giovedì 31 ottobre 2024

Venezia. Festival Luigi Nono 2024. 'Risonanza erranti' ( da Il Giornale della Musica, di Stefano Nardelli)

 

Dal 5 al 29 novembre si tiene a Venezia la settima edizione del Festival Luigi Nono, che quest’anno coincide con il centesimo anniversario della nascita del compositore. Il titolo della rassegna Risonanze erranti prende a prestito una composizione di Nono del 1987 dedicata a Massimo Cacciari, al quale il compositore fu legato da una lunga amicizia segnata anche da collaborazioni importanti come per Prometeo. 

Tragedia dell’ascolto ripreso nello scorso gennaio nella Chiesa di San Lorenzo a Venezia in una nuova produzione dalla Fondazione La Biennale di Venezia. Il programma del festival intende partire dal concetto di “risonanza” e del suo significato letterale per far risuonare la voce del compositore con la musica, attraverso riflessioni su temi per centrali nella poetica di Nono e rendendo omaggio a quanti hanno condiviso il suo cammino artistico e personale. 

Al filosofo veneziano l’edizione 2024 del festival vuole rendere omaggio nella serata inaugurale il 7 novembre al Conservatorio “Benedetto Marcello” con l’esecuzione di Risonanze erranti. Liederzyklus a Massimo Cacciari con la voce del contralto Katarzyna Otczyk, la direzione di Marco Angius e la regia del suono di Alvise Vidolin, reso possibile dalla collaborazione fra il Conservatorio veneziano e il Conservatorio “Jacopo Tadini” di Udine. Il concerto sarà preceduto da un intervento di Massimo Cacciari. Il 15 novembre sempre al Conservatorio “Benedetto Marcello” verranno eseguiti i Canti di Vita e d’amore: sul ponte di Hiroshima di Nono con il soprano Chiara Ramello, accanto a SONATA per pianoforte di Roberto Gottipavero con il pianista Olaf John Laneri e Voices beyond the edge di Nicola Sani, entrambi presenti alla serata. Al concerto parteciperanno gli allievi delle classi di Musica elettronica e Composizione del Conservatorio veneziano coordinati da Paolo Zavagna. Il 16 novembre ancora un concerto con Federico Tramontana alle percussioni, Paolo Zavagna e gli allievi del Conservatorio che eseguiranno Omaggio a Emilio Vedova di Nono, Jicamo di Federico Ortica, Shiver Lung 2 di Ash Fure, Solo set e PREY di Jacopo Cenni, che curerà anche l’elettronica live. Il 18 novembre al Conservatorio il Minguet Quartett proporrà musiche di Ockenghem, Verdi, Beethoven e Stille, an Diotima di Luigi Nono. Il 21 novembre a Ca’ Corner della Regina, sede veneziana della Fondazione Prada, è in programma la versione acusmatica multicanale di A florest è jovem e cheja de vida di Luigi Nono a cura di Veniero Rizzardi e Alvise Vidolin con la proiezione di materiali video curati da Rizzardi. Il 22 novembre al Teatrino di Palazzo Grassi verranno presentati un programma di opere video intitolato Apparizioni invisibili per Luigi Nono realizzati da Paolo Pachini e dagli allievi della Scuola di Musica e Nuove Tecnologie del Conservatorio “Tartini” di Trieste con varie musiche di Nono. Il 28 novembre a Palazzo Barbarigo della Terrazza, sede del Centro tedesco di Studi Veneziani, Juditha Haeberlin e Hannah Weirich presenteranno musiche di Orlando Gibbons, Federico Perotti, Thomas Morley e Luigi Nono, dopo la presentazione su La politica dell’ascolto in Luigi Nono con Matteo Nanni. Consacrato a Maurizio Pollini sarà il concerto di chiusura il 29 novembre al Conservatorio “Benedetto Marcello” con il pianista Jan Michiels, che proporrà .....sofferte onde serene... di Nono, una trascrizione della Erste Kammersymphonie di Schönberg, Serynade di Lachenmann e la Sonata n. 32 op. 111 di Beethoven. 

Accanto al programma musicale, sono previste la presentazione del volume Far suonare il silenzio. L’utopia musicale di Luigi Nono di Luigi Finarelli (8 novembre nella sede della Fondazione Archivio Luigi Nono) e la proiezione del film Luigi Nono. Infiniti possibili di Manuela Pellarin prodotto dalla Kublai film (12 novembre al Cinema Rossini). In mostra le immagini scattate nella Fabbrica Italsider di Cornigliano a Genova dalla fotografa Lisetta Carmi, durante il lavoro preparatorio di Nono per La fabbrica illuminata, e ritratti del compositore realizzati da Roberto Masotti e Grazia Lissi. 

