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lunedì 27 marzo 2017

Tutti silenziosi: Sokolov, Lupu, Benedetti Michelangeli, Horowitz... ma anche Pollini, che nel tempo è diventatao più loquace

Sinceramente non sappiamo se preferire un pianista che fa tante chiacchiere ad uno che di chiacchiere ne fa poche  o quasi affatto. Fare più o meno chiacchiere può incidere sulla statura di un musicista e  sulla considerazione artistica che si ha di lui?
 No, certamente.  Anche se al musicista o pianista chiacchierone  che ripete sempre le stesse cose e risponde sempre allo stesso  modo alle domande sempre uguali che gli vengono rivolte, tipo Ramin Barahmi (del quale sappiamo in anticipo quel che dirà, nulla di nuovo), personalmente preferiamo quello che parla poco e quando parla, per quel poco che dice, è un piacere ascoltarlo.
  C'è una categoria di musicisti o pianisti che ha scelto per convinzione profonda, per allergia alla chiacchiera  od anche per strategia, di tacere o di parlar poco. Anche perchè forte del monito delle Scritture, alla base della saggezza: secondo le quali  il saggio è colui che è promptus ad audiendum, tardus ad loquendum.

E ci sono, anche coloro i quali al silenzio hanno unito la 'sparizione' dalle scene, come nel  caso davvero emblematico di Horowitz. Scomparso per anni dalle scene, di lui non si sapeva più nulla, ma  è bastato che  rientrasse per far parlare di sè più di quanto avrebbe ottenuto se fosse stato presente, come tanti valenti suoi colleghi, sulle scene un giorno sì e l'altro pure e avesse parlato altrettanto.

Come Horowitz anche Arturo Benedetti Michelangeli, in buona sostanza pianista silente e, per giunta, pochissimo attivo, dopo aver scelto accuratamente le sedi in cui suonare. Ma interviste nessuna . Nel corso degli anni in cui ci occupavamo preferibilmente di pianoforti e pianisti, Benedetti Michelangeli, che noi ricordiamo, concesse  una una intervista al Corriere, a Duilio Courir  (questi giorni commemorato da un suo amico, Aldo Grasso, sul Corriere, come un fior di critico, mentre invece era soprattutto un gran signore che aveva il privilegio, meritato o meno, di lavorare al Corrierone). Poi però, negli ultimi anni,  dopo un silenzio quasi tombale, la sua casa discografica convocò per l'uscita di un suo nuovo disco una conferenza stampa ad Amburgo e lo obbligò a presentarsi di fronte al fuoco di domande di una nutrita schiera di giornalisti fatti venire da ogni parte del mondo. Di fronte al marketing, e dietro l'insistenza dei suoi produttori il dio silente acquistò improvvisamente la parola, ed il pianista si arrese.

Ciò per dire che quegli stessi che commercializzano alcuni pianisti attraverso l'immagine dell'artista silenzioso, possono in ogni momento, per esigenze altrettanto economiche, imporgli di rompere la consegna del silenzio e di parlare. E' accaduto a tanti, e nessuno ha mutato per questo il giudizio che s'era fatto sulle loro qualità di musicisti e di interpreti. C'è anche il caso di Pollini, anche lui poco loquace un tempo - e per quel poco, loquace solo con i 'microfoni' suoi  amici - mentre oggi  si leggono spesso sue interviste. Vale anche per Radu Lupu che comunque è fra i meno loquaci.
A nessuno noi contestiamo la scelta della loquacità o del silenzio.

Perciò insistere, come fanno anche oggi, i soliti cronisti sul silenzio del pianista Sokolov a noi non ci smuove neppure di un millimetro; ci interessa innanzitutto cosa suona e come suona. Per il resto stia pure zitto, affari suoi, e la si smetta di sottolinearlo. Il silenzio non aggiunge nulla ad un pianista se suona male, nè nulla gli toglie se suona, invece, bene. Perciò diteci cosa suona e perché magari ha scelto quel programma. Poi, che Sokolov non conceda interviste... che ci frega?

