domenica 3 luglio 2016

Azzurra Caltagirone: I collaboratori del Messaggero non sono giornalisti, bensì " collaboratori saltuari esterni che portano le notizie", senza che nessuno gliele chieda

I collaboratori? “Non sono giornalisti del Messaggero”. Parola di Azzurra Caltagirone, che così risponde a un collega che le chiede lumi sul destino di cinquanta lavoratori che, con la chiusura dell’edizione marchigiana del Messaggero, resteranno di fatto sulla strada. Cinquanta lavoratori che, nel corso degli  anni, hanno quotidianamente riempito, con i loro articoli e il loro impegno, le pagine del giornale. Oggi, a una manciata di giorni dall’uscita dell’ultima copia dell’edizione locale, subiscono anche l’offesa di essere definiti marginali, non importanti: “collaboratori saltuari esterni che portano le notizie”. Parole che il Sigim, Sindacato dei giornalisti marchigiani, e la Fnsi condannano con forza: “I colleghi del Messaggero, collaboratori non contrattualizzati, co.co.co. o partita iva, sono a tutti gli effetti giornalisti, colleghi iscritti all’Ordine Nazionale dei Giornalisti. Si sono occupati di tutti i settori importanti come politica regionale, cronaca, giudiziaria. Hanno scritto tanto questi colleghi. Tanto da riempire tutte le pagine ogni giorno. Consigliamo alla Caltagirone, di leggere le sentenze che, dopo aver riconosciuto il vero inquadramento a due di quelli che lei battezza “collaboratori saltuari esterni che portano le notizie”, hanno condannato il gruppo da lei guidato a risarcimenti nell’ordine di decine e decine di migliaia di euro. Sicuramente non è un buon presupposto in vista dell’incontro tra il Sigim e il direttore del personale del Messaggero, Claudio Di Vincenzo per aprire un dialogo sulla questione riguardante la situazione dei collaboratori delle Marche. Noi andremo con tutta la buona volontà di trovare un accordo dignitoso per i colleghi. A nessun giornalista titolare di diritti nei confronti della testata questi potranno essere negati”.

                                                                                                  ( Dal sito di Franco Abruzzo)

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