L'impegno di Francesco Lotoro nella scoperta e conservazione della Musica 'concentrazionaria'

 Negli ultimi tre decenni, il compositore e pianista italiano Francesco Lotoro è stato in missione per salvare brani musicali composti nei campi di concentramento, di lavoro e di prigionia in Germania e altrove tra il 1933 e il 1953. Documenta le sue scoperte in The Lost music of the Holocaust: Bringing the music of the camps to the ears of the world at last (Headline, 341 pagine), che mette insieme le storie umane di coloro che hanno scritto e recitato mentre erano imprigionati, facendo luce sullo straordinario ruolo dell'arte e della bellezza giocati in quell'oscurità.


Pubblicato per la prima volta in Italia nel 2022 da Feltrinelli con il titolo Un canto salverà il mondo, questo libro segna il suo debutto nel mercato editoriale in lingua inglese. Dettaglia l'impegno incrollabile di Lotoro per il recupero, l'esecuzione e, in alcuni casi, il completamento di canzoni, sinfonie e opere composte nei campi. Dal 1991, viaggiando dall'Italia a più di una dozzina di paesi, ha visitato i campi di concentramento, ha cercato negli archivi e nelle librerie e ha intervistato i sopravvissuti dell'Olocausto e i loro discendenti. Ha scoperto oltre 8.000 opere musicali inedite, 10.000 documenti (microfilm, diari, quaderni e registrazioni su registrazioni fonografiche), così come molti sopravvissuti che prima della deportazione erano stati musicisti e compositori formati.


I risultati catturati nel libro sono notevoli e storicamente rilevanti. Ha rintracciato brani musicali di diversi generi, dalle opere sinfoniche alle canzoni popolari alle melodie zingare. Molti sono stati scarabocchiati su qualsiasi materiale il musicista avesse a disposizione. Molti erano in codice per evitare di essere scoperti dalle guardie del campo. Le parti erano cucite nelle fodere del cappotto, gli strumenti nascosti nelle valigie; gli spartiti nascosti tra i panni sporchi. Rendendo il progetto di Lotoro ancora più toccante, molti dei musicisti furono assassinati senza sapere che la loro musica un giorno sarebbe stata ascoltata dal mondo.


Il titolo del libro inglese evidenzia il ruolo centrale dell'Olocausto nella musica di concentrazione. Allo stesso tempo, questa edizione enfatizza la produzione musicale nel gulag, il sistema dei campi di lavoro forzato nell'Unione Sovietica. Queste composizioni non dovrebbero essere considerate una mera appendice alla musica creata nei campi di lager, ha spiegato Lotoro in un'intervista al quotidiano italiano Corriere della Sera.


"I campi del Gulag operavano dal 1919 nelle isole Solovki e comportavano la deportazione, l'incarcerazione e la distruzione fisica dei menscevichi, dei dissidenti e delle vittime delle purghe di Stalin, attraverso un sistema di annientamento umano successivamente copiato dai nazisti".


La parola "Olocausto"


Considerando queste implicazioni, la parola Olocausto comunemente usata in inglese per designare il genocidio degli ebrei europei durante la seconda guerra mondiale non rende giustizia a ciò che è accaduto. “Questa espressione collega insieme due parole greche, traducendo metaforicamente i sacrifici animali bruciati nei tempi antichi nel Tempio di Gerusalemme. Elie Wiesel ha dato supporto letterario a questo termine, che differisce profondamente dalla parola ebraica Shoah, che significa distruzione. Nessuno di noi ebrei si è offerto come Olocausto ai tedeschi. Pertanto, l'Olocausto mondiale raffigura una realtà molto diversa da ciò che è accaduto nei campi. È un'immagine letteraria di una catastrofe umanitaria.”


È schiacciante che, nonostante la loro profonda sofferenza, uomini e donne sentissero ancora il bisogno di creare arte. È un dato di fatto, l'esplosione di creatività nei campi, scrive Lotoro "è stata una strategia di sopravvivenza individuale e collettiva". “Perché era così importante fare e scrivere musica nei campi? Forse, la risposta migliore è quella di Emile Goue, un brillante compositore francese e prigioniero di guerra, morto un anno dopo la Liberazione per una malattia contratta nel campo: "La musica non era né un intrattenimento né un gioco, ma l'espressione della nostra vita interiore. Stavamo facendo musica molto seriamente, non ironicamente. Era impossibile fare grandi cose senza convinzione, e la convinzione che l'artista deve portare al suo lavoro non è altro che credere nella necessità di ciò che scrive”.


