sabato 4 giugno 2016

La crisi dei giornali sta nei giornali di Federico Ferrazza / wired.it ( dal sito di Franco Abruzzo

La crisi dei giornali è, appunto, dei giornali. Finché si continuerà a pensare che la causa della crisi sia solo esterna, non si troverà una soluzione. Ammesso che esista.

Negli ultimi giorni ho assistito e partecipato a due discussioni sul giornalismo. Una al Wired Next Fest nel momento in cui è salito sul palco Stefano Pisani di Lercio.it ; l' altra a Socialcom, ieri, in una sala della Camera dei Deputati a Roma. In questo secondo appuntamento diversi relatori hanno parlato dell' avvento (ormai un po' datato) di internet e dei social media come di un male che sta disintegrando il business dell'editoria, in particolare quella giornalistica. Il "problema" sarebbe quindi fuori, non all'interno. È indubbio che il cambio dell'ambiente circostante - come avvenne con i dinosauri - sta portando all' estinzione di un modo di fare giornalismo, di un modello di business che ha retto per diversi secoli e di alcune figure professionali. Ma continuare a ripetere che il problema è solo esogeno credo che sia un errore e che soprattutto non permetterà mai di trovare una soluzione, se esiste. Un approccio di questo tipo, secondo me, è dunque sbagliato. Cercare all' esterno il colpevole potrebbe solo aiutarci a trovare alcune cause, ma non certo ad andare avanti. Per esempio: una delle frasi che ho sentito ieri è che "internet abbassa la qualità dell' informazione". Allora mi è subito venuto in mente l'intervento di Pisani (qui, dal minuto 15)  in cui ha raccontato di quella volta in cui Lercio pubblicò l'articolo  Errore nel sistema operativo, Radio Maria passa i MegadethQuell'articolo venne ripreso da diversi e autorevoli quotidiani nazionali, tanto che obbligò addirittura i responsabili di Radio Maria a smentire. Un corto circuito il cui problema non è certamente Lercio ma la mancata verifica di quella informazione. Altro esempio. Ieri, Libero, per dare la notizia di una ragazza uccisa dall' ex fidanzato che le ha dato fuoco ha titolato "Nella capitale arrostiscono una ragazza di 22 anni" . ARROSTISCONO . Come se fosse un pollo. E non una donna la cui unica colpa era quella di aver lasciato un uomo. Di fronte a casi del genere, il problema non è evidentemente internet. Ma che i giornali, anche per la cresciuta concorrenza di player digitali (a volte interni ai cartacei stessi: non è mica obbligatorio avere un sito internet o una pagina social!), non sono più rilevanti e non offrono qualcosa per cui il lettore è disposto a pagare . È oggettivo, per esempio, che sono distanti dai giovani. Il pubblico di riferimento è quello degli over 40: basta guardare le pagine culturali. La cultura è qualcosa che appartiene solo ai secoli scorsi, per il resto ci sono le pagine di curiosità o degli spettacoli. Anche dire che è colpa degli editori che - sulla scia del modello di business televisivo - hanno offerto contenuti gratis sostenendo il tutto con la pubblicità, secondo me è sbagliato. Ci sono altri editori (quelli musicali) che non hanno offerto i contenuti gratuitamente eppure anche la loro industria è andata in crisi alla fine degli anni 2000 e solo oggi - grazie al digitale, per altro - inizia a crescere di nuovo, ma con player diversi come Spotify o Apple. Internet, in questo senso, non ha "risparmiato" nessuno . Ci sono infine delle considerazioni macro da fare.  Ieri, a Socialcom, Luca De Biase le ha ben riassunte.: "La Cina, che era un' economia grande come l'Italia nel 2000 ora è sei volte più grande. Il digitale era uno strumento ed è diventato l'ambiente e la vita quotidiana dell'infosfera. La quota di spettatori televisivi dei primi sette canali si è più o meno dimezzata come si drasticamente ridotto il numero di elettori che vanno a votare. E le copie di giornali di carta che sono vendute sono ormai meno di due terzi di quelle che erano nel 2000. Intanto, i ragazzi che non trovano lavoro sono di certo raddoppiati. E il problema numero uno delle famiglie è il lavoro e l'avvenire dei figli. Il tutto è avvenuto in un grande disorientamento, delegittimazione del passato e mancanza di prospettiva sul futuro. Se i giornali non danno risposte a questi problemi sono irrilevanti e quindi perdono lettori. Intanto, i social network consentono di consumare informazione. Se i giornali devono recuperare spazio devono collegarsi con questo insieme di fenomeni, che non sono il futuro, ma quello che è già avvenuto". Ultimo appunto su quei "cattivoni" di Google e Facebook . È certo che stiano "rubando" business agli editori e ai giornali, conquistando fette sempre più ampie di pubblicità digitale. Ma è altrettanto evidente che esistono modi in cui si possono usare (e non solo il contrario). Un esempio è quello che è successo proprio al Wired Next Fest, un evento gratuito per i partecipanti grazie al contributo dei nostri partner. Quest'anno abbiamo deciso di usare le dirette di Facebook per raccontare il festival in diretta. Oltre 600mila persone hanno seguito il Wired Next Fest in streaming. Con grande felicità di tutti e senza dare un euro a Zuckerberg.-TESTO INhttp://www.wired.it/attualita/media/2016/06/01/crisi-giornali/

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