giovedì 26 gennaio 2017

Mozart e la scoperta della Shoah

Scherzavamo, qualche giorno fa, scrivendo che - come insegna il calendario  avvalorando l'astrologia - i grandi pianisti nascono solo il 6 gennaio, dopo aver  riscontrato una sequenza abbastanza curiosa di nascite di grandi pianisti, a distanza di 11 anni l'uno, dall'altro in quel giorno: Benedetti Michelangeli, Brendel, Pollini. E poi... tutti i pianisti  nati dopo? Evidentemente si sono cercati altri giorni del calendario per mettere piede sulla terra. O quella triplice coincidenza aveva ormai graziato fin  troppo  il 6 gennaio per continuare con altri. Perciò, con buona pace di tutti gli astrologi che impazzano sul grande schermo e sui giornali (noi stessi, ai tempi di Piano Time, pubblicavamo ogni mese,  nell'ultima pagina della rivista, un oroscopo 'musicale' - per così dire, ma era un  gioco) pianisti e musicisti possono nascere in qualunque giorno dell'anno, perché conta ciò che si è alla nascita, avendo il sigillo impresso  dalle persone che ti hanno generato,  e conterà sicuramente anche dove si nasce ed altro ancora... ma pianisti come qualunque altra cosa si DIVENTA. E anche Mozart, pur nato in una famiglia di musicisti,  se non avesse avuto un padre 'padrone' in Leopold, con ogni probabilità non sarebbe diventato quello che poi è diventato, ma sarebbe emerso in qualche altro campo.

Se si fa a vedere su Wikipedia i nati 'famosi' del 27 gennaio, si scopre che fra i musicisti c'è solo Mozart, e molto più avanti, nel 1823, il francese Eduard Lalo e pochissimi altri,  molto meno noti  e meno rilevanti; c'è uno strano pianista come John Ogdon, e, nel ramo della filosofia, il tedesco Friedrich Schelling.
Se si va avanti negli anni, si ha la chiara percezione di come cambia la considerazione in cui  vengono tenute le persone più in vista nella società. Man mano che ci si avvicina ai nostri giorni, fra i nati del 27 gennaio ci sono soprattutto calciatori, atleti, attori ed attrici, e qualche giornalista. Insomma gli idoli del nostro tempo.

Tornando a Mozart ed alle curiose coincidenze del calendario, fa certamente impressione riscontrare come la scoperta dell'orrore della Shoah sia avvenuta proprio un 27 gennaio (1945). Ed a noi fa piacere pensare che sia stato un musicista, il più singolare della storia dell'umanità, a fare a noi il più grande regalo nel suo genetliaco, e cioè la scoperta del più grande orrore che la stessa umanità aveva prodotto, insegnandoci a fare attenzione perché  non avvenga mai più. In suo nome.

domenica 22 gennaio 2017

Quanto contano gli astri? Dobbiamo prestar fede a Paolo Fox

Quando  osserviamo certi destini, talvolta sorprendenti dal punto di vista delle congiunzioni astrali, non ci viene di dare addosso a tutti quei telespettatori che il 1 gennaio scorso hanno subissato la Rai di telefonate e proteste, perché per cause di forza maggiore (uno 'speciale' sull'attentato terroristico a Istanbul), non era potuto andare in onda l'oroscopo di Paolo Fox, quello 'annuale', giacché lui ne fa uno ogni giorno, dal lunedì al venerdì, nell'ambito della trasmissione di Rai2, 'I fatti vostri'.
 Paolo Fox, al contrario di quanto pensano alcuni, non ha la testa fra le nuvole, quando ci racconta l'influenza degli astri sulla nostra vita. Meglio: sui destini degli uomini?

Ve lo spieghiamo. Molti anni fa, quando ci occupavamo  di pianoforti e pianisti - all'epoca eravamo direttori del noto mensile 'Piano Time' - ci impressionò constatare che tre fra i maggiori pianisti, allora viventi - mentre uno è poi defunto -  erano nati tutti nello stesso giorno, il 5 gennaio. E coincidenza su coincidenza, a distanza l'uno dall'altro di 11 anni. Nell'ordine Benedetti Michelangeli 1920, Brendel 1931 e Pollini 1942. La cosa ci incuriosì al punto che andammo a vedere  se qualche altro pianista  era nato undici anni dopo e cioè nel 1953, nello stesso giorno. La ricerca non ebbe esito. Dunque la sequenza dopo quella triade di grandissimi, s'era interrotta, o esaurita, se si preferisce.

 Un analogo episodio ci accadde alcuni anni fa, nostro interlocutore fu Roberto Abbado, in quei giorni a Venezia per il Concerto di Capodanno. Era il 28 o 29 dicembre e gli dicemmo, parlando, che avremmo, il 30, telefonato a Pappano, al quale ci legava amicizia -  non eravamo il suo primo biografo? -  per fargli gli auguri per il compleanno, che cadeva proprio il 30 dicembre (1959). A quel punto Roberto Abbado ci rivelò un'altra curiosa coincidenza. e cioè che anche lui era nato il 30 dicembre(1954),  e che c'era anche un altro noto direttore, Paavo Jarvi, nato anch'egli il 30 dicembre del 1962. La distanza , in anni, fra i tre direttori, era riavvicinata, ma non così perfetta come nei pianisti.

 Dunque Paolo Fox sarà felice nell'apprendere che esiste un giorno fausto per far nascere pianisti, che è il 5 di gennaio, ed uno per direttori, il 30 dicembre. Le stelle hanno ragione.