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sabato 3 dicembre 2016

'meno BATACLAN...' chiedeva Puccini ai suoi amici romani, alla vigilia della 'prima' di TOSCA

Bataclan, questo nome divenuto tragicamente noto dopo l'assurda strage operata dagli assassini dell'ISIS, nell' omonimo locale di concerti parigino, del novembre dell'anno scorso, è preesistente. La sua etimologia lo riporta alla lingua cinese, dove vuol dire 'locale di spettacolo'. E c'è pure un'operetta  di Offenbach che ha lo stesso titolo. Quel nome venne dato al locale francese costruito verso il 1860, sia perché destinato ad ospitare spettacoli e concerti, sia anche per l'aspetto esteriore della facciata che  mostrava molti punti di contatto con l'architettura cinese.
 Ma per tutti quelli che non sono parigini e non conoscono bene Parigi, nè hanno mai frequentato quel luogo di spettacolo e concerti,  il nome Bataclan torna alla ribalta con quella strage, nella quale perì anche una brava e bella studentessa veneziana,Valeria Solesin, che si trovava a Parigi per un dottorato alla Sorbona, e che disgraziatamente, quella sera, aveva deciso di andare ad ascoltare quel concerto che si trasformò sotto le raffiche dei mitra in una sorta di marcia funebre collettiva.
Ma il termine, che voleva dire 'chiasso, caciara, casino ( detto alla romana) preesisteva e veniva in tale senso  utilizzato.
 Lo si ritrova anche nell'epistolario pucciniano, precisamente in una lettera inviata dal musicista al suo amico sacerdote romano, don Pietro Panichelli, alla viglia del suo trasferimento nella Capitale per seguire le prove e il debutto della sua Tosca, per la quale i consigli delll'amico sacerdote erano stati benedetti, e che avvenne il 14 marzo del 1900.
 A dicembre del 1899, scriveva letteralmente a don Panichelli:"Gli amici di Roma, meno BATACLAN faranno intorno alla mia persona, più grato mi avranno" che  testimonia chiaramente il carattere schivo ed impacciato del noto musicista,sempre a disagio quando gli si voleva far festa in pubblico- con gli amici intimi era di tutt'altro carattere.

giovedì 21 luglio 2016

'Un'eccezione culturale' definì lo spettacolo Renzi, all'indomani della strage del Bataclan. Ma sembra che ora, assieme a tutto il governo, abbia cambiato idea

All'indomani della strage ISIS al Teatro Bataclan di Parigi, Renzi definì lo spettacolo una 'eccezione culturale' sulla quale puntare gli sforzi per azzerare il terreno di coltura nel quale cresce e prospera il terrorismo.
 Ma se lo spettacolo è una eccezione culturale bisogna che possa disporre dei mezzi necessari per  esserlo nei fatti, per farlo vivere e prosperare.
 Ma prima del proclama renziano, chi in Italia,invece, non ha fatto notare con quali modi sbrigativi , e diciamo anche spregiativi, fosse trattato lo spettacolo?  In termini assoluti il finanziamento allo spettacolo negli ultimi dieci anni si è di fatto dimezzato. Che cosa significa? Significa disattenzione, significa considerazione dello spettacolo  come un fenomeno non indispensabile alla crescita civile di una nazione, significa anzi  volontà di punizione,  intendendolo  esclusivamente come puro divertimento e quindi affatto formativo e ocacsione di crescita civile e culturale.
 Ora in vista della nascita del prossimo codice dello spettacolo e della legge generale di riforma dello spettacolo dal vivo, l'AGIS e FDEDERVIVO hanno lanciato delle proposte. Che noi abbiamo già pubblicato in un precedente post di quest'oggi.
 Ci ha fatto rizzare le orecchie leggere che nella nuova normativa in discussione alla V Commissione della Camera, Disegno di Legge  113/2016,  che deve diventare operativo entro dicembre del 2018,  si introducano  caratteristiche nuove, relative alle Fondazioni lirico-sinfoniche che fino ad oggi sarebbero state tenute in  disparte nel loro comparto, che molti definiscono privilegiato. Secondo l'inquadramento previsto, tali istituzioni - sulle cui natura, pubblica o privata, occorre una volta per tutte decidersi a legiferare;  ma questo riguarderà anche altre istituzioni di spettacolo, come i Teatri di tradizione o le ICO - potranno essere ' teatro lirico sinfonico nazionale', 'orchestra nazionale', ' teatro lirico sinfonico', suddivisione che vuol dire che le 14 fondazioni oggi esistenti, saranno - nella volontà del legislatore - ridotte di numero con un declassamento per gran parte di esse. Che è poi ciò di cui da tempo si va dicendo essere nella testa di Franceschini e nei progetti del suo ministero.
 Si parla poi di 'lavoro intermittente' introducendo la stagionalità come principio giuridico nel lavoro per lo spettacolo, con la introduzione di ammortizzatori, onde evitare le assunzioni di massa attraverso  le sentenze della Consulta ecc..
 Si accenna, nelle proposte presentate all'AGIS, alla necessità di concedere a tutti , con una attenta politica dei prezzi, l'accesso allo spettacolo; ed anche che la televisione dedichi spazio nella sua programmazione agli spettacoli dal vivo, ma non nei canali tematici, come accade ora:  cose che si vanno dicendo da decenni, senza che nulla  sia mai accaduto.
 E poi la nascita di una festa dello spettacolo dal vivo in Italia per il 22 ottobre. Una parata per Franceschini che mostrare quanto sia interessato alle sorti dello spettacolo dal vivo in Italia, proprio quando sta cercando, attraverso la sua falsa riforma, di metterlo in seria difficoltà.
 Insomma le prospettive della riforma ed anche alcune indicazioni che provengono dalle proposte dell'AGIS, non ci fanno affatto stare tranquilli.