Le scoperte di Lotoro convergeranno in un archivio monumentale situato nella "Cittadella della musica del campo di concentramento". Il progetto è attualmente in fase di sviluppo su sua iniziativa a Barletta, una città nel sud-est Italia sul Mar Adriatico, dove vive il signor Lotoro ed è nato nel 1964. La cittadella include un museo, una biblioteca e un teatro sul sito di due acri di una distilleria di brandy abbandonata.


Nel 2020, il suo impegno a preservare la musica del campo di concentramento dall'oblio è stato onorato dal Simon Wiesenthal Centre ed è stato oggetto di un documentario della CBS The Lost Music, che è stato trasmesso due volte dopo la popolare trasmissione televisiva "60 Minutes" e ha vinto una nomination agli Emmy Awards.


“Per gli ebrei, il ricordo è una mitzvah. Quindi, sto facendo il mio dovere", ha spiegato il signor Lotoro all'epoca. Dare vita alla musica creata nei campi di concentramento, nelle condizioni più dure, non è solo una testimonianza della resilienza e della creatività infinita della mente umana, ma un modo unico per aiutare le generazioni future a capire.

mercoledì 30 ottobre 2024

Quel Valzer è frutto della IA - secondo Morgan ( da MOWMAG.COM, di Morgan)

 Morgan: il valzer ritrovato di Chopin? Esperimento di Intelligenza Artificiale, uno scherzetto in cui sono cascati tutti. Ve lo dimostro con Bach e Beethoven [VIDEO]

Alla Morgan Library and Museum di New York è stato ritrovato un manoscritto sconosciuto di Chopin tra alcuni cimeli in una cassaforte. Una scoperta sensazionale, ma sarà vero? A ipotizzare che sia un fake è Morgan, che ci fa ascoltare non solo alcuni “incredibili ritrovamenti”, ma anche una simulazione di Beethoven (senza intelligenza artificiale) scritta da lui…

In questi giorni si parla molto della notizia di un ritrovamento di un inedito valzer di Chopin, un manoscritto,  e sul web si può ascoltare un’esecuzione del pianista Lang Lang. Siccome il ritrovamento di Chopin è stato fatto alla Morgan Library & Museum di New York, io che sono Morgan ho una libreria e vivo tra cimeli ho casualmente ritrovato un inedito di Bach, un inedito di Beethoven. Ora ve li faccio ascoltare, incredibile ritrovamento! 

Dopo aver ascoltato questi due “capolavori” sepolti mi piacerebbe sapere se li avete apprezzati o se vi sono suonati un po’ strani, effetto che ha fatto a me il misterioso valzer ritrovato di Chopin, che con buona probabilità credo sia una burla, uno scherzo realizzato con  l’uso dell’intelligenza artificiale. Quel che mi sorprende è che nessuno si sia fatto venire qualche perplessità, come non si sia in grado di cogliere la differenza tra una cosa fatta dall’essere umano e una fatta dal calcolatore. La differenza non è un dettaglio trascurabile perché è la presenza dell’anima, cosa che la macchina non possiede e che non ce ne si renda conto e è particolarmente drammatico. Lo scherzo è divertente, ma è anche desolante che non ci sia qualcuno con una coscienza armonica tale da poter giudicare questo falso. Il punto è che costruire dei brani nello stile di qualche compositore può essere fatto comodamente oggi con l’intelligenza artificiale, e da un punto di vista sia tematico che strutturale si può arrivare anche a qualcosa di sorprendentemente credibile e coerente, ma armonicamente si sente la mancanza di invenzione. È quello l’elemento che l’intelligenza artificiale non riesce a simulare: l’intelligenza armonica. È nell’armonia che c’è l’anima di un musicista, per questo tutti i grandi compositori sono stati capaci di costruire nuovi orizzonti armonici. Quella è la genialità, ciò che l’intelligenza artificiale non può e non potrà mai simulare, perché non è arte. Negli esempi sperimentali che ho fatto io infatti il finto preludio di Bach è terribilmente noioso dal punto di vista armonico mentre sia nella struttura che nella tematicità è plausibile. Stesso discorso vale per la simulazione di un ipotetico primo movimento di sonata di Beethoven: sentite come non c’è nessuna vitalità  armonica, mentre c’è una specie di finta invenzione melodica. 


