martedì 11 marzo 2014

Va di moda il melologo. (V.F.) Veronica Franco protofemminista, secondo Fabio Vacchi ( F.V.). Andras Schiff ripudia la sua patria


Non è da oggi che il melologo incontra la simpatia, interessata, di molti compositori e, fra gli italiani della quasi totalità. Il melologo così ‘caro a Mozart’ - come ci ricorda  Fabio Vacchi, in procinto di presentarne uno   alla Verdi di Milano, lo scorso 8 marzo, sulla figura di una protofemminista come Veronica Franco - è tecnicamente un brano che combina insieme parola e musica. Non alla maniera in cui i due elementi si compongono in  unità stilistica nel melodramma,  assumendo la parola forma di canto accompagnato,  ma lasciando che parola e musica sfilino parallele nelle loro precise identità.
Ora  l’affermazione di Vacchi relativa a Mozart farebbe supporre la presenza nel catalogo d’opera del musicista di uno o più melologhi; il che non è assolutamente, nonostante  Mozart  abbia una volta espresso quella sua  predilezione di musicista verso questo stile che combina parola e musica. Nel caso di Mozart, perciò si hanno solo tratti di musiche di scena nello stile del ‘melologo’, come in ‘Thamos, re d’Egitto’, laddove la parola recitata viene ritmata, fraseggiata secondo precise indicazioni del musicista che la sostiene con il suono strumentale. Ci sono, invece, casi in cui questo stile si estende per una intera pièce teatrale o quasi, come nel caso di ‘Enoch Arden’ di Richard Strauss,  con accompagnamento del pianoforte - dove però vi sono molti passi di puro teatro di prosa, senza accompagnamento musicale.
Ma perché oggi è tornato così di moda il melologo, che, nel caso di Vacchi, non è il primo? Perché risolve ai musicisti non pochi problemi. Molti musicisti prendono una figura, un autore, un testo di gran moda, ma anche un grande film (ve n’è uno che si è specializzato  nell’assumere  film celebri) -  utile ai giornali ‘amici’ per parlarne - e ci mettono sotto il loro riconoscibile zum-pa-pa. Altri problemi questo stile  non ne dà, almeno a loro. Troppo facile. La durata la decidono loro, naturalmente; quando e dove inserire il testo, pure; come anche l’attore o attrice ai quali affidarne la recitazione, sfruttando la notorietà momentanea di questa o quello (fra i tanti ricordiamo il caso di un Toni Servillo melologante) e il gioco è fatto. Non serve  scomodare Mozart per accreditarlo.  I problemi che, al contrario, il teatro musicale - nel quale si potrebbe svolgere la medesima storia - pone oggi sono tanti, tantissimi, e, di conseguenza, pochi, pochissimi i musicisti che si misurano con la forma stessa del teatro musicale e con l’annoso problema di come ‘cantare’. Nel melologo di Vacchi ci sono anche alcuni Lieder su poesie originali della Franco, ma ciò non cambia la storia, né crea problemi, semmai li risolve. Apparentemente.

 Perciò sempre meglio un melologo, magari su una figura femminile, come Vittoria Franco, vittima dell’Inquisizione, protofemminista e - per Vacchi sarebbe stato il top -  anche ebrea e massone.

 Appendice 1.   Andràs Schiff, il noto pianista e direttore, ripudia la sua patria che da qualche anno calpesta libertà e diritti civili, l’Ungheria, che ha una storia gloriosa ma di libertà. E, aggiunge, che per la stessa ragione non esegue Richard Wagner e Richard Strauss perché sono stati opportunisti. Beethoven no! Forse che Schiff, senza essere nè Wagner nè Strauss ( Richard), pensa di conoscere il loro profondo mondo interiore e perciò di giudicarli come musicisti, sulla base delle rispettive personalità umane?

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