Se la situazione a Dubai dovesse peggiorare «abbiamo la borsa con un cambio, cerotti e lacci in caso di ferite e le macchine col pieno se dobbiamo scappare nel deserto». Lo racconta il pordenonese Massimo Vidoni, noto come The truffleman, da 15 anni residente a Dubai. Con la sua azienda fornisce tartufi e caviale a ristoranti, hotel e sceicchi del Medio Oriente. Vive con moglie e figlia in una villetta a Jumeirah Islands e come racconta al Messaggero Veneto, sta «ospitando due amici di Firenze e Verona. Uno di loro vive al trentasettesimo piano di un palazzo, non si sentiva al sicuro». I quotidiani del Gruppo Nem raccolgono anche altre testimonianze di italiani residenti in Medio Oriente.
Letizia Santin, di Chions (Pordenone), lavora per uno studio legale e vive a Dubai con marito e figlia: «Abbiamo valutato la possibilità di spostarci in altre città, ma al momento pensiamo che andare via da qui sia più rischioso».
«La situazione non è così tragica come è stata dipinta - aggiunge - il governo ha anche emanato un comunicato attraverso cui è punibile con sanzione chi condivide notizie non tramite i canali governativi. Stanno girando video falsi, fatti con l'AI o risalenti ad anni prima». Dal 2019 abita a Dubai, con marito e figlio, anche Francesca Zorzi, di Martignacco (Udine): la loro casa si trova vicino a una base militare emiratina.
«Da almeno quindici giorni assistiamo a movimenti aerei continui, a tutte le ore». Andrea Dorigo, di Gonars (Udine), vive e lavora a Doha da 10 anni: «Da due giorni i telefoni suonano in continuazione per gli alert governativi, giorno e notte». E ancora: «Qui non esistono bunker. L'unico riparo sarebbe la metropolitana, ma il governo consiglia di restare in casa». Bloccata a Dubai anche una famiglia triestina in vacanza: «Al momento siamo ancora senza notizie certe» sul rientro, riferisce a Il Piccolo Fabio Broili.
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