Morgan

Ora invece vi faccio sentire una simulazione di Beethoven non fatta con l’intelligenza artificiale ma scritta da me, partendo dalla volontà di fare un simil-Beethoven. Ascoltandolo si coglie che ad un certo punto si distacca notevolmente da Beethoven, non perché non conosco i procedimenti armonici di Beethoven ma perché sentivo il desiderio, nel momento in cui stavo scrivendo, di fare della musica reale, vera, cioè che fosse espressione e non gioco o finzione. Quindi nonostante si parta da un’ispirazione, che è il modello di Beethoven, nel crearla si arriva a qualcosa di nuovo. Questo è quello che intendo con “invenzione”, per quanto ispirata a Beethoven è musica originale. 


Ora non si tratta più di saper discernere tra un “esercizio di stile” e una volontà inventiva originale, perché fino ad ora quando si giudicava un’opera d’arte si poteva utilizzare la categoria dell’esercizio di stile per sostenerne la poca validità, ma adesso la questione cambia radicalmente e si sposta. Non si tratta più di saper riconoscere la differenza tra un puro esercizio di stile e qualcosa di ispirato, ma di riconoscere la differenza tra un essere umano e un non essere umano, perciò  l’esercizio di stile, che è un tempo era una argomentazione a sfavore, diventa invece a tutti gli effetti una prerogativa dell’umanità, infatti a ben vedere, l’esercizio di stile, che per eccellenza è il “romanzo” di Raymond Queneau, appunto chiamato “esercizi di stile”, non è per nulla un’opera priva di valore, tutt’altro è un esempio di grande invenzione, di grande creatività, d’altra parte Queneau è uno dei più grandi geni letterari del novecento. Si aprono due scenari estremamente interessanti ma allo stesso tempo allarmanti: da una parte cosa significa il diritto d’autore e come cambia la paternità su un’opera d’arte, visto che ormai la macchina la inventa da zero, quindi chiunque può ottenere una musica, appropriarsene e depositarla come sua opera di ingegno. Tutti potrebbero iscriversi alla Siae e depositare una valanga di musica come se fosse scritta da loro, invece è stata scritta da una macchina. Dall’altra la questione ancora più profonda di come si possa crearsi una mente e una coscienza artistica in questo universo ormai intossicato dalla contraffazione, e questo riguarda tutti gli individui creatori delle opere d’arte e anche i fruitori, quindi l’intera umanità del futuro imminente.

Morgan
Morgan

Chopin. Ritrovato un suo Valzer alla Morgan&Museum di New York ( da Il Fatto Quotidiano)

 

Di falsi e contraffatti la storia dell’arte è piena ed è per questo che molti esperti nel campo della musica classica hanno accolto con un certo scetticismo, per così dire, la notizia del ritrovamento di uno spartito del grande compositore ottocentesco Fryderyk Chopin. Del maestro, morto prematuramente all’età di 39 anni nel 1849 e il cui cuore è conservato in un barattolo di alcol in una chiesa di Varsavia, sono conosciute circa 250 composizioni. Le opere ritrovate tra il XX e il XXI secolo inoltre, sono incredibilmente rare ed è questo un altro fattore che non convince i più scettici.

Lo spartito – grande poco più di un biglietto da visita – è stato ritrovato in uno dei caveau tesorieri della Morgan Library & Museum di New York City. Il curatore del polo museale, Robinson McClellan, era impegnato nell’esaminare una collezione di cimeli quando – riporta New York Times – si è imbattuto nell’articolo catalogato con il numero 147. Secondo quanto riportato dal quotidiano statunitense, pare che lo spartito – il numero 147 – fosse parte della collezione privata del direttore della New York School of Interior Design, A.Sherrill Whinton Jr., grande appassionato di Chopin. Alla sua morte, fu Arthur Satz ad acquistare la collezione per poi lasciarla a sua volta in eredità all’archivio di Manhattan solo nel 2019.

A causa della pandemia di Covid-19, l’inventario di questa eccezionale collezione fu fatto con ritardo- questo spiega la scoperta della scorsa primavera – ma la vigilanza di McClellan ha permesso di portare alla luce la partitura. Quando il direttore si è imbattuto nel documento è rimasto sorpreso da due scritte presenti sulla parte superiore del foglio. In alto sulla sinistra la descrizione del brano: “Valse” che sta per Valzer. In alto al centro il nome del compositore: “Chopin”. In un primo momento, nonostante l’euforia del ritrovamento, McClellan non ha riconosciuto subito la composizione come autentica perché, dopo aver suonato le note riportate, ha scoperto un pezzo piuttosto insolito nel repertorio del maestro per via della sua lunghezza e dello stile. Per fugare ogni dubbio, ha deciso quindi di consultare Jeffrey Kallberg, accademico di riconosciuta competenza e docente dell’Università della Pennsylvania.

