Quanti sono gli immobili interessati dalla revisione degli estimi catastali? A dar credito alla precisazione del Tesoro dopo l’audizione di Giancarlo Giorgetti in Parlamento, pochi: «Quelli che hanno usufruito del supebonus». Circa mezzo milione di unità fra condomini e ville, il quattro per cento del patrimonio edilizio, se si considera chiunque abbia usufruito del vantaggio fiscale. Ma poiché fra questi ci sono molti proprietari di prime case (esentate dal pagamento dell’Imposta comunale), ancor di meno. Per avere le idee più chiare occorrerà attendere il testo della legge di Bilancio e il dibattito parlamentare che ne seguirà. Per il momento un fatto è certo: il ministro dice e non dice, stretto fra gli impegni che l’Europa gli chiede di mantenere e una maggioranza ancora una volta indisponibile a scelte impopolari. Di tutte quelle possibili, c’è la revisione degli estimi catastali.
Molti ricorderanno il braccio di ferro fra l’allora premier Mario Draghi e Matteo Salvini. Era l’autunno di tre anni fa, e l’ex presidente della Banca centrale europea stava cercando di spingere la maggioranza di larghe intese a rivedere un sistema fermo agli anni Sessanta, oggetto per questo di ripetute raccomandazioni della Commissione europea: tante quante quelle contro il rifiuto di mettere a gara le concessioni balneari. Il mancato aggiornamento degli estimi fa sì che molti ricchi proprietari di case nei centri cittadini spesso paghino meno di chi ha acquistato in una nuova palazzina di periferia. Dopo mesi di discussioni, a primavera dell’anno successivo Draghi ottenne una mezza vittoria e il sì alla revisione delle mappature. Peccato che il governo cadde quell’estate, e della riforma si perse ogni traccia. Giorgetti, suo malgrado, è costretto a ripartire da lì. E, lo vedremo fra poco, questa è una delle ragioni che sta complicando la prima applicazione del nuovo patto di Stabilità europeo.
Per capire i contorni della faccenda occorre rileggere con attenzione lo stenografico del ministro davanti ai deputati e senatori che gli chiedono chiarimenti. Spiega Giorgetti: «Non si tratta di fare l’aggiornamento ai valori di mercato che l’Europa ci ha chiesto, si tratta semplicemente di andare a cercare le case fantasma e soprattutto a precisare una norma della scorsa legge di Bilancio per cui chi fa le ristrutturazioni è tenuto ad aggiornare i dati».
Il messaggio è chiaro: il governo non farà la riforma che Bruxelles invoca, al massimo darà un segnale. Per averne conferma basta chiedere a chi ha partecipato alle riunioni a porte chiuse di questi giorni: «Salvini era e resta contrario alla revisione degli estimi». Per la verità è in ottima compagnia: né la premier né Antonio Tajani hanno voglia di intestarsi una decisione simile a pochi giorni dal voto in ben tre regioni. Di qui il pasticciato compromesso verbale del ministro e il mirino puntato sui beneficiari del superbonus, già colpiti da una norma che disincentiva la vendita dell’immobile per cinque anni.
In sintesi: così come accaduto per i balneari, il governo girerà attorno all’ostacolo europeo, ma non senza conseguenze sulla trattativa per l’aggiustamento dei conti pubblici. Il perché è semplice: il nuovo patto di Stabilità permette all’Italia di tornare nei parametri di Maastricht in sette anni invece che in quattro, purché si vincoli a riforme come quella del Catasto. Le parole del leghista confermano che il via libera ancora non c’è: «Siamo in trattativa con Bruxelles per gli impegni ulteriori. Gli obiettivi devono essere condivisi, se non lo saranno ne prenderemo atto». Difficile immaginare uno strappo nel pieno della transizione fra la vecchia e la nuova Commissione europea. La frase di Giorgetti sembra anzitutto un messaggio a chi nella sua stessa maggioranza lo costringe alle acrobazie verbali per non chiedere sacrifici a nessuno, o quasi.
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