sabato 28 marzo 2020

La preghiera del Papa perchè si arresti la pandemia. Meditazione da Piazza san Pietro anche simbolicamnete deserta



Nell'omelia del Papa  è risuonata la domanda posta da Gesù: "Perché avete paura?" , nel Vangelo ( Matteo, 28,5 )che l'ha preceduta
Non siamo autosufficienti, da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai. Il Signore ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare. Il Signore si risveglia per risvegliare e ravvivare la nostra fede pasquale. Abbiamo un’ancora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore. In mezzo all’isolamento nel quale stiamo patendo la mancanza degli affetti e degli incontri, sperimentando la mancanza di tante cose, ascoltiamo ancora una volta l’annuncio che ci salva: è risorto e vive accanto a noi.


Abbracciare la sua croce significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità e di solidarietà. Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza.


Cari fratelli e sorelle, da questo luogo, che racconta la fede rocciosa di Pietro, stasera vorrei affidarvi tutti al Signore, per l’intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta. Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: «Voi non abbiate paura» (Mt 28,5). E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché sappiamo che Tu hai cura di noi”.

Coronavirus. Si pensa già al dopo emergenza. E DRAGHI? ( AGI)

Un po' per tattica un po' per buonsenso, le forze politiche - fatta eccezione per la Lega - appaiono caute sull'ipotesi di un governo di unità nazionale guidato dall'ex governatore della Bce, Mario Draghi. Anche nell'opposizione dove, almeno sulla carta, l'opzione Draghi rappresenterebbe una grande occasione per porre fine al governo giallo-rosso l'idea non entusiasma.

Tutti sono concordi nel ritenere che quella sorta di 'manifesto' programmatico che il professore ha inviato al Financial Times rappresenti la via da seguire per uscire dalla crisi economica in cui il coronavirus ha infilato l'Italia. I cori di apprezzamento tuttavia si estinguono nel momento in cui si comincia a parlare di avvicendamento a Palazzo Chigi.
"Se serve un governo Draghi? Noi adesso pensiamo solo all’emergenza, non speculiamo, non facciamo trame né polemiche e farebbe bene anche la maggioranza ad evitarle", sottolinea il vice presidente di Forza Italia, Antonio Tajani. Ancora più netta Giorgia Meloni: "I governi non si fanno per alchimie. Preferisco il voto popolare".

Persino Matteo Renzi, che fa il nome di Draghi già prima dell'esplodere dell'emergenza, non scopre ancora le sue carte e, a domanda diretta sul governo di unità nazionale, risponde: "Non tiro per la giacchetta Mario Draghi. Non lo candido a nulla, ma dico: lui che è stato il custode delle regole europee, con tempismo ci indica la strada giusta, dicendoci che serve un'economia di guerra". 
Torna il 'tiro della giacchetta'

L'immagine della giacchetta è quella che più ricorre nei commenti politici (oltre a Renzi la utilizzano tra gli altri il capo politico del M5s, Vito Crimi, e la presidente dei senatori di Forza Italia, Anna Maria Bernini), e rimanda immediatamente all'arrivo a Palazzo Chigi di un altro professor Mario che con Draghi condivideva la frequentazione dei palazzi di Bruxelles e una certa confidenza con le cancellerie europee.
Era il 2011 quando il senatore Mario Monti fu chiamato da Giorgio Napolitano, dopo la nomina a senatore a vita da parte dello stesso Capo dello Stato, a rimettere in piedi i conti italiani esposti alle speculazioni internazionali. Anche in quel caso, i più proclamavano di non volere tirare Monti per la giacchetta. Monti arrivò comunque a Palazzo Chigi.

L'unico a chiamare a gran voce il nome di mario Draghi è Matteo Salvini che ha già avuto modo di spiegare perchè l'ex numero uno di Eurotower sarebbe per lui la carta da giocare in questo momento: "Ha il fisico per reggere il confronto con Merkel e Macron". 
La fumata nera al Consiglio Ue

In realtà, come è emerso ieri durante il Consiglio Europeo in video-conferenza, l'Italia in questo momento è schierata con Francia e Spagna per chiedere all'Europa un immediato e importante impegno per finanziare gli investimenti e immettere liquidità nel sistema economico e produttivo dei Paesi europei, attraverso strumenti come gli eurobond, quindi con il debito. Una posizione osteggiata dai 'rigoristi' Olanda e Austria, con la Cancelliera tedesca Angela Merkel a cercare di mediare a favore dei Paesi mediterranei.