Per poterne però accertare l’autenticità effettiva, è stato predisposto l’esame della carta e dell’inchiostro e sono stati poi esaminati anche eventuali danni e alterazioni. Lo spartito, scritto su carta vergata realizzata a macchina con inchiostro ferro-gallico, risale al XIX secolo, ovvero a quando Chopin era ancora ventenne. Sulla base del giudizio dell’esperto, “sebbene l’opera si ritenga completa – riporta Nyt -, il lavoro è più breve degli altri valzer di Chopin: è lungo solo 48 battute con una sola ripetizione. Il pezzo, in tonalità di La minore, presenta insolite marcature dinamiche, tra cui un triplo forte, che indica il volume massimo, vicino all’inizio”. Secondo il Morgan anche la grafia rispecchia quella del compositore, quindi l’unico enigma rimane l’apertura del Valzer. “Moritz Kallberg, che ha contribuito ad autenticare la partitura, ha detto che la tonalità del valzer, La minore, potrebbe però offrire un indizio – scrive il quotidiano -. Alcune delle musiche più turbolente di Chopin sono in quella tonalità, tra cui il cosiddetto studio “Winter Wind” ; il Preludio n. 2 ; e segmenti della Ballata n. 2″.

Piuttosto riservato e laborioso, Chopin era spesso riluttante a rendere pubbliche le sue composizioni e non firmò questo “Valzer”: il suo nome infatti, fu probabilmente aggiunto in seguito da una terza persona non identificata. Per far rivivere questa eredità, il Nyt ha commissionato al pianista cinese Lang Lang l’esecuzione di questo “Valzer” con note rimaste a lungo mute, che si può ascoltare sul sito web del giornale.


Lo spartito

Bergamo. Festival Donizetti. 10°anno. Dal 14 novembre al 1 dicembre 2024

 


DONIZETTI OPERA 2024: DECIMA EDIZIONE DEL FESTIVAL DEDICATO AL COMPOSITORE BERGAMASCO
Programma celebrativo con due capolavori:Roberto Devereux e DonPasquale
Zoraida di Granata è la rarità per #donizetti200
Torna in un nuovo spazio LU OpeRave

Nelle locandine i nomi di grandi interpreti come Javier Camarena, Roberto de Candia, John Osborn e Jessica Pratt insieme ad altri affermati più giovani interpreti e agli allievi della Bottega Donizetti
 
Sul podio, oltre al direttore musicale Riccardo Frizza, due bacchette emergenti come Iván López Reynoso e Alberto Zanardi
Le regie sono di Stephen Langridge, Amélie Niermeyer, Bruno Ravella e Mattia Agatiello

le locandine

Bergamo, dal 14 novembre al 1° dicembre 2024 Donizetti Opera
3 maggio Donizetti Revolution vol. 10

2015-2024: toccano quota dieci le edizioni del festival Donizetti Opera –manifestazione di rilievo internazionale dedicata al compositore bergamasco che eredita il ruolo del precedente festival donizettiano, organizzata dalla Fondazione Teatro Donizetti presieduta da Giorgio Berta con la direzione generale di Massimo Boffelli, la direzione artistica di Francesco Micheli e quella musicale di Riccardo Frizza –che si svolgerà Bergamo “Città di Gaetano Donizetti” dal 14 novembre al 1° dicembre 2024.
Il festival Donizetti Opera è realizzato con il sostegno di Allianz (Main Partner e Membro Benemerito della Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo), Intesa Sanpaolo e un crescente numero di imprese aderenti al progetto Ambasciatori di Donizetti che supportano il festival tramite l’Art Bonus.
In attesa dell’autunno, un altro appuntamento da non perdere per tutti gli appassionati: venerdì 3 maggio (ore 20), al Teatro Donizetti, Francesco Micheli, insieme ad alcuni ospiti, presenterà il programma del festival con la conferenza-spettacolo Donizetti Revolution vol. 10 realizzata in collaborazione col Dramaturg Alberto Mattioli; presenting partner della serata sarà Automha.
Non mancheranno poi altre iniziative per festeggiare il decennale che saranno annunciate successivamente.
 

