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sabato 7 maggio 2016

Il 21 giugno vogliono fare la 'Festa alla Musica', su invito di Franceschini

Il prossimo 21 giugno, come da tradizione ormai ventennale,  anche in Italia si celebra la Festa 'della' Musica (nata in Francia e poi diffusasi in tutta Europa) che potrebbe trasformarsi nella Festa 'alla' Musica, all'italiana. La presentazione del programma, per la festa a Roma e in Italia, fa subito capire che la musica alla quale Franceschini si riferisce nel suo invito accorato a parteciparvi, non include la cosiddetta musica 'forte', secondo la lezione di Quirino Principe, perché la musica coinvolta è quella che Franceschini conosce, come si deduce dall'elenco dei musicisti partecipanti, ed è quella che non sembri ingiurioso definire 'debole'. Franceschini ha comunque invitato tutti i musicisti a suonare qualunque cosa, dovunque si trovino, a qualunque ora. Purché suonino e tutta l'Italia sia invasa e risuoni di musica.
Detto fatto. Come non assecondare il ministro?
 I primi ad accogliere il suo invito sono stati gli organizzatori di 'Piano City' la  singolare rassegna pianistica milanese che porta la musica  a casa dei milanesi, piuttosto che i milanesi nelle sale da concerto, invadendo tutta la città. Tre giorni in cui uno alla fine dice: togliete di mezzo il pianoforte, almeno fino all'anno prossimo. Voglio dormire - ha gridato, all'alba, un milanese che, volenterosamente e senza pensarci due volte, si era recato alla 24 ore di pianoforte dalla sera alla mattina.
Hanno, poi, deciso gli organizzatori milanesi per stupire lo stesso ministro, di arricchire la loro rassegna con 'Piano Night' e 'Piano Rave', e, per la sezione  musica in movimento, anche con 'Piano Boat', 'Piano Bici', 'Piano Tram'.

lunedì 2 maggio 2016

L'Arena non è un baraccone, denuncia Quirino Principe. E Carlo Fuortes, generale di supporto, incoraggia la truppa

Quirino Principe non è nuovo a azioni di lotta in favore e difesa della musica 'forte'- come egli ama chiamare la musica,  quella con l'iniziale maiuscola, esortando tutti  ad imitarlo e a fare altrettanto, a cominciare dall'uso di un termine più appropriato.
 Anche sull'Arena  si è speso altre volte, prima d'ora. Ai tempi della  nomina del nuovo sovrintendente, sottoscrisse una petizione perché non fosse confermato  Girondini, del quale - insegnando all'Accademia dell'Arena - conosceva evidentemente  fatti e misfatti. Ma poi Tosi, contro l'evidenza e le proteste del mondo musicale lo ha fatto riconfermare  con il risultato di far piombare l' Arena nel baratro del fallimento.
 E, così  dopo neppure un anno dalla riconferma di Girondini,  Tosi stesso ha dovuto farlo dimettere ed ha chiamato al capezzale dell'agonizzante platea più grande del mondo, il ministro Franceschini che gli ha spedito Carlo Fuortes, specialista nel far uscire da situazioni comatose istituzioni culturali e musicali del nostro paese, salvo ricadute e cure di pronto intervento sbagliate.
 Quirino Principe vorrebbe che l'Italia fosse un paese consapevole della propria tradizione, del proprio passato, dei suoi grandi valori che il mondo intero  riconosce ed il nostro paese calpesta, condanna l'analfabetismo musicale, radice di tutti i mali italiani del settore ecc...
 E denuncia anche l'assurdo di una Arena, che già da sola merita di essere assalita dal pubblico, e che ,invece, a poco meno di due mesi dall'inizio della stagione estiva ha invenduti il 50% se non addirittura il 60% dei biglietti. Una vergogna, per la quale i vertici della Fondazione lirica non possono chiamarsi fuori da ogni responsabilità.
Fa bene Fuortes a dichiarare, appena  entrato negli uffici dell'Arena e prima ancora di vedere le carte, a dichiarare che il ritmo e il livello  della vendita dei biglietti  incoraggia a lavorare per la salvezza dell'Arena. Lo farebbe ogni generale per incoraggiare le truppe prima della battaglia decisiva, specie quando le cose si mettono davvero male. Ha sempre fatto così, e continua a farlo anche  per ogni spettacolo della sua Opera di Roma, salvo i casi in cui le sue  rosee previsioni ed i suoi incoraggianti auspici siano contraddetti o ridotti dall'evidenza.
 Quirino Principe - che vede già il sereno tornato a splendere nel cielo areniano - arriva ad augurarsi che il salvataggio, dato per scontato, non preluda ad altra ricaduta mortale.
 Che non è del tutto scongiurata finché la governerà Tosi o un suo sodale che vorrebbero l'Arena ricoperta per usarla ogni giorno e non solo d'estate per ogni manifestazione, comprese quelle sacrileghe che già si sono viste con spettacoli indecenti  di nani e ballerine sui pattini e presentatrici pacioccone, a favore di telecamere.
 Tosi si deve mettere bene in testa che in Arena, la cui grandezza  tutti invidiano, gli spettacoli operistici- inquilini d'elezione - devono essere curatissimi in ogni dettaglio, da quello visivo a quello musicale, che è il più importante e per il quale ogni estate la folla riempie  l'immensa platea,  di quasi 14.000 posti. E che , di conseguenza, se anche l'Arena fallisse la  colpa è dell' incapacità ed insipienza dei suoi gestori. Capito Tosi?