lunedì 23 novembre 2015

Valeria Solesin. L'esempio di suo padre, insegnante

Fino ad una decina di giorni fa neanche il nome di Valeria Solesin conoscevamo. Lo conoscevano, oltre i suoi familiari,  i suoi professori che ne hanno ricordato il valore di studente,  i suoi compagni di studio alla Sorbona, dove si era recata per il dottorato, e le agenzie di solidarietà internazionali che l'avevano vista attiva nelle fila dei cooperanti.
La tragica carneficina dei militanti dell'ISIS al Bataclan, ce l' ha fatta conoscere, mostrandoci anche il suo viso luminoso, bellissimo. Una delle tante giovani di valore, italiana - ma ve ne sono in ogni parte del mondo - che meriterebbero ben altro spazio, mentre solitamente ci sentiamo raccontare storie di genti ed imprese inutili ed insignificanti.
Il ritorno della sua salma in Italia,  ed il funerale programmato per domani, in piazza San Marco a Venezia, ci hanno fatto conoscere anche i suoi genitori, privilegiando fra i due il padre, insegnante, preside di un istituto superiore.
E la nostra meraviglia ed ammirazione è raddoppiata. Un insegnante, dirigente scolastico (come oggi si dice) che incarna perfettamente la grande tradizione della nostra migliore scuola pubblica, della quale non possiamo che essere orgogliosi, come orgogliosi siamo diventati di sua figlia, che prima non conoscevamo, caduta barbaramente a Parigi, ma il cui esempio sarà difficile dimenticare.
 Il padre di Valeria rappresenta ciò che erano gli insegnanti e ciò che vorremmo fossero sempre. Un uomo con grande dignità, pacato, composto, che non imbraccia l'arma, facile, della vendetta e che di fronte al grande dolore per la morte della figlia, invita caldamente tutti alla solidarietà.Siamo sicuri che egli è stato nella sua professione, un ottimo educatore.
 Questi rappresentanti di un mondo ritenuto giurassico, vanno sostenuti, per evitare che anche la scuola sia inondata da gente inutile, senza valore, incapace di trasmettere  professionalità e di costituire esempio vivente di civiltà e cultura per le giovani generazioni.
Lo diciamo avendo presente l'ambiente attuale di molte istituzioni scolastiche, nelle quali abbiamo passato la gran parte della nostra vita professionale, e che oggi vediamo affidate a dirigenti, incapaci, grigi, ed anche ottusi, quasi sempre sostenuti dalle organizzazioni sindacali nelle quali, molto di rado, abbiamo verificato la presenza di persone e professionisti di valore.