Poco importa a Salvini che, chiedendo a gran voce la discesa in campo dell'europeista Mario Draghi, dice contemporaneamente che se l'Europa continuerà a non decidere l'Italia dovrebbe dirle "addio". A Salvini risponde il ministro dem agli Affari Europei con un laconico "per andare dove? Una classe dirigente", aggiunge Amendola, "non può un giorno incensare Draghi e il giorno dopo pensare all'Italexit".

Polemiche a parte, quello di Salvini è uno sfogo che nasce dalla fumata nera arrivata ieri dal vertice dei capi di stato e di governo europei. Ci si attendeva che, di fronte all'emergenza, venissero accantonate rivalità e pregiudizi fra Paesi del Nord e del Sud. Non è stato così e, di fatto, la riunione è stata aggiornata. I leader si rivedranno fra due settimane, ere geologiche in un momento di emergenza sanitaria ed economica come quello vissuto dal Vecchio Continente.

Conte tiene il punto
 Ed è andata pure bene, perché inizialmente Olanda e Austria avrebbero voluto far passare tre settimane prima di rivedersi. È stata Merkel, ancora una volta, a fare da mediatrice fra le richiesta di Italia, Francia, Spagna e altri sei Paesi di rimandare il vertice alla prossima settimana e quella dei rigoristi.
Il premier Giuseppe Conte, i ogni caso, sembra aver tenuto il punto: no al ricorso al Mes con condizionalità (ovvero con la restituzione del prestito in termini di riforme lacrime e sangue), tanto che il nome del Fondo salva Stati non è nemmeno comparso nel documento finale. "Nessuno pensa a mutualizzare il debito pubblico", ha chiarito Conte in quello che è apparso come un vero e proprio sfogo: "Ciascun Paese risponde per il proprio debito pubblico e continuerà a risponderne". ​

Tutti per il 'bazooka'
Il quadro economico appare, dunque, ancor meno rassicurante di ieri (e le borse europee ancora in sofferenza stanno lì a certificarlo). "Gli Stati membri dell'Unione Europea ce la faranno a contrastare le terribili conseguenze solo con uno sforzo comune. Sono purtroppo le logiche sovraniste che stanno azzoppando l'Unione", è la linea del Pd esposta dal responsabile Economia Emanuele Felice: "Come ha sottolineato Mario Draghi, la strada da percorrere è quella di mettere da parte le rigidità del debito e di promuovere ad un livello coordinato massicci investimenti pubblici che sostengano, con azioni immediate, il crollo di quelli privati e il blocco temporaneo della produzione. 

Per questo motivo gli strumenti finanziari europei del passato devono essere adeguati al contesto attuale, mai conosciuto fino ad oggi, di una pandemia mondiale". E se il nome di Draghi per un possibile avvicendamento a Palazzo Chigi viene pronunciato con cautela, il suo 'bazooka' anti crisi è invocato da più parti come, del resto, l'istituzione di una cabina di regia per la ripartenza.
Ne parla, tra gli altri, il vice presidente di Forza Italia, già presidente del Parlamento Europeo: "Noi siamo disposti a dare il nostro contributo, ma serve un tavolo politico con Conte e i leader dell’opposizione per confrontarsi sulle grandi decisioni strategiche", spiega Tajani: "Poi chiediamo un altro luogo di confronto tra il ministro Gualtieri e i responsabili economici dei nostri partiti, e infine un coordinamento parlamentare come quello previsto. In più, serve che ogni provvedimento sia affidato a due relatori, uno di maggioranza e uno di opposizione".

La cabina di regia
Una cabina di regia con la partecipazione di tutte le forze politiche è invocata anche dall'ex presidente della Camera Pierferdinando Casini: "Il governo dovrebbe istituirla fin da adesso per affiancare il premier e il ministro dell’Economia. E per il dopo bisognerà mettere al capezzale del Paese personalità credibili in grado di rappresentare l’Italia", dice Casini senza nominare l'ipotesi di un governo guidato da Mario Draghi.

"Sarà il presidente della Repubblica a decidere quale sarà il percorso. Certo io penso che le persone che hanno più credibilità difficilmente possano rifiutare la chiamata della patria", afferma Casini: "C’è un tempo di guerra e c’è un tempo di pace. Ora siamo in tempo di guerra: le diserzioni non sono possibili. Adesso il governo Conte deve essere sostenuto da un’ampia maggioranza parlamentare perché una crisi oggi finirebbe per aggravare l’emergenza. Poi si farà punto a capo e inizierà una stagione nuova". 


