzionati rispetto alle loro effettive responsabilità) e questo è scandaloso, in periodi in cui la gran parte dei cittadini se la passa davvero male.

 Se neanche la pandemia ha portato qualche correzione strutturale, allora non c'è davvero nessuna speranza che qualcosa mai cambierà.

martedì 1 febbraio 2022

Se produrre un film-opera quando i teatri erano chiusi aveva senso, ora davvero no. Che fine farà Alessio Vlad?

Durante i lunghi mesi di chiusura dei teatri, alcuni in Italia si sono inventati  un modo per non fare 'arrugginire' le maestranze e i musicisti, con le braccia incrociate per mesi e mesi. E l'Opera di Roma, guidata da Carlo Fuortes, decise di produrre, con/per Rai Cultura, due film-opera, affidandone la regia di ambedue (Barbiere e Traviata) a Mario Martone e la direzione a Daniele Gatti, allora direttore musicale del teatro della Capitale, ora emigrato a Firenze,  e il cui posto viene occupato da Michele Mariotti.

 Quella duplice operazione aveva un senso. I teatri erano chiusi, lo Stato in qualche maniera aveva assicurato a tutti i dipendenti la sopravvivenza,  e produrre qualcosa che facesse sentire ancora vivi ed utili era necessario. E così Fuortes aveva pensato a trasformare il teatro, platea compresa, in un set cinematografico. I due film-opera sono stati trasmessi da Rai Tre, se ricordiamo bene, ma senza imprimere un colpo d'ala all'audience (ricordiamo bene: Barbiere  650.000 telespettatori circa; Traviata circa 1.000.000; share fra 3,6 e 4%).

 Adesso che i teatri sono aperti, pur con qualche restrizione in fatto di capienza, viene da chiedersi che senso ha produrre ancora un film opera nello stesso teatro che aveva prodotto gli altri due e con lo stesso regista, oltre naturalmente che con lo stesso produttore ( Rai Cultura)?  Domanda lecita quando a capo della Rai c'è Fuortes,  artefice di quelle due precedenti operazioni da sovrintendente.

 La domanda, lecita, si fonda su diversi  elementi. Innanzitutto, la decisione di produrre Bohème di Puccini, sempre con Martone regista, ma con Mariotti direttore, era stata assunta al tempo degli altri due,  o è successiva, destando, come abbiamo detto, il sospetto che l'Ad della Rai stia favorendo il teatro nel quale ha comandato per anni? 

In passato segnalammo come fra l'Opera di Fuortes e la Rai  fosse nato un feeling che non ricordavamo uguale, dacché ci occupiamo di musica. Poi all'improvviso... Ma ora la cosa si fa più seria, dopo il passaggio di Fuortes in Rai e  la conferma della Calandrelli a Rai Cultura.

 Quale bisogno c'è di produrre un film opera che ha dei costi, certamente non irrilevanti,  quando i teatri hanno ripreso a funzionare? C'è forse una richiesta di mercato per prodotti simili che giustifica una tale produzione? Non ci riferiamo ovviamente alla trasmissione  Rai, pensiamo ai mercati esteri, senza i quali un simile sforzo produttivo  risulta inutile ed economicamente oneroso, specie per la Rai  i cui conti Fuortes fatica a tenere  in ordine.

Si sa che verrà girato a Roma ma non al Costanzi come le altre due durante i mesi di stop all'attività, bensì in un luogo assai suggestivo che noi conosciamo bene, e cioè nei laboratori/magazzini di scene e costumi di via dei Cerchi,  che hanno sede nel palazzone alle spalle della Bocca della verità.

E che verrà girato nel mentre che al Costanzi viene ripreso  Luisa Miller di Verdi, diretto da Mariotti e con la regia di Damiano Michieletto.  Sia Verdi che Puccini - sappiamo che in tanti lo pensano - si rivolteranno nelle tombe. Ma come, nello stesso periodo la medesima orchestra suona Verdi e Puccini , magari la mattina Puccini e la sera Verdi? Che roba è questa?  Non sarà che serve per dare un pò di soldi in più agli orchestrali che, con l'arrivo di Fuortes - il signor 'risolvoproblemi'  - hanno dovuto accettare condizioni economiche  svantaggiose?