 
L’edizione 2024 del festival Donizetti Opera sarà quindi speciale e celebrativa, con i weekend che “cominciano” il giovedì. Sarà riproposta LU OpeRave (giovedì 14, giovedì 21 e venerdì 29 novembre), la nuova creazione 2023 ispirata alla più celebre delle opere donizettiane; per questa ripresa “con variazioni”, LU OpeRave sarà riallestita in un luogo diverso da quello del 2023, non specificatamente teatrale, aperto sempre alla convivialità e con uno sguardo verso la contemporaneità e l’innovazione. Al Teatro Donizetti andranno in scena due celebri capolavori di Gaetano Donizetti: Roberto Devereux (venerdì 15, sabato 23 e giovedì 28 novembre) e Don Pasquale (domenica 17, venerdì 22 e sabato 30 novembre). In prima moderna, al Teatro Sociale, andrà in scena la versione “Roma 1824” di Zoraida di Granata (sabato 16 novembre, domenica 24 novembre, domenica1° dicembre) per il ciclo #donizetti200.
 
Fondamentale come sempre – nella stesura del programma festivaliero, nella scelta delle edizioni e nella restituzione filologica dei testi musicali – è l’attività di studio e ricerca sull’eredità e sull’individualità stilistica di Donizetti, affidata alle cure della sezione scientifica della Fondazione diretta da Paolo Fabbri.
 
Prosegue anche nel 2024 la collaborazione con l’Accademia Teatro alla Scala con la presenza del suo Coro diretto da Salvo Sgrò. Come di consueto, in buca ci saranno l’Orchestra Donizetti e l’Orchestra Gli Originali, con cui si sta realizzando l’esplorazione sistematica di pagine donizettiane su strumenti d’epoca.
Non mancheranno alcuni appuntamenti concertistici, il programma per il Dies Natalis, le attività di formazione e divulgazione per gli studenti, le iniziative per la città, a completare il calendario celebrativo che verrà reso noto nei prossimi mesi.
 
La ripresa di LU OpeRave
La settimana inaugurale 2024 del festival Donizetti Opera – già vincitore nel 2019 dell’“Oper! Award” come miglior festival europeo per la critica tedesca e con quattro nomination all’International Opera Award sempre come miglior festival dell’anno – si apre con la ripresa di uno dei progetti più innovativi e apprezzati durante queste dieci edizioni del festival: LU OpeRave (giovedì 14, giovedì 21 e venerdì 29 novembre) in cui la musica di Donizetti incontra l’elettronica e le nuove tendenze; dal titolo è chiaro il riferimento a Lucia di Lammermoor, alla quale gli autori di questo progetto sperimentale si sono ispirati. Dopo il debutto nel 2023 al Balzer Globe, la nuova messa in scena di questo lavoro nel 2024 si svolgerà in un luogo nuovo non convenzionale che sarà annunciato nei prossimi mesi. All’origine di LU OpeRave ci sono Mixopera vol. 1 e vol. 2, gli EP di musica elettronica ispirati alla musica di Donizetti e realizzati da alcuni fra i più importanti musicisti elettronici europei raccolti intorno all’etichetta Fluidostudio, disponibili su tutte le piattaforme di streaming (Spotify, iTunes, Amazon Music, YouTube Music). Fra gli artisti degli EP coinvolti in LU OpeRave ci sono Stefano Libertini Protopapa (direttore creativo del progetto), ilromanticoH.E.R. autori delle musiche. Il libretto è dei Maniaci d’amore. La regia e la coreografia sono di Mattia Agatiello, che porta in scena la sua Fattoria Vittadini pluripremiata e celebre compagnia di danza con sede a Milano alla Fabbrica del Vapore. Le scene e i costumi sono di Andrea Cammarosano e Leonardo Persico. Gli interpreti sono di formazione ed esperienze musicali diverse – il soprano Laura Ulloa (allieva della Bottega nel 2021), il noto vocalist David Blank e la performer M¥SS KETA come voce narrante – e rappresentano una fusione pensata per parlare al pubblico di ogni generazione, confermando la forza innovativa e rivoluzionaria della poetica donizettiana.
 