Il Colle concentrato sull'emergenza
 Di certo, il Quirinale in queste settimane è concentrato solo ed esclusivamente sulla battaglia contro l'epidemia e non valuta nel computo delle diverse ipotesi una crisi di governo che, date le condizioni, sarebbe solo un danno per il Paese. Ovviamente l'intervento di Draghi è stato apprezzato, ma come dimostrazione di impegno civico europeo. 

Draghi supercommissario?
 Dal Partito Democratico è già arrivato un 'No' forte e chiaro a soluzione pasticciate e politicamente strumentali, per usare le parole di Goffredo Bettini. Sul valore di una personalità come Mario Draghi anche il giudizio dei dem è pressochè unanime. Tanto che, viene riferito da fonti parlamentari, fra i dem c'è chi ha avanzato nelle scorse ore di sfruttare la competenza di Mario Draghi senza costringerlo a scendere nell'agone politico.

L'idea è quello di affidargli un incarico da 'supercommissario' alla ricostruzione. Al momento si tratta di una suggestione che, però, avrebbe il vantaggio di non esautorare Giuseppe Conte - verso il quale il giudizio dei dem, al netto degli errori nella comunicazione, è ancora positivo, ed evitare i nuovi scossoni all'economia che un periodo di 'vacanza' seppure breve di Palazzo Chigi inevitabilmente genererebbe. 

Un mondo di privilegiati come i calciatori sposa la solidarietà

Il messaggio lanciato da capitan Chiellini trova la Juventus d'accordo: taglio degli ingaggi durante la sospensione del campionato causa emergenza coronavirus. A dire sì, c'è anche Cristiano Ronaldo.

Lo rivela 'Tuttosport', secondo cui il fuoriclasse portoghese avrebbe aderito alla proposta del difensore bianconero legata alla rinuncia di una parte dello stipendio annuale (si parla di un mese e mezzo) unendosi al coro dei 'senatori' Buffon e Bonucci. Ronaldo, direbbe 'no' a quasi 4 milioni di euro.
Una linea che pare aver trovato parere favorevole anche da parte dell'intera rosa, una linea tracciata dalla società in sinergia col capitano attraverso colloqui a distanza andati in scena nei giorni scorsi.

Una volta stabilito il da farsi, Chiellini ha sondato i compagni per dare il la al taglio ingaggi: da definire solo alcuni termini dell'intesa, ma lo scenario sta per prendere forma.
Oltre alla rinuncia su un mese e mezzo, sul tavolo esistono però anche altre ipotesi: una prevede che la Juve corrisponda ai propri calciatori marzo e non paghi finchè il campionato non riprenderà; pagare un mese da marzo a giugno in caso di stop definitivo della Serie A, oppure due dei prossimi quattro qualora il pallone tornasse a rotolare.

Tutti crismi da formalizzare, ma la Juve fa quadrato e si mostra unita nel momento più difficile