domenica 13 settembre 2015

Ma allora credono veramente a ciò che hanno scritto nelle pagine 'Eventi' del 'Sole 24 Ore' di oggi. Anche Quirino Principe ci crede?

Quando ci capita sotto gli occhi una di quelle pagine 'Eventi' - sempre più frequenti, con le quali le istituzioni culturali, comprese fondazioni liriche e grandi istituzioni musicali, quelle che possono permetterselo economicamente, finanziano i giornali, comprandosi, neppure tanto tacitamente, una loro benevola attenzione, almeno nelle serate inaugurali - ci viene l'orticaria, al semplice pensiero che con il denaro si può far scrivere qualunque cosa, temendo anche di leggervi fra gli autori degli immancabili, spesso immeritati, panegirici concordati, il nome di qualche nostro conoscente, verso il quale nutriamo stima incondizionata o al quale ci lega sincera amicizia.
 Già tante volte siamo stati ad un passo dal leggervi i nomi di quella ristrettissima cerchia di persone cui teniamo, coinvolta in tale traffico, identificabile nel peccato di 'simonia' laica.
 Dove sta il traffico, e dove la 'simonia', viene da dire al lettore  delle pagine 'Eventi' del Sole 24 ore di oggi, ben quattro pagine, dedicate - al costo di 10-15.000 Euro? - all'Accademia di Santa Cecilia che, fra qualche settimana, inizia la sua nuova stagione concertistica?
 Non uno ma tanti sono i cantori che in quelle pagine, inneggiano alla nuova stagione, la più grande del mondo, i quali  nella confusione della scrittura delle rispettive parti scrivono cose in aperta contraddizione, come quando, raccontandoci che nella serata inaugurale, prima della 'Nona' di Beethoven  anticipano che ci sarà un nuovo pezzo di Luca Francesconi, in una lingua del continente nero, un brano per 'soprano' - e viene mostrata la bellissima cantante nera - e orchestra;  e, nella stessa pagina, sotto, leggiamo che il brano, sempre quello di Francesconi, è per 'coro' e orchestra, e in questo errore incorre addirittura il capo in testa dell'Accademia. Ma questa non è che una svista,  anche perdonabile.
 Ciò che invece non è semplice svista è il panegirico della programmazione e del suo autore, in continuità con il predecessore.
 Ora dal novero di questi cantori  della 'Domenica del Sole' vogliamo sfilarci per segnalare due note che riteniamo stonate, non saltate ai loro occhi.
 Innanzitutto il ciclo di sinfonie beethoveniane affidato a Pappano, esaurito nel breve volgere di un mese, con due sinfonie servite ogni sera e che a noi ha dato sempre l'impressione delle 'margaritas ante porcos' dove le 'margaritas' sono le sinfonie' ed i 'porcos', involontari, noi ascoltatori che più di 'una perla per volta' non riusciamo ad apprezzare, e, di conseguenza, dalla seconda in poi, la sprechiamo.
Non sarebbe bastata una sinfonia  a sera, facendola precedere da qualche altro brano di musica di minore spessore, minore complessità di struttura e minore profondità?
 Siamo stati, per tale ragione, sempre contrari ai cicli completi - pensiamo alle maratone di Abbado con i Berliner a Roma, e a Maazel che in poche ore le eseguì tutte a Londra, davanti a sfiniti ascoltatori - e sempre convinti che i programmi 'all'antica', congegnati in altra maniera: uno o due brani, di minore durata e impegno nell'ascolto, e poi, a conclusione, una sinfonia, fossero la migliore soluzione, anche se non ricordiamo più chi dei nostri colleghi si sia scagliato contro tale tecnica di confezione di programmi da concerto, in voga nel passato.
 Ma poi c'è una seconda nota, stonata, e ci fermiamo a due, fra quelle non saltate all'occhio vigile dei cantori nostri conoscenti. e cioè l'assenza totale di musicisti italiani fra quelli invitati da  Santa Cecilia. Dunque la musica in Italia è stata smantellata ed i nostri amici cantori non se ne sono accorti, tanto da non denunciarla?
Forse  queste due note che a noi appaiono stonate, alle orecchie dei cantori del 'Sole' non appaiono tali. Altrimenti Quirino Principe, che ha la nostra massima stima  e che ci onora della sua amicizia - ed ambedue vorremmo ancora conservare in futuro - almeno lui, le avrebbe corrette sulla parte che gli hanno assegnato.