Due capolavori assoluti al Teatro Donizetti
Roberto Devereux (1837) su libretto di Salvadore Cammarano e Don Pasquale (1843) su libretto di Giovanni Ruffini sono due tra i più noti e amati titoli donizettiani che quest’anno vengono messi in scena per la prima volta al festival; per entrambi si farà riferimento all’Edizione Nazionale realizzata da Casa Ricordi in collaborazione e con il contributo del Comune di Bergamo e della Fondazione Teatro Donizetti. Per Roberto Devereux si tratta di quella curata da Julia Lockhart e pubblicata nel 2022, mentre per Don Pasquale sarà una vera primizia, curata da Roger Parker e Gabriele Dotto, la cui uscita ufficiale è prevista nel 2026.
Donizetti è un vero artista romantico, che inaugura il XIX secolo sfidando i canoni classici, drammaturgici e musicali, e proponendo un’arte rivoluzionaria per il suo tempo ma indispensabile anche al nostro. Il tempo non è il miglior giudice, né nell'arte né nella vita. Lo dimostra, fra l’altro, il tema che accomuna due dei tre titoli del Donizetti Opera, Roberto Devereux Don Pasquale: quello, scottante, della possibilità di amare, e dunque di desiderare, anche in età matura o addirittura tarda, senza distinzione di generi. Un argomento dove, una volta di più, il teatro donizettiano si dimostra capace di parlare alla nostra contemporaneità.
 
«Roberto Devereux è la mia opera donizettiana preferita» ha avuto modo più volte di dichiarare il direttore musicale del festival Riccardo Frizza che, dopo averla interpretata in giro per il mondo, la dirigerà con l’Orchestra Donizetti Opera a Bergamo per il festival 2024 (Teatro Donizetti, venerdì 15, sabato 23 e giovedì 28 novembre). La regia è invece dell’inglese Stephen Langridge che, già a capo della Gothenburg Opera, è attualmente direttore artistico del festival di Glyndebourne oltre a essere ospite fisso di importanti palcoscenici come la Royal Opera House di Londra, la Lyric Opera di Chicago, il festival di Salisburgo. Protagonisti vocali di questa che è «l’ultima tappa della saga noir che negli anni Donizetti dedicò alla dinastia Tudor» (P. Fabbri), sono alcuni celebri interpreti del Belcanto come Jessica Pratt (Elisabetta), John Osborn (Roberto Devereux), Simone Piazzola (Nottingham), Raffaella Lupinacci (Sara), David Astorga (Cecil) e gli allievi della Bottega Donizetti 2023); scene e costumi sono di Katie Davenport; l’allestimento è coprodotto con il Teatro Sociale di Rovigo. Donizetti lavorò alla composizione dell’opera nel corso dell’estate del 1837, un periodo funestato da eventi negativi, come la morte del terzo figlio e soprattutto dell’amata moglie Virginia Vasselli. Il Devereux è un’opera di svolta. Rispetto ai precedenti titoli “inglesi”, e giovandosi dell’esperienza maturata, il musicista indagò più a fondo la figura di Elisabetta, e ne ricavò un personaggio tragico e sfaccettato, al quale corrisponde una vocalità impervia, virtuosistica e dolente allo stesso tempo.
 
Il dramma buffo Don Pasquale (Teatro Donizetti, domenica 17, venerdì 22 e sabato 30 novembre) è certamente tra i titoli più conosciuti ed amati del Bergamasco sin dal trionfale debutto a Parigi nel 1843: sarà affidato vocalmente a due “maestri” come Roberto de Candia (Don Pasquale) e Javier Camarena (Ernesto) affiancato dalle voci degli allievi della Bottega Donizetti, ribadendo ancora una volta il desiderio della manifestazione bergamasca di essere trampolino di lancio per le voci nuove. Lo spettacolo – firmato dalla regista Amélie Niemeyer con le scene e i costumi di Maria-Alice Bahra – arriva dall’Opéra de Dijon. Sul podio dell’Orchestra Donizetti Opera il giovane messicano Iván López Reynoso che, rivelatosi al Rossini Opera Festival, è attualmente direttore musicale dell’Orchestra del Teatro Bellas Artes a Città del Messico. «Come Elisir, come LuciaDon Pasquale – sottolinea il direttore scientifico Paolo Fabbri – non ha mai smesso di essere rappresentato da quando nacque. Un capolavoro evergreen dell’ultima stagione creativa di Donizetti. A quell’epoca non è che se ne contassero poi tanti, in ambito comico. Anzi, era proprio il genere dell’opera comica ad essere in crisi. […] Don Pasquale va oltre, verso una commedia da camera il cui protagonista sfiora a tratti la caricatura, ma ne resta quasi sempre al di qua. Delle fregole amorose di un anziano per una giovane, per secoli si era riso: Ruffini e Donizetti preferirono sorriderne con malinconia, anche perché il compositore ‒ come sappiamo dalla sua biografia ‒ stava sorridendo di sé stesso». Donizetti, con la sua musica, sfonda i confini delle convenzioni comiche, tanto che la modernità della partitura avrebbe dovuto trovare riscontro nella messinscena che il compositore desiderava fosse contemporanea.
 