venerdì 27 marzo 2020

Lettera alla RAI di PUPI AVATI

Riflessione e proposta

E piango e rido davanti alla televisione come piangono e ridono i vecchi ,che è poi come piangono e ridono i bambini, cercando di fare in modo che mia moglie non se ne accorga. Fra i tanti che se ne sono andati un mio amico, Bruno Longhi, grande clarinettista milanese, che il coronavirus ha portato via senza tener conto della sua bravura, di come suonava Memories of you, meglio di Benny Goodman . E’ il primo periodo della mia vita in cui anziché abbracciare vorrei essere abbracciato. Mi manca persino quella specie di bacio notturno con il quale auguro la buonanotte a mia moglie e che lei giustamente mi ha vietato. Dormo di più la mattina, nel silenzio profondo ,cimiteriale di una città morta , appartengo anagraficamente alla categoria di quelli più svelti a morire .
Ma in questo sterminato silenzio , che è sacro e misterioso e che ci fa comprendere la nostra pochezza, la nostra vigliaccheria , ci commuove la consapevolezza dei tanti che stanno mettendo a repentaglio le loro vite per salvarci.
E questo stesso silenzio sarebbe opportuno per i tanti che destituiti di ogni competenza specifica continuano a sproloquiare saltapicchiando da un programma all’altro privi di ogni pudore , di ogni senso del limite. Coloro che con tanta solerzia, con tanta supponenza, ci hanno accompagnato nel corso degli ultimi decenni appartengono al Prima del Coronavirus, quando era possibile il cazzeggio. Ora, se usciremo da questa esperienza, dovremo farne tesoro, dovremo trovare un senso a quello che è accaduto , soccorrendo le tante famiglie di chi ha pagato con la vita, aiutando a superare le difficoltà enormi, spesso insormontabili, nelle quali si troveranno i più, impegnandoci tutti a sostituire il dire con il fare, come accadde dopo la Liberazione.
Quello che provo somiglia a quando al cinematografo negli anni cinquanta si rompeva la pellicola e accadeva che venivi scaraventato fuori da quella storia che era stata capace di sottrarti allo squallore del tuo quotidiano. Rottura accolta da un boato di delusione simultaneo all’accensione improvvisa di luci fastidiose. Me ne restavo seduto, stretto in me stesso, cercando di tenermi dentro il film , “ dimmi quando ricomincia “ dicevo a mia madre tenendo gli occhi chiusi e pregando perché quelli su in cabina si sbrigassero a riattaccare la pellicola. Perché fossi restituito al più presto a quel magico altrove. . Ecco questo tempo che sto vivendo che non somiglia a niente , è un pezzo della mia vita che vivo con gli occhi chiusi, in attesa di poterli riaprire

 E quel mondo che si sta allontanando ,che non tornerà più ad esserci, che non piaceva a nessuno, del quale tutti si lamentavano, eppure temo che di quel mondo proveremo una crescente nostalgia.
E allora mi chiedo perché In questo tempo sospeso, fra il reale e l’irreale, come in assenza di gravità, i media e soprattutto la televisione e soprattutto la RAI, in un momento in cui il Dio Mercato al quale dobbiamo la generale acquiescenza alll’Auditel , non approfitti di questa tregua sabbatica di settimane, di mesi, per sconvolgere totalmente i suoi palinsesti dando al paese l’opportunità di crescere culturalmente. 

Perché non si sconvolgono i palinsesti programmando finalmente i grandi film, i grandi concerti di musica classica, di jazz, di pop, i documentari sulla vita e le opere dei grandi pittori, dei grandi scultori, dei grandi architetti , la lettura dei testi dei grandi scrittori, la prosa, la poesia, la danza, insomma perché non diamo la possibilità a milioni di utenti di scoprire che c’è altro, al di là dello sterile cicaleccio dei salotti frequentati da vip o dai soliti opinionisti. Perché non proporre quel tipo di programmazione che fa rizzare i capelli ai pubblicitari ! Perché non approfittiamo di questa così speciale opportunità per provare a far crescere culturalmente il paese stravolgendo davvero i vecchi parametri, contando sull’effetto terapeutico della bellezza ? 

Il mio appello va al Presidente, al Direttore Generale, al Consiglio di Amministrazione della RAI affinché mettano mano a un progetto così ambizioso e tuttavia così economico. Progetto che ci faccia trovare, quando in cabina finalmente saranno stati in grado di aggiustare la pellicola, migliori, più consapevoli di come eravamo quando all’improvviso si interruppe la proiezione . E potremo allora riaprire gli occhi.

                                                               Pupi Avati

Coronavirus. Troppa confusione che ci fa venire un sospetto

In queste settimane di emergenza si leggono ed ascoltano dichiarazioni a raffica sulla reale situazione dell'emergenza, sulle cifre del contagio e sui problemi che il virus comporta  ora e comporterà domani, certamente più numerosi, una volta che l'emergenza sarà passata.

Come se non bastassero ci si è messo anche il clima pazzo di questi ultimi giorni, con  gelate e nevicate, che potrebbe non infondata - se non l'ha già fatto in parte - mettere in ginocchio l'agricoltura e il comparto vivaistico che, proprio in primavera conosce il suo momento migliore e che ora rischia di far andare al macero piante e fiori di ogni genere. Come pure - altra paura non infondata -  identica sorte potrebbe toccare a colombe pasquali ed uova di cioccolato. Insomma una catastrofe generale.

