Chiude un pezzo di storia di Roma, almeno fino a quando non subentrerà un nuovo gestore attraverso un avviso pubblico. Dopo una lunga battaglia legale durata otto anni, sono stati apposti i sigilli all'Antico Caffé Greco di via dei Condotti e le chiavi sono state simbolicamente riconsegnate all'ospedale Israelitico, proprietario dell'immobile. L’obiettivo «è riaprire», spiega al Corriere della Sera il commissario dell’ospedale Antonio Maria Leozappa, anche se l’attuale gestore Carlo Pellegrini afferma che la questione non si «chiude qui». Ritrovo di artisti e intellettuali fin dal 1760, il Caffé Greco è il bar più antico d'Italia, dopo il Florian di Venezia.
Aperto in pieno illuminismo, nel cuore di una città che pur non essendo Capitale era già meta di formazione per giovani aristocratici europei, la storica caffetteria nei secoli ha accolto tra i suoi tavoli personaggi del calibro di Charles Baudeleire, Antonio Canova, Georges Bizet, James Joyce, Giacomo Leopardi, Gioacchino Rossini, e decine di altri avventori di fama internazionale. Mercoledì, però, tra gli sguardi increduli dei pochi romani a passeggio su via dei Condotti, è calato il sipario con l’intervento dei carabinieri e il cambio di serratura. Già nelle scorse settimane, il sequestro di 300 opere - tra quadri, sculture e arredi antichi - che erano state spostate dai gestori in due depositi privati, aveva fatto immaginare che la successiva trattativa, attesa per novembre, non si sarebbe conclusa con il solito rinvio. Anche perché, secondo i magistrati che hanno disposto la confisca effettuata dai carabinieri, i beni sarebbero stati rimossi senza l'autorizzazione della Soprintendenza di Stato e per questo, il rappresentante legale del locale, Carlo Pellegrini, è sotto indagine.
Il braccio di ferro tra la proprietà delle mura e i gestori della caffetteria andava avanti dal 2017 quando è scaduto il contratto d’affitto e l’ospedale Israelitico ha rivendicato il diritto a rientrare in possesso dello spazio. La successiva vicenda giudiziaria è stata lunga e complessa, ma ha visto un punto di svolta nel luglio 2024, quando la Corte di Cassazione ha confermato la disdetta del contratto, dando ragione ai proprietari delle mura e intimando lo sgombero. Da allora, però, le operazioni erano state rimandate continuamente, soltanto tra settembre e ottobre di quest'anno ci sono stati tre tentativi di sfratto, tutti terminati con un rinvio. Ieri, poi, l'epilogo con i carabinieri che hanno messo i sigilli al civico 86, di fatto voltando pagina su due secoli e mezzo di storia della Capitale.

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