giovedì 9 ottobre 2014

VIVE LA CALLAS? LA WARNER RIPUBBLICA TUTTE LE SUE REGISTRAZIONI FATTE IN STUDIO

Un noto istituto italiano specializzato in ricerche nel campo musicale, i cui risultati pubblica mensilmente sul bollettino di casa, ha effettuato un sondaggio dal quale è risultato che Maria Callas è la 'cantante più importante del secolo scorso', conclusione più o meno immaginata, ma non ci ha detto se è anche la più popolare. E allora ci siamo messi a cercare altre prove per avvalorare il risultato, quasi scontato, di quel sondaggio e per vedere se la Callas sia anche stata la più popolare, e se valore e popolarità siano in stretto rapporto. E, infine, quale sia il grado di popolarità di Maria Callas al momento.
Quale sistema usare per definire il grado di popolarità di un personaggio pubblico, un artista conosciuto? La risposta, nè facile né ovvia, ci ha condotti, attraverso i nostri sistemi poco scientifici, a ribadire che la popolarità di un personaggio dipende soprattutto dalla professione svolta e anor più dal mezzo che lo fa conoscere: Pippo Baudo è certamente più popolare di Carlo Rubbia; almeno così è risultato a noi; ma mettere sullo steso piano le due professioni è quasi una bestemmia. Perciò non conta affatto la profesione né la utilità sociale della medesima; perchè, come nel nostro caso, incide enormemente sul grado di popolarità il mezzo attraverso il quale un personaggio viene conosciuto. La televisione, ad esempio, nel caso di Baudo, per la cui potenza di popolarità si arriva a dire che 'se non sei in televisione semplicemente non esisti' , è il mezzo che procura a chicchessia la popolarità più sfacciata.
Stringendo la ricerca alla musica, nelle varie professioni., ci siamo chiesti fra cantanti, strumentisti, direttori d'orchestra ed anche compositori, perché no?, quali musicisti siano più popolari? E se il palcoscenico sia una cassa di risonanza capace di amplificare la notorietà degli artisti, al pari della televisione?
Abbiamo sempre pensato, senza fare ricerche e indagini in tal senso, che la popolarità maggiore fra i musicisti, l'avessero i cantanti, per la ragione che moltissimi pensano di poter fare ciò che fa il cantante, mentre nessuno, ragionevolmente, crede di poter fare quel che fa il direttore d'orchestra, lo strumentista e, meno ancora, il compositore. E che il cantante, per tale ragione, è il musicista con il quale più facilmente ci si identifica e che lo rende popolare agli occhi di tutti. Come dimostrano, indirettamente, schiere di imitatori di cui la televisione è piena e con le quali vivacchia in assenza di idee.
E perciò cercare i personaggi più popolari fra i cantanti ci era parsa la strada migliore per proseguire l' indagine. Il che faceva anche al nostro caso, visto che l'oggetto primo della nostra ricerca era Maria Callas.
Per avere una prima conferma abbiamo fatto ricorso all'anagrafe popolare più vasta ed aggiornata: la rete. Digitando alla rinfusa, nomi di cantanti, direttori, compositori, strumentisti, abbiamo, ad esempio, scoperto che Bach ha il numero di annunci maggiore di tutti ( 162.000.000. Una vera scoperta!), Mozart 97.000.000 e Beethoven 18.600.000. E che, solo dopo di loro appaiono, per numero di annunci, i cantanti - i più popolari, naturalmente. Pavarotti, guida la classifica, con 10.700.000 annunci, Maria Callas 2.080.000; mentre Verdi è a quota 3.770.000, superato da Puccini che si attesta a 5.140.000. Karajan si ferma a quota 1.410.000, da non credersi; e Glenn Gould, tanto per citare un pianista fra i più conosciuti ed idolatrati, ne ha 2.070.000. Sorprendente, ad un passo dalla Callas. Arturo Benedetti Michelangeli e Cecilia Bartoli, in fondo alla classifica, con circa 650.000 annunci ciascuno. Neanche a prenderli in considerazione.
Questa nostra indagine, non scientifica, ha, secondo noi, il merito di mettere le cose in ordine, ponendo al vertice della piramide musicale i compositori, senza i quali Callas e Pavarotti non potevano che fischiettare canzoni popolari sotto la doccia, o mentre si sbarbavano, nel caso di Pavarotti. Una vendetta postuma contro quel modo barbaro di intendere la musica - avallato da una comunicazione che spara a caratteri cubitali il nome degli interpreti e con caratteri minuscoli, quasi illeggibili, quello dei compositori - che mette cioè gli interpreti al primo posto, e poi i compositori.