Basta? No. C'è anche Tridico, presidente dell'INPS, che in due giorni  ha affermato che il suo istituto, che eroga le pensioni agli italiani, ha liquidità fino a maggio, dopo no. Lo ha detto l'altro ieri; oggi i TG riferiscono che, a detta dello stesso Tridico, le pensioni non sono in pericolo. Che deve pensare un cittadino qualunque di questo signore messo a capo dell'INPS dai grillini? 
 O che è un 'idiota'- ci si perdoni il termine - o che, strigliato dai suoi sponsor politici, ha ritrattato, mentendo. Ma a questo punto non capiamo più se diceva il vero prima o dopo. Cioè anche di lui non possiamo più fidarci.

Come non possiamo fidarci di Salvini e dei 'suoi' Governatori che vantano nelle regioni amministrate, specie la Lombardia, la migliore sanità del mondo ed hanno commesso e continuano a commettere errori su errori nella gestione dell'emergenza. Primo e più grave di tutti quello di non sottoporre a tampone tutti gli operatori sanitari, per evitare che siano anche loro diffusori di contagio,  veri untori, mentre mettono a repentaglio la loro stessa vita, curando con abnegazione le file interminabili di malati di Coronavirus. Senza dire della mancanza di dispositivi sanitari fondamentali per gli operatori: mascherine, guanti, occhiali, camici ecc... Non era la migliore sanità dì'Italia e del mondo?

L'opposizione chiede 'buon governo', cambio di governance, perchè - a loro dire - chi sta ora governando il paese non sa fare il suo lavoro. Cioè? Coloro che in un mese hanno cambiato parere troppe volte: prima 'la Lombardia non chiude', poi 'la Lombardia va chiusa' e poi ancora ' la Lombardia non può restare chiusa', vogliono dettare  la condotta al Governo che ora, diciamolo con chiarezza, in mezzo a mille difficoltà a causa della virulenza dell'infezione e dell'assoluta imprevedibilità della stessa,  sta reggendo l'impatto con misure  concrete e in fretta, anche fra errori.

L'intervento, ieri, di Conte  alla riunione dei 27  in Europa fa scuola in tal senso. L'Europa - ha detto alla maggioranza dei partner - non può pensare di far fronte all'emergenza, che è gravissima e che non risparmia nessuno, con strumenti che a malapena potevano andar bene in tempo di pace.  C'è anche chi ha detto, sperando che non accada, che in Europa, i vari Paesi cosiddetti 'del Nord' si muoveranno solo quando l'epidemia avrà toccato anche loro. Ma forse allora potrebbe essere tardi.  Perfino il consiglio del saggio Draghi, apparso  ieri, non è stato tenuto nel debito conto. Consigliava Draghi ai paesi i cosiddetti Eurobond, e aggiungeva che bisognava muoversi in fretta, perché domani potrebbe essere tropo tardi. L'Europa, Merkel compresa, ha fatto orecchie da mercante e si è presa una settimana o poco più di meditazione per dare una risposta. Conte ha replicato che con tutta Europa o da soli quegli strumenti l'Italia li metterà in campo.
La stessa cosa ha voluto ripetere - senza essere interpellato, ma al solo scopo di far sapere che lui esiste - Di Maio, stoppando anche coloro che vorrebbero Draghi a gestire, governare sarebbe più preciso dire, il nostro paese nel dopo epidemia.

In mezzo a questa generale confusione, che ci inquieta,  noi siamo attraversati da giorni da un cattivo pensiero. Non è che i politici, non perdendo il loro vecchio vizio di profittare delle emergenze, cercano con tutti i mezzi di partecipare alla spartizione della torta di finanziamenti ed aiuti che certamente  sarà offerta nel nostro paese?
C'è chi lo fa per fini elettorali principalmente, c'è chi  invece lo fa perché pensa che se non partecipa al banchetto che si sta per imbandire, dovrà attendere la prossima emergenza, la prossima catastrofe (perché questa è una catastrofe, più grave dei vari terremoti che hanno interessato alcune zone del nostro paese) ed il successivo banchetto.
 Non sarebbe vergognoso qualora fosse vero, e noi crediamo che sia vero? 

Coronavirus.La CINA deve essere vicina. Telefonata fra Trump e Xi (Rai News)

...Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il presidente cinese, Xi Jinping, hanno avuto una conversazione telefonica sul tema del coronavirus. "Ho appena avuto un'ottima conversazione con il presidente cinese Xi - spiega Trump su Twitter - Abbiamo discusso molto dettagliatamente del coronavirus che sta devastando gran parte del nostro pianeta. La Cina ci è passata e ha sviluppato una forte conoscenza del virus. Stiamo lavorando a stretto contatto insieme. Molto rispetto!"

