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mercoledì 18 gennaio 2017

Virginia Raggi. Il tribunale rigetta la sua INELEGGIBILITA'; ma non potrebbe dichiararne l'INCAPACITA'?

Monica Cirinna s'è rivolta al Tribunale civile della Capitale chiedendo che l'elezione di Virginia Raggi venisse dichiarata  nulla, a causa di quel contratto che Lei ha firmato, prima di candidarsi, con la Casaleggio & Associati. Il Tribunale civile di Roma ha rigettato la richiesta della Cirinnà dicendo che l'elezione della Raggi è pienamente valida. E la Raggi ne ha approfittato subito, già nel corso della trasmissione di Giovanni Floris di ieri sera, quando ha perfino giocato d'anticipo sulle domande del giornalista, sentendosi forte e legittimata anche  a strafare. E a straparlare, rivelandosi brava come avvocato di se stessa. Ma siamo alle solite. Sarà anche brava, ma a parole, mentre Roma brucia e va in malora, sotto la sua sindacatura dopo sette mesi in Campidoglio.

Ora se esiste nel nostro ordinamento giuridico la dichiarazione di 'incapacità di intendere e volere' che piazza a fianco dell'interessato incapace, qualcuno che ne curi gli interessi, perché non ci deve essere anche la dichiarazione  di 'incapacità di governare', anche dopo che si è stati eletti con regolari votazioni, nel momento in cui si scoprisse che gli elettori, che si erano fidati ciecamente di quanto andava dicendo il candidato, si rendessero conto, una  volta eletto, che il loro candidato del tutto INCAPACE di GOVERNARE?
 Che si deve fare per far entrare nel nostro ordinamento una tale dichiarazione, indispensabile per il bene pubblico?
 Non si può attendere che venga sfiduciata dal suo stesso partito che ha la maggioranza in Consiglio e che quindi difficilmente abbandonerebbe Lei e l'incarico elettorale, redditizio.
 E allora, si deve necessariamente attendere che termini regolarmente la legislatura? Non è troppo, quando i disastri si vedono ad occhio nudo già dopo il primo semestre di governo, come accade con Virginia Raggi a Roma?

lunedì 19 dicembre 2016

Con Luca Bergamo, vicesindaco, la Raggi si incarta sempre di più

Anche questa nomina - quella di Luca Bergamo assessore alla cultura a vicensindaco - dimostra ancora una volta la impreparazione e l'inadeguatezza della Raggi, e del suo movimento assieme a Lei, ad assumere un incarico di governo.
 A sette mesi dalla sua elezione a sindaco,  la sua cosiddetta squadra non è ancora al completo, ed anzi ogni giorno perde qualche pezzo -  di alcuni , va da sè  la perdita è una manna dal cielo - ed ogni giorno Virginia Raggi, manifesta  la sua tragica inadeguatezza e la necessità, mai terminata, di  cercare o inventarsi sostituti.

Per il ruolo di vicesindaco , i Cinquestelle, che la tengono ormai sotto tutela, avevano fatto il nome di Colomban, industriale inviato a Roma dalla Casaleggio & Associati, col compito di assessore, ruolo che egli svolge per tre giorni a settimana- dovendo gli altri giorni essere  nella sua fabbrica a mandare avanti le cose. Colomban ha subito detto di no - la Raggi  non convince nessuno quando  dice che Lei non accetta diktat dai Cinquestelle, compreso quello di Colomban - e i giornali hanno spiegato questa sua rinuncia , con il delicatissimo ruolo del vicesindaco che agisce come una sorta di rotonda stradale dalla quale sono costretti a passare tutti in Campidoglio; ed anche da filtro per il sindaco; nel contempo,  muove  e dirige  tutto e tutti, dando la precedenza a chi ritiene necessario l'abbia sugli altri.

E la Raggi che ti fa? Nomina per quel delicatissimo incarico Luca Bergamo, assessore alla (ri)crescita culturale - come ha chiamato quell'importante assessorato -  che ancora non ha dato un segno tangibile della sua presenza a Piazza Campitelli, dove hanno sede i suoi uffici.
Ora proprio l'assessore del quale tutti a Roma reclamano una presenza attiva, viene cooptato anche per un altro incarico che lo distoglierà dal primo. Sicuro al cento per cento. E ciò ad ulteriore dimostrazione che che alla cultura, in qualunque forma e declinazione, la Raggi ed i Cinquestelle non tengono affatto. E Roma,  un tempo faro nel mondo, affossa anche in questo settore.  I Cinquestelle sono assolutamente estranei al discorso sulla cultura; mai una sola parola sulla cultura e sulla sua evidente influenza nell'economia del paese, in nessuno dei loro proclami e delle loro chiacchiere in rete.
 Che altro deve succedere per spezzare il feeling fra i Cinquestelle e la popolazione che l'ha eletta? Continueranno i suoi 700.000 elettori romani a perdonarle qualunque cosa, compresa l'incapacità oltre gli errori?  Va bene che è in Campidoglio da soli sette mesi, ma qualche segno del suo passaggio avrebbe dovuto già darlo. Finora solo  dimissioni e rimpiazzi. Come intende governare Roma? Ce lo dica.