Il ciclo #donizetti200 al Teatro Sociale
Il titolo che compie i due secoli e che annualmente viene rappresentato come #donizetti200 è, nel 2024, Zoraida di Granata (Teatro Sociale 16 e 24 novembre, 1° dicembre) su libretto di Bartolomeo Merelli e – per la versione che debuttò al Teatro Argentina di Roma il 7 gennaio 1824 – Jacopo Ferretti. Si tratta di una coproduzione con il Wexford Festival Opera che alcuni mesi fa ha presentato lo stesso titolo ma nella versione del 1822; in entrambi i casi l’edizione critica è stata curata da Edoardo Cavalli per la Fondazione Teatro Donizetti Regista dello spettacolo è Bruno Ravella, nato a Casablanca con origini italiane e polacche, studi in Francia e adesso stabile a Londra; scene e costumi sono di Gary McCann. Il cast comprende Konu Kim (Almuzir, unico interprete in comune con il festival irlandese), Zuzana Marková (Zoraida), Cecilia Molinari, (Abenamet) e anche per questo titolo alcuni personaggi saranno affidati agli Allievi della Bottega Donizetti. Sul podio Alberto Zanardi, giovane bacchetta cresciuta in questi anni “dietro le quinte” del festival, interprete nel 2023 del Piccolo compositore di musica, sarà alla guida dell’orchestra di strumenti d’epoca Gli Originali.
 
Accordo con LIM – Libreria Musicale Italiana
È proprio di questi giorni la firma di un accordo editoriale tra con la LIM – Libreria Musicale Italiana, una delle maggiori case editrici specializzate italiane, incentrato sulla valorizzazione delle iniziative di ricerca della sezione scientifica del festival: dalla saggistica su Donizetti (compresi i volumi dell’Epistolario donizettiano) ai volumi monografici e alle edizioni musicali. Inoltre, anche il catalogo editoriale storico della Fondazione sarà distribuito in tutto il mondo a cura della LIM e i prodotti saranno disponibili sulle principali piattaforme di vendita online.
 
Bottega Donizetti
È disponibile online sul sito donizetti.org il bando per le selezioni e ammissioni alla “Bottega Donizetti”, laboratorio di perfezionamento per giovani cantanti affidato anche per il 2024 a Giulio Zappa (vocal coach e segretario artistico del festival Donizetti Opera) la cui quarta edizione si terrà a Bergamo dal 20 maggio al 2 giugno e poi durante il periodo di produzione, fra ottobre e dicembre, del Donizetti Opera 2024 durante il quale gli allievi saranno impegnati nelle tre produzioni. 
La Bottega Donizetti punta a fornire ai partecipanti molteplici strumenti tecnici, stilistici, critico-interpretativi per un’appropriata conoscenza della vocalità donizettiana e belcantistica. Questa attività di formazione è possibile grazie anche al sostegno del Rotary Club Bergamo Terra di San Marco che negli anni ha promosso varie iniziative di raccolta fondi per questa causa, ultima delle quali una edizione speciale della “Turta del Dunizèt”, dolce-ricordo del festival in una speciale confezione celebrativa.
 

 

Sostenitori, partner, sponsor e mecenati
Fondamentale anche nel 2024il sostegno di Ministero della Cultura, Fondazione Cariplo, Regione Lombardia, Camera di Commercio di Bergamo. E ancora del Main partner Allianz (membro Benemerito della Fondazione Teatro Donizetti) e di Intesa Sanpaolo. In collaborazione conil Politecnico delle Arti “G. Donizetti – G. Carrara”, la Fondazione Mia, Rotary Club Terra di San Marco, Opera Europa, Fedora.
Un ringraziamento speciale agli Ambasciatori di Donizetti e a tutti coloro che sostengono le attività della Fondazione Teatro Donizetti attraverso l’Art Bonus.

Milano. Accademia di Musica Antica. Concerto del 5 novembre

 Variazioni Goldberg

Nel silenzio risiede la grandezza

 

Martedì 5 novembre, alle 21nella Sala delle Colonne del Museo della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci“, in Via San Vittore 21, il clavicembalista francese Jean Rondeau, allievo di Blandine Verlet, anima il penultimo concerto della stagione 2024 di A.M.A.MI., eseguendo le enigmaticheVariazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach, capolavoro monumentale della letteratura per tastiera.

 

Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria allo 02.76015728