I contagiati nel mondo sono ora oltre 500.000 mentre i sistemi sanitari di alcuni Paesi rischiano di andare in tilt. I leader del G20, riuniti in video conferenza, hanno assicurato di voler fare fronte comune contro l'epidemia. "Il virus non rispetta alcuna frontiera", hanno dichiarato nel comunicato finale, impegnandosi ad iniettare 5.000 miliardi di liquidità nell'economia globale dove l'impatto è già pesante. Negli Usa sono schizzate a 3,3 milioni le richieste di sussidi di disoccupazione la scorsa settimana: un dato senza precedenti.

"È agghiacciante. E questo è solo l'inizio. Peggiorerà", ha avvertito il sindaco di New York Bill de Blasio, stimando che mezzo milione di persone nella Grande Mela perderanno il lavoro.

Wall Street è salita per il terzo giorno consecutivo, galvanizzata dal maxi piano di aiuti da 2000 miliardi di dollari approvato dal Senato ed ora al vaglio della Camera. 

Federculture: servizi per i cittadini al tempo del Coronavirus


Il Polo è chiuso ma è sempre online

Il Polo del ‘900 e i 22 enti partner lanciano il programma #ilpoloèsempreonline. Pillole di storia, contenuti d’archivio, consigli cinematografici, letture online e una call agli insegnanti per rispondere alle sfide del presente attraverso il Novecento

Il Polo del ‘900 di Torino e i 22 Enti partner continuano la propria attività culturale fuori dai Palazzi juvarriani che li accolgono. Non in uno spazio fisico ma digitale.
Con il programma #ilpoloèsempreonline, su sito e pagina FB del Polo, racconti di storia in pillole, contenuti d’archivio inediti, consigli cinematografici, in linea con i valori propri del Polo che sono gli stessi che il Novecento ci ha consegnato: resistenzademocrazialibertà.

Ogni martedì venerdì alle 14, lo storico Giovanni De Luna propone la rubrica Momenti di storiain collaborazione con l’Istituto Piemontese per la storia della Resistenza.
Aneddoti e riflessioni sulla “voglia di vivere” e le abitudini dei torinesi durante la seconda guerra mondiale che si alternano a consigli cinematografici su film che hanno immortalato i grandi cambiamenti del Novecento in Italia.

Da venerdì 20 marzo alle 17, invece, gli attori Diego Garzino, Noemi Scala e Oscar Malusa leggono  La storia sei tu. 1000 anni in 20 nonni (Rizzoli) di Carlo Greppi, in collaborazione con Rete Italiana di Cultura Popolare.
Un libro di storia adatto ai bambini che parla dei cambiamenti e fatti più importanti degli ultimi mille anni, attraverso la voce di venti nonni, alla ricerca delle nostre radici.

La proposta online del Polo ha pensato anche a studenti e insegnanti. Nel sito del Polo è attiva la sezione #ChiedialPolo che propone materiali d’archivio digitali, kit didattici e percorsi tematici.
La sezione verrà aggiornata con nuovi contenuti, dal 27 marzo, attraverso una call lanciata agli insegnanti per intercettarne le esigenze e poter contribuire, attraverso le competenze proprie al Polo, alla didattica online. Inoltre il sito del Polo accoglierà progressivamente tutte le iniziative che i 22 Enti partner stanno mettendo a punto per fronteggiare la chiusura dei luoghi di cultura.

Info: il Polo è sempre on line


POLO del 900. Carta d'identità

Il Polo del '900 è un centro culturale aperto alla cittadinanza e rivolto soprattutto alle giovani generazioni e ai nuovi cittadini.[1], che racchiude le sedi e le attività di 22 enti partner. È ospitato nel complesso juvarriano dei Quartieri Militari a Torino, nei Palazzi San Celso e Palazzo San Daniele, costruiti su disegno di Filippo Juvarra dove si trovano la biblioteca, l’archivio, gli spazi per gli eventi, mostre e performance, aule per la didattica e per i bambini e l'allestimento permanente del Museo diffuso della Resistenza, della deportazione, della guerra, dei diritti e della libertà. Il Polo è nato come luogo per approfondire, leggere, studiare, conoscere, ricordare, viaggiare, socializzare, lasciarsi ispirare, mettersi alla prova, trovare risposte e aprirsi a nuove domande; con il fine ultimo di contribuire al perseguimento del benessere collettivo e progresso sociale attraverso la cultura.