Strade bloccate, auto in coda, tremila persone sugli spalti e 500 al freddo alla ricerca di un posto. Vigili urbani e volontari della protezione civile per regolare l'accesso al palazzetto dello sport di Castenedolo (Brescia). Tutto questo non per una finale di calcio ma per due libri di storia, entrambi straordinari successi editoriali: «Francesco. Il primo italiano» di Aldo Cazzullo, edito da HarperCollins Italia, e «San Francesco» di Alessandro Barbero, Laterza. Due modi diversi di raccontare il santo patrono d’Italia di cui quest’anno cade l’ottavo centenario dalla morte. A fare da moderatore una ex ministra, Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia Viva alla Camera per un derby tutto piemontese tra rigore storico e narrazione avvincente. In cosa è diverso l'altro libro? Barbero: «Guardi, il problema è questo: San Francesco è un personaggio talmente vasto che lo si può gestire e trattare in tanti modi e sono tutti giusti. Il mio è quello dello storico che è più interessato a ricostruire le contraddizioni di chi ci ha raccontato San Francesco alla sua epoca. Io credo che Cazzullo abbia saputo raccontarci soprattutto il grande personaggio dell'immaginario collettivo che non necessariamente coincide in tutto con l'uomo che è vissuto davvero». Cazzullo: «Il libro del professor Barbero è una storia delle storie di San Francesco e per me Francesco non è soltanto il patrono d'Italia, è la figura fondativa dell'identità italiana». Oggi un uomo che vuole essere un po' come San Francesco, a cosa dovrebbe rinunciare secondo lei? B: «Ma io non credo che si possa essere un po' come San Francesco. Se uno vuole essere come San Francesco dovrebbe rinunciare a tutto, compreso non dico il cappotto, la cravatta, ma anche la camicia e le scarpe». C: «Dovrebbe rinunciare alla violenza, alla guerra, a un'eccessiva sete di denaro e al disinteresse nei confronti del cambio climatico, degli animali, della creazione». C'è qualcuno che ha fatto un gioco, tempo fa, dicendo che Dante era di destra. Vorrei capire con chi starebbe oggi San Francesco, con la destra o con la sinistra? B: «Sì, quella era una cosa molto discutibile, Francesco non era né di destra né di sinistra. Francesco è uno che era un cristiano, il quale si era convinto che per essere cristiani bisogna fare davvero quel che c'è scritto sul Vangelo. Non si è mai sognato di criticare i ricchi, però lui i soldi non li toccava. Non si è mai sognato di criticare chi faceva la guerra, però lui la guerra non la faceva. E non lo so se questo è di destra o di sinistra». C: «Ovviamente è un gioco che non intendo giocare. Le categorie di destra e di sinistra sono categorie moderne, novecentesche. Di sicuro Francesco sceglie la povertà non perché ami la miseria, ma perché considera la povertà la massima forma di libertà. Non avere niente da perdere, nulla da custodire, nessuno a cui sentirsi superiore. Questa è una cosa di sinistra? Non lo so, di sicuro Francesco era così». Se Francesco apparisse oggi, quale aspetto della modernità, tra denaro, guerra, rapporto con la natura, la chiesa stessa, pensa che contesterebbe con maggiore radicalità? B: «San Francesco era un uomo di un'epoca in cui erano tutti credenti, in cui credevano davvero che c'è un Dio che ci guarda da lassù e che ci sono l'inferno e il paradiso. Io credo che sarebbe colpito soprattutto dal fatto che oggi invece in Occidente la maggior parte delle persone non sono più religiose, questo lo colpirebbe». C: «Io credo che Francesco intanto sarebbe sui social, senza iattanta, senza violenza, senza minacce, senza insulti, ma sarebbe sicuramente sui social. Perché lui sapeva comunicare, di tutto corpo faceva lingua, di tutto il corpo faceva lingua, predicava con tutto se stesso. Lui era un uomo di pace e noi facciamo la guerra. Lui amava tutte le creature e noi la creazione la stiamo distruggendo. Lui ci ha insegnato a rispettare la dignità della donna e noi la dignità della donna troppo spesso la calpestiamo. Lui ci ha insegnato a rispettare la dignità di ogni essere umano. E noi stiamo creando un mondo post-umano con creature che avranno come cervello il computer, come memoria la rete, sapranno molto più cose di noi, saranno molto più intelligenti di noi, non si capisce perché debbano obbedirci anziché darci ordini. Ecco, l'umanismo di Francesco è un antidoto rispetto a questo mondo post-umano». La sorprende tutta sta gente, non è una finale di calcio, sono qui per lei e per Cazzullo. B: «Vuol mettere, è molto meglio di una finale di calcio». C: «Son qui tutti per Barbero». E si finisce quasi a notte fonda dopo un infinito firmacopie
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