A 75 anni, Jeannie Soupidis-Hill vive in Tunisia in condizioni di forte precarietà economica a causa della sua pensione statale britannica “congelata”. Riceve meno di 70 sterline a settimana e racconta di sentirsi isolata e di vivere in povertà. «Vivo quasi solo di pane e zuppa fatta con concentrato di pomodoro. Il mio lusso è il caffè solubile», dice.
Jeannie si è trasferita in Tunisia da Londra nel 2000 per insegnare inglese. Si è ritirata nel 2011, a 60 anni, dopo aver sviluppato la fibromialgia cronica, una patologia che provoca dolori diffusi in tutto il corpo. Lo riporta il britannico iNews.
Cos’è la “pensione congelata”: Il suo caso rientra nella controversa politica britannica della “frozen state pension”, che impedisce agli espatriati in determinati Paesi - tra cui Australia, Canada, Sudafrica, Nuova Zelanda, India e Tunisia - di ricevere gli aumenti annuali della pensione statale. In pratica, l’assegno resta bloccato all’importo iniziale percepito al momento della prima erogazione.
Secondo la campagna End Frozen Pensions, oltre 450.000 pensionati britannici residenti all’estero subiscono questo congelamento. Jeannie riceve 63,94 sterline a settimana. L’importo è così basso anche perché in passato ha interrotto il lavoro per problemi di salute mentale e, in quel periodo, non ha versato contributi sufficienti alla National Insurance (NI). Per ottenere la pensione statale piena nel Regno Unito servono in genere 35 anni di contributi.
Una vita di rinunce
Oggi vive in un vecchio appartamento senza riscaldamento né acqua calda da sei anni. Il proprietario, che ha vissuto in Gran Bretagna per oltre 35 anni, non avrebbe effettuato lavori di miglioramento e le avrebbe comunicato l’intenzione di tornare a vivere nell’immobile entro due anni, chiedendole quindi di lasciarlo. «Non posso permettermi cibo sano. Non compro vestiti nuovi da otto anni e non posso pagare il medico», racconta.
Anche l’elettricità è intermittente, perché non sempre riesce a sostenere i costi.
L’affitto ammonta a 420 dinari tunisini al mese (circa 107 sterline), mentre le utenze si aggirano in media sui 200 dinari (circa 52 sterline). Dopo queste spese, le resta pochissimo per vivere.
Un divario sempre più ampio. In Gran Bretagna, la pensione statale è destinata ad aumentare del 4,8% da aprile 2026: la nuova pensione statale piena salirà a 241,30 sterline a settimana, mentre la pensione base completa raggiungerà 184,90 sterline. Chi vive all’estero in Paesi non coperti da accordi bilaterali, però, non beneficia di questi adeguamenti. Se un pensionato rientra nel Regno Unito, l’importo viene aggiornato al livello corrente, ma solo per il periodo di permanenza nel Paese.
Jeannie, che in passato ha lavorato come insegnante di sostegno in Inghilterra, non ha mai aderito a un fondo pensione aziendale - una scelta di cui oggi si pente. «Non posso permettermi di tornare a vivere nel Regno Unito», afferma. Le spese sarebbero troppo elevate rispetto al suo reddito. A causa della fibromialgia, avrebbe bisogno di cure specialistiche e farmaci per alleviare il dolore, ma non può permettersele. E alla fine resta una sua domanda senza risposta. «Perché vengo trattata così, dopo aver fatto la cosa giusta e aver insegnato a tanti bambini come migliorare la loro vita?».
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