mercoledì 29 ottobre 2014

Premiati Quirino Principe e la nuova Opera di Firenze

Si tratta di due differenti premi, naturalmente, trattandosi di due diversi premiati. Il primo premio è andato ad uno dei nostri musicologi ed intellettuali più noti e preparati, a Quirino Principe. Che è anche uno dei più impegnati a differenza della quasi totalità della categoria dei musicologi che preferisce discutere di una noterella messa lì, sulla quale cui si interroga se è stato il compositore od una mosca dispettosa, piuttosto che scendere qualche volta, una volta sola nella vita sarebbe bastante, in strada a difendere i diritti della musica che sembra non interessino più a nessuno. Quirino Prinicpe fa l'uno e l'altro e con identica preparazione, competenza e soprattutto passione. Un esempio eccelso di musicologo militante. Ecco perchè il premio assegnatogli a Ferrarra, dal singolare titolo 'In tutte le direzioni' non poteva avere destinatario migliore.
 Altro premio quello assegnato, e consegnato già, alla nuova Opera di Firenze. In questo secondo caso, nonostante l'avversione  tante volte dichiarata di Vittorio Sgarbi, si tratta di un premio di architettura che  riconosce il valore dell'opera, progettata da uno studio di architettura della capitale, che ha avuto anche il merito di riqualificare una zona di Firenze, evidentemente  in progressivo abbandono, se non in degrado.  Nella motivazione del premio è stato sottolineato il pregio dell'opera architettonica, l'uso di avanzate tecnologie, e la moderna concezione.

P.S. Un bell'inizio per un nuovo teatro d'opera, non del tutto concluso ad ora, perché ancora necessita di fondi per la chiusura totale del cantiere. Fondi che l'ex sindaco Renzi dovrà, e saprà sicuramente, trovare.
 La nuova Opera di Firenze va ad allungare la lista, brevissima, dei nuovi teatri italiani, nella quale compare  il Nuovo Carlo Felice di Genova che, finora, non ha mai avuto vita facile ed ora è tornato nella tormenta amministrativa, e il Teatro degli Arcimboldi, un monumento che una volta assolto il compito di fare da momentaneo palcoscenico della Scala, nel corso dei lavori di ammodernamento della sede storica, non si comprende che fine abbia fatto. Certo è che  un teatro così grande ridotto ad ospitare registrazioni di trasmissioni televisive è un  ben crudele destino.
 Perchè in Italia, di teatri e luoghi destinati alla cultura se ne costruiscono pochi, pochissimi, rispetto a  molte altre nazioni, ma poi il loro destino sembra segnato dalla stessa incuria e distrazione riservata ai luoghi storici della cultura in Italia. Con l'unica eccezione dell'Auditorium di Roma, costruito da Renzo Piano e inaugurato oltre dieci anni fa, che, sebbene faccia acqua da molte parti, soprattutto sotto il profilo acustico ed anche di alcuni servizi, sembra viaggiare a gonfie vele. Purtroppo, però, anche l'Auditorium sembra stia portando male al suo amministratore delegato, Carlo Fuortes, il quale  con il piede anche all'Opera di Roma, sta facendo disastri,  tutti quelli che non ha potuto fare alla nuova creatura.