Ora che i teatri sono riaperti, rifarsi, nell'attività produttiva, a logiche di epoca pandemica, vuol dire non essere aggiornati, non stare al passo con i tempi, perché un film-opera come anche il cosiddetto streaming, sono, di fatto, la negazione del teatro, e non rappresentano il futuro dell'opera lirica, che è nello spettacolo 'dal vivo', di cui lo streaming o il film-opera possono solo essere complementi ma solo se il mercato, di nuovo ricco, lo richieda.

                                          *****


N.B.

 In una intervista letta ieri sul Corriere, a firma Cappelli, al neo direttore musicale del Teatro dell'Opera, Michele Mariotti, si è letto un passaggio che  al giornalista del Corriere mette pensiero, in quanto sembra adombrare che il ruolo dell'attuale direttore artistico Alessio Vlad, sarebbe in discussione.

Spieghiamoci. Il neo sovrintendente, Giambrone, che già altrove (Palermo), ha  avuto la responsabilità anche della direzione artistica oltre alla sovrintendenza, adesso che ha un direttore musicale che lavora con lui, pensa che  avere anche un direttore artistico che ambisca dire la sua, vuol dire dover governare un 'pollaio' con troppi altri galli a cantare, e che sia sufficiente la presenza del direttore musicale al suo fianco, e semmai una segreteria artistica che  faccia solo il lavoro di 'segreteria' senza mettere bocca nelle scelte. 

 E allora che ci faceva Alessio Vlad al tempo di Di Martino e Fuortes, e perchè ora il suo ruolo viene messo in discussione?

 Al tempo di Di Martino - assolutamente analfabeta in fatto di musica - faceva il segretario di Muti che comandava e che, con sua moglie, faceva anche i cast (come accusò la buonanima di Isotta, dopo che interruppe i rapporti di grande amicizia con il maestro). Altro non gli era concesso, e Vlad, pur di restare al fianco di Muti - che lo aveva voluto -  'zitto e mosca'.

 Con Fuortes, altrettanto analfabeta in fatto di musica, e prima dell'arrivo di Gatti come direttore musicale, forse ha avuto un qualche ruolo Alessio Vlad. Perchè certamente Fuortes non avrebbe saputo da dove cominciare. Nonostante tutte le arie che si è sempre dato, lui aveva un gran lavoro da fare: tenere i conti in ordine, e ci è riuscito.

Con l'arrivo di Giambrone che certamente di musica sa qualcosa più di Fuortes, ma che crede di saperne  'ad abundantiam', e con la presenza di un direttore musicale, il direttore artistico è di fatto in condizione dimezzata o pleonastica. E prima che Giambrone ci litighi con Vlad - dovrebbe costituire un ammonimento l'esempio di Oscar Pizzo prima chiamato a Palermo da Giambrone e poi dallo stesso liquidato -  o si definisca il suo ruolo, come dichiara 'diplomaticamente' Mariotti, sarebbe bene che dia le dimissioni. Sicuro che non resterà a spasso, perchè nonostante la nostra scarsa stima nei suoi confronti (ma siamo i soli a pensarla così) Vlad conta molti estimatori in Italia, a cominciare dai dirigenti del Ravello Festival e del Teatro delle Muse di Ancona. Ed altri sicuramente ne avrà avuto e ne avrà perché uno che è stato all'Opera di Roma, a Napoli, a Genova, al Festival di Spoleto, a quello di Ravello, al Teatro delle Muse e che  ha coprodotto infiniti spettacoli con istituzioni prestigiose di tutto il mondo ( nella veste di direttore artistico se ne attribuisce la paternità!) ed è stato assistente (in che senso?) nientemeno che di Bernstein, vuoi che resti disoccupato?