Bach è il musicista più popolare di tutta la storia, anche più del grandissimo, fondamentale Beethoven e dell'amatisimo Mozart. Ed anche di Pavarotti e Karajan. Pavarotti resta fra i più amati e conosciuti, ma probabilmente non per il suo valore musicale, bensì per la bellissima voce, ed anche per la simpatia, oltre che per la morte recentissima; e, forse, anche di lui fra qualche anno si perderà ogni ricordo; in quel momento toccherà a qualche casa discografica tenerne vivo il ricordo, immettendo nuovamente sul mercato pacchi di dischi.
Il discorso, attenenndoci al verdetto della rete, è ancor più sfavorevole per la Callas, almeno per il grado della sua attuale popolarità, ma, a differenza di Pavarotti, il suo peso musicale è enormemente più grande, come ha confermato il noto istituto di indagine musicale. Mentre a rinverdirne la popolarità, ci pensa ora la sua casa discografica, pubblicando tutte le sue registrazioni effettuate in studio.
Studiando il fenomeno Callas abbiamo scoperto che esiste negli archivi della Fonit Cetra di Torino, il suo primo provino discografico, nel quale canta 'Casta diva'. Quando in una delle tante ricorrenze si è fatto ascoltare quel provino, di una giovanissima cantante, la commozione ha preso tutti.
Del suo esordio sulle scene in età abbastanza precoce, sotto i vent'anni, e dei suoi studi alla fine degli anni Trenta, ad Atene, dove si era trasferita dalla nativa New York ( era nata nel 1923, il 12 dicembre) con Elvira De Hidalgo, la sua maestra cui è rimasta sempre devota, e con la quale ha mantenuto una fitta corrispondenza epistolare, si sa tutto
Della sua scoperta e del successivo esordio italiano, prima all'Arena ( dove il 3 agosto 1947 cantò 'Gioconda', ed aveva 23 anni) e poi alla Fenice e solo dopo a Firenze, ad opera di una coppia di musicisti illuminati e di grande fiuto, il direttore Tullio Serafin e l'organizzatore/musicista Francesco Siciliani, anche. Così Siciliani ci raccontò l'incontro con la giovane cantante, del quale a distanza di molti anni ricordava anche il mese ed il giorno:16 ottobre 1948, “in casa del maestro Serafin con il quale Lei aveva già cantato, in via dei Monti Parioli, a Roma.
Alcuni giorni prima dell'incontro in casa Serafin - ci raccontò Siciliani all'indomani della mnorte della celebre cantante - ascoltavo 'Tristano' alla radio. Ricordo che l'ascoltai fino alla fine per conoscere il nome della cantante che interpetava Isotta, dalla cui voce ero rimasto colpito: Maria Callas. All'epoca ero direttore artistico del Maggio Fiorentino. Pochi giorni prima di quell'incontro ricevetti una telefonata angosciata di Serafin. Ho qui con me - mi disse con voce concitata - una cantante greco-americana che ha già lavorato con me, ha fatto poi una serie di audizioni, a cominciare dalla Scala, senza esito. Ora è, di conseguenza, costretta ad imbarcarsi a Napoli per l'America; non ha soldi e dovrà viaggiare in classe 'emigrante'. Perchè non viene a Roma per ascoltarla?”
Incontrai, dunque, Maria in casa di Serafin: era una donna un po' rotonda, ma dal vitino stretto e con uno sguardo magico. Una grande personalità. Serafin si mise al pianoforte e accompagnò la Callas in 'Turandot', 'Gioconda', 'Tristano' ecc... in un repertorio di grande taglio drammatico. Ebbi l'impressione di trovarmi di fronte ad una cantante eccezionale. Le chiesi con chi aveva studiato, mi rispose: De Hidalgo, un grande soprano di coloratura. Ma allora, perché non interpreta questo repertorio, le chiesi? Perché non me lo fanno cantare, fu la sua risposta. Mi misi allora io al pianoforte e le feci cantare 'Puritani'. Mi convinsi immediatamente di aver scoperto con lei quello che nell'Ottocento era detto 'soprano drammatico di agilità', che all'importanza della voce univa la possibilità di fare colorature di espressione, non di solo virtuosismo. Chiamai subito il sovrintendente fiorentino, Pariso Votto, fratello di Antonino - il celebre direttore - e gli esposi il caso. Feci fare alla Callas un contratto triennale per riprendere il repertorio per il quale sembrava essere fatta la sua voce. Cominciammo con 'Norma', anche posticipando l'inizio della stagione invernale. Le recite di 'Norma', due appena, ottennero un successo travolgente. Seguirono 'Traviata' e 'Lucia' - in quest'ultima opera fece tremare il teatro, perché eravamo abituati ad ascoltare Lucia da voci di soprano lirico leggero. Poi 'Puritani', 'Orfeo ed Euridice' di Haydn, diretto da Erich Kleiber (padre di Carlos), 'Vespri siciliani', che poi riprese anche alla Scala, diretta da De Sabata. Per due anni ancora ebbi modo di lavorare con Lei, facendole studiare un'opera, che poi non è stata più ripresa, 'Armida' di Rossini, nella quale la Callas credette di aver raggiunto i vertici dell'arte, ma quei vertici li raggiunse davvero quando le feci studiare, nonostante la sua riluttanza, 'Medea' di Cherubini. Dimenticavo: dopo le recite di 'Norma' della fine 1948, a settembre dell'anno dopo, la portai a Perugia, alla Sagra Musicale Umbra ( il celebre festival di cui Siciliani è stato per decenni direttore ndr.) dove, interpretò, dopo pianti e ripensamenti, il 'S. Giovanni Battista' di Stradella in prima ripresa moderna”.
Questi i primi anni di carriera, già luminosa, di Maria Callas, raccanotata dal suo 'scopritore', ruolo nel quale la Callas, a Siciliani, affiancava Serafin, dal quale riconosceva di aver appreso una grande lezione: “ recitare attraverso la musica. Mi diceva. Non rendere Gilda 'graziosa'. Sarà pure vergine, ma non dimenticare che muore per amore!”.
Dopo quegli inizi la Callas, nel corso della sua non lunga carriera, operò una vera rivoluzione nel repertorio operistico, professando la sua fedeltà assoluta al testo, e sancendo la fine definitiva dell'epoca d'oro del belcanto. Via le 'belle voci' con il 'cuore in mano' e lo 'spartito in soffitta'. Ebbe scarsa considerazione della tradizione che definiva ironicamente: 'l'ultima cattiva interpretazione', per concludere che la tecnica, che possedeva in grado altissimo, doveva sottoporsi alla necessità drammatica. E così, con tale uso della tecnica, la poesia faceva il suo ingresso nel mondo dell'interpretazione vocale. Per questa sua unicità, lei ha fatto scuola, ma senza avere eredi, contrariamente a ciò che qualche studioso ebbe a proporre, affermando che se al tempo della Calla fossero state attive la Caballè o la Sutherland, queste le avrebbero dato filo da torcere. No, Monserrat Caballè, la più bella voce del secolo, come anche Joan Sutherland, magnifica cantante, mai e poi mai avrebbero potuto essere antagoniste della Callas, e tanto meno sue eredi. Belle voci, ottime interpreti, ma non interpreti di storica rilevanza.
Un duro colpo lo diede anche alla sostanziale impreparazione della critica 'vocalistica' –-che non l'amò - ed alle grosse carenze della musicologia che, “illuminata dal genio dell' arte vocale e dal soffio vitalizzante dell' arte tragica della Callas, dovrà smentire frettolose bocciature, minimizzanti etichettature, e sghembe suddivisioni gerarchiche di cui erano costellate certe 'Storie della Musica' in circolazione” (Franco Soprano).
Ma allora la Callas è diventata più popolare di Giuseppe Verdi? Non sappiamo. In un'asta recente, un pacco di lettere indirizzate alla sua maestra De Hidalgo ha trovato subito il compratore, e non ad un prezzo di favore, mentre una bella e storica collezione di lettere di Giuseppe Verdi è rimasta invenduta. Come spiegarcelo? Non sappiamo. Noi preferiamo pensare che quella vendita si spieghi semplicemente con il feticismo nei riguardi di grandi personalità e di ogni loro cosa, oppure con la semplice, diffusa mania del possesso; e che Verdi perciò sia - e debba restare - più popolare di Maria Callas.
                                                                                    ( Suono. Per